SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 8 min

La Grande Dea Neolitica del Cielo, della Terra e delle Acque

Il Mito della Dea - Anteprima del libro di Anne Baring e Jules Cashford

L'età delle scoperte

"Tu sai, io siedo aspettando che la luna torni per poter tornare al mio posto, sentire tutte le storie del mio popolo... sedere ad ascoltare le storie che vengono da lontano, che vengono da una distanza, poiché una storia è come il vento, viene da un posto distante e noi la sentiamo..."
Xhabbo il Boscimano

Il Neolitico fu la grande età delle scoperte e ne scaturì addirittura una nuova relazione con l’universo. Fu l’epoca in cui l’umanità si libero dal bisogno di vivere in completo accordo con la natura, la quale offriva e toglieva, imparando a partecipare del misterioso processo della crescita. Scoprendo che certi semi si mutavano in grano e mais e potevano essere trasformati in pane, e che certi animali avrebbero potuto vivere vicino alle abitazioni e fornire latte, uova e carne nacque un nuovo spirito di cooperazione consapevole tra gli umani e il mondo in cui vivevano.

La vita del cosmo si trasformò in una storia nella quale l’umanità era uno degli attori. E nonostante il suo ruolo inizialmente fosse marginale, era soltanto il principio di una lunga messa in scena. L'arte divenne il documento storico più prezioso dell’umanità e in quell epoca sviluppò un nuovo senso della narrazione: le immagini iniziarono a intrecciarsi per raccontare una storia, separandosi e riformulandosi in un continuo atto di esplorazione della relazione tra i differenti ordini della creazione. Queste storie ci sono arrivate con la grande eredità delle fiabe di tutto il mondo, poiché una storia, come ci racconta Xhabbo, un Boscimano del XX secolo, “è come il vento, viene da un posto distante ma la sentiamo”.

L'Età neolitica, o della Pietra Nuova, ebbe inizio intorno al 10.000 a.C. e terminò verso il 5500 a.C. Fu seguita dal Calcolitico, Età del Rame (circa 5500-3500 a.C.), ma le due epoche vengono generalmente raggruppate e denominate Neolitico. Ciò che distingue questa era dall incalcolabile numero di anni venuti prima è la scoperta dell agricoltura. Per almeno due milioni di anni gli esseri umani avevano cacciato animali e raccolto frutti. Adesso invece, per la prima volta, avevano imparato a coltivare, ad addomesticare e alle-vare gli animali, a tessere, a fabbricare recipienti per contenere il cibo e a metterlo da parte. Cominciarono a stabilirsi nel territorio dando vita a comunità fisse, a costruire case, templi e villaggi. Le tribù non erano piu costrette a seguire gli animali nelle loro lunghe marce. Adesso le loro energie erano impegnate e concentrate in altro: nella cura meticolosa del raccolto e degli animali domestici. Le ultime glaciazioni si erano concluse e il clima era diventato più caldo, e dove prima c’era solo una tundra gelata cominciarono a crescere le foreste.

I bisonti e le renne si ritirarono nelle fredde regioni del nord e dell'est, e la vita si stabilizzo nelle fertili valli dei fiumi e sugli altopiani, dove pascolavano varietà più piccole di selvaggina.

L'evoluzione da un età a un altra non fu immediata o spettacolare, né “rivoluzionaria” come prima si credeva. Fu invece lenta e irregolare. In Europa, nel tardo periodo Magdaleniano (12.000-10.000 a.C.), le popolazioni paleolitiche vivevano ancora nelle caverne, che Avario soltanto per le caccie stagionali, e a cui poi facevano ritorno. Quando il clima cambiò e non ebbero più necessità di caverne n° roteggersi dal freddo, iniziarono a costruire dimore estive, e per trasferirvisi per tutto l’anno. Nel Mesolitico, o Età della pietra di Mezzo, stimata tra il 10.000 e l'8000 a.C., le tribù erano ùcora composte da cacciatori e raccoglitrici, ma cominciavano a diventare stabili e a seminare cereali. Da qualche parte tra il 10.000 e l’8000 a.C. la Vecchia e la Nuova Età della Pietra si incontrarono e si mescolarono, e il modo di vivere arcaico, che si era prolungato per molte migliaia di anni, si trasformò in un comportamento più simile al nostro.

