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Il DSM e le Diagnosi Inventate

Il Marketing della Pazzia - Anteprima del libro di Marcello Pamio

Le medicine per effettuare una diagnosi

«Attraverso il suo DSM la psichiatria traccia la linea di confine fra ciò che è “normale” e ciò che non lo è».
Robert Whitaker

La medicina per effettuare una diagnosi utilizza apparecchiature e strumentazioni di vario tipo: ecografia, risonanza magnetica, tomografia assiale, radiografia, ecc., nonché esami laboratoristici come le analisi dei liquidi biologici (sangue, urine, ecc.) e biopsie che evidenziano e dimostrano l’esistenza o meno di una malattia.

La psichiatria non ha mai avuto e non avrà mai nulla di scientifico e riproducibile che possa comprovare un disturbo o una malattia mentale. Non esiste nessun esame laboratoristico che dimostri o provi l’esistenza del disagio psichico. Niente di niente.

Questo è il problema più grave per la psichiatria: senza esami specifici non si può spiegare al mondo accademico e non solo come funziona realmente la diagnosi psichiatrica.

Qui entra in gioco il DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il testo pubblicato dall’APA.

Il DSM è nato proprio dal desiderio degli psichiatri e psicologi di essere accettati dalla comunità ufficiale: lo strumento per far sembrare scientifica la psichiatria.

Il nome è stato scelto ad arte perché riportando le parole “diagnosi” e “statistica” si vuole far crede che si tratti di un testo scientifico, quasi matematico. La realtà è che non contiene nessun dato matematico o statistico ma si tratta solo di un elenco di definizioni di disturbi. Niente di scientifico ma una sola lista di nomi.

L’attuale moderno approccio di classificare i disturbi psichiatrici risale ancora al XIX secolo.

Il padre della classificazione psichiatrica

Il padre della classificazione psichiatrica fu lo psichiatra tedesco Emil Kraepelin (1856-1926), direttore della Reale Clinica Psichiatrica di Monaco, il quale cercò di classificare tutti gli stati mentali alla stregua di stati patologici. All’epoca si ritenevano essere malattie biologiche del cervello la demenza precoce, malattie maniacodepressive, psicosi paranoide, tre disturbi che si ritrovano anche nell’odierno DSM. Kraepelin cercò di classificare anche i vari stati mentali alla stregua di questi tre e tra le malattie psichiatriche da lui individuate compaiono: «il criminale nato, i bugiardi, i truffatori patologici e la masturbazione».

Kraepelin fu anche il vero padre del Morbo di Alzheimer. La storia riconosce la paternità al dottor Alois Alzheimer (1864-1915) da cui ha preso il nome, ma fu Kraepelin a coniare ufficialmente il termine “malattia di Alzheimer” (Alzheimer Krankheit). Inventando di sana pianta l’Alzheimer, Kraepelin aveva conquistato un territorio diagnostico molto importante e nel consolidare l’esistenza della malattia giocò un ruolo cruciale la diatriba tra lui e Freud.

A quel tempo la teoria di Freud aveva rivoluzionato lo studio delle nevrosi attribuendo i sintomi delle malattie psichiatriche all’inconscio e ipotizzandone la cura tramite la psicoanalisi. Queste teorie erano però in netto contrasto con la concezione organicistica e biologica delle malattie mentali sostenuta dal dottor Kraepelin e dal dottor Alzheimer: per loro le malattie avevano una base organica che poteva essere accertata scientificamente.

Si venne a creare una profonda divisione tra psichiatria a base organica e psichiatria freudiana, poiché ognuna di queste correnti cercava il proprio riconoscimento medico. La posta in gioco era elevatissima. La determinazione di Kraepelin affinché la malattia di Alzheimer fosse classificata come “patologia organica” è stato il tentativo strategico di conquistarsi quel riconoscimento, oltre a non perdere l’orgoglio e la faccia come scienziato.

