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Genesi e Realizzazione del Progetto Sionista

Israele - Anteprima del libro di Giacomo Gabellini

Il sionismo

«Dev'essere difficile rappresentare l'eletto del “popolo eletto"».
Albert Einstein, lettera inviata a Chaim Weizmann, ottobre 1923

«Non si creda più a questi demoni impostori, che ci ingannano con discorsi a doppio senso, che mantengono all'orecchio nostro la loro promessa e poi la rompono alla nostra speranza».
William Shakespeare, Macbeth

Il sionismo, il movimento a cui si sono ispirati i padri fondatori dello Stato ebraico, nacque nella prima metà del XIX secolo in Gran Bretagna, per poi diffondersi negli Stati Uniti.

Le radici originarie di questo peculiare costrutto ideologico-religioso risalgono però alla metà del XVII secolo, quando l'avvocato e parlamentare britannico sir Henry Finch chiese al governo di favorire il ritorno degli ebrei in Palestina per realizzare le profezie bibliche. Anni dopo, il teologo Petrus Cunaeus diede alle stampe il Republica Hebraeornm, un trattato in cui si paragonava l'Olanda calvinista - che in quel periodo stava vivendo il suo momento d'oro - all'antico Israele, considerato il modello supremo di governo repubblicano da cui l'Europa intera avrebbe dovuto trarre ispirazione. Una visione, quella di Cunaeus, che risultava sotto molti aspetti speculare a quella di cui erano portatori i seguaci di Oliver Cromwell. Dopo aver rovesciato la monarchia anglicana e decapitato Carlo I, Cromwell e i suoi sostenitori misero in pratica il loro peculiare disegno in cui etica calvinista, ideologia mercantile e liberalismo politico andavano a saldarsi in una dottrina completamente nuova, che implicava una radicale revisione di tutti i valori tradizionali (libertà di coscienza e affermazione dei diritti civili in primo luogo). Secondo l'interpretazione in chiave politica della Bibbia operata da Cromwell e dai suoi seguaci, per agevolare il ritorno del Cristo si sarebbe dovuto avviare un processo di purificazione della società e favorire il ricongiungimento in Palestina degli ebrei disseminati nel mondo come conseguenza della diaspora. Nel suo discorso inaugurale del nuovo Parlamento britannico, del 4 luglio 1653, Cromwell si rivolse alla platea nei seguenti termini:

«Voi siete chiamati da Dio a governare assieme a lui e a suo nome [...]. La vostra è una chiamata dall'alto [...] possa essere, questa, una porta aperta alle opere che Dio ha promesso e profetizzato [...]. Noi conosciamo coloro che saranno gli alleati dell'Agnello nella guerra contro i suoi nemici. Essi devono essere un popolo eletto e fedele [...]. Io sono sicuro che qualcosa ci attende, che ci troviamo su di una soglia [...]. Qualcuno di noi ha pensato che fosse nostro dovere porci su questa strada e non considerare invano quelle profezie di Daniele e dell'Apocalisse, e il regno non verrà affidato a un'altra nazione».

In base a questa concezione messianica, Cromwell represse con il pugno di ferro i papisti irlandesi, lanciò un piano di moralizzazione nazionale, sciolse il Parlamento facendosi nominare "Lord Protettore" del Commonwealth (che nell'accezione originaria designava un modello di governo antiautoritario interessato a garantire il benessere di tutti i cittadini), rimosse nel 1656 il divieto agli ebrei di stabilirsi in Inghilterra e annunciò che il suo Paese si sarebbe impegnato da quel momento in poi ad agevolare la nascita dello Stato di Israele in "Terra Santa".