Il moto di consapevolezza del Neolitico riguarda la differenziazione e la proliferazione, senza tuttavia la perdita del senso di unità originario, che viene ora esplicitamente esplorato attraverso il mito della Dea. Nell’Età neolitica, la Dea Madre è un’immagine che, in modo più evidente di prima, stimola la percezione del! universo come un tutt’uno sacro, organico e vivo, e dove l’umanità, la terra e tutti gli esseri viventi partecipano come “suoi figli”. Come Grande Madre, governa l’intera creazione essendo dea della vita, della morte e della rinascita che contiene in sé piante, animali ed esseri umani. C’è lo stesso riconoscimento della relazione essenziale tra un ordine invisibile, che governa la rotazione delle fasi lunari, e un ordine visibile, terrestre, rappresentato un tempo dal ciclo della vita di esseri umani e animali, e ora dal susseguirsi delle stagioni e dell’anno agricolo.

La spirale ascendente e discendente sul ventre gravido della Dea trovata in una tomba, risalente a 6500 anni fa, suggerisce che si tratti della Dea della vita, della morte e della rinascita. Sulle sue natiche è incisa una losanga (non mostrata) e tale figura è così frequentemente rappresentata sulle dee gravide che deve trattarsi di un’immagine di crescita. Talvolta viene raffigurata con un punto nel centro, a simboleggiare forse il seme piantato in un terreno fertile. La sinuosa spirale sulla pancia indica l’energia che si muove nell’utero. Sembra pesante come la terra gravida e il trono su cui è seduta abbassa ulteriormente il suo centro di gravità. Il suo volto è astratto, o mascherato, con sei fori al posto del labbro inferiore e i lunghi capelli sparsi sulla schiena. Qui è la Dea della vegetazione e della fertilità della natura, il cui grembo giace nelle profondità della terra: da lei proviene la vita che, una volta invecchiata, a lei ritorna.

La luna è ancora l’immagine principale del mistero di nascita, crescita, decadimento, morte e rigenerazione. Il ciclo lunare ha offerto la chiave per comprendere che il seme diviene fiore e poi frutto e, cadendo di nuovo nel buio della terra, ritorna come seme rigenerato. Le “quattro stagioni”, che segnano le tappe della vita vegetativa e registrano un passaggio del sole fino al suo posto d’origine, riflettono le quattro fasi della luna. Primavera, estate, autunno e inverno soltanto alla luna crescente, piena, calante e nera. Le quattro fasi della luna sono spesso disegnate su recipienti e vasi come i quattro bracci di una croce, e si sviluppano in svastiche a quattro, oppure otto bracci. Nella Grecia classica, 5000 anni più tardi, questi disegni ricoprono di stelle le vesti di Artemide e Atena (vedi il Capitolo 8, Figure 10, 11 e 19).

La crescita

La gente dell’epoca non mancò di percepire l’analogia tra la propria crescita e quella dei semi che, piantati nel terreno in gestazione, riemergevano come cereali verdi e dorati. I riti che evocavano la nascita del grano piangendone la morte e celebrandone la rinascita, mostrano quanto questa analogia fosse vitale per la fantasia umana, poiché poneva la rigenerazione al cuore della vita. Lo schema ciclico, nel quale la vita invisibile cresceva fino a divenire visibile e quella visibile si riduceva fino a rendersi invisibile di nuovo, riconosciuto nel percorso circolare del mese lunare, poteva ora essere seguito nel processo annuale di semina e raccolta. La sorgente della vita era tuttora invisibile: laddove lo scuro grembo della Dea paleolitica si trovava nelle caverne-tempio, adesso era nascosto nelle profondità della terra. Eppure gli esseri umani nascevano ancora da lei, erano nutriti e venivano accolti da morti. Ora spargevano il seme nel suo ventre, lo raccoglievano come essenza del suo corpo e lo trasformavano in Pane. Come gli uomini, anche le piante, i frutti, le colture e gli animali che davano latte, uova, carne, lana e pelli, erano suoi figli, e di conseguenza sacri.

Luna, donna e terra - e il ciclo di gestazione in tutte e tre - sono governate da un ritmo, un ordine e un’esatta sequenza di sviluppo. La donna, con la formazione del bambino nel suo ventre legata al tempo preciso di dieci mesi lunari, continua a incarnare una sacralità che forse è ancora più pronunciata che nel Paleolitico. Campbell Scrive che la donna “partecipava - forse addirittura presiedeva - alla Semina e al raccolto delle colture e, come madre di vita e nutrice, si Credeva aiutasse simbolicamente la terra nella sua produttività”.

Questo testo è estratto dal libro "Il Mito della Dea".

Data di Pubblicazione: 9 gennaio 2018


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