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Il mito di Venere-Afrodite

Il mito di Venere è decisamente antico e ci parla di due diverse sfaccettature di questa divinità: una molto arcaica e collegata alla grande dea di derivazione mesopotamica Ishtar, e l’altra - forse più recente - legata alla cosmogonia ellenica, che la vede nascere dall’incontro tra la spuma del mare e il seme dei testicoli tagliati di Urano. Si tratta qui di una divinità che non ha madre e che viene chiamata Afrodite Ourania. Questa divinità sembra legata al segno della Bilancia e all’elemento Aria: bellissima, distaccata, asettica, formale e assolutamente razionale, da Platone viene considerata la dea dell’amore puro. E questo il lato della dea che governa l'estetica e l’etica, molto vicino all’ideale delle cose e al senso dell’armonia. Dal punto di vista simbolico si tratta della funzione che consente di riallacciare i ponti tra il mondo terreno e il mondo spirituale, ricomponendo la separazione violenta avvenuta nella lotta tra Saturno e Urano. Suoi fedeli amici sono Eros (Amore) - che in alcune ricostruzioni del mito viene visto come suo figlio - e Imeros (Desiderio).

Secondo la cosmogonia ellenica, dopo la nascita Afrodite fu portata a Citera e poi di lì a Cipro, dove venne accolta dalle Ore e condotta al cospetto degli Immortali, dai quali fu subito accolta.

Contrariamente a quasi tutte le altre divinità femminili, che venivano scelte o addirittura rapite dai loro uomini, lei fu sempre libera di scegliere chi sposare. Secondo alcuni miti, fu proprio lei a scegliere Efesto, un dio brutto e storpio che però era capace di lavorare magnificamente l'oro e di creare meravigliosi gioielli che poi lei indossava. Forse fu proprio la combinazione tra bellezza e tecnica a dare vita all’arte.

Sul piano psicologico questo lato di Afrodite consente di ricomporre, attraverso la relazione erotica, quel senso di perfezione che si è interrotto al momento dell’identificazione, allorché ognuno di noi è diventato uomo o donna, perdendo quel senso di totalità da cui invece ha avuto origine la vita. Per questo il suo simbolismo si lega alla Bilancia e alla cosignificante casa VII che, nel tema natale, parlano del modo in cui si intendono le relazioni.

Vi è poi anche un altro mito, molto più recente: quello di Afrodite Pandemos, figlia di Zeus e Dione. Anche lei è legata a Eros, ma il suo simbolismo sembra essere più ordinario, più carnale, legato all’ambito della sensualità e della sessualità; astrologicamente è qui più vicina al segno del Toro e alla casa, dove la sensualità è più predominante. Platone diceva che questa divinità governa l’amore volgare.

Si tratta però di una divisione estranea alla mitologia più arcaica, che in questa divinità vedeva al massimo un’ambivalenza. Alcuni miti parlano di una divinità duplice che alla fine deve integrare i due poli. In pratica Platone sostiene che Afrodite simboleggia, nella sua dualità, una doppia possibilità: quella reintegrativa e unificante da un lato, e quella separativa e dualizzante dall’altro. Che, a ben guardare, sono le due anime della dea.

Afrodite, pur avendo scelto Efesto come sposo, non gli fu mai fedele. I suoi amanti furono innumerevoli e venivano scelti sia tra i mortali che tra gli dèi. L’amante più noto di Afrodite fu Ares, da cui ebbe parecchi figli; ma ebbe rapporti anche con Ermes, da cui nacque l’Ermafrodito, e con molti umani, tra i quali Anchise - da cui nacque Enea - e Adone, che alcune versioni vogliono ucciso dalla gelosia di Ares. Del resto possedeva il cinto magico, lo strumento che la rendeva irresistibile e le era molto invidiato dalle altre divinità femminili. Dei suoi figli si occupò poco in prima persona, ma fu sempre pronta a proteggerli in caso di problemi.

È dunque evidente il carattere libero di questa divinità, che scelse sempre chi amare e che non fu mai "scelta”. Ella ispirava amore, e questo a volte creava armonia e pace, mentre altre volte conflitti e dolore. Basti pensare alla guerra di Troia, che fu scatenata a seguito di un suo intervento diretto: fu lei, in cambio della mela d’oro, a dare a Paride l'amore di Elena, moglie di Menelao; questi, per reclamare la sua sposa, scatenò una delle guerre più violente del passato, che portò alla distruzione totale della dinastia di Priamo ed Ecuba. Possedeva una forte capacità decisionale, che non esitava a mettere in pratica. Si pensi alla sua ingerenza nel rapimento di Persefone: fu infatti lei a decidere che era tempo che la ragazza lasciasse l’abbraccio materno e a complottare in tal senso con Giove e Ade; e fu sempre lei a decidere di dare vita alla statua di Galatea, forgiata da Pigmalione.

