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Fate e Folletti del Folclore Italiano - La Nascita dei Miti e delle Leggende

Anteprima del libro "Folletti e Fate d'Italia" di Mario Contino

Un po’ di teoria su questi “presunti” esseri

Sin dagli arbori dell’umanità l’uomo ha riconosciuto, accanto alla propria figura di “unico essere intelligente” (non me ne vogliano gli altri esseri per una simile stupidaggine), la presenza di entità senzienti che, pur rimanendo quasi del tutto invisibili all’occhio umano, avrebbero popolato la natura coesistendo con lui su questo stesso pianeta.

Nelle antiche religioni gli spiriti della natura erano considerati molto importanti, regolatori e guardiani della vita stessa in ogni suo aspetto e fase.

Anche nel paganesimo “precristiano greco”, gli dèi dell’Olimpo assumevano caratteristiche che li legavano alla natura sotto i suoi diversi aspetti, il dio del Sole, del vento, del fuoco, dei mari e così via per i differenti fattori naturali osservati, percepiti o solo ipotizzati. Quando la nuova religione cristiana cominciò l’opera di divulgazione del nuovo credo a scapito delle antiche credenze, si trovò di fronte a festività pagane molto sentite e a un’infinità di divinità e spiriti dei quali la popolazione difficilmente si sarebbe dimenticata dall’oggi al domani.

Demonizzare i vecchi dèi non deve esser stato semplice, soprattutto quando ci si trovava di fronte a divinità riconosciute come tranquille e dispensatrici di beni e prosperità agli uomini.

Così, come ormai tutti sappiamo, le antiche feste pagane furono rimpiazzate da festività legate alle figure dei santi con caratteristiche spesso molto simili a quelle delle antiche divinità sostituite. Ecco che possiamo rintracciare il santo protettore degli animali, quello protettore dei raccolti e così discorrendo.

Senza dilungarci troppo su questa ostica questione, che meriterebbe non banali accenni ma approfonditi studi - del resto già pubblicati da autori e studiosi di gran lunga molto più illustri del sottoscritto - possiamo certamente sottolineare come non solo il cristianesimo, ma il concetto stesso di monoteismo, abbia contribuito molto alla scomparsa di queste antichissime “verità” che mettevano l’uomo in relazione con molti altri esseri, invisibili, difficilmente rintracciabili senza motivi validi e “fatiche” (prove da superare), ma mai inesistenti.

Questi esseri della natura non avevano in realtà una connotazione tra i parametri “benevolo” o “maligno” di cui oggigiorno l uomo si serve nelle teosofie monoteiste più diffuse.

Semplicemente, come le antiche divinità greche di cui già ho accennato, avevano un carattere che potremmo definire neutro, potevano essere compassionevoli e aiutare gli uomini nel cammino della loro vita, oppure accanirsi contro questi ultimi procurandogli danni ingenti e irreversibili, anche la morte.

Soprattutto potremmo riscontrare, per talune categorie, un carattere vendicativo, punitivo nei confronti di un essere umano che troppo spesso, dimenticando il suo ruolo e il suo posto nel mondo, si sarebbe macchiato di crimini contro la natura, la vita e gli spiriti stessi che di essa erano, e restano, parte integrante.

Oggi il cristianesimo, padroneggiante sotto le sue numerose sfaccettature, reputa che ogni spirito, al di fuori degli angeli del Signore e i santi, sia in realtà un demone pronto a deviare l’uomo al fine di dannare la sua anima in eterno.

Persino le manifestazioni spiritiche aventi per soggetto il “caro defunto” sarebbero, in base a tale credo, opera di spiriti demoniaci se non in rarissime e particolari circostanze.

Personalmente non nego la possibilità che possano esistere esseri votati a questa causa, ossia alla distruzione dell'uomo per qualche motivo che esula dalla mia umana comprensione, fare però di tutta l’erba un fascio, è un’azione che ritengo stupida e illogica.

Il termine “demone”

Il termine “demone” non ha sempre avuto una connotazione negativa, come già detto.

Dal greco “daimon” (essere divino - genio), indicava uno spirito intermediario tra l’uomo e la divinità, meglio sarebbe riferirsi con il plurale a esseri aventi ruoli e poteri differenti, certamente non negativi ma, come detto, in grado di mostrarsi sotto innumerevoli aspetti.