Quest'ultima decisione fu presa dietro forti sollecitazioni di Manasseh Ben-Israel, un rabbino portoghese trasferitosi ad Amsterdam per sfuggire all'Inquisizione (fu anche maestro di Baruch Spinoza) autore di numerosi scritti a favore della riammissione degli ebrei nei Paesi dai quali erano stati espulsi: tra di essi spicca YEsperanga de Israel, un volume in cui si documentavano le difficili condizioni di vita a cui erano ridotti gli ebrei sefarditi, costretti al marranesimo per sfuggire alle persecuzioni e conservare allo stesso tempo la loro fede. Lo stesso Ben-Israel si prodigò per tradurre questo testo in latino e introdurlo con una prefazione esplicitamente indirizzata al Parlamento britannico, per indurre i lord inglesi a favorire il ritorno della popolazione ebraica all'interno del Commonwealth. Il rabbino inviò a Londra suo figlio Samuel con l'incarico di sottoporre lo scritto all'attenzione delle più influenti figure del puritanesimo inglese, dove poi lo raggiunse con l'intenzione di pubblicare in lingua inglese l'Humble adress to the Lord Protector, una lunga e molto ben argomentata esortazione rivolta a Cromwell per convincerlo a mettere in pratica le sue concezioni riguardo all'abolizione della norma introdotta nel 1290 da Edoardo I, che proibiva l'insediamento degli ebrei in Gran Bretagna. Cromwell decise quindi non solo di accogliere favorevolmente le proposte di Ben-Israel, ma anche di assicurargli un'abitazione e una pensione annuale fino alla sua morte, che sopraggiunse nel 1657.

Il ripristino della monarchia ad opera di Carlo II

Il ripristino della monarchia ad opera di Carlo II a soli cinque anni dalla dipartita di Cromwell decretò il fallimento della rivoluzione puritana, ma il progetto concepito dal "Lord Protettore" fu ripreso dai suoi seguaci, alcuni dei quali partirono alla volta dell'Africa meridionale fondandovi la comunità Afrikaneer. Gli altri ripercorsero le orme dei cosiddetti pilgrim fathers ("padri pellegrini"), che si erano imbarcati nel settembre del 1620 sulla nave Mayflower per raggiungere le colonie americane ed esportarvi il nuovo ideale religioso puritano. Favoriti dai cospicui finanziamenti francesi, i discendenti dei padri pellegrini guidarono la Rivoluzione americana, culminata con l'indipendenza dall'Inghilterra delle Tredici colonie. Personaggi di grande spessore quali George Washington e Thomas Jefferson si presentarono come i "padri fondatori" del "nuovo Israele", in maniera analoga ai boeri nell'odierno Sud Africa. Nota a questo proposito Kevin Phillips, storico ed ex collaboratore del presidente Richard Nixon:

«Tutte e tre queste "analogie ebraiche" nate e cresciute all'interno del mondo protestante (Olanda, Inghilterra e Stati Uniti), con la loro cultura basata sull'Alleanza sembrano essersi verificate giusto in tempo per accompagnare nella loro parabola le tre grandi potenze economiche che hanno dominato il mondo dal Seicento a oggi. Tutte e tre le nazioni interessate hanno accolto gruppi di rifugiati religiosi portatori di grandi abilità commerciali. Ugonotti francesi, fiamminghi ed ebrei: un flusso di immigrati che ha fertilizzato l'economia locale e rinfocolato un interesse nazionale già di per sé abbastanza vivace per la "Terra Santa"».

Il che concorse a fare in modo che, in Europa, la questione ebraica si arricchisse di una forte coloritura geopolitica. Specialmente grazie alla campagna di Egitto di Napoleone, il quale aveva pensato di sfruttare il ritorno degli ebrei in "Terra Santa" come grimaldello per scardinare le posizioni britanniche nel Mediterraneo. Preoccupati dalle mire napoleoniche, i britannici avviarono quindi una complessa elaborazione dottrinale orientata a legare il problema ebraico agli obiettivi strategici dell'Impero.

Anthony Ashley Cooper

Il principale artefice di questo processo fu Anthony Ashley Cooper, il devoto conte di Shaftesbury che incoraggiò la costituzione di una diocesi anglicana a Gerusalemme (a capo della quale si sarebbe dovuto porre un ebreo convertito) per favorire il ritorno degli ebrei e creare quindi le condizioni per il secondo avvento del Cristo. Una proposta che prometteva di porre i britannici nelle condizioni ideali per affrontare al meglio i problemi strategici che avevano di fronte, a partire dal contrasto all'espansione francese nel Mediterraneo, dalla protezione delle vie di comunicazione verso le Indie e dall'assicurarsi una capacità reale di influenzare il futuro assetto del Medio Oriente, che si profetizzava sarebbe rimasto ben presto orfano dell'Impero ottomano, ormai soggetto a un declino difficilmente reversibile.

