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I Quattro Tipi di Coraggio

Padroni del Sogno - Anteprima del libro di Alberto Villoldo

I quattro tipi di coraggio

È curioso che il coraggio fisico sia così comune nel mondo e il coraggio morale così raro.
Mark Twain

Il genere umano è molto audace: fin dalla nostra prima comparsa sul pianeta abbiamo trovato modi di sopravvivere agli elementi, di superare le sfide della natura che hanno minacciato la nostra sopravvivenza e di esplorare il mondo per rendere la nostra vita meno breve e brutale. Tuttavia potenzialmente abbiamo molto più coraggio di quello che stiamo mostrando. La difficoltà è che di solito non abbiamo accesso alla nostra audacia, e anche quando ce l'abbiamo ci affidiamo solo alla sua forma più primitiva. La forma fisica dell'ardimento a volte può essere utile, ma soprattutto in Occidente tendiamo a sopravvalutarla e a ignorare altre forme, oggi molto più necessarie, come quelle dello Spirito (coraggio dell'aquila), dell'anima (coraggio del colibrì) e della mente (coraggio del giaguaro, anche detto coraggio intellettuale, morale o emotivo).

Anche se in questo momento storico abbiamo un particolare bisogno del coraggio dell'anima, tutti e quattro i tipi hanno un effetto sulla nostra abilità di cambiare la nostra vita in meglio, perché ognuno di essi è radicato in una consapevolezza che guida le nostre azioni. Con la coscienza dell'aquila comprendiamo perché siamo nati nella nostra famiglia e nella nostra vita e che cosa dobbiamo imparare e scoprire in questo mondo; con la consapevolezza del colibrì disegniamo la mappa dell'anima per navigare nella vita e ci prepariamo ad affrontare il nostro grande viaggio; con la coscienza del giaguaro selezioniamo le situazioni, i rapporti e le imprese che ci permetteranno di esplorare completamente la mappa della nostra anima; con quella del serpente intraprendiamo le azioni che ci manterranno fedeli al nostro viaggio.

Questo capitolo ci aiuterà a esaminare approfonditamente ogni tipo di coraggio in modo da potervi fare ricorso al momento opportuno.

Il coraggio dell’aquila

Con il coraggio dell'aquila ci connettiamo alla matrice divina, consapevoli di essere un tutt'uno con l'infinita forza dell'universo. Essere davvero creativi e trarre ispirazione da questo livello - quello dello Spirito, della genuina originalità - è la forma di coraggio più elevata.

Originalità non significa capire come costruire una trappola per topi migliore; significa concepire un mondo in cui i topi e gli esseri umani vivono in armonia e la nostra vita è soddisfacente, abbondante e sostenibile. Questo può succedere soltanto quando smettiamo di percepire i topi come avversari separati dal nostro mondo; è semplice riuscirci utilizzando la coscienza dell'aquila.

Di recente ho letto di un ragazzo canadese che ha dimostrato un grande coraggio dell'aquila: Ryan Hreljac aveva solo sei anni quando a scuola gli insegnarono che in Africa ci sono persone che non hanno accesso all'acqua pulita e quindi molte di loro muoiono in giovane età. Ryan non riusciva a credere che qualcuno potesse dover camminare un giorno intero per raggiungere una fonte d'acqua pulita, quindi, sebbene fosse solo in prima elementare, decise di trovare un modo per finanziare la costruzione di un pozzo in un villaggio africano. Cominciò col chiedere ai suoi genitori se poteva svolgere qualche lavoretto per guadagnare un po' di soldi; quando portò i suoi magri risparmi a un ente benefico che si occupava di costruire pozzi in Africa, gli organizzatori rimasero talmente colpiti dai suoi sforzi che promisero di aggiungere di tasca loro una cifra pari a quella da lui raccolta.

Sui giornali di tutto il mondo cominciarono a comparire articoli su questo bambino dal cuore così grande, e a mano a mano che la gente veniva a sapere di questa storia molti cominciarono a contribuire a quello che divenne noto come «il pozzo di Ryan». Alla fine, Ryan riuscì a pagare il suo pozzo in Africa: la sua bontà aveva ispirato molte persone a contribuire alla causa e in seguito ai suoi sforzi molti altri villaggi hanno ricevuto un pozzo.

