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Gli Insegnamenti di Carlos Castaneda e Altri Stregoni - Anteprima del libro di Armando Torres

Destare l’intento

Destare l’intento

Quel giorno ci incontrammo nei pressi del Palazzo delle Belle Arti di Città del Messico. Carlos Castane mi disse che stava cercando alcuni libri rari e mi chiese di accompagnarlo nelle librerie dell’usato. Attraversammo il parco e camminammo in silenzio per le vie del centro storico, verso Zócalo. Carlos entrò in tutte le librerie che incontrammo lungo la strada, ma alla fine non comprò nulla.

«Di solito non parlo con nessuno in privato» disse di punto in bianco, «ma con te sarà diverso».

Gli chiesi a cosa dovevo questo privilegio.

«I venti ti favoriscono» rispose Carlos con un sorriso enigmatico.

Non contento della sua risposta, insistetti per sapere perché avessi meritato questo onore. Non volle rispondermi, replicando evasivamente che un giorno ne avremmo parlato.

Mentre sbirciavo tra i libri, improvvisamente sentii Carlos afferrarmi il braccio indicandomi uno scaffale.

«Vedi? Vedi?» Il suo volto era il ritratto dell’indignazione.

Io non riuscivo a vedere nulla.

«Lì, lì!», esclamò riferendosi ad alcuni libri.

Aguzzai la vista e notai il suo nome sulla copertina di un libro intitolato Una realtà separata. Il motivo del suo scatto sembrò essere la classificazione della sua opera come “romanzo”.

Mentre davamo un’occhiata al reparto di poesia contemporanea, dissi che avrei ascoltato con piacere le storie sugli stregoni, e che sarei stato felice se me ne avesse raccontata qualcuna. Nell’udire la mia richiesta, Carlos mi guardò con occhi luccicanti e l’espressione di chi ha un ricordo improvviso.

Poi, in tono drammatico, mi sussurrò: «Ti affido un compito».

Mi disse che stava preparando un lavoro per il quale gli servivano delle informazioni, ma i suoi molti impegni non gli lasciavano il tempo necessario per cercarle.

Fissandomi negli occhi disse: «Forse tu potresti aiutarmi».

Ricordo l’intensità del suo sguardo, così potente da farmi sentire confuso. Poi però distolse gli occhi da me e iniziò a esplorare i libri su uno degli scaffali.

Il tema dello sguardo è ricorrente nelle opere di Carlos. Si tratta di una tecnica con la quale gli stregoni interrompono con forza e all’istante il dialogo interiore dell’interlocutore. Una volta ripresomi dal suo sguardo, dissi a Carlos che sarei stato molto felice di aiutarlo.

Il suo volto si illuminò e, con un gran sorriso, mi rispose: «Dal momento che stai per diventare giornalista» - si riferiva ai miei studi - «mi piacerebbe che andassi nel mondo degli antichi veggenti e raccogliessi le storie che hanno da narrare. Un racconto di potere: questo voglio da te!»

La richiesta di Carlos mi sorprese. Non sapevo come prenderla, e iniziai addirittura a pensare che stesse giocando. Il tono della sua voce era serio, ma c’era qualcosa di malizioso nei suoi occhi.

Provai a scoprire qualcosa in più sul presunto incarico, ma Carlos disse che quello non era né il momento né il luogo per discutere l’argomento. La sua risposta mi riempì di curiosità.

In un’altra occasione, mentre ero seduto con Carlos su una panchina del Parco dell’Alameda Central, colsi l’opportunità per parlare del mio incarico.

Mi disse: «Ciò che vorrei tu facessi è andare nel mondo degli antichi veggenti e sottoporre loro una serie di interrogativi. Più tardi ti preparerò una lista e te la darò. Ma devi fare attenzione, perché sono degli stregoni perfidi, oscuri, che vivono in uno stato permanente di guerra, e proveranno a ucciderti. Per sopravvivere dovrai offrirgli qualcosa che li interessa molto. Costringerli ad ascoltarti sarà l’unico modo per uscirne tutto intero».

«E cosa posso offrirgli io?», chiesi cercando di dissimulare il mio timore.