Il ministro degli Esteri lord Palmerston, colpito dal progetto di lord Shaftesbury, si attivò per favorirne la realizzazione, diffondendo nei circoli più influenti di Londra la linea strategica elaborata dal nobile inglese, che coniugava politica e religione in un disegno che avrebbe inciso profondamente nella definizione geopolitica dell'intero Medio Oriente. L'8 agosto 1840, il «Times» di Londra, venuto al corrente dei contatti tra Cooper e Palmerston, riportò che la diplomazia britannica considerava il ritorno degli ebrei in Palestina «il sistema più economico e sicuro per equipaggiare del necessario» un territorio tanto importante sotto il profilo strategico. Il successivo 17 agosto, lo stesso giornale arricchì lo scenario dando notizia del fatto che il governo di Londra era impegnato a valutare l'ipotesi di mettere in pratica «un piano per impiantare gli ebrei nella terra dei loro padri».

La piattaforma politico-religiosa messa in piedi dai due alti dignitari britannici fornì l'ispirazione a figure che si sarebbero rivelate particolarmente importanti per la realizzazione del programma sionista, a partire dal rabbino Zevì Hirsch Kalischer, il quale, come nota lo storico Franco Cardini,

«nel 1862 fondò un movimento politico-religioso che concepiva la restaurazione messianica (una patria per il popolo ebraico), non come un evento esclusivamente miracoloso, affidato alla volontà divina, ma anche come un evento politico affidato alla volontà del popolo ebraico, alla sua lotta e alla sua determinazione. Gli ebrei dispersi in tutto il mondo dovevano rientrare in quella che fu la “Terra Promessa , cioè in Palestina».

Non va inoltre dimenticato il contributo alla causa ebraica in Palestina apportato dal drammaturgo Israel Zangwill, il dottor Max Nordan, il botanico Otto Warburg, il legale Max Bodenheimer, l'imprenditore David Wolffsohn e, soprattutto, dalTavvocato Theodor Herzl, il fondatore dell'Organizzazione Sionista che già nella seconda metà del XIX secolo aveva dimostrato di avere le idee piuttosto chiare sul trattamento da riservare agli arabi. «Dobbiamo espropriare con gentilezza», scriveva Herzl nel suo diario, «e indurre chi è privo di mezzi a passare la frontiera procurandogli un impiego nei Paesi limitrofi, evitando nel contempo di dargliene nel nostro [...]. Tanto l'esproprio quanto il trasferimento dei poveri dev'essere compiuto con prudenza e discrezione».

Il capo del governo all'ebreo

Nel 1868, la regina Victoria affidò l'incarico di capo del governo all'ebreo (convertito all'anglicanesimo) Benjamin Disraeli, il quale, tenendo ben presenti le idee di lord Shaftesbury, diede nuovo spolvero all'ideale sionista, ritenuto il mezzo più adatto da sfruttare come punta di lancia della politica imperialista di Londra in Medio Oriente. L anno successivo, con l'apertura del Canale di Suez, la "Terra Santa" assunse un'accresciuta centralità per l'Impero britannico, che solo tredici anni dopo invase militarmente l'Egitto per consolidare il proprio controllo su quella cruciale via di comunicazione. Lionel Rothschild (primo ebreo praticante a entrare a far parte del Parlamento) accordò a Disraeli il denaro necessario a permettere al governo di acquistare dall'Egitto le quote della società che gestiva il canale, mentre suo cugino Edmond, che ne aveva coperto buona parte delle spese di realizzazione, distribuiva fondi alle società di beneficienza sioniste e intensificava il suo sostegno al progetto britannico finanziando una ragguardevole ondata migratoria ebraica verso la Palestina. Nell'appoggiare il disegno di Londra, la più famosa dinastia di banchieri del mondo non era mossa soltanto dalle prospettive di profitto, ma anche dalla piena e sincera adesione all'ideale sionista, un ideale che Edmond trasmise a suo figlio James (il quale avrebbe successivamente finanziato la costruzione dell'edificio che tuttora ospita la Knesset) e in cui si riconosceva anche il magnate ebreo-tedesco Maurice De Hirsch, che fondò la Palestine Jewish Colonization Association, compagnia incaricata di acquisire terreni e sviluppare il nucleo produttivo attorno a cui avrebbe poi ruotato la sempre più numerosa comunità ebraica. Nel 1878, Disraeli pretese che la "restaurazione di Israele" fosse inserita all'ordine del giorno al Congresso di Berlino, in cui si sarebbero concordate le modalità di spartizione del mondo.

