SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 9 min

I poteri benefici della Fitoterapia

Scopri i poteri benefici della Fitoterapia

Scopri come la medicina a base di piante ha acquisito sempre maggiore rilevanza e si è evoluta nel tempo leggendo l'anteprima del libro di Jean Valnet.

I poteri benefici della medicina a base di piante

Ormai da alcuni anni è diventato comune parlare di fitoterapia e di aromaterapia, scrivere molto al riguardo, tenere conferenze e trattare l'argomento alla radio o alla televisione, in pratica fornire in modo semplice e chiaro al pubblico l'informazione di cui ha diritto. Le cose, però, non sono andate sempre così.

Appena una quindicina di anni fa, il medico che si permetteva di sostenere con troppa convinzione o troppo spesso che la chemioterapia non poteva essere e non sarebbe mai stata l'unico metodo di cura possibile e neppure il non plus ultra dell'arsenale terapeutico, e che, al contrario, la fito-aromaterapia poteva spesso funzionare laddove il resto aveva fallito, o ancora l'imprudente che osava ricordare che il trattamento non dovrebbe essere univoco, visto che la malattia ha diversi aspetti, avevano ogni probabilità di attirarsi i sorrisi condiscendenti, i sogghigni se non addirittura una valanga di critiche isteriche più o meno violente, insulti d'ogni genere, colpi bassi o l'odio feroce da parte di quasi tutti gli ortodossi, dal semplice medico ai maestri ampollosi e onniscienti. Parlo dei medici, perché l'atteggiamento dei farmacisti, su questo punto, è generalmente molto più vario.

L'eretico rischiava chiaramente di più se era isolato, condizione in cui io mi sono trovato negli anni 1960, 1961 e 1963, date dei primi simposi di fito-aromaterapia di cui ho assunto la presidenza alla Domus medica di Parigi. Mi si perdoni questa breve parentesi volta a dimostrare che, forse, ho qualche ragione di conoscere questo aspetto della questione.

Il procedimento - tipico dei pusillanimi - è ben noto e il suo impiego è di rigore fin dalle origini nei confronti di coloro che, rifiutando qualsiasi forma di psittacismo, intendono prendere le distanze dai dogmatismi in atto. Forse più di qualsiasi altro, il campo medico espone l'innovatore a ogni genere di prepotenza, anche se non nova sed nove, cioè anche quando, a esser precisi, non si tratta di cose nuove ma di un modo nuovo di parlarne, ad esempio, dopo un periodo più o meno lungo di negligenza o di oblio.

Soltanto le piccole innovazioni, inezie che non sconvolgono nessuno, godono della tolleranza degli ordini costituiti. Quelle grandi, e preferibilmente quelle più utili, vengono condannate in anticipo. Il fatto è che turbano le abitudini e, soprattutto, imperdonabile sconsideratezza, urtano le vanità e ancor più gli interessi.

«Una scoperta geniale nell'ambito della salute», scrive il dottor H. Pradal, «che mettesse in pericolo gli enormi interessi industriali non avrebbe, oggi, alcuna possibilità di passare alla fase dell'applicazione al grande pubblico». Messi da parte gli imperativi economici, comunque, la natura umana resta immutabile nella sua essenza. Forse, non dobbiamo porci troppe domande: in fondo, già beneficiamo della caffettiera elettrica e della biancheria intima "Coeur Croisé"!

È risaputo che "si tirano pietre soltanto agli alberi carichi di frutta". Se le invettive morbose e ripetute all'indirizzo dei metodi terapeutici che la legge del silenzio e l'accantonamento non hanno potuto soffocare sono a misura del loro successo, allora non c'è dubbio: la fitoterapia e l'aromaterapia, la loro "forma atomica", come ho ritenuto di doverla definire una ventina di anni fa, sono in una condizione eccellente.

Jacques Pellecuer

Tra gli artefici fondamentali di questo rassicurante bollettino della salute, figura in primo piano il professor Jacques Pellecuer, al quale è opportuno rendere omaggio per i suoi eminenti studi che, in questi ultimi anni, hanno enormemente contribuito ad arricchire il nostro arsenale terapeutico, in particolare nell'ambito antinfettivo. Mi fa piacere precisare che le pubblicazioni del professor Pellecuer sono da molto tempo assai note al di là dei nostri confini, così come ho avuto modo di constatare in Svizzera, in Germania, in Gran Bretagna, in Italia, in Canada e negli Stati Uniti.

Mi corre ugualmente l'obbligo di ringraziare il professor Pellecuer per tutto l'impegno che ha profuso nel difendere la causa delle piante medicinali e della fitoterapia, per i tanti sforzi sostenuti da tempo, che hanno portato - risultato tra i più eclatanti - alla realizzazione di quell'insegnamento attualmente unico in Francia che sfocia, dopo un ciclo di 3 anni, nel diploma dell'Università di Fitoterapia e delle Piante medicinali, da lui creato nel 1985 in seno alla Facoltà di Farmacia di Montpellier (e il cui innegabile successo non ha mancato di suscitare certe lamentele e qualche gelosia).