A tal proposito è lecito citare la figura dell’angelo di Dio proprio come essere intermediario tra Dio e l’uomo, ed è anche corretto annotare come nell’angelologia e nella demonologia, i nomi di taluni demoni siano semplicemente la travisazione di quelli angelici, facendo inconscio riferimento alle due facce di una stessa medaglia. Volendo porre un esempio di un essere eventualmente accomuna-bile a questi spiriti naturali di cui dibatteremo in seguito, potremmo citare il termine jinn, traducibile dall’arabo con “genio” o folletto”, facente parte della religione pre-islamica e musulmana, considerato un essere (o una categoria di esseri) intermediario tra gli uomini e gli angeli. I jinn sarebbero spesso stati ritenuti maligni ma, di tanto in tanto, li si poteva considerate elargitoti di doni e protezione.

Tra questi spiriti possiamo annoverare i più noti:

  • Ghul: jinn già noto precedentemente all’avvento della religione islamica, ritenuto di sesso femminile ed estremamente crudele. Questo spirito sarebbe un’entità vampiresca che amerebbe frequentare i cimiteri, succhiare il sangue ai giovani sventurati che dovessero incrociare il suo cammino e procurare un’altra serie di disgrazie. Dalle descrizioni non si direbbe tanto pacifico.
  • Afarit: questi jinn sono comunemente conosciuti come “spiriti del fuoco”, si mostrerebbero raramente agli uomini in quanto convinti di essere superiori a questi ultimi. Se pur di rado, si sarebbero mostrati con l’aspetto di uomini di straordinaria forza e bellezza. Anche questi spiriti non godrebbero di buona fama.
  • Si lat: questo spirito non gode di buona reputazione, spesso accomunato ai ghul.
  • Qutruba: altro jinn noto nella cultura araba con connotazione più che altro negativa.
  • Marid: un tipo di jinn associato ai mari e agli oceani, considerato molto potente e poco incline al contatto con gli uomini.
  • Marij: jinn ritenuto abbastanza pericoloso.
  • Amir: unico jinn ritenuto quasi del tutto innocuo.

I Jinn

Tutti i jinn sarebbero in grado di presentarsi sotto molteplici aspetti esteriori, dal momento che la loro caratteristica generale sarebbe stata, e rimarrebbe, la loro estrema mutevolezza e la loro totale inafferrabilità. Proprio questa caratteristica, nonché la traduzione del nome con il termine “folletto ”, li avvicina agli spiriti della natura citati nel folklore italiano, che spesso sembrerebbero differenti da quelli cui il folklore del Nord Europa farebbe riferimento, come in seguito noterete.

Nel Rinascimento fu a opera di Paracelso (Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, 1493-1541, medico, alchimista e astrologo svizzero) il primo trattato sugli spiriti della natura, ritenuti da quest’ultimo come “responsabili” di ogni legge e avvenimento in natura, veri e propri custodi della vita naturale, se vogliamo. Secondo lo studioso questi spiriti, se pur spesso intravisti con tratti umani, non avrebbero nulla a che vedere con la discendenza di Adamo (volendo intendere una natura creazionistica completamente differente da quella umana), forse presenti già molto prima della creazione dell’uomo, così come molti altri esseri spiritici... Tra alti e bassi, nelle varie epoche storiche e tra le varie correnti filosofico-culturali alternatesi, l’esistenza degli spiriti della natura, o elementali (legati a un determinato elemento), fu esplicitamente affermata dalla Società Teosofica fondata da Helena Petrovna Blavatsky nel 1875, tale concezione rimase al centro degli studi di vari esponenti dell'antroposofia tra i quali voglio citare Rudolf Steiner (1861-1928, filosofo, esoterista e pedagogista).

Senza scendere troppo in dettagli inutili in tale contesto, mi soffermerei sulla classificazione che Steiner fornisce degli spiriti della natura definiti dementali, egli infatti definisce:

  • Gnomi: spiriti legati all’elemento terra, al mondo minerale, normalmente non visibili all’occhio umano. Potrebbero apparire sotto differenti aspetti; abiterebbero caverne profonde e sarebbero di statura molto minuta.
  • Ondine: spiriti legati all’elemento acqua, non solo allo stato liquido ma anche aeriforme (vapori in sospensione).
  • Silfidi - elfi: spiriti legati all'elemento aria, solitamente si manifesterebbero come velocissimi “fuochi fatui” guizzanti nell’aria.
  • Salamandre: spiriti legati all'elemento fuoco, considerati molto potenti.

Prima ho accennato alla possibilità che altri esseri spiritici possano essere stati creati da Dio, o dagli dèi, prima di Adamo. Potremmo ipotizzare che queste creature siano responsabili in prima persona dello stesso progetto di creazione dell’uomo e dell’ambiente naturale nel quale si esplica la sua esistenza.

