IL GIARDINO DEL BENE   |   Tempo di Lettura: 7 min

Il Muratorino Siriano

Il Giardino del Bene

Una storia da libro Cuore

Benvenuti alla quinta puntata della rubrica. Oggi vi racconto una storia che esala dalle mura di una lontana scuola per profughi a Gaziantep (Turchia), una scuola creata da una onlus italiana (Still I Rise). Me l'ha raccontata Nicolò Govoni, la persona che quella scuola ha fortemente voluto. È una storia di riscatto, che mi auguro possa arrivare al vostro cuore con la stessa intensità con cui ha toccato il mio.

Il Muratorino Siriano

Tempo di lettura: 7 minuti

Luogo: Gaziantep (Turchia)
Parole: Destino, empatia, speranza

Ispirazione: Nicolò Govoni
Letture consigliate: "Libro Cuore" "Il Dizionario dell'Anima"

Sottofondo musicale: "Secret Love" (autore: Nicos)

Qualche tempo fa, per ristrutturare l’edificio di quella che sarebbe diventata la prima scuola per profughi in Turchia, la onlus decide di affidare il progetto ad un’impresa edile di siriani, agevolando loro in quanto in quella striscia di confine la comunità siriana è tra le più bisognose.

Talvolta però lavorare con gli ultimi comporta lo scontrarsi con le necessità di un mondo, quello della povertà, troppo lontano dal nostro. Il bisogno quando si fa estremo crea dinamiche che talvolta sconfinano dalla nostra comprensione. Come accadde ai membri della onlus quando notarono nella squadra dei muratori la presenza di un bambino di tredici anni.

Mohammed, questo il suo nome di fantasia, fa questo lavoro da anni, lo si capisce dalla sua abilità, e dal rispetto con cui il resto del cantiere lo tratta, come fosse un fratello minore. Ma questo inevitabilmente si viene a scontrare con i principi della onlus e con quella che è la sua missione, e cioè aiutare i bambini e ripristinare il loro diritto all’infanzia, combattendo quindi anche ogni forma di lavoro minorile. Da una parte la volontà di rispettare quei principi e dall’altra il desiderio di aiutare la compagnia edile e salvare quel bambino da quella situazione. Dopo ore di riflessione, la onlus decide di proporre un patto all’impresa edile.

La onlus avrebbe permesso a Mohammed di continuare ad aiutarli con i lavori, come si confà alla loro cultura, a patto che, una volta completata la ristrutturazione, loro avrebbero permesso a lui di lasciare per sempre il lavoro per frequentare la scuola. La onlus si sarebbe accollata ogni spesa e aiuto per la famiglia del bambino. Nonostante ciò i volontari della onlus dubitano che la compagnia tenga fede a quel patto, perché sanno per esperienza che recuperare i bambini dal lavoro minorile, o dalle strada, è sempre molto difficile. Ma decidono di correre quel rischio.

Sulle onde di questo dubbio, trascorrono le settimane, e si arriva a lunedì, giorno di inaugurazione della scuola. L’impresa edile termina i lavori in mattinata, e dopo pranzo la scuola è pronta per aprire i battenti. I bambini sfilano nell’edificio nuovo. Allo squillo della campanella, si presenta anche Mohammed. Ma mentre gli altri bambini perlustrano entusiasti l’edificio, lui se ne resta in disparte, è visibilmente a disagio. Gli altri bambini sono tutti vestiti con gli abiti migliori che hanno, mentre lui indossa ancora gli indumenti da lavoro, sporchi e stracciati.

Mi ricorda uno dei personaggi del libro Cuore, Antonio Rabucco, il bambino soprannominato il Muratorino, per via del lavoro del padre e perché lui stesso vestiva gli abiti smessi dal genitore, abiti sempre bianchi di calce e gesso.

E come il Muratorino, anche Mohammed si porta appresso il forte imbarazzo per quegli indumenti. Lo si vede chiaramente quel pomeriggio. Mohammed si muove timidamente, con circospezione, testa bassa, guardando dietro di sé a ogni movimento, forse timoroso di lasciare qualche traccia di gesso sulle cose che tocca. O di attirare sguardi e commenti indiscreti.