Una nuova prospettiva

Possiamo quindi dedurre che quando abbiamo coraggio al livello dell'aquila ci poniamo in una prospettiva che va oltre la nostra età e la nostra esperienza. Non collaboriamo con l'incubo dell'impotenza, ma ci convinciamo di poter trovare le risorse necessarie a manifestare il nostro sogno. L'aquila ci dà l'audacia di entrare in un territorio sconosciuto e di essere certi che le possibilità arriveranno. In questo stato di creatività scompaiono tutti i filtri mentali che ci dicono perché non possiamo ottenere ciò che vogliamo.

Tale livello di ispirazione è quello a cui accedono i musicisti quando improvvisano: esistono nello stesso spazio creativo, senza limiti che li separino; comunicano l'uno con l'altro istantaneamente, senza parole né linguaggio corporeo, senza un piano specifico su come dovrebbe svilupparsi la musica, creano insieme un fiume di melodia che li trasporta tutti. Quando in seguito riascoltano la registrazione, si stupiscono della facilità e della naturalezza con cui si sono mossi, simili a quelle di uno stormo di uccelli. Questi musicisti sanno esattamente come andare avanti senza doverci pensare prima.

Sperimentare la creatività al livello dell'aquila è ciò che alcuni chiamano «andare a tempo», ossia essere in perfetto accordo con ciò che stiamo facendo. Poiché stiamo collaborando con il divino alla creazione, la scultura salta fuori dalla pietra che la nascondeva, il nostro incontro di tennis si svolge senza sforzo e così via. La creatività dell'aquila è fresca, originale e coraggiosa; non abbiamo bisogno di una storia che la descriva perché siamo in grado di godercela in tutta la sua bizzarria, confusione, genialità e bellezza.

Il dono di Prometeo

Per comprendere il tipo di coraggio che deriva dal livello dell'aquila è utile ricordare la storia di Prometeo, il dio greco dell'ispirazione, dell'arte e della creatività. Secondo la leggenda, Prometeo era un Titano, un gigante divino; tuttavia provava grande simpatia nei confronti degli esseri umani poiché aveva contribuito a crearli, con l'aiuto di Zeus stesso. Prometeo osservava gli umani rabbrividire per il freddo e vivere una vita breve e difficile, e ciò gli dispiaceva. Sapeva che se avessero avuto il dono del fuoco, che gli dèi tenevano per sé stessi sul monte Olimpo, avrebbero potuto avere calore e cuocere il cibo, e inoltre avrebbero potuto usarlo per vedere di notte e scaldare il metallo per forgiare degli attrezzi. Il fuoco che Prometeo voleva portare all'umanità rappresenta simbolicamente la creatività e l'ispirazione, poiché trasforma e illumina: è ciò che ci permette di sognare in modo originale.

Prometeo rubò il fuoco agli dèi e lo regalò all'umanità, facendo infuriare Zeus. Il re degli dèi non poteva riprendersi il fuoco, ma poteva punire Prometeo per la sua insolenza; così lo incatenò a una roccia dove ogni giorno un'aquila gli strappava il fegato, il quale ricresceva ogni notte in modo che la tortura potesse continuare. Il povero Prometeo subì questa sorte finché, molti anni dopo, Ercole, il figlio di Zeus, lo liberò.

Prometeo portò all'umanità un altro grande dono: il coraggio di sfidare gli dèi, l'abilità di pensare in modo originale e di creare, e fu questo suo atto impertinente a causare una punizione così severa. Nella mitologia greca gli dèi sono gli unici creatori, e quando i mortali si avventurano nel loro territorio è come se volessero rubare parte del loro potere di creare e tentare di diventare dèi loro stessi. Altre religioni patriarcali hanno assunto la stessa visione nei confronti degli esseri umani che invadono il territorio di Dio: per esempio Adamo ed Èva, che osarono conoscere il bene e il male, vennero cacciati dall'idilliaco giardino dell'Eden e puniti da Dio, ma il loro atto di sfida fece sì che gli esseri umani intraprendessero

Il loro vero viaggio, costringendoci a maturare e a sviluppare il discernimento.

Questo testo è estratto dal libro "Padroni del Sogno".

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