Leggi in anteprima un estratto dal libro di Sebastiano Fusco e scopri come fare per vedere contemporaneamente il manifesto e il celato.

I due volti della moneta: il mondo visibile e quello occulto

Il Centro come simbolo dell’origine divina del Tutto, che manifesta la propria perfezione nell’atto creativo.
La Queste, o conquista, rappresentata dall’animalità in lotta con se stessa: la natura umana imperfetta che combatte contro le forze infere per recuperare lo stato divino.
La Gnosi come via di redenzione e iter iniziatico.

Testa e croce

Il mondo che segue la via dell’occulto è molto diverso da quello di coloro che rimangono ancorati alla vita di tutti i giorni. Come le due facce opposte di una stessa moneta, i due mondi mostrano apparenze diverse. Da una parte c’è una testa, dall’altra c’è una croce, e per chi ha l’occhio fisso su di una faccia, la seconda rimane nascosta: invisibile e inattingibile come se fosse dall’altra parte dell’universo. Eppure, sono entrambe aspetti di una realtà unica, la moneta, dotata di una ben precisa e rilevabile individualità. Passare da una faccia a quella opposta è semplice: basta rigirare la moneta fra le dita. Potremo allora osservare il secondo aspetto dell’entità singola che stiamo studiando: ma in tal caso perderemo di vista l’altra faccia.

Come la testa è diversa dalla croce, così il mondo palese è diverso dall’occulto. La realtà è fatta di cose, di oggetti che possiamo vedere, toccare, misurare; di entità che sono raggiungibili con i nostri sensi o interpretabili con la ragione. Per chi vive nel mondo di tutti i giorni, “l’altra realtà” - quando si manifesta - appare invece intessuta di ombre, di illusioni, di sensazioni impalpabili e imprevedibili; su di essa non si può intervenire, non la si può né anticipare né dominare. Non valgono, per agire su di essa, né le nostre conoscenze del mondo fisico, né la nostra tecnologia. Le uniche possibilità d’azione che ci sono concesse sono legate alla sfera mentale. Soltanto operando sul nostro psichismo, facendo leva sulla volontà, sulla fantasia e sul potere di concentrazione si potrà in qualche modo giungere a una limitata cognizione e a una ancor più limitata capacità di azione sull’altro versante del Tutto.

Nella dimensione celata della realtà, secondo gli occultisti (termine che significa “studiosi di ciò che è nascosto”), quello che agisce e ha effetto è il pensiero puro, la volontà nuda, la fantasia creatrice; in altre parole, ciò che plasma, dirige, governa le forze agenti nella faccia nascosta della moneta è proprio ciò che, invece, sulla realtà fisica e concreta è meno efficace: i processi mentali fini a se stessi, l’immaginazione, la capacità di meditare e di contemplare simboli e astrazioni.

Gli occultisti moderni sintetizzano in quattro assiomi fondamentali le basi teoriche del pensiero magico:

  1. l’universo studiato dalla scienza è soltanto una parte, e non la più importante, del Tutto;
  2. la volontà umana costituisce una forza reale, suscettibile di essere allenata e guidata; questa volontà così sottoposta a disciplina è in grado di influire sul Tutto e di produrre effetti apparentemente “soprannaturali”;
  3. ciò che disciplina e guida la volontà è l’immaginazione creatrice;
  4. sulla trama del Tutto s’intesse un rigoroso sistema di corrispondenze che ne collegano strettamente i diversi enti: l’occultista che sa scorgerle e interpretarle le può utilizzare per i propri fini, buoni o cattivi.

L'azione della mente allenata

Insomma, come, in questo mondo, la materia inerte può essere plasmata dalle nostre mani con l’aiuto di opportuni strumenti fisici, così, nell’Altrove, il tessuto basilare dell’Essere può venire plasmato e diretto dall’azione della mente allenata. Soltanto a pochi, tuttavia, è concesso di poter agire su questo mondo per conoscere a fondo l’altro e influire su di esso (con riti, cerimonie, operazioni magiche); e ancora più esiguo è il numero di quanti sono in grado, con azioni mentali portate avanti nel mondo occulto, di agire sul mondo visibile.

Succede però, talvolta, a chi è colto da un desiderio divorante di prendere contatto con “l’altra realtà”, con la seconda faccia della moneta, di attuare un rovesciamento totale delle sensazioni e degli impulsi, sino a immergersi interamente nel nebuloso Altrove che si stende al di là dei confini del conoscibile, perdendo ogni legame col mondo di tutti i giorni. Mistici, santi, indemoniati, ossessi, hanno fatto e fanno continuamente questa esperienza.

L’occultista vuole invece qualcosa di ben diverso. Il suo obiettivo è osservare la moneta da tutte e due le parti nello stesso tempo: cioè, tenere sott’occhio entrambi gli aspetti del Tutto, superando il dualismo delle apparenze.

Soltanto in questo modo, infatti, potrà recepire la fondamentale unicità dell’Essere e potrà comprendere - se a tanto gli basteranno volontà e forza interiore - i metodi per dominarne tanto l’uno quanto l’altro aspetto.

A questo punto nasce una domanda: come possiamo fare per vedere contemporaneamente entrambe le faccia di una moneta?

È semplice. Stringiamola fra le dita e avviciniamoci a uno specchio. Vedremo allora un altro noi stesso che ci mostra la faccia nascosta, mentre abbiamo ancora sott’occhio la prima. Far emergere dalle profondità della coscienza un “doppio” che ci riveli l’aspetto sconosciuto del Tutto è, appunto, l’obiettivo primario dell’occultismo. Gli alchimisti lo chiamavano Grande Opera, la realizzazione della Pietra Filosofale, mediante la quale si poteva trasformare la materia in vile oro. Cioè, fuor di metafora, far assumere alla conoscenza comune il carattere di sapienza occulta, che trasforma e innalza chi la recepisce.

Ma dove è possibile reperire lo specchio magico capace di attuare una così straordinaria esaltazione delle nostre comuni capacità di apprendere e di conoscere? Chi può fornirci