Sovente mostra un lato tutt’altro che armonioso. In alcuni frangenti diventa pericolosa e vendicativa, soprattutto quando non viene onorata o riconosciuta: nel mito di Eros e Psiche, ad esempio, Afrodite si mostra inizialmente crudele nei confronti della ragazza, colpevole solo di essere troppo bella e di aver suscitato la sua invidia e la sua rabbia. È pur vero però che lei simboleggia l’amore e non la fusione e che, a differenza della Luna, non è interessata alla simbiosi e alla fusione, ma alla relazione cosciente che può esserci solamente dopo una scelta razionale: infatti, le pene che inflisse a Psiche la costrinsero a scegliere Eros e a combattere per averlo, conducendo la giovane a una scelta amorosa consapevole. Dunque Psiche viene in qualche modo messa alla prova, quasi che la dea volesse da lei uno sforzo evolutivo per renderla meritevole di stare a fianco del figlio.

Anche nel mito di Fedra accade qualcosa di simile, perché si chiede all'amore di diventare maturo e di abbandonare l’idea che lo si possa trovare senza una precisa scelta razionale.

La dea, quindi, in molte occasioni mostra anche una notevole ombra: molte donne, nel mito, sono vittime della sua rabbia e cadono preda di amori terribili, non ricambiati o nati all’interno di situazioni impossibili e svalutanti.

Molto dipenderà dal valore che la donna riesce a dare a se stessa: quando questo è assente, Afrodite soffre e farà soffrire la donna.

Senza dubbio si tratta di un archetipo che può lavorare in modo creativo o distruttivo: gli dèi non sono teneri (soprattutto con coloro che non li onorano) e il mito li mostra crudeli e vendicativi. Afrodite non fa eccezione, e allo scopo utilizza il sentimento e la sessualità per cui nega l’amore, rendendo impotenti gli uomini o frigide le donne. Quando si parla di "vendetta" siamo di fronte a un blocco in cui la divinità non consente l’evoluzione e impone una sofferenza.

Il mito di Venere è di estremo interesse perché mostra non solo la potenza dell’amore - il sentimento che lei ispira - ma anche come questo possa agire in due differenti, per non dire opposte, direzioni: da un lato può produrre cambiamenti e trasformazioni in grado di spingere gli individui a scendere nelle profondità delle loro anime e a conoscersi veramente; dall’altro può generare sconvolgimenti e drammi — soprattutto quando non tiene conto del fatto se la persona amata sia libera o impegnata — e provocare caos e disordine nella vita delle famiglie.

Un magnetismo irresistibile

Le donne segnate da Afrodite sono particolarmente attraenti e hanno un fascino potente, in grado di stregare gli uomini: sono dotate di grazia e carisma, ed esercitano un vero e proprio magnetismo irresistibile. Tutto ciò può essere accompagnato anche dalla bellezza, ma non necessariamente: il fascino, infatti, è un misto di sensualità, grazia e intelligenza, e può quindi appartenere a donne che, sebbene non siano particolarmente belle, sanno toccare l’anima altrui.

Eppure Afrodite ci ricorda anche che l’amore non è facilmente conciliabile con i vincoli che le strutture sociali e familiari tendono a imporre. Esso prorompe e quando accade può generare esperienze estatiche e terrifiche al tempo stesso. L’amore vero unisce il sacro e il profano, come d'altronde unisce esperienze del corpo e dell’anima.

Dice Aldo Carotenuto: «L’eros consente alla psiche di trasformarsi, lo fa attraverso le fatiche, le traversie, la sofferenza cui ci sottopone: sono richiesti una pazienza e un coraggio tipicamente femminili, la pazienza della lunga gestazione e il coraggio di dar vita a nuove forme di sé, dando forma al proprio desiderio. Eros ci seduce per renderci più umani».

Celebri sono le schermaglie tra Afrodite ed Era (sposa di Zeus e dea del matrimonio), che di certo non la amava e che l'accusava di irrompere con la sua seduzione nell'equilibrio delle famiglie creando destabilizzazione e dolore. Jean S. Bolen, in Le dee dentro la donna (Astrolabio Ubaldini 1991), pone Afrodite in una sezione a sé, e la definisce alchemica perché la sua natura non può essere ricondotta né alla categoria delle dee vergini, né a quella delle dee vulnerate: ella infatti possiede sì qualcosa di entrambe, ma ha anche dei tratti squisitamente personali che la rendono unica. È ricettiva come le dee vulnerate che vivono per il rapporto, ma è anche concentrata e indipendente come le dee vergini. Simboleggia e incarna il potere di trasformazione che possiede l’amore quando coinvolge due corpi e due anime, generando completezza e armonia.

Afrodite resta però il prototipo della donna indipendente e non considera i rapporti amorosi come impegni a lungo termine o per tutta la vita, bensì come momenti di intensa gratificazione e piacere, oltre che di crescita personale.

In questo sembra esserci un paradosso: per Afrodite i rapporti sono l’anima stessa della vita, ma è disposta a rimanere all'interno di una relazione solamente finché sono presenti il desiderio e l’amore: terminati questi, chiude il rapporto e cambia “obiettivo” senza rimpianti né sofferenze.