Quanto sarebbero tornate comode in quegli istanti le parole del signor Bottini, padre di Enrico (la voce narrante del libro Cuore), quando fermò la mano del figlio intenta a ripulire la macchia lasciata dagli abiti sporchi del Muratorino.

"Lo sai, figliuolo, perché non volli che ripulissi il sofà? Perché ripulirlo, mentre il tuo compagno vedeva, era quasi un fargli rimprovero d’averlo insudiciato. E questo non stava bene, prima perché non l’aveva fatto apposta, e poi perché l’aveva fatto coi panni di suo padre, il quale se li è ingessati lavorando; e quello che si fa lavorando non è sudiciume: è polvere, è calce, è vernice, è tutto quello che vuoi, ma non sudiciume. Il lavoro non insudicia. Non dir mai d’un operaio che vien dal lavoro: - È sporco. - Devi dire: - Ha sui panni i segni, le tracce del suo lavoro. Ricordatene. E vogli bene al muratorino, prima perché è tuo compagno, poi perché è figliuolo d’un operaio".

Per qualche misteriosa alchimia è come che lo spirito amorevole di quelle parole sia realmente circolato tra le pareti dell’aula, quel pomeriggio, facendo in modo che nessuno dei compagni ebbe da deriderlo per i suoi abiti. Ma questo non fu sufficiente ad alleviare l’imbarazzo del ragazzo, tanto che negli insegnanti della onlus si materializzò un forte timore:

Ma tornerà domani?

Il giorno dopo è in programma la prima lezione di inglese, ed ecco che appena affacciato in aula l’insegnante scorge proprio la sagoma di Mohammed, è seduto nella prima fila di banchi, gli occhi fissano la lavagna. E si fatica quasi a riconoscerlo: ha ripescato i vestiti della festa, si è tagliato i capelli, ha cucito i buchi nelle scarpe. Per milioni di bambini il diritto all’educazione è qualcosa di scontato, per altri, meno fortunati, qualcosa di compromesso e inarrivabile. Mohammed apparteneva a questa seconda categoria, ma ha deciso di invertire questo destino sfruttando l’opportunità che gli era stata concessa

Ed eccolo, alla sua prima lezione di inglese, con il volto gioioso, e lo sguardo che continua a fissare la lavagna, in quel rettangolo nero intravede non solo nuove parole ma anche un nuovo orizzonte, probabilmente è ancora sfuocato, ma la luce che emana è già sufficiente ad irradiare il volto di Mohammed. E mi auguro anche il vostro. 

 

L'esercizio

Questa piccola storia ci dona la speranza che ognuno di noi, indipendentemente da chi sia e in che punto della propria esistenza si trovi, ha la possibilità di mutare il corso della propria esistenza. Anche nelle situazioni più buie e disperate esiste la possibilità di trovare uno spiraglio di luce e innescare un processo di cambiamento. Talvolta è molto difficile, talvolta richiede sacrifici enormi, altre volte implica cadute e fallimenti, ma quella possibilità esiste ed è percorribile tutte quelle volte che desideriamo qualcosa fortemente...

E noi siamo soddisfatti della nostra esistenza? Ci sono situazioni o dinamiche che non sentiamo più in linea e che vorremmo cambiare? Cosa stiamo facendo per modificarle? Cosa siamo disposti a fare di più? Utilizziamo questa settimana per riflettere su queste domande e per intraprendere alcune piccole azioni verso le direzioni che ci indica il nostro cuore...

Prima di salutarvi vi ricordo la mia mail: riccardo@lospiritoinfantile.it Se vi va, scrivetemi, per raccontarmi una vostra storia sul "bene", qualcosa di voi o semplicemente per un saluto. Grazie di cuore per aver fatto visita a "Il Giardino del Bene", vi aspetto giovedì prossimo con una nuova storia.

 

Approfitto per segnalarvi che è arrivata in tutte le librerie la nuova edizione del libro  Il Codice del Cuore (libro scritto insieme a Salvatore Brizzi e con la collaborazione di Gregg Braden).

Data di Pubblicazione: 8 aprile 2021

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