In quegli anni, in Russia andavano acutizzandosi i sentimenti antisemiti che avevano cominciato a circolare a partire circa da un secolo prima (1772), quando buona parte della Polonia, dove viveva all'epoca la più grande (e potente) comunità ebraica del mondo, era passata sotto l'autorità di San Pietroburgo. Fin dall'inizio, i russi (sia i contadini che i nobili di alto livello) osservavano con un certo sospetto questo misterioso popolo, che parlava una lingua del tutto sconosciuta (lo yiddish), manifestava un rapporto particolarmente complesso con Dio e risultava assai renitente a integrarsi con il resto della società. Con il passare del tempo la diffidenza andò radicalizzandosi finendo per trasformarsi in odio e sul conto degli ebrei cominciarono ad addensarsi miti e preoccupazioni della più varia natura, che l'Okhrana (la polizia segreta zarista) seppe cogliere e strumentalizzare in senso politico, incasellandoli nello schema organico tratteggiato in un'opera destinata a riscontrare grande successo di pubblico: i Protocolli dei savi anziani di Sion. In questo falso documento si rivelava l'esistenza di una gigantesca congiura mondiale ebraica, votata a scardinare l'ordine politico, economico, culturale e sociale vigente attraverso un piano operativo che poneva particolare enfasi sull'imperativo di assicurare il controllo ebraico dei mezzi di comunicazione e delle leve della finanza. La diffusione in tutta Europa e negli Stati Uniti dei Protocolli, editi nel 1903, contribuì a forgiare una nuova, originale chiave di lettura della storia che tendeva a legare con un filo rosso ebraico tutti gli eventi rivoluzionari che si erano manifestati o si stavano manifestando in quell'epoca: dal progetto sovversivo degli Illuminati di Baviera concepito dall'ebreo Adam Weishaupt (1776) alla Rivoluzione bolscevica (1917), passando per la Rivoluzione francese (1789) e i moti del 1848, contro i quali si era scagliato lo stesso Disraeli. «L'influenza degli ebrei», affermò Disraeli con riferimento ai tumulti,

«può essere rintracciata nell'ultima esplosione del principio distruttivo in Europa. Scoppia un'insurrezione contro la tradizione e l'aristocrazia, contro la religione e la proprietà [...]. L'uguaglianza naturale degli uomini e l'abrogazione della proprietà sono proclamate da società segrete [...], e uomini di razza ebraica si scoprono a capo di ciascuna di esse».

Concetti analoghi furono espressi all'indomani della Rivoluzione russa dallo stesso Winston Churchill, secondo il quale:

«dai giorni di "Spartacus" Weishaupt a quelli di Marx, da Trotzkij a Bela Kuhn, Rosa Luxembourg ed Emma Goldstein, questa cospirazione mondiale per la distruzione della civiltà e la ricostruzione della società su basi di sviluppo bloccato, malevolenza invidiosa e impossibile uguaglianza è cresciuta vigorosamente [...]. È stata la radice di ogni movimento sovversivo nel XIX secolo, e ora questa banda di personalità straordinarie emerse dai sotterranei delle metropoli d'Europa e d'America ha afferrato il popolo russo per i capelli ed è divenuta padrona dell'immenso impero. Non si può sottovalutare la parte giocata nella creazione del bolscevismo [...] da questi ebrei intemazionali».

Questo testo è estratto dal libro "Israele".

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