Elohim

Per meglio chiarire tale concetto, citerò una leggenda ebraica utilizzata da Rudolf Steiner durante un suo convegno, utile a spiegare come un’antica concezione del creato avesse attribuito non solo un ruolo fondamentale all’uomo, ma lo avesse messo in diretta relazione con gli spiriti e gli dèi (Dio).

«Quando gli Elohim si accinsero a creare l’uomo a sua immagine e somiglianza, i cosiddetti Angeli, ministri degli Elohim, ossia spiriti di un ordine meno alto degli Elohim stessi, domandarono a Jahve o Jehova: Perché gli uomini debbono essere creati a immagine e somiglianza di Dio?”. Allora [prosegue la leggenda] Jahve radunò le bestie e le piante che erano state create prima ancora che l’uomo esistesse nella sua forma terrena, e poi radunò ancora gli Angeli, i cosiddetti suoi ministri, vale a dire quelli che prestavano servizio alla sua dipendenza diretta. Egli dunque mostro loro le bestie e le piante, e chiese loro come quelle bestie e quelle piante si chiamassero. Ma gli Angeli non sapevano il nome né delle bestie né delle piante. Allora fu creato l’uomo, così come egli era prima della caduta del peccato. E di nuovo Jahve o Jehova radunò gli Angeli, le bestie e le piante, e in presenza degli Angeli, chiese all’uomo come si chiamassero le bestie che egli faceva sfilare innanzi ai suoi occhi, quali nomi avessero; ed ecco che l’uomo fu capace di rispondere: “questa bestia si chiama così, quell’altra ha questo nome, questa pianta si chiama in questo modo, quella in quell’altro”. E allora Jahve o Jehova chiese all’uomo: “Qual è il tuo nome?”. L’uomo allora disse: “Io mi chiamo Adamo”. [Adamo è connesso con Adamà e significa: di fango terrestre, fatto di terra]. “E come debbo io stesso denominarmi?”. Chiese poi Jehova all’uomo. “Tu devi denominarti Adonai; tu sei il Signore di tutti gli esseri creati sulla Terra”, rispose l’uomo, e gli Angeli allora ebbero una vaga idea della ragione dell’esistenza umana sulla terra».

L’aspetto sorprendente di questa leggenda è che lo studioso mette in relazione un Dio (il Dio unico ebraico), degli spiriti che sembrerebbero occuparsi in prima persona degli aspetti pratici relativi all’atto della creazione, ossia gli Elohim, gli angeli che avrebbero un ruolo distinto dalle figure poc’anzi citate, e l’uomo appena creato nel suo aspetto materiale.

Quindi ritroviamo una situazione che, se pur in maniera differente da ciò che il folklore sugli spiriti della natura tramanda, ci mostra un uomo in relazione diretta con il suo Dio e una serie di esseri spiritici con differenti ruoli e direttamente legati alla natura.

Il folklore di tutto il mondo cita spesso gnomi, folletti, fate, elfi e molti altri spiriti che facilmente sarebbero ricollegabili proprio alle categorie sopra riportate.

Soprattutto la tradizione giapponese è ricca di spiriti di ogni genere, venerati, temuti, ma sempre e comunque rispettati.

Anche in Italia non mancano leggende aventi come protagonisti questi “esseri”, spesso pacifici, altre volte dispettosi, raramente addirittura pericolosi.

Ritengo opportuno annotare in queste premesse alcuni studi di ricercatori indipendenti che hanno cercato, addirittura, di inquadrare il fenomeno gnomi, elfi, ecc., sotto un’ottica materialista-evoluzionistica, tenendo poco conto delle testimonianze che giudicherebbero questi esseri come capaci di “grandi prodigi”.

Cito a tal proposito alcune informazioni reperite in un libro dal titolo Antichi Misteri, dell’autore Peter Haining.

Un interrogativo dell'autore

L’autore pone un interessante interrogativo:

«Il genere umano ha, un tempo, condiviso il pianeta con una razza di esseri minuscoli costretti poi a rintanarsi in grotte e altri nascondigli per sfuggire alle conseguenze dello sviluppo della razza umana? Questi esseri [una seconda razza come da titolo del capitolo d’interesse] potrebbero poi essersi trasformati in fate, gnomi e folletti dei racconti popolari?».

