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Gli effetti delle convinzioni

Il Tesoro Nascosto - Anteprima del libro di Gianluca Magi

Gli effetti delle convinzioni

Ogni giorno un contadino, per innaffiare il suo campo, era costretto a pompare acqua dal pozzo e portarla fino al canale d’irrigazione. Per fare ciò si serviva di un secchio che, però, era un colabrodo. Così, quando arrivava al canale d’irrigazione aveva perso quasi tutta l’acqua lungo il tragitto. Giorno dopo giorno andava avanti e indietro, pompando acqua nel secchio bucato.

Un amico gli fece notare che il secchio era sfondato.

«Certo, lo so, non sono mica cieco!» rispose il contadino.

«Perché allora non lo ripari?»

«Non ho tempo. Sono troppo impegnato a pompare l’acqua!»

L’importanza della pazienza

Una giovane melagrana ancora acerba disse al melograno: «Ora lasciami andare. Voglio finalmente cadere».

«Non essere impaziente. Ancora non sei pronta», rispose il melograno.

«Ma io me ne voglio andare.»

«Attendi il momento in cui sarai finalmente dolce e piena di grani dorati. Poi volerai!» concluse il melograno.

Seminare bellezza

In un’oasi nel bel mezzo di un deserto desolato e rovente, un vecchio scavava buche nella sabbia con estrema cura, costanza, calma e regolarità.

Giunse un ricco generale per far riposare e abbeverare il suo cammello alla sorgente d’acqua.

«Salute a te, vecchio! Che cosa stai cercando in questa regione spogliata di tutto?»

«Sto seminando datteri.»

«Datteri! Non voglio essere irrispettoso con un anziano, ma dimmi, quanti anni hai?»

«Ho abbandonato il conto dei miei anni tanto tempo fa.»

«Ma sai che le palme da dattero impiegano oltre cinquantanni per poter dare frutti? È impossibile che tu riesca a raccogliere un solo frutto da quello che stai seminando.»

«So di aver mangiato i datteri che qualcun altro aveva seminato. Forse neppure quello sconosciuto mirava a mangiare proprio quei datteri. Io semino affinché domani altri possano mangiare quelli che sto piantando oggi», rispose il vecchio con una serenità dell’anima che gli conferiva una salute quasi solenne.

Il generale rimase profondamente colpito da quelle parole e, posando nelle mani del vecchio un sacchetto di pelle, gli disse: «Ti sono grato per l’insegnamento che mi hai donato. Hai fatto uscire dal deserto il mio animo. Ne sai più di tutti. Hai trovato un bel modo di essere felice! Mi hai fatto comprendere come quello che scaturisce dalle mani e dall’anima di un uomo generoso può essere altrettanto efficace di Dio in altri campi oltre alla distruzione. Consentimi di ricompensarti con un sacchetto di monete!»

«Grazie. Dicevi che non avrei raccolto ciò che sto seminando, e invece - che meraviglia! - ancor prima di avere concluso il compito che mi sono prefissato, ho già raccolto il riconoscimento di un nuovo amico e un sacchetto di monete.»

L’anima del generale si riempì di enorme rispetto per quel vecchio che si era impegnato a portare a buon fine un’opera degna di Dio: «La tua saggezza mi fa vibrare come un diapason, vecchio. Tanti uomini non hanno altro da fare che attendere la morte, situazione che non dispone alla virtù. La tua generosità d’animo m’insegna anche che, malgrado tutto, la condizione umana è ammirevole. Permettimi di ricompensarti con un altro sacchetto di monete!»

«Che meraviglia!» disse il vecchio, mostrando i due sacchetti di monete. «Semino per non raccoglierne i frutti, e senza avere ancora portato a termine il lavoro, che risultato ottengo? Non uno ma due raccolti!»

«Ora però non dire più nulla, vecchio, ti prego! Se prosegui con i tuoi insegnamenti, rischio di dar fondo a tutta la mia ricchezza per poterti ricompensare!»

Felicità

Un saggio, che conduceva una vita semplice e meditativa, ricevette la visita di un gruppo di pellegrini.

«Vogliamo risolvere i nostri problemi esistenziali ed essere felici!» dissero.

Ma erano talmente litigiosi e indisciplinati che ognuno voleva parlare per primo.

«Il mio problema è più importante del tuo!» incalzò uno.

«Macché, il carico di infelicità che mi porto sulle spalle è maggiore del tuo!» sbottò un altro.

E così via finché non ne nacquero alterchi e una gran confusione.

«Ora basta! Silenzio!» urlò il saggio. «Sedetevi in cerchio e attendete il mio ritorno.»

Intimoriti, i pellegrini fecero com’era stato loro ordinato.

Poco dopo, il saggio tornò e distribuì a ciascuno carta e penna. In mezzo al cerchio sistemò una piccola cesta di bambù.

«Ora scrivete sul foglio di carta il problema più importante che vi assilla. Poi piegate il foglietto e mettetelo nella cesta!»

Quando l’ultimo foglietto fu infilato nella cesta, il saggio iniziò a mescolarli e, con tranquillità, disse: «Ora passatevi la cesta. Ciascuno scelga a caso un foglietto. Letto il problema, se lo ritiene meno assillante di quello che lo affligge in questo momento, lo faccia suo. Altrimenti torni al proprio fardello d’infelicità e rimetta il foglietto nella cesta».

Ciascuno, leggendo i problemi degli altri, rimase terrorizzato: È meglio che mi tenga il mio problema, almeno le mie sofferenze mi sono familiari, pensò ognuno.

Così, ben presto giunsero alla conclusione che il loro peggior problema non era poi così insopportabile rispetto a quello delle altre persone. Perché addossarsi nuove tristezze?

«E pensare che avevamo creduto che tutti gli altri fossero più felici e solo noi non lo fossimo», disse il gruppo.

In pochi istanti tutti rimisero il foglietto nella cesta. Furono talmente contenti di riprendersi la propria infelicità che a ognuno spuntò un caldo sorriso di soddisfazione. Infine, colmi di gratitudine, ringraziarono il saggio e si congedarono.

Questo testo è estratto dal libro "Il Tesoro Nascosto". 

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