Questa dea consente a tutti di innamorarsi e, attraverso il desiderio che essa suscita tramite la freccia scoccata da Eros, permette di sentirsi nuovamente riconosciuti e di conoscere l’altro: è proprio tramite questo che si impara a conoscersi e a dare una nuova possibilità di espressione ai propri contenuti interiori.

Afrodite è dotata di grande fascino e perciò genera, fascinazione; essere affascinati vuol dire subire una sorta di rapimento o di incantesimo che, almeno temporaneamente, sembra fuorviare e distogliere il soggetto dai suoi obiettivi. È impossibile resistere al suo fascino: quando sfodera il cinto magico è in grado di rapire l’anima del soggetto prescelto, che non può più agire la sua volontà perché la forza dell’amore predomina su ogni altra cosa. L'amore, inoltre, ha il potere di trasformare le persone e le cose: tutto ciò che amiamo viene visto attraverso una luce nuova e diventa automaticamente bello. Ed è fondamentale aver provato queste sensazioni nell’infanzia, poiché tutto ciò che di noi è stato guardato con amore verrà poi accettato e amato anche da noi stessi, mentre ciò che non ha trovato accoglienza verrà rifiutato.

La signora delle etère

Nel mito Afrodite era la signora delle etère, le donne greche che, avendo scelto di essere libere, non appartenevano né al padre né al marito; queste donne erano molto simili alle nostre cortigiane: colte, iniziate alle arti e soprattutto all’arte dell’intrattenimento sessuale. Vi furono etère famose come Aspasia, l’amante di Pericle, celebre anche per la sua intelligenza, al punto che egli si rivolgeva a lei pure per avere consigli politici. Questo significa che la dea considerava la sessualità libera e del tutto indipendente dal matrimonio o da altre convenzioni. La Bolen sostiene che queste donne hanno il dono di ispirare la creatività dell’uomo fertilizzandone la coscienza, tant’è che quasi tutti gli artisti, in particolare i poeti, hanno avuto al loro fianco un'etèra.

Ginette Paris sostiene che Afrodite simboleggia il lato civilizzato di Dioniso: è infatti lontana dal lato selvaggio di quest’ultimo e l’erotismo che incarna richiede tempo, pazienza e grande capacità di coltivare la ricercatezza, il lusso e la raffinatezza. La Paris sostiene che Afrodite sia la più grande creatrice di civiltà.

Nel mito Afrodite ispira senz’altro molto più gli uomini che le donne. Anche nella vita reale le donne che sono toccate dalla dea non hanno molto successo nell’ambiente femminile: in genere sono viste come rivali molto pericolose. Sono anche le donne sulle quali vengono proiettate le qualità rimosse perché fatte percepire come inappropriate come la civetteria, la seduttività e la capacità di attrazione. Le donne che per qualche motivo hanno dovuto rimuovere il loro lato erotico per incarnare la capacità di lottare per la propria indipendenza facendo leva sull’efficienza, non amano entrare in contatto con le donne Afrodite, perché le temono e al tempo stesso le invidiano. Per essere toccati dalla dea occorre però amarsi, accettarsi e percepirsi come desiderabili e gradevoli. In effetti l’accettazione è una delle prerogative della dea: non accettarsi significa non riconoscere la propria natura, e di conseguenza non riuscire a essere autentici e in armonia con se stessi.

È un archetipo senza dubbio non facile, poiché in Venere convivono due lati che appaiono quasi opposti e che, ovviamente, devono essere conciliati: libertà e desiderio di unione.

Afrodite però, pur essendo una grande seduttrice e amante della bellezza, non ha nulla a che fare con la vanagloria o il narcisismo; anzi, il narcisismo è una patologia che indica l'assenza di Venere e soprattutto la mancanza di amore, di uno sguardo amorevole che abbia accompagnato il soggetto a uscire dal suo bozzolo: è proprio per compensare questa carenza di sentimento che si può cedere al culto dell'immagine. Afrodite ci parla di essenza e mai di immagine: questa esiste laddove c'è un vuoto d’identità.

«Il culto di Afrodite non è il culto di se stesse o della propria bellezza: è l’arte del dono di se stessi, non una serie di trucchi per catturare l’altro. La donna che vuole essere una sacerdotessa della dea deve donare amore e piacere anziché catturarlo, riconoscendo che il potere di sedurre non le appartiene ma è un dono dell’amore» ci dice la Paris.

In alcune mitologie si legge che Afrodite era anche la regina delle arti. Per essere esatti, però, questa divinità aveva piuttosto il compito di raffinare e di rendere bello tutto ciò che era assoggettato al suo sguardo: è infatti dotata di un fantastico senso estetico, e questo può sicuramente giovare all’arte, qualunque essa sia. L’arte è legata più a Nettuno che a Venere, ma come sappiamo la combinazione tra fantasia, creatività e buon gusto può dare risultati straordinari.

Data di Pubblicazione: 5 marzo 2019


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