Il Coaching Personale - Cheryl Richardson

Il Coaching Personale

L'Arte di Prendersi Cura di Sé - Anteprima del libro di Cheryl Richardson

Ingaggiare per la prima volta un coach personale

Ho preso la decisione di ingaggiare per la prima volta un coach personale nel 1994. Pensavo che, così facendo, avrei poi potuto diventare io stessa una guida migliore per gli altri, ma gli effetti furono ben più rilevanti: ottenni io stessa una vita migliore. Il mio coach si chiamava Thomas Leonard, fondatore della Coach University e assoluto pioniere in questo settore professionale; non potrò mai dimenticare quanto accadde in occasione della nostra prima sessione insieme.

Nel corso della seduta di raccolta di informazioni, Thomas mi chiese di raccontargli qualcosa di me. Desiderava farsi un’idea di chi fossi e della vita che conducevo. Nei venti minuti che seguirono, parlai di tutto ciò che mi teneva impegnata:

  • lavoravo come consulente di sviluppo aziendale le sere e nei weekend;
  • tenevo seminari sui percorsi professionali per una grande società di consulenza;
  • facevo volontariato presso un’associazione locale volta a favorire l’occupazione, organizzando laboratori sui colloqui di lavoro e sul networking;
  • davo supporto agli amici che si trovavano a fronteggiare brutti momenti e avevano bisogno di qualcuno che li capisse e li ascoltasse senza volere nulla in cambio.

Nel sentire quanto avessi da dire sulle mie occupazioni, devo ammettere che ne restai io stessa piuttosto contenta. Provai una certa soddisfazione, che derivava dal fatto di sentirmi necessaria e richiesta. Terminato il mio resoconto, Thomas restò in silenzio per un momento, poi, con la voce un poco incrinata, disse: “Wow, fai un gran bel lavoro prendendoti cura degli altri. Sei davvero una brava persona.”

Sorrisi compiaciuta, pensando: Quest’uomo mi capisce davvero. Ma quello che disse subito dopo mi colse proprio di sorpresa: “La verità, Cheryl, è che il ruolo di ‘brava ragazza’ che rivesti ti sta privando della tua stessa vita.”

Rimasi lì seduta immobile per un periodo di tempo che mi sembrò lunghissimo. Il mio momento di gloria si tramutò piano piano in pianto, non appena le parole di Thomas colpirono nel segno. Io ero una brava ragazza. Ero così abituata a prendermi cura del prossimo e a svolgere quel ruolo che ormai, per me, era diventato la normalità. Aveva finito col coincidere con la mia stessa identità, era quello il criterio sul quale misuravo il mio valore. Ora, dopo molti anni e dopo aver seguito numerosi clienti, so che non ero la sola a vivere in una condizione simile: molti di noi, in modo particolare le donne, si sono fatti carico dell’impegno di calarsi in questi panni, in questo “nobile ruolo”. Non ci accorgiamo però, se non quando è ormai troppo tardi, del prezzo salato che dobbiamo poi mettere in conto per essere stati “così altruisti”… un conto che paghiamo col sangue.

Benché a quei tempi fossi molto contenta di prendermi cura degli altri, quando fu il momento di parlare con Thomas di ciò che non funzionava nella mia vita, le mie lamentele misero in luce una realtà ben diversa. Dovetti ammettere che non avevo tempo da dedicare a me stessa: aiutare la gente a raggiungere il successo, senza però riuscire a concludere nulla rispetto a quanto io desideravo, mi faceva provare rancore. Dovetti anche guardare in faccia la realtà e riconoscere che molte delle relazioni che intrattenevo erano a senso unico: alcuni tra i miei amici erano in stato di estremo bisogno, e il motivo per il quale li includevo nella mia vita era perché mi facevano sentire al sicuro, mi davano una sensazione di controllo, mi rendevano importante. Sì, Thomas aveva ragione: ero una brava ragazza, ma questo mi stava prosciugando. È stato durante le sessioni di lavoro con Thomas che mi sono avvicinata al concetto di Estrema Cura di Sé. Fu la parola estrema a intrigarmi e a catalizzare la mia attenzione. Mi ricordo che l’idea mi eccitò, ma mi causò anche un certo nervosismo. Dal punto di vista di Thomas, l’Estrema Cura di Sé consisteva nell’accentuare le cure, portandole a un livello del tutto nuovo: un livello che ai miei occhi appariva sfacciato ed egoista, che rimandava ai comportamenti messi in pratica da chi aveva una percezione spropositata dei propri diritti. Ciò comportò una svolta radicale, intesa a migliorare il mio stile di vita e a prendermi l’impegno di fare mie certe abitudini, quelle che mi avrebbero permesso di mantenere determinati standard nella quotidianità. Per esempio, non sarebbe stato sufficiente che mi ritagliassi un solo weekend durante il quale non mi sarei dedicata all’aiuto del prossimo, con l’obiettivo di assaporare un po’ di tempo libero. Thomas volle farmi programmare momenti da dedicare a me stessa ogni giorno, per sei mesi (mettendolo pure per iscritto sul calendario).

