EDUCAZIONE E FAMIGLIA   |   Tempo di Lettura: 7 min

Genitori di oggi e genitori di domani

Genitori di oggi e genitori di domani

Scopri come genitori di questa epoca, possano consapevolmente diventare genitori migliori domani leggendo l'anteprima del libro di Debora Conti.

Confusi e insicuri è bello!

«Molti genitori hanno difficoltà a individuare una linea di condotta, non sanno quando concedere e quando negare qualcosa, ondeggiano tra iperprotezione e permissività. Sanno di dover mettere dei paletti, ma poi cedono alle richieste dei figli per il timore di essere rifiutati o contestati, sia perché non hanno ben chiaro che cosa, in un mondo cambiato, sia meglio per loro».

Ecco come ci inquadra perfettamente in due frasi Anna Oliverio Ferraris nel suo libro Sopravvivere con un adolescente in casa. Il dubbio ci circonda, e allora evitiamo di soccombere e usiamolo. In questo libro vorrei proprio sfruttare questo clima d’incertezze e dubbi continui per imparare ad affrontare le preoccupazioni proprie di questa epoca e poter crescere. Sei pronta? Sei pronto?

La giornalista spagnola Eva Millet in Felici e imperfetti esordisce così: «C’era un tempo non molto lontano in cui ai bambini non si dava molta retta.» Una frase che ci fa già immaginare scenari interessanti. Poi però, a me - non so a te - genera un senso d’insicurezza e disagio. Sentimenti tipici della nostra generazione: pare proprio che siamo genitori confusi e insicuri. Confusi dalle mille informazioni utili che leggiamo nei libri di pedagogia, libri che però finiscono spesso col denunciare troppo e con proporre troppo poco.

Le carote annerite, dubbi amletici e Cracco

A volte io mi perdo in banalità quotidiane e dubbi amletici e cerco di estrapolare lezioni di vita da applicare al mio stile educativo. Eccone un esempio: l’altro giorno avevo delle carote un po’ vecchiotte e dalla pelle annerita in frigo, l’unico modo per servirle sarebbe stato bollirle. Così feci. Nel frattempo ripresi in mano il libro della Millet (di cui sopra) che suggeriva di “prendere le distanze” dall’educazione: «Ok, ma come? Con quali limiti? E chi decide questi limiti?»

Troppe domande che girano nella mia mente. Decisi di fare una pausa, abbandonai il libro, mi sgranchii il collo e mi buttai su Instagram scorrendo per quattro o cinque polliciate in su. Poi mi alzai e mi diressi verso la cucina per preparare da mangiare. Guardai le carote bollite, erano proprio bruttine, sembravano sporche. E lì, mi sorse uno di quei dubbi da confusa e insicura che immagino capitino anche a te (o almeno, dimmi di sì, così mi sento più normale): «Ma se condivido il concetto di “prendere le distanze” e poi mi ritrovo a sbucciare la pelle annerita delle carote per timore che le figlie le rifiutino, non è un controsenso? Non sto forse così indebolendo la mia autorità, o il carattere? Non sto forse cedendo a esigenze esagerate? Non sto forse perdendo un’occasione d’oro per allenare la loro frustrazionebarra-resilienza?.»

Ci ho pensato un attimo e poi mi è tornato in mente il profilo di Cracco (lo chef) che avevo appena visitato su Instagram e mi sono chiesta: cosa mi direbbe Cracco a vedermi servire le carote con la pelle esterna annerita? «Vergogna», ecco cosa mi direbbe. Allora, per mia pace interiore, ho tolto con il coltello la pelle annerita delle carote che sono diventate bellissime: le ho tagliate a rondelle, messe in una bellissima ciotola provenzale, aggiunto un filo d’olio e di sale con erbe (provenzali) e via. Erano meravigliose.

Consapevolmente contenti

Ero contenta. Non è forse da qui che tutto parte? Non è forse da qui che tutto dovrebbe partire? Dalla nostra contentezza consapevole? Ero contenta perché i dubbi mi avevano portata a ragionare sui miei propositi e a prendere una decisione consapevole che mi faceva sentire serena. Avevo sfruttato il mio dialogo interiore (cioè quella radio interna praticamente sempre accesa che genera pensieri nella nostra mente) a vantaggio della mia serenità di genitore. Avrei sempre potuto allenare la loro frustrazionebarra-resilienza chiedendo loro di fare i compiti semplicemente “perché bisogna farli”. Avrei potuto allenare il loro senso dell’impegno e quindi il senso della fatica, chiedendo loro di sparecchiare, di passare lo straccio sul tavolo e la scopa per terra. Ecco, dopo un bel po’ di giorni che giro intorno alla logica da dare a questo libro, credo di averla trovata: partire da noi.

