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La Gabbia del Fumo

Adesso Puoi Smettere di Fumare - Anteprima del libro di Giuseppe Petrella

Come stanno le cose

Siamo sinceri: potrei iniziare elencandovi a ruota libera tutti i danni correlati al fumo, ma a cosa servirebbe? Il mio obiettivo è offrirvi un nuovo punto di vista, una nuova prospettiva, più ampia e chiara, sul problema, fornendovi dati, osservazioni degli stessi ex-fumatori ed esperienze dirette che stimolino in voi nuove riflessioni orientate al benessere.

Non sono qui per farvi la solita paternale o ripetervi discorsi che forse avrete sentito centinaia di volte. La mia intenzione è un’altra: creare un dialogo che vi porti degli elementi nuovi, che vi spinga a considerare la questione del fumo, e la vostra vita, da un’altra prospettiva. E poi, diciamocela tutta, hanno mai avuto effetto le tanto famigerate paternali? Guardandomi intorno, direi proprio di no. Quante volte capita di vedere fumatori con genitori anch’essi fumatori? Spesso. Infatti, statisticamente è più facile che i figli di fumatori lo diventino a loro volta. Questo fenomeno si fonda sul principio d’imitazione. Forse per voi non è stato così, tuttavia nella maggior parte dei casi posso assicurarvi che lo è. Tante volte mi è capitato di sentir dire da un genitore, o da un nonno: «Ormai io non posso più smettere, ma lui non deve fumare». Capite bene l’inadeguatezza di una simile volontà.

Lo stesso Stato vieta il fumo in alcuni luoghi, promuove le campagne antifumo e poi vende le sigarette. Così come consente il “gioco d’azzardo”, e alla fine della pubblicità, con la velocità tipica delle avvertenze sui medicinali, inserisce il messaggio: “Il gioco è vietato ai minori, può causare dipendenza patologica”. Pensate che lo faccia per la salute e il benessere dei propri cittadini? Certo che no, altrimenti non venderebbe determinati “servizi” e “prodotti”: è solo una questione di tutela legale contro eventuali richieste di risarcimento per danni.

Nel suo libro Aiutare a smettere di fumare? È più facile di quanto pensi0, Fabio Lugoboni scrive:

«In Italia la percentuale dei medici che fuma è variabile: in uno studio condotto qualche anno fa su 983 specialisti in pneumologia il 26,5% era fumatore. I medici maschi fumano quanto gli altri laureati [...] mentre le femmine laureate in medicina fumano più delle laureate in altre discipline, rappresentando, in uno studio tra laureati in medicina nell’Italia del Sud, il 42%. [...] Gli Stati Uniti che hanno fatto della lotta al fumo un obiettivo prioritario di salute, sono un paese in cui solo il 2% dei medici fuma (stessa prevalenza del Regno Unito) e dove un paziente non vedrà mai il proprio medico, se appartiene a quella stretta minoranza di fumatori, accendersi una sigaretta».

In un contesto del genere diventa difficile distinguere il buono dal cattivo, il giusto dallo sbagliato, il benessere dal malessere. Ogni giorno veniamo colpiti da una miriade di messaggi fuorvianti: dalle pubblicità, da una informazione cattiva e manipolativa, e spesso anche dall’educazione familiare con le abitudini apprese, al punto tale che ciò che gli altri fanno ci sembra normale, anche se si tratta di comportamenti scorretti che danneggiano noi stessi e la collettività. Oggi dobbiamo pretendere chiarezza lì dove gli altri preferiscono non darcene: più confusi e manipolati siamo, meglio possono controllarci e più possono guadagnare. Possiamo invece decidere di scegliere in modo intelligente e consapevole e non farci “guidare” da bisogni indotti: oltre a essere un diritto poco esercitato, è un potere che abbiamo sulla nostra vita.

Il fumo è un sintomo, una manifestazione di malessere, una sorta di allarme. E nello stesso tempo aggrava qualsiasi situazione mentale di per sé labile. Poi si aggiunge lo stress quotidiano, e il problema cresce come una palla di neve che a valle diventa una valanga. E voi cosa volete comunicare con il vostro fumo?