L’Estrema Cura di Sé prevedeva anche che mi circondassi di persone brillanti, consapevoli di se stesse, interessate solo a relazioni alla pari. Si trattava di intraprendere cambiamenti coraggiosi, come per esempio eliminare una volta per tutte dalla mia vita tutta la paccottiglia accumulata, o abbellire l’ambiente di lavoro e quello domestico in modo che fossero in grado di arricchire lo spirito, mantenendoli poi tali o, ancora, tenere sotto controllo i miei movimenti finanziari, per poter essere sempre in grado di decidere il mio stile di vita, ed evitare di prendere impegni mossa solo dal senso di colpa o del dovere.

Inoltre, Thomas mi spiegò che, nell’ottica dell’Estrema Cura di Sé, era fondamentale che mettessi al primo posto il piacere: e intendo il vero piacere, non solo il concedermi un massaggio ogni due mesi, o un bagno rilassante ogni tanto, o una vacanza all’anno. Significava piuttosto lasciare il lavoro a metà giornata per immergermi nella natura, godermi un massaggio alla settimana e sviluppare abitudini che mi facessero sentire ogni giorno felice e coccolata, come ascoltare la musica che amavo, o bere il mio tè preferito, o ordinare fiori freschi da tenere in ufficio.

In un primo momento opposi una strenua resistenza all’idea dell’Estrema Cura di Sé. Un massaggio alla settimana? Come potevo permettermelo, se dovevo pagare l’affitto? Ritagliarmi un po’ di tempo per me stessa ogni giorno? Riuscivo a stento a trovare il momento per andare in bagno, figuriamoci se potevo andare a passeggiare in pausa pranzo. I suggerimenti del coach mi apparvero piuttosto utopici, ai limiti del reale e insulsi. Eppure, come avrei scoperto di lì a poco, una vita grandiosa ha inizio con l’apertura mentale. Ancora oggi, sono riconoscente a Thomas Leonard per avere avuto sulla mia vita una visione di più largo respiro di quanto non l’avessi io stessa.

Una volta che ebbi cominciato a integrare un poco alla volta i principi dell’Estrema Cura di Sé nella mia esistenza, fu chiaro che si rendevano necessari anche certi cambiamenti interiori, per fare in modo che questi comportamenti si consolidassero. Per esempio, dovevo smettere di fare la martire e focalizzarmi sul soddisfacimento dei miei bisogni. Dovevo smettere di aspettarmi che fossero gli altri a leggermi nella mente e cominciare invece a esplicitare con chiarezza cosa desiderassi. Fu arduo chiedere aiuto prima di averne urgente bisogno. Piuttosto che lagnarmi e piagnucolare allorché gli altri mi deludevano, avrei dovuto interpretare la mia frustrazione come il sintomo di qualcosa su cui era necessario intervenire per cambiare. Dovetti anche iniziare a chiedere alle persone di farsi carico di parte dei problemi, invece di tentare di fare l’eroina e risolvere tutto da sola. Infine, era necessario che smettessi di dire di sì in automatico quando qualcuno chiedeva aiuto, imparando piuttosto a dire di no in modo sicuro e pacato.

Con il progredire del lavoro con Thomas, mi resi conto che compiere determinati cambiamenti non era per niente facile. Se ora mi guardo alle spalle, mi accorgo che quello che stavo sfidando era lo spirito di sacrificio e l’atteggiamento servizievole che avevo ereditato, tramandato per generazioni dalle donne della mia famiglia: è la stessa eredità che ancora oggi disorienta molte donne. Troppe di noi continuano a comportarsi da brave ragazze, e si tratta di un’abitudine dura da sconfiggere. Mi ritrovo a farlo ancora adesso, quando sono stressata o sotto pressione. Tutto a un tratto mi piego e indietreggio, magari solo per rendere il lavoro più facile a qualche dipendente (è ciò che definisco “assumere gente per la quale lavorare”). Oppure, metto in agenda troppi impegni all’interno di una sola giornata, solo per venire incontro ai bisogni di tutti (questo invece lo definisco “pazzia”). Chi di noi (sia uomini che donne) si comporta in tal modo spesso si lascia guidare da una risposta automatica, come se venisse premuto un pulsante predefinito e regredisse di riflesso a rimettere in scena reiterati schemi d’azione.