Psychiatrie

Quando Kraepelin incluse FAlzheimer nel suo testo Psychiatrie, diede l’avvio al processo di riconoscimento ufficiale... Da un paziente singolo bollato in modo molto approssimativo si è arrivati oggi a diagnosticare la demenza senile in decine di milioni di persone. Oggi sappiamo bene che FAlzheimer non è una malattia psichiatrica, ma una malattia neurologica degenerativa.

Kraepelin dedicò l’intera sua vita per dimostrare che è possibile classificare le malattie mentali senza mai però riuscirci tanto che alla fine concluse che «era quasi impossibile distinguere scientificamente la persona normale da quella malata di mente».

Nonostante la sua presa di coscienza, il sistema di Kraepelin divenne molto famoso e prese piede rapidamente in Germania, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e fu solo grazie a questo suo sistema se finalmente fu possibile parlare in ambito psichiatrico di “pazienti”. Fino a quel momento nessuno in modo concorde ne aveva mai parlato in questi termini.

Fu nel 1952, in concomitanza della nascita della psicofarmacologia, che venne redatto il DSM-I, la prima edizione in cui la parola “disturbo” viene usata solo come eufemismo per indicare una malattia mentale. Nel testo vengono catalogate oltre un centinaia di malattie mentali per le quali non è mai stata scoperta alcuna alterazione medico-biologica.

Questa prima edizione era composta da 130 pagine ed elencava 112 disturbi mentali, come detto non basati su esami ma su voti apposti in una scheda di votazione inviata per posta al 10% dei soci dell’APA. Ecco la scientificità psichiatrica: voti spediti per posta da un decimo dei soci iscritti al sindacato degli psichiatri.

Nel DSM-I venivano definiti anormali aspetti e comportamenti di vita come: «trattenere il fiato, mangiarsi le unghie, ciucciarsi il pollice, sonnambulismo, scarsa efficienza, timidezza [definita SAD, Disturbo da Ansietà Sociale], omosessualità».

La psichiatria, classificando qualsiasi comportamento umano normalissimo come disturbo mentale, si sta impossessando della vita. Nel 1968, nell’epoca della grande contestazione, esce la seconda edizione, il DSM-II, ampliata e aggiornata con 145 disturbi. Per elevare e portare il DSM a livello internazionale questa edizione viene allineata all’ICD (Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Connessi) dell’OMS. Quest’ultima è la classificazione usata in Europa e nel mondo nella quale, oltre alle diagnosi psichiatriche, elenca anche reali patologie mediche. Divenne il primo passo importante compiuto dalla psichiatria per essere accettata nell’ambito medico, proprio in concomitanza, stranamente, con l’ondata di popolarità dei primi psicofarmaci messi in commercio in quel periodo, tra i quali il Miltown e soprattutto il Valium.

Al DSM-W però mancava ancora quell’alone di scientificità perché non esistevano delle vere e proprie spiegazioni di tipo biologico... La soluzione venne trovata con la pubblicazione di un manuale che definisce i disturbi mentali in modo ancora più preciso: nacque così nel 1980 il DSM-WI a cura dello psichiatra Robert Spitzer. Il periodo non a caso segna l’inizio della rimonta psichiatrica e psicofarmacologica, anche perché il Prozac e il ASM-IIIR furono entrambi introdotti nel 1987. Le vendite del farmaco schizzarono alle stelle, per la gioia della Eli Lilly, anche perché la definizione di “Disturbo Depressivo Maggiore” era troppo disinvolta.

Da quel momento in poi le diagnosi diventarono di natura biologica e le definizioni di disturbi vennero gonfiati fino a raggiungere l’impressionante numero di 259. Ma questo non bastava ancora... Secondo Allen Frances, medico psichiatra capo redattore del DSM-W, «L’assenza di test biologici rappresenta uno svantaggio enorme per la psichiatria. Significa che tutte le nostre diagnosi sono basate su giudizi soggettivi e sono quindi intrinsecamente fallibili e soggette a mutamenti capricciosi».

Per far accettare al mondo l’idea che la psichiatria fosse una vera scienza medica, le definizioni dovevano essere arricchite da una teoria che suonasse scientifica...

Questo testo è estratto dal libro "Il Marketing della Pazzia".

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