«A loro interessa solo l’espansione dell’ego. Sono così pieni della loro importanza personale che hanno concentrato tutte le loro opere malvagie di stregoneria su un unico obiettivo: penetrare in mondi la cui natura li porta a cercare, a ogni costo, il tipo di energia più adatta a sostenere il loro insaziabile ego.

Per suscitare il loro interesse

Per suscitare il loro interesse, devi offrirgli qualcosa che gonfi oltremodo la loro importanza personale. Qualcosa di simile a un culto in cui possano vedere garantita la loro alimentazione. Devi convincerli che otterranno di più lasciandoti andare che trattenendo la tua energia.

Prometti un resoconto in cui loro e le loro storie di potere avranno un ruolo centrale. Se ci riuscirai, potranno arrivare a un accordo con te».

«Perché qualcosa di simile a un culto?», chiesi. «Non c’è un altro modo?»

«Sì» replicò Carlos «lasciarti catturare! Questi stregoni hanno sviluppato gli aspetti morbosi delle loro personalità, come il gusto per i cerimoniali, manie, venerazione e autocommiserazione. Per indole sono inclini a ciò che si potrebbe descrivere come mistico; è il loro disperato tentativo di ripristinare la loro unità.

L’unico modo per conquistare il loro favore è metterli di fronte a strutture di morbosità ancora più grandi di quelle che già venerano, così che possano considerare il momentaneo sacrificio di energia come un investimento che arricchirà a dismisura le loro possibilità future. Il comportamento rituale e religioso è l’unico modo per produrre il quantitativo di energia che queste aberrazioni richiedono per raggiungere i loro oscuri obiettivi».

Le parole di Carlos mi scioccarono. Fui improvvisamente colpito da un profondo terrore, ma allo stesso tempo la mia curiosità venne eccitata.

In quei giorni le mie convinzioni oscillavano tra tre differenti direzioni: la fede cristiana della mia famiglia, l’approccio scientifico, dal peso considerevole, derivante dalla mia formazione, e alcune idee orientali che avevano iniziato a interessarmi fortemente.

Scherzando, dissi che non avevo la macchina del tempo necessaria per portare a termine questo compito.

Carlos mi rispose pazientemente che non avevo bisogno di viaggiare nel tempo per fare visita agli antichi veggenti, dal momento che essi esistevano ancora.

Vedendo la mia espressione perplessa, mi spiegò: «Chiamare i veggend “nuovi” o “antichi” è solo un modo per distinguere tra categorie di stregoni. Don Juan considerava i nuovi veggenti quelli impegnati esclusiva-mente nella battaglia per la libertà. Hanno messo da parte le minuzie della tradizione e sono andad dritti alla fonte. Ciò non significa che da qualche parte non ci siano degli stregoni che seguono ancora le vecchie vie. Puoi imparare molto da loro.

Nel mondo degli stregoni niente è gratuito. Se sei in cerca di racconti di potere, vatteli a prendere!»

Mi diede una piccola spinta, come per forzarmi a correre in strada, poi mi diede un colpetto sulla spalla e aggiunse: «Solo quelli che sono disposti ad arrischiarsi, potranno svelare i misteri che l’universo ci nasconde».

Io ero molto intimorito, credendo che mi stesse inviando in una missione macabra che di certo implicava degli stregoni malvagi. Non parlammo più della mia missione per molti anni. Infatti quasi me ne dimenticai. Solo più tardi, durante una delle mie sessioni di ricapitolazione, realizzai che Carlos in quell’occasione mi aveva indicato una direzione; fu proprio il momento in cui mi offrì all’intento.

Provocare l'importanza personale

Il mio primo contatto con il lavoro di Carlos avvenne in un momento per me decisivo, quello durante il quale stavo riflettendo sui concetti da adottare come principi guida della mia vita. Quando lo incontrai per la prima volta avevo già letto alcuni dei suoi libri, ma molti dei concetti lì espressi mi sfuggivano ancora, mentre i loro significati mi apparivano a un tempo oscuri e provocatori.