Cavalcare le onde della vita

Infondere nella propria vita un ritmo e una routine simili a quelli delle onde ripaga in modi che effettivamente possono risultare sorprendenti e potenti gesti di Estrema Cura di Sé. La routine è in grado di aggiungere un senso di stabilità nella vita e ci aiuta a sentirci più sicuri. Ci fornisce anche un po’ di sollievo, di cui abbiamo tanto bisogno, evitandoci di dover gestire a livello mentale troppe responsabilità.

Se ti soffermi a rifletterci, probabilmente scoprirai che anche nella tua vita ci sono già alcune routine consolidate, quali:

  • incontrare gli amici per una partita settimanale di calcio;
  • andare con regolarità dallo stesso parrucchiere per farti sistemare i capelli dalla stessa persona;
  • mettere i bambini a letto e farli alzare ogni giorno alla stessa ora;
  • andare in palestra tutti i lunedì, mercoledì e venerdì;
  • programmare le riunioni di lavoro alla stessa ora ogni settimana;
  • portare fuori il cane o dare da mangiare al gatto ogni giorno alla stessa ora.

Si tratta di abitudini che diventano ritmiche, attraverso le quali vivi e pianifichi la tua esistenza. E i benefici spesso si manifestano in modalità inaspettate. Per esempio, allorché vai a letto e ti svegli con regolarità negli stessi orari, faciliti il tuo sistema adrenalinico mantenendo stabili e bilanciati gli ormoni. L’equilibrio del corpo ti aiuta a bilanciare anche la mente. Di conseguenza, la pace e l’ordine cominciano a rimpiazzare il caos e la frenesia di una vita troppo piena di impegni. Incontrare gli amici ogni settimana alla stessa ora (che sia per un pranzo tra colleghi o per allenarti insieme in palestra) ti regala un senso di connessione e comunanza, arricchendoti di significato e di completezza.

Pensa ai cicli della natura: le stagioni si avvicendano, il sole sorge e tramonta ogni giorno, le maree arrivano e si ritirano. Purtroppo le vite frenetiche che conduciamo spesso interrompono il ritmo vitale che dovrebbe regolarci. Mangiamo a qualsiasi ora del giorno e della notte. Difficilmente dormiamo a sufficienza. Siamo distratti dai rumori circostanti, che rendono quasi impossibile riuscire a ritagliarci con frequenza periodi di tempo ininterrotti da dedicare a una singola cosa, sulla quale poter focalizzare le energie e l’attenzione. Quando non seguiamo il nostro “flusso” naturale, la mente e il corpo restano disorientati, il che comporta tutta una serie di problemi. Per esempio, le capacità di attenzione si indeboliscono, siamo soggetti a violenti sbalzi di umore, il livello energetico si innalza e si abbassa di continuo, anche il processo digestivo ed escretore viene interrotto e resta compromesso.

Stabilire una routine più bilanciata e salutare potrebbe significare impegnarsi a fare una delle seguenti azioni, ogni giorno alla stessa ora:

  • Andare a dormire
  • Svegliarsi
  • Allenarsi
  • Meditare
  • Fare colazione, pranzare e/o cenare
  • Giocare con il proprio animale domestico o portarlo fuori
  • Scrivere un diario, o un quaderno
  • Uscire per una passeggiata
  • Trascorrere un po’ di tempo con i propri cari
  • La mia lista dei no assoluti: non lo farò più…
  • Andare di fretta
  • Saltare fuori dal letto al mattino: piuttosto, mi concederò il tempo necessario per iniziare la giornata con serenità e tranquillità
  • Vivere senza animali domestici
  • Scendere a compromessi rispetto ai miei bisogni per il quieto vivere degli altri
  • Mangiare carne
  • Monitorare le mie finanze e pagare le bollette: troverò qualcun altro che se ne occupi
  • Mettermi a discutere con chi non ha di meglio da fare che litigare per occupare il tempo
  • Ricorrere alle carte di credito se poi rischio di andare in rosso alla fine del mese
  • Tenere in casa ciò che non amo o di cui non ho bisogno
  • Tenere la bocca chiusa quando qualcuno dice cose fuori luogo
  • Partecipare a eventi che prevedono ore di chiacchiere inutili
  • Tollerare o prendere parte a pettegolezzi
  • Affrontare da solo circostanze difficili
  • Ricorrere alle prestazioni di qualcuno (che si tratti dell’avvocato, del dottore, di un terapeuta, o di chiunque altro) che non mi porti rispetto.
  • Rispondere al telefono durante i pasti
  • Accettare ingiurie da un capo o da un collega
  • Andare al lavoro quando sono malato
  • Non esprimere la mia opinione se risulta controcorrente tra i presenti

Permettere al contesto sociale di dettare legge rispetto ai miei interessi, all’abbigliamento, all’arte e alla musica o altro:

  • mi piace quello che mi piace
  • Dedicare tempo a relazioni che non sono in linea con quello che sono o che voglio essere
  • Accettare confezionamenti inutili propinati dai ristoranti, dai negozi ecc
  • Portare a termine la lettura di libri per i quali non ho più interesse
  • Portare in casa posta indesiderata (ho messo un cestino per il riciclo proprio fuori dalla porta)
  • Sentire il bisogno di controllare le e-mail più volte al giorno
  • Mangiare senza avere fame
  • Lasciarmi coinvolgere nei drammi degli altri
  • Sentirmi in obbligo di trascorrere il tempo con familiari e amici che hanno deciso di vivere nel caos
  • Sentirmi a disagio quando esprimo un rifiuto che sia funzionale al mio benessere
  • Pensare al lavoro quando non sono al lavoro
  • Subire la tirannide della televisione rispetto ai programmi che mi piace guardare (li registro e me li vedo quando ne ho voglia)

Tenere la casella delle e-mail impostata per ricevere i messaggi in modo automatico. Decido io quando scaricarli:

  • Tenere i vestiti, nella speranza che “un bel giorno” mi andranno bene
  • Buttare via tutto ciò che può essere riciclato
  • Comprare automobili che non siano efficienti dal punto di vista dei consumi

Passare il tempo con persone che parlano a me, invece che con me.

Quelli che hai appena letto sono esempi che illustrano con efficacia come le regole possano cambiare, una volta che decidi di introdurre nella tua vita la pratica dell’Estrema Cura di Sé. Quando li condivido con i clienti o con chi partecipa ai workshop, ottengo svariate reazioni: c’è chi si sente ispirato a stabilire nuovi limiti nella propria vita; chi resta sorpreso e anche un po’ intimidito al pensiero di poter vivere secondo queste regole; e poi ci sono quelli che si mettono in agitazione dal momento che non vedono la possibilità di applicare certi comportamenti nelle loro esistenze, perché magari non possono permettersi di pagare qualcuno che si occupi delle mansioni a cui non vogliono dedicarsi personalmente, oppure perché non sono ancora arrivati a sentire che si meritano certi standard.

Sono comunque tutte reazioni normali, che fanno parte del processo che affrontiamo quando ci impegniamo a migliorare le nostre condizioni di vita. Il commento più diffuso da parte delle donne, non appena sentono gli esempi sopracitati, è questo: “Molti sembrano ritenere di avere il diritto a tutto questo, ma io non riesco a essere tanto egocentrica.” Ricordo di essermi sentita anche io così, quando ho intrapreso questo percorso, ma se c’è una cosa che posso assicurarti è che la maggior parte degli uomini e delle donne che si rivolgono alle mie consulenze o prendono parte alle conferenze è rappresentata da gente che ha bisogno di sviluppare una consapevolezza più forte del diritto di prendersi cura di sé.

È importante anche notare che alcuni degli esempi riportati dimostrano gli effetti potenti che l’Estrema Cura di Sé può avere sugli altri. Le decisioni di non accettare confezioni da buttare al ristorante, o di non prendere parte ai pettegolezzi, o di comprare automobili che non sprechino carburante, sono esempi di come la cura di sé abbia come risvolto la premura verso il prossimo

La tua lista dei no assoluti racconta molto di te. Se per esempio non ti viene in mente nulla da elencare, ciò potrebbe significare che hai bisogno di mettere i tuoi bisogni al centro. Se elenchi solo due o tre punti, potrebbe voler dire che è arrivato il momento di analizzare più approfonditamente quali cambiamenti potrebbero essere necessari nella tua vita. E se riguardando la lista ti senti soddisfatto delle regole che ti guidano, che ti proteggono e ti rafforzano, allora potrebbe essere arrivato il momento di festeggiare.