Noi genitori di questa epoca ricca di dubbi, consapevolmente rivolti a diventare genitori migliori domani - e per questo - impegnati e in progress oggi.

In questo libro non ti chiederò di fare cose perché “le suggeriscono gli esperti”, piuttosto te le presenterò, con esempi concreti, e chiederò a te, al tuo cuore e al tuo sistema nervoso di giudicare se le senti giuste. Poi ti chiederò semplicemente di dare loro una possibilità esercitandoti. Ti presenterò il meglio di ciò che racconta oggi il mondo della pedagogia e della genitorialità, ho intervistato alcune psicologhe e esperte che rispetto per la loro passione e professionalità.

Ho suddiviso il libro in sei parti, iniziando da te e dalla creazione del genitore che vuoi essere, continuo poi evidenziando le differenze tra noi e i nostri figli, infine t’illustro tutti i modi possibili per guidarli, senza parlare o con le parole giuste.

Iniziamo?

Tre strumenti mentali pratici

In questa prima parte ti presento tre strumenti mentali di auto-coaching che ci accompagneranno per tutto il libro:

  1. Essere consapevoli del proprio dialogo interiore;
  2. Sapersi porre le domande giuste;
  3. Sfruttare l’apprendimento mentale prima di quello pratico con le visualizzazioni

Se non sai come ti parli come potrai cambiare? Sono fermamente convinta che per migliorare, veramente e profondamente, si debba partire da dentro: essere consapevoli del proprio dialogo interiore è il primo passo. Ti insegnerò subito ad usare uno strumento lifechanging (“rivoluzionario”, diremmo noi italiani), quello di sapersi fare le domande giuste. Domande che non paralizzano ma elevano. Domande che non denigrano né umiliano ma edificano. Domande che portano verso le soluzioni.

Infine, ti mostrerò il modo più veloce per testare se una via educativa sia per te percorribile grazie alle visualizzazioni. Vedere PRIMA nella mente come e cosa potresti fare, come vorresti sentirti per poi comunicare in un certo modo con i tuoi figli, ci farà risparmiare tempo, errori e incertezze.

Genitori di oggi e genitori di domani

Tra i tre stili genitoriali (aggressivo, passivo, autorevole) trattati in pedagogia, e ben riassunti da Steve Biddulph nel suo famoso libro Il segreto dei bambini felici, quello decisamente più in voga oggi è lo stile passivo. Qualche decennio fa pare andasse più di moda quello del genitore aggressivo, che ha sempre ragione lui ma che - in fin dei conti - di bambini non ci capiva granché. Riprenderemo il discorso a inizio della seconda parte.

I genitori di oggi sono tanto attenti quanto dubbiosi. Troppo attenti e questo ci trasforma spesso nei cosiddetti genitori “passivi” sopra nominati. Siamo vogliosi di dare, ma timorosi di fare troppo o troppo poco. Siamo quei genitori che danno troppo per timore di creare danno, ma che poi lo creano ugualmente perché - be’ - danno troppo. Non solo, se diamo troppo, poi accade che ci lamentiamo. Ci ritroviamo dentro la ruota del “criceto genitore” che corre e corre sempre. Corre perché la aiuta a vestirsi fino a sette anni e gli prepara i vestiti sulla sedia fino ai dodici, fa tutto in cucina perché «Lasciamolo giocare, poverino» o le sistema la cartella fino alle medie... Corre, perché ai bambini oggi non deve mancare niente. Corre, per colmare i suoi momenti vuoti. Corre, per aiutarlo a studiare. Corre per accompagnarla a scuola di teatro, inglese e danza. Corre. E poi sbotta. Oppure si sente in colpa.

Siamo i genitori migliori di sempre probabilmente, ma anche quelli che si fanno più problemi. Ci hanno detto che potevamo migliorare e lo abbiamo fatto, ora è tempo di fermarsi, respirare e affinare. Se continuiamo a perseguire la perfezione, resteremo sicuramente delusi: ci arrabbieremo e perderemo.

Ecco il circolo vizioso da evitare: quello che inizia con la ricerca della perfezione inesistente, che passa per la perdita del buon umore, della libertà individuale e dell’autocontrollo, fino ad arrivare alle urla quotidiane e alla denigrazione per poi atterrare malamente sull’inevitabile senso di colpa.

Data di Pubblicazione: 24 febbraio 2021

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