Chi fuma ha la falsa sensazione di controllo e di scarico tensionale. In realtà, sta sovraccaricando un sistema che potrebbe crollare da un momento all’altro. Giorno dopo giorno, l’abitudine di fumare si consolida e sfocia nella dipendenza, che con il tempo rompe gli argini invadendo ogni aspetto della vita di una persona. Così nasce il fumatore, che in più, creando e rinforzando una personalità dipendente, tende a generalizzare la sudditanza nei confronti della vita stessa.

Il fumo, quindi, nasce da una situazione di malessere, e continua ad alimentarla e rafforzarla. Per alcuni fumare è un meccanismo di autopunizione, per altri di autodistruzione, per altri ancora una richiesta di attenzioni.

Poi ci sono quelli che dicono di volersi bene e fumano. Naturalmente non è così. Conoscete anche voi persone che dicono di volersi bene ma adottano comportamenti contrari al benessere della mente e del corpo? Tra questi ho incontrato molti fumatori e tutti loro mentono, non solo agli altri, ma soprattutto a se stessi. Chi fuma non si vuole bene.

Le notizie meno piacevoli

Dietro la sigaretta si nascondono insicurezza, rabbia, paura, frustrazione. Il fumatore fa di tutto per dimostrare il contrario. Dietro la sigaretta si cela il senso di impotenza, la paura di non essere considerati importanti, di non essere visti. La sigaretta è un mezzo che permette al bambino che c’è dentro l’adulto di essere notato, di essere preso in considerazione, di sentirsi grande quando ancora non lo è. Immaginate di avere una sigaretta davanti a voi. Quanto è grande la sigaretta rispetto alla vostra persona? Molti fumatori vedono una sigaretta gigante davanti a sé. Provate anche voi, immaginate una sigaretta enorme davanti ai vostri occhi: è probabile che anche voi proviate una sensazione sgradevole, quasi di impotenza. Le rappresentazioni interne ci dicono molto su come percepiamo la realtà, su come la viviamo e chi siamo. Ma non è la sigaretta a diventare gigante, è il fumatore a sentirsi piccolo. Questo status potrebbe riproporsi nella vita di tutti i giorni.

Alla domanda: «Cosa significa fumare per te, a cosa ti serve, quale risultato pensi di raggiungere nei confronti degli altri?», un mio cliente, dopo qualche tempo di riflessione, rispose: «Mi sento malissimo, voglio farmi del male e voglio che gli altri lo sappiano! Forse voglio più attenzioni ed essere considerato!».

Da allora ho adottato una strategia rivelatasi molto potente, che potete seguire anche voi. Da oggi, ogni qualvolta avrete una sigaretta tra le dita, ripetete nella vostra mente: «Mi sento malissimo, voglio farmi del male e voglio che gli altri lo sappiano! Voglio più attenzioni ed essere considerato!».

So che questo “mantra” non rispecchia le caratteristiche di tutti voi, è solo un esempio. Potete benissimo crearne uno vostro e sostituirlo. Ma se non vi viene semplice, iniziate con questo: ha funzionato con molti. Alcuni, dopo qualche tempo in cui ripetevano tale frase a ogni sigaretta, hanno iniziato a non provare più quel piacere di prima, e in qualche modo hanno riconosciuto che alcuni aspetti li riguardavano davvero. Così hanno personalizzato questo mantra con aggiustamenti personali.

Il fumo instaura un meccanismo che genera ulteriore stress e nervosismo, con la conseguenza di essere tentati di fumare ancora più sigarette, e in modo ancora più intenso. Quindi le nostre energie personali risentono fortemente di questo principio di cambiamento: ci affatichiamo e stressiamo oltre modo, e le cose più semplici si complicano.

La dipendenza

Iniziamo dunque ad addentrarci nella questione e a fare chiarezza sulle molte informazioni errate che ci sono in giro a proposito della dipendenza, a partire dallo stesso significato del termine. Per farlo, riporto qui (e in altre parti del libro) estratti di un interessante articolo di Johann Hari, autore di Chasing The Scream: The First and Last Days of the War on Drugs:

Se tempo fa mi aveste chiesto quale fosse l’origine della dipendenza dalla droga, vi avrei guardato come degli idioti, e vi avrei detto: “Beh, la droga, no?”. Non era difficile da capire. Ero convinto di averlo esperito in prima persona. Siamo tutti in grado di spiegarlo...continua...

Questo testo è estratto dal libro "Adesso Puoi Smettere di Fumare".

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