Cominciare la tua lista è un passo importante per capire dove sei carente nella cura di te stesso. E allora, iniziala…

Sfida dell’Estrema Cura di Sé: scopri una passione latente

E tu? Sei pronto a renderti conto di come sogni e desideri siano in attesa di essere riscoperti e risvegliati dentro di te? Questo mese, voglio che ti concentri su due punti.

Per prima cosa, desidero che ti dedichi a una piccola caccia al tesoro. Tieni gli occhi ben aperti, in cerca di un oggetto o di un simbolo che rifletta la parte più intima di te che desidera esprimersi. Presta attenzione a ciò che cattura il tuo sguardo e che ti tocca il cuore dietro una vetrina, alle immagini online o in televisione sulle quali ti soffermi maggiormente, o alle fotografie nelle riviste o nei cataloghi. Potrebbe trattarsi di qualcosa che tieni in casa e che ti è così vicino che nemmeno te ne accorgi, oppure, invece, gli indizi potrebbero non essere in vista. Passa in rassegna gli armadi, gli scatoloni che tieni in cantina, i cassetti che non apri da tempo. Una volta che avrai individuato l’oggetto simbolico, tienilo con te. Se non hai trovato niente che rappresenti la tua passione o la tua idea, prova a fare una ricerca in internet. Chiediti: “Se questo oggetto, o questa immagine, potesse parlare, cosa mi direbbe?”. E scrivi qualsiasi cosa ti venga in mente.

Una volta individuato l’aspetto di te che è pronto a resuscitare, fai qualcosa per risvegliarlo. Io, per esempio, non appena capii cosa aveva da dirmi quel cappello bianco e nero, seppi di dover alimentare la mia passione. 

Quindi, ecco cosa feci:

Chiamai mia cugina Karen, una sarta di talento, e le chiesi di aiutarmi a realizzare un progetto piuttosto semplice, un copriletto, giusto per cominciare ad apprendere i concetti base del cucito. Ci accordammo per andare insieme in un’azienda tessile dove potessi imparare qualcosa sui diversi materiali, sui tessuti, sulle attrezzature e sugli strumenti del mestiere.

Jay Calderin, membro della mia community online, nonché stilista affermato e docente presso la School of Fashion Design di Boston, mi invitò a prendere un tè con lui per confrontarci su come avrei risvegliato “la stilista modaiola che c’era in me”. Accettai l’invito, per godermi un giro tra le case di moda e una meravigliosa chiacchierata.

Dedicai un pomeriggio a sfogliare riviste di moda ritagliando le immagini che più amavo.

Creai una sorta di Mappa del Tesoro, riempiendola con le immagini che avevo selezionato e con le massime di maggiore ispirazione per continuare a perseguire questa passione.

Prendendo a modello la mia lista precedente, scegli tre cose che puoi fare questo mese per perseguire le tue aspirazioni. Se l’immagine che hai scelto riguarda il baseball, potrebbe essere arrivato il momento di informarti su qualche squadra di baseball per adulti. Se ti sembra di essere sempre alla ricerca di carta e penne pregiate, forse dentro di te si nasconde uno scrittore che ha bisogno di venire alla luce. Se non sai come esprimerti al meglio, prova a farti dare qualche idea dagli amici o dai membri del Life Makeover Group. Potresti anche cercare in internet, consultare una bacheca di annunci o iscriverti a qualche community in cui le persone condividano i tuoi stessi interessi.

Ci sono buone probabilità che resti piacevolmente stupito nel vedere quante porte si apriranno nel momento in cui ti impegni a risvegliare le parti addormentate dentro di te. Tutto dipende da ciò su cui decidi di focalizzarti. Quando presi la decisione di riportare alla luce l’amore che provavo per la moda, cominciarono a presentarsi numerose opportunità. Sarà così anche per te. Quando sceglierai di muoverti nella direzione che asseconda e rende onore alla tua anima, l’Universo ti sosterrà!

Questo testo è estratto dal libro "L'Arte di Prendersi Cura di Sé".

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