Basandoci su queste domande quali premesse dello studio, come accennato, non è ben chiaro se l’autore abbia tenuto in considerazione i discussi poteri paranormali che le leggende attribuirebbero a tali esseri, nelle varie riflessioni riportate nel libro vengono citati anche gli interessanti studi di tale John A. Keel che nel suo libro avrebbe descritto le affascinanti credenze popolari proprie di differenti tribù di indiani negli Stati Uniti d’America.

Secondo il testo di Keel nelle loro storie i Nativi americani citerebbero spesso “piccoli uomini” che erano soliti recarsi presso particolari laghi e ruscelli per procurarsi l’acqua. Questi posti sarebbero poi stati ritenuti sacri, magici persino.

Anche in questo caso non è possibile rintracciare evidenze di eventuali poteri paranormali nelle caratteristiche degli esseri, però è doveroso ammettere che se per gli indiani la loro presenza era più che sufficiente a stabilire la sacralità di un dato luogo, allora queste creature devono esser state considerate importantissime sul piano religioso-spirituale. Successivamente vengono citati da Haining gli studi di Arthur Machen (1863-1947), giornalista originario del Galles e specializzato in racconti sul mistero, particolarmente attento sul folklore di fate e folletti.

Machen giunse alla conclusione che quegli esseri potessero essere discendenti di razze preistoriche presenti in Europa prima ancora dell’arrivo dei Celti.

Anche in questo caso è evidente la volontà del ricercatore di far ricondurre il fenomeno alla naturale evoluzione delle specie.

A tal proposito e a sostegno delle proprie tesi, Machen avrebbe attinto, secondo quanto scritto da Peter Haining, a studi di importanti antropologi che avrebbero sostenuto l’esistenza di una razza “mongoloide” di esseri minuscoli che avrebbero raggiunto un buon livello di civiltà durante il Neolitico, creature note con il nome di Turanidi, Picti, Mediterranei.

Non si conosce la fonte esatta di tali studi in quanto l’autore non ne fa esplicito riferimento, tuttavia il paragrafo lascerebbe intendere che a seguito di un’ipotetica persecuzione, gli “esseri umani attuali” abbiano costretto gli esseri umanoidi a nascondersi, decimandoli. Peter Haining nei suoi studi cita anche il prof Boris Porshnev, che fu per anni direttore del Dipartimento di Storia moderna dell’Accademia Sovietica a Mosca.

Quest’ultimo parrebbe interpretare l’esistenza di fate e gnomi (e altri esseri) come conseguenza di un’involuzione, una regressione a stati animaleschi e selvaggi, che toccherebbe a ogni creatura quando questa raggiungesse il suo massimo grado evolutivo.

Quanto citato spero sia stato utile per far capire come le idee su questi esseri da tutti conosciuti siano così divergenti da renderli “sconosciuti”.

Credo che nel libro da me citato come esempio, Peter Haining abbia descritto idee e studi che principalmente tendevano ad accostare il folklore di fate, folletti e affini alla realtà umana o quasi, provando a giustificarli in una vita priva di veri misteri. Ovviamente tendo a distanziarmi da tale visione, avendo idee differenti.

Dopo aver affrontato un po di teoria che spero sia stata chiarificatrice per quanti fossero poco avvezzi a tali argomenti, passerò a riportare e commentare, per quanto possibile, alcune leggende sugli spiriti della natura, o su quelli ritenuti tali dalla comune concezione, relative a varie regioni italiane, riservandomi di stabilire, a seguito di questa ricerca, se la definizione da me attribuita a questi spiriti possa essere, o meno, corretta.

Riporterò di volta in volta brevi accenni della geografia e alla storia regionale, ciò perché tali dati potrebbero essere utili a determinare caratteristiche comuni in differenti aree nazionali e in relazione alle leggende a esse annesse, senza contare che l’Italia è uno strano paese composto da tanti piccoli tasselli ognuno con una storia differente in grado di mutare l’umana concezione del medesimo presunto fenomeno.

Ad alcuni questa struttura apparirà forse noiosa, vorrei ricordare che Io studio non è creato per far divertire ma per tentare di dar risposta ad alcune delle domande più antiche che l’uomo si pone, a tal proposito ogni mezzo è lecito.

Vorrei scusarmi anticipatamente per eventuali errori storico-cronologici che potrebbero essere riscontrati proprio nei paragrafi inerenti la storia delle varie regioni italiane.

Spero che le mie attenzioni possano escludere tale fastidiosissima eventualità ma, questo non vuole certo essere un libro di storia, bensì un trattato sul folklore che della storia offre brevi e sintetici accenni, ergo in tal caso spero nella vostra clemenza.

Questo testo è estratto dal libro "Folletti e Fate d'Italia".

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