SALUTE E BENESSERE

I fattori di rischio dell’obesità infantile

I fattori di rischio dell’obesità infantile

L’importanza di prevenire i problemi di salute per i nostri figli grazie a una sana alimentazione leggendo l'anteprima del libro di Valter Longo.

I fattori di rischio precoci dell’obesità infantile

Negli anni Ottanta del secolo scorso, l’epidemiologo inglese David Barker ha dimostrato l’associazione tra la comparsa di ipertensione arteriosa e malattia coronarica in giovani adulti che erano nati prematuri o di basso peso. Da allora, un numero sempre crescente di dati epidemiologici si è concentrato sull’analisi delle condizioni durante la gravidanza e dopo il parto e ha mostrato che l’esposizione a certe situazioni, sia durante la gravidanza sia dopo la nascita, può determinare la predisposizione all’obesità o al sovrappeso nei decenni successivi.

Attuare una strategia di prevenzione durante questo periodo determinerebbe quindi enormi benefici, perché potrebbe ridurre il rischio di obesità sia per la madre sia per il bambino. L’importante è essere a conoscenza del fatto che l’obesità materna e l’eccessivo peso durante la gravidanza, come la durata ridotta deH’allattamento materno, possono aumentare la possibilità che il bambino diventi sovrappeso o obeso.

Esaminerò ora questi fattori in maniera dettagliata per sottolineare l’importanza di prevenire, grazie a una sana alimentazione e a una vita attiva, seri problemi di salute per i nostri figli.

Obesità materna

Oltre a condividere la predisposizione genetica, le abitudini alimentari e gli stili di vita errati della madre e della famiglia, il bambino può incorrere in un altro fattore di predisposizione all’eccesso di peso: l’obesità della madre. Pensate che il rischio che il figlio di una mamma obesa sia obeso può essere fino a 4 volte superiore rispetto a quello che corrono i figli di madri con peso normale, come è stato osservato in numerosi studi.

Particolarmente interessante è uno studio del 2006 che ha esaminato il rischio di obesità in 172 bambini nati da 113 madri obese prima o dopo un intervento chirurgico finalizzato proprio alla perdita di peso. Tra i bambini nati prima dell’intervento, quelli in sovrappeso e obesi erano il 60%, mentre tra i fratelli nati dopo che la mamma aveva perso peso era obeso solo il 35%, quasi la metà.

In un altro studio, del 2013, si è osservato che tra i figli nati dopo che le madri avevano subito un’operazione di chirurgia bariatrica per perdere peso si osservava non solo un numero minore di obesi, ma anche un ridotto rischio di problemi cardiovascolari e del metabolismo in età adulta rispetto ai fratelli nati prima dell’operazione.

Esiste quindi un’associazione evidente tra il peso della madre e quello dei figli, in particolare se la madre è obesa. La spiegazione è che le alterazioni del metabolismo dovute all’obesità della madre (oltre all’insulino-resistenza, alle alterazioni della glicemia/zucchero nel sangue e allo stato infiammatorio cronico di basso grado che abbiamo visto in precedenza, anche alte quantità di acidi grassi liberi e alterazioni della flora batterica intestinale, il cosiddetto microbiota), agiscono già sul feto e causano degli effetti programmati a distanza e anche permanenti o a lungo termine che esporranno il bambino al rischio di sovrappeso.

Gli effetti delle alterazioni del metabolismo della madre sul feto possono essere:

  • un’alterata regolazione dell’appetito;
  • una mutata risposta dell’ipotalamo alla leptina, quando l’ipotalamo, cioè la parte del cervello che impartisce gli ordini affinché vari sistemi e organi del nostro corpo entrino in funzione, risponde in maniera differente e non normale e abituale alla leptina, un ormone prodotto dalle cellule adipose del nostro corpo che comunica i livelli di massa grassa al cervello. Normalmente, quando il grasso diminuisce si ha una riduzione del livello di leptina: al cervello arriva l’informazione che si hanno meno risorse energetiche e, di conseguenza, il metabolismo viene rallentato per risparmiare risorse e si mangia di più per avere più energia. Quando, invece, si aumenta la massa grassa, e insieme a questa il livello di leptina, anche il metabolismo viene accelerato e si mangia di meno per riequilibrare la situazione. Se però il cervello e l’ipotalamo non riconoscono in maniera corretta i livelli di leptina, di energia e di massa grassa, l’equilibrio nel nostro corpo viene compromesso. Si percepisce una bassa quantità di leptina anche se la massa grassa è alta. Questo perché i neurotrasmettitori che portano le informazioni al cervello non comunicano bene, per cause genetiche, oppure, come accade in un corpo con obesità, l’ipotalamo non è più sensibile ai livelli alti di leptina, essendovi stato esposto per molto tempo;
  • una modifica della risposta insulinica al glucosio e un’alterazione delle cellule del pancreas che producono insulina.

Queste modifiche nel feto possono essere causate da variazioni epigenetiche, cioè modifiche secondarie dell’espressione dei nostri geni provocate da fattori esterni: uno di questo è il peso della madre.

Il ruolo del peso della madre durante la gravidanza

Anche quando la futura madre non è né sovrappeso, né obesa, deve sorvegliare attentamente il proprio peso. In primo luogo va detto che non esiste un valore ideale di aumento di peso durante la gravidanza, visto che questo dipende dalla situazione nutrizionale di partenza della madre. Di certo, come ha provato senza alcun dubbio una recente analisi, l’eccessivo accumulo di chili proprio nei mesi della gravidanza ha forti ripercussioni sul rischio di obesità e sovrappeso dei bambini e, come vedremo più avanti, in gravidanza le donne in sovrappeso o obese devono dimagrire e non prendere altri chili.

Un’analisi di 12 studi scientifici che hanno esaminato il peso materno e il rischio di obesità di oltre 52.000 coppie di madri e figli, ha evidenziato che il pericolo di obesità o sovrappeso del figlio sale all’11,4% se la mamma è ingrassata troppo durante la gravidanza, mentre è dell’8,8% per le mamme che presentano un aumento di peso adeguato.

Uno studio inglese del 2010 ha osservato che i bambini, nati da donne che hanno accumulato un peso eccessivo durante la gravidanza, hanno a 4 e 6 anni una massa grassa maggiore (rispettivamente del 4% e del 10%) rispetto a quelli nati da mamme con una moderata crescita di peso in gravidanza.

Altri ricercatori sono andati oltre e si sono chiesti se esiste un periodo della gravidanza in cui è più dannoso acquisire peso in eccesso. È emerso che l’inizio della gravidanza è la fase più critica, poiché in questo periodo in genere l’accumulo di grasso è più rapido e, se spropositato, espone il feto ad alterazioni del metabolismo con effetti a lungo termine sul controllo dell’appetito del bambino, tramite le modificazioni epigenetiche di regolazione dei geni di cui abbiamo parlato in precedenza.

Alla luce di queste importanti scoperte, numerose ricerche hanno testato l’efficacia delle strategie di prevenzione per limitare un esagerato aumento di peso in gravidanza. Un insieme di studi scientifici che hanno fornito dati su 11.444 donne ha evidenziato come un adeguato regime dietetico abbinato ad attività fisica consenta di ridurre del 20% il rischio di prendere troppo peso in gravidanza. Un’altra analisi condotta in Inghilterra nel 2017 ha confrontato i figli nati da madri obese che avevano seguito una dieta a basso carico glicemico e con pochi grassi saturi, e praticato attività fisica, con i bambini nati da madri obese che non avevano osservato nessuna dieta. I bambini sono stati seguiti fino a 6 mesi dopo il parto ed è stato riscontrato che quelli nati dalle madri che si erano attenute alla dieta presentavano meno grasso sottocutaneo: presumibilmente ciò era dovuto all’effetto della dieta materna durante la gravidanza più che durante l’allattamento.

Risulta quindi evidente l’importanza della dieta della madre durante il periodo della gravidanza. Per questo motivo, ho dedicato un capitolo all’alimentazione e alla gravidanza dove approfondiremo nel dettaglio questi aspetti nutrizionali, definiremo qual è l’aumento di peso consigliato in base alla situazione di partenza della mamma e forniremo consigli pratici per aiutare le future mamme a nutrirsi bene, nell’interesse della propria salute e della salute del bambino.

Oltre a questo essenziale aspetto nutrizionale durante un periodo delicato come la gravidanza, anche l’allattamento materno ha un ruolo fondamentale.

L’allattamento materno

L’importanza dell’allattamento materno è universalmente riconosciuta e può essere anche un fattore di prevenzione dell’obesità nel bambino. Un’analisi condotta su 226.598 bambini originari di 12 diversi Paesi dal 1997 al 2014 ha evidenziato come i bambini allattati al seno presentino un rischio ridotto di diventare sovrappeso o obesi negli anni successivi, soprattutto in caso di solo allattamento materno per un periodo superiore ai 6 mesi.

Infatti, l’apporto di proteine, così come la quantità di energia, sono più alti tra i neonati alimentati con latte di formula rispetto a quelli allattati al seno e ciò comporterebbe un aumento del peso corporeo durante il periodo neonatale. Molti studi suggeriscono che sia l’assunzione più elevata di proteine, sia l’aumento di peso in questa fase iniziale della vita sono associati allo sviluppo dell’obesità più avanti durante l’infanzia. Inoltre sono state osservate differenze nel rilascio di insulina e altri ormoni pancreatici e intestinali nei bambini allattati al seno rispetto a quelli allattati con latte artificiale. Per quanto riguarda questi ultimi, i livelli più elevati di insulina provocano un aumento del grasso e uno stimolo precoce sugli adipociti, le cellule deputate all’immagazzinamento del grasso. Il latte materno, invece, contiene ormoni e altri fattori biologici che contribuiscono a regolare l’assunzione di cibo e l’equilibrio energetico e al suo mantenimento a lungo termine.

Si può dunque dire che l’allattamento al seno potrebbe rappresentare un fattore che riduce il rischio di sovrappeso e obesità negli anni successivi, in quanto limita i processi metabolici che favoriscono l’accumulo di energia e quindi l’aumento di peso durante l’infanzia. Il periodo dopo il parto e la prima infanzia sono quindi momenti importanti per il futuro sviluppo e per la vita dei nuovi nati.

Vita neonatale e prima infanzia

È molto dibattuto quale sia il periodo più critico per lo sviluppo dell’obesità, se i primi 2 anni di vita o anche la prima infanzia. Un recentissimo studio condotto su oltre 50.000 bambini tedeschi si proponeva di stabilire quale sia la finestra temporale in cui un rapido aumento del peso avrà maggiori ripercussioni sulle fasi successive della vita. Sono emersi alcuni risultati importanti.

  1. gli adolescenti con peso normale, nella stragrande maggioranza dei casi, erano bambini con BMI normale anche a 1-2 anni di vita e hanno mantenuto sempre un BMI nella norma durante l’infanzia;
  2. la maggioranza dei bambini che erano obesi a 3 anni lo erano anche da adolescenti;
  3. i bambini cosiddetti LGA (Largefor Gestational Age, “grandi per età gestazionale”, ovvero con peso alla nascita uguale o maggiore a 4 chili o che si collocano oltre il 90° centile della curva del peso) hanno un rischio maggiore di sviluppare sovrappeso o obesità rispetto ai nati con un peso normale, anche se questo pericolo sembra iniziare dai 5 anni in su. È stato infatti osservato che il 75% degli adolescenti obesi che erano bambini nati grandi avevano mantenuto un peso normale nei primi 2 anni di vita, ma avevano sviluppato l’obesità intorno ai 5 anni di età;
  4. il fattore più importante e che permette di prevedere lo sviluppo dell’obesità durante l’adolescenza è l’aumento del peso che si verifica tra i 2 e 6 anni di età.

Per riassumere, in questo secondo capitolo ho illustrato quali sono i pericoli connessi all’obesità e come predispongono un bambino a una salute più precaria da adulto, nella speranza di sensibilizzare genitori e famiglie sulla necessità di intervenire, se si accorgono che un bambino o un ragazzo aumenta di peso e si avvicina al limite massimo di peso normale.

Abbiamo anche visto quali sono le cause dell’obesità: poche tra loro non sono modificabili, ma quasi tutte lo sono e dobbiamo intervenire il più possibile su queste ultime. In particolare, il sovrappeso e l’obesità in età infantile o adolescenziale possono avere una spiegazione che risale ad alterazioni avvenute durante la gravidanza o nei primi 1000 giorni di vita, periodi cruciali nella “programmazione metabolica” del bambino, come vedremo anche nel prossimo capitolo. Per questo è possibile, conoscendo le condizioni che predispongono al sovrappeso e all’obesità, porre maggiore attenzione alla nutrizione del bambino fin da subito, in quanto la longevità si costruisce già dall’infanzia. Si tratta di un percorso che richiede una gestione impegnativa e ben strutturata. Di questo parleremo in maniera più dettagliata successivamente.

Data di Pubblicazione: 18 settembre 2019

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