La salute della medicina verde

La medicina verde, dunque, sta bene, come amava affermare il professor René Paris, ex presidente dell'Académie de Pharmacie, in occasione del 2° Congresso internazionale di fito-aromaterapia da me organizzato a Montecarlo nel 1977. E, probabilmente, oggi starebbe ancora meglio se si realizzassero alcune condizioni che esamineremo in seguito.

In realtà, non è mai stata in cattiva salute e le farmacopee occidentali includono tuttora almeno il 50% di medicinali costituiti in toto o parzialmente da piante o oli essenziali.

Ma, dal momento che gran parte dei fabbricanti di farmaci, in primo luogo i trust, hanno la civetteria, appositamente studiata, di citare sulle confezioni o nei fogli illustrativi allegati soltanto il nome botanico delle piante usate o il nome chimico dell'estratto ricavato, quasi tutti i medici, di cui fanno evidentemente parte i sostenitori a oltranza della chemioterapia, ignorano il fatto che, in realtà, prescrivono spesso fito-aromaterapia e attribuiscono il successo della cura a una qualsiasi molecola deificata.

Tocchiamo qui con mano il delicato e grave problema della credibilità delle statistiche, visto che, in circa 45 anni di pratica, non ho mai trovato 10 malati che abbiano osato confessare al proprio medico che il miglioramento o la guarigione ottenuti non erano affatto dovuti alle sue cure ma a un collega di un'altra disciplina, un chiropratico o un pranoterapeuta.

Sarebbe tuttavia sconveniente biasimare questi pazienti che sanno per istinto che «nell'ambito di tutte le professioni liberali che si considerino responsabili delle loro azioni, soltanto il medico proclama di essere infallibile». È raro, infatti, incontrarne uno che riconosca la propria ignoranza o, ancor meno, la propria incompetenza. Soltanto quando il problema va al di là delle sue conoscenze - e a chi non accade?

- il medico si rifugia nel silenzio o nega risolutamente. Esistono naturalmente le eccezioni, che non mancano di sorprendere il paziente e, in questo caso, lo confortano nella scelta che ha effettuato nel 1926). E "fitoterapia" appare tra le voci di questo dizionario soltanto da una quindicina d'anni, constatazione sbalorditiva questa, dato che si tratta di un genere di trattamento che risale alle origini e di un termine entrato ormai da molto tempo nel linguaggio corrente di buona parte dell'opinione pubblica.

Da queste anomalie, difficilmente concepibili in uomini colti che hanno, tra i propri compiti, quello di informarsi per poter a loro volta informare meglio, dobbiamo concludere dunque che per lungo tempo i nostri "immortali" si sono resi colpevoli di aver sposato la causa e adottato i paraocchi della medicina ortodossa? Di avere deliberatamente rinnegato uno dei metodi di cura al quale devono, con ogni probabilità - ahimè, non il ricordo - ma in parte la loro sopravvivenza e longevità?

I nostri esimi accademici di Francia, infatti, avranno certamente accusato, come chiunque altro, qualche problema di salute nel corso della loro esistenza. E, dal momento che al tempo della loro lontana giovinezza non esistevano i sulfamidici né gli antibiotici dei trust, e neppure i corticoidi così come nessuno dei trattamenti miracolosi di oggi - miracolosi, in effetti, da più di 40 anni, per un maggior riempimento degli ospedali - dovrebbero, se sono soddisfatti d'essere ancora a questo mondo, intrecciare ogni mattino corone di alloro a favore di tutto ciò che li protegge: la camomilla e il tiglio, la malva, la senape e la farina di lino (non molto gradevoli ma così efficaci!), lo sciroppo di ravanello nero, il niauli, la lavanda e il timo, la tintura di iodio (per bocca e spennellature), la cui origine risale al 1810 circa attraverso la scoperta, nei vapori violetti del vareck calcinato, dello ioduro di azoto (iodio, dal greco iodés = violetto), grazie allo spirito di osservazione di un ex apprendista di laboratorio di nome Bernard Courtois (1777-1838). Con il loro atteggiamento deplorevole, i nostri accademici hanno reso un pessimo servizio sia ai malati che alla sanità pubblica. Ma nel 1704, R. Méad, "medico del Re della Gran Bretagna", deplorava già il fatto che «/a medicina dipendesse più dalle opinioni che dall'esperienza». Il che conferma: nil novi sub Sole [niente di nuovo sotto il Sole], cosa che avremo senza dubbio numerose occasioni di verificare.

Dopo che finalmente il Larousse ha consacrato la realtà dell'aroma - così come della fitoterapia - i'Académie de Médicine non poteva fare a meno di riconoscere a sua volta l'esistenza della medicina a base di piante, "medicina a tutti gli effetti", come l'Académie asseriva: c'era di che smentire Robertson, secondo il quale questa nobile istituzione «non era altro che l'Amministrazione delle pompe funebri delle idee».

A dire il vero, poiché questo riconoscimento dell'Académie risale solo al 1987, ciò prova sufficientemente che dal 1666, data in cui è stata creata da Colbert, la vetusta assemblea oggi non sta più al passo. Si tratta sicuramente di un'evoluzione normale delle cose ma di cui, tenuto conto dell'interesse generale, non siamo obbligati a rallegrarci.

Data di Pubblicazione: 28 gennaio 2019

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