Lo stile dell’insegnamento di Carlos era unico: poteva provocare l’importanza personale di qualcuno con il solo sguardo. In sua presenza, alcune persone rimanevano così sconvolte che si turbavano profondamente e il loro ego esplodeva.

Ho sempre avuto un rapporto amichevole con Carlos, sebbene in alcuni periodi non ci siamo potuti né parlare né vedere. Era come se il Nagual volesse concedermi una pausa di tanto in tanto, un periodo di distacco sufficiente per avere la possibilità di metabolizzare le sue lezioni.

Carlos pretese da me il più stretto riserbo riguardo al nostro rapporto, arrivando al punto di minacciarne l’interruzione sè fossi venuto meno alla sua richiesta.

Le sue parole furono chiare: «Non dire niente a nessuno».

Sebbene al tempo non ne avessi capito i motivi, la mia natura schiva e solitaria mi rese tutto più facile, garantendomi l’isolamento necessario.

In aggiunta, Carlos mi ordinò di annotare accuratamente i nostri colloqui, affermando che un giorno mi sarebbe stato utile. Ciò mi sorprese molto perché, in diverse occasioni, durante le sue conferenze, lo avevo sentito dire che nessuno avrebbe dovuto prendere appunti. La mia formazione accademica mi aiutò molto in questo compito.

Ricordo il modo in cui Carlos si prendeva gioco degli altri, affermando che erano tutti egomaniaci senza speranza, pronti a sgretolarsi alla minima pressione. Alcune persone, mi raccontò, si sentivano così ferite dalle sue parole che si allontanavano con rabbia e finivano per calunniarlo. Era divertente osservare Carlos piegarsi dalle risate mentre ripeteva le bestialità che avevano detto su di lui.

Era particolarmente preoccupato da chi, secondo lui, distorceva i suoi insegnamenti. Mi raccontò, per esempio, come un tale signor Sanchez avesse sfruttato senza vergogna il suo nome e aveva addirittura organizzato a Hidalgo corsi basati sui suoi libri per trarne profitto. Carlos assunse addirittura degli avvocati per fare causa a chi usava il suo nome a sproposito o citava i suoi scritti senza permesso. Rivendicava che le idee erano proprietà magica di chi le possedeva, e che dovevano essere rispettate.

Carlos disse che dovevamo essergli grati per il modo paziente e metodico in cui spiegava il sapere degli stregoni. Se fossimo stati nelle mani di don Juan, disse, lui ci avrebbe di sicuro messo in un sacco e picchiato finché non avessimo imparato la lezione: che non c’è tempo da perdere.

Un aspetto che mi incuriosiva molto era che Carlos, a volte, commentava gli affari degli altri così in dettaglio che mi chiedevo come potesse sapere certe cose con tanta sicurezza. Quando gli chiesi se aveva delle spie tra i suoi seguaci, lui mi rispose che, sebbene diverse persone lo tenessero informato su cosa accadeva, le sue certezze avevano un’altra provenienza. Disse di riuscire a percepire i pensieri degli altri, e che l’emissario del sogno gli raccontava tutto su qualsiasi persona lui concentrasse la sua attenzione.

Chiesi a Carlos se conosceva i miei pensieri. Osservando il mio sguardo preoccupato, sorrise e disse scherzosamente che ero un’anima innamorata. Arrossii, come un bambino pizzicato a fare qualcosa di vietato.

Carlos mi raccontò anche di persone che lo avvicinavano solo per potersi vantare con gli altri di aver conosciuto una celebrità. Era facile riconoscerle, visto che la prima cosa che facevano era chiedere un autografo. Altri usavano il rapporto con lui per attirare seguaci nelle loro scuole. C’erano poi quelli che andavano da lui nella speranza di essere scoperti e riconosciuti come suoi successori. Avevo degli attacchi di riso mentre lo guardavo imitare i loro occhi da cagnolini imploranti che dicevano: “Eccomi! Ti prego, guarda me!”

«E certo! Quando “non riuscivo” a comprendere quanto fossero meravigliosi, si arrabbiavano e andavano via, calunniando non solo me, ma tutti noi» disse.

Questo testo è estratto dal libro "Gli Insegnamenti di Carlos Castaneda e Altri Stregoni".

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