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Fondamenti del Potere Interiore

Rinasci e Risveglia il Tuo Potere Interiore - Anteprima del libro di Derek Rydall,

La Legge di emersione

«Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte».
Santa Teresa d’Avila

Chiudete gli occhi un istante e immaginatevi un bimbo di un mese con indosso una tutina gialla con dei coniglietti ricamati sopra. Il neonato sta dormendo, magari cullato teneramente tra le braccia di qualcuno. Tenete a mente questa immagine e prestate attenzione ai vostri pensieri a riguardo. Che cosa provate nei confronti del bambino?

Per caso pensate “È così debole, così incapace e dovrebbe proprio calare qualche centimetro sulle cosce"? Oppure: "Sta perdendo i capelli, non ha ancora messo su i denti e non fa altro che mangiare e dormire. Quando inizierà a combinare qualcosa nella vita? È un tale peso...".

Suona ridicolo, non è vero?

Eppure, è come vediamo noi stessi quando cresciamo e ci lasciamo ipnotizzare dalle convinzioni culturali su ciò che costituisce la dignità, il valore e il successo. Iniziamo a paragonare noi stessi (e il prossimo) a chiunque altro, finché non perdiamo del tutto la consapevolezza della nostra innocenza e perfezione intrinseca.

Tuttavia, una parte di noi non ha mai smesso di guardarci con gli occhi dell'amore, proprio come i genitori vedono i propri figli appena nati. Si tratta della divinità interiore, la presenza che ci tiene eternamente tra le sue braccia e conosce la verità della nostra perfezione. Ricongiungersi con questa verità originaria è il fondamento dell'emersione. Senza tale perfezione innata come presupposto di partenza, nulla di quello che facciamo ci condurrà mai verso la libertà e la realizzazione che cerchiamo, ma ci farà intraprendere una routine infinita nel tentativo di riparare, cambiare o migliorare ciò che riteniamo sbagliato o insufficiente per essere finalmente "abbastanza".

Bonnie, una mia cliente, si è resa conto di questa lotta infinita. Lei era sempre in movimento, come una piccola dinamo: una benefattrice, una tipa ambiziosa e premurosa al tempo stesso. Non fraintendetemi: è una persona eccezionale, ma molta della sua grinta era dovuta alla convinzione di non essere abbastanza e che, se solo avesse potuto essere o fare di più, sarebbe finalmente diventata la versione riuscita di se stessa.

«Devo solo capire come far decollare la mia attività», mi ha confidato in una delle nostre prime sessioni telefoniche.

«Sto per perdere la casa e se dovesse succedere, non ho la più pallida idea di dove finiremo io e i miei figli. Le ho provate tutte, ho speso un sacco di soldi... soldi che non avevo... e la mia vita continua a non andare. Non so perché mi caccio in questi pasticci. Cos'è che mi sfugge che tutti gli altri sembrano capire?».

Mentre parlava, era sul punto di mettersi a piangere. Riuscivo a sentire la storia nella sua voce: il sottotesto era denso, ogni parola appesantita da un'esperienza di lotta. Prima che finisse la frase, sapevo già dove sarebbe andata a parare. Ho lavorato con molta gente nella stessa situazione e la richiesta è sempre una qualche versione della medesima cosa: Puoi aiutarmi a trovare il modo di guadagnare più soldi? Ma vi svelo un piccolo segreto: i soldi non sono quasi mai il nodo della questione, nemmeno quando lo sono.

"La mia vita non funziona". Era questo il vero problema. Il che era un eufemismo per dire: "Io non funziono. Sono rotta. C'è qualcosa che non va in me. E ho paura che sia irreparabile, di non essere abbastanza brava o abbastanza meritevole di ottenere quello che voglio davvero e di cui ho bisogno". Bonnie è una donna forte, con un animo gentile, che è stata affossata dalle circostanze. È una situazione che abbiamo tutti presente, ci siamo passati tutti... molti di noi ci sono ancora dentro. Lei voleva solo sfuggire al dolore, portarsi leggermente in vantaggio, assicurarsi che i suoi bambini sarebbero stati bene e, a Dio piacendo, riuscire finalmente a dormire la notte.

«Innanzitutto, mi dispiace molto per quello che stai passando», le ho detto. «Mi pare che tu stia lavorando davvero sodo. È evidente che tu sia una brava madre».

Il respiro

Lei ha trattenuto il fiato. Poi il respiro si è fatto più corto e affannoso. Dopo migliaia di ore trascorse ad ascoltare i clienti al telefono, ho sviluppato la capacità di cogliere non solo la storia nella loro voce, ma anche il significato del loro respiro. Le parole sono indizi importanti, ma gli spazi tra le parole spesso lo sono ancora di più. Era chiaro che Bonnie non avesse un'alta considerazione di sé. Ma la questione era ancora più seria. Avvertivo il senso di colpa e la vergogna che provava. Come madre, si sentiva un fallimento. La lotta di tutta una vita era delineata da quei pochi ansiti, dalle esplosioni intermittenti di panico seguite dal tentativo nervoso di riprendere un fiato che sembrava eluderla sempre. Non aveva la minima idea di quanto fosse profonda la sua lotta; ci si era persa dentro.

Per quanto sia stato addestrato a lasciar spazio alle persone, mi si spezza un po' il cuore ogni volta che ne percepisco la sofferenza e non sono in grado di risolvere il loro problema all'istante. Voglio solo farle smettere di soffrire. Avrei voluto allungarmi attraverso il telefono e darle l'abbraccio che si meritava. Avrei voluto restituirla a se stessa. Ma non possiamo fare una cosa del genere per qualcun altro. Siamo noi a doverci mettere in contatto con noi stessi.

Talvolta il mio lavoro consiste nel tranquillizzare gli afflitti, ma spesso anche nell'affliggere i tranquilli... sovvertire gli schemi familiari, nonché limitati.

A Bonnie non sarebbe piaciuto quello che stavo per dirle. «Il problema è che, per quanto ti sforzi, finché sei dominata dalla paura e non senti di avere già quello che ti serve, nulla di ciò che fai ti darà mai quello che vuoi». Ho lasciato che digerisse le mie parole, in attesa di una mini-ribellione. E invece ho ottenuto silenzio. Credo che aspettasse una battuta finale. Così ho continuato: «Quel che è peggio è che tutti gli sforzi per migliorare la situazione ti affaticano e basta. Non sei stremata dai tentativi di far accadere qualcosa nella tua vita?».

«Oddio, tu non sai quanto».

«Credimi, lo so. Mi sono quasi ucciso due volte mentre cercavo di migliorare me stesso!».

Il che ha suscitato una risata. Avevamo rotto il ghiaccio. Lei ha tirato un sospiro di sollievo.

«Il punto è» ho proseguito

«che la vita che continui a tentare di far accadere si sta già svolgendo dentro di te, ma ha bisogno di te per essere cosciente e congruente. Non si ottiene quello che si vuole nella vita; si ottiene quello che si è in coscienza. Come diceva Gandhi, bisogna diventare il cambiamento che si vuole vedere nel mondo. Naturalmente, a dire il vero, si è già il cambiamento che si vuole vedere; bisogna solo esserne coscienti».

«Ho lavorato così tanto su di me!». Era esasperata, non sapeva più dove sbattere la testa e l'ultima cosa che voleva da me era una lezione. «È evidente che sbaglio qualcosa». Era tornata a prendersela con se stessa; era ormai una professionista in questo. Molti di noi lo sono. Succede, quando si crede di non essere abbastanza bravi e di avere bisogno di qualcosa o qualcuno che ci renda migliori.

«Non hai sbagliato. Hai fatto quello che ti hanno insegnato. Non è colpa tua». Queste parole possono essere un'ancora di salvezza. Usarle come appiglio può voler dire interrompere una spirale discendente. «Il problema è che ti sei arenata sull'idea di come dovrebbe sembrare la tua vita e di come le cose dovrebbero funzionare, ma la verità è che non hai la minima idea di come dovrebbe essere».

Il che ha suscitato un'altra risata. «Ci hai preso in pieno!».

«Eppure c'è qualcosa, in te, che lo sa. Si tratta di uno schema perfetto e di un'intelligenza divina che sanno come dare espressione a tutto ciò».

«Quindi guadagnerò più soldi?».

«No». Ho fatto una pausa. Le pause sono meravigliose. Permettono di digerire le cose o di farle affiorare. «Questa fonte interiore non apporta altro nella tua vita; semmai estrae da te più vita. Il risultato è che sembra che più cose vengano a te, ma in realtà sono più parti di te che emergono».

«Allora è questo che farà decollare la mia attività?». Sembrava si vergognasse a chiederlo di nuovo.

«Non lo so». Ho fatto un'altra pausa. Sapevo che avrebbe voluto ricevere una risposta affermativa, e in cuor mio avrei voluto dargliela. Ma sapevo anche che molte persone, prima di me, le avevano rifilato la "risposta giusta", nel tentativo di placare le sue paure o venderle l'ennesimo metodo per arricchirsi in fretta. Bonnie doveva scavare più a fondo, se aveva intenzione di mettere in atto un cambiamento duraturo.

«E cos'è che sai?». Era di nuovo demoralizzata, ma sembrava anche dispiaciuta. Non era abituata a sfogare la rabbia (di cui aveva bisogno per attingere al proprio potere, cosa che l'ho aiutata a fare in seguito e di cui parlerò nel capitolo 6).

«So che quando stabilisci una connessione con il seme della potenzialità che è in te e ti allinei a questo, qualsiasi cosa ti serva affinché la vita acceda al livello successivo si manifesterà. Se dovesse trattarsi della tua attività, è quello che otterrai».

«Cosa devo fare, allora?».

Questo testo è estratto dal libro "Rinasci e Risveglia il Tuo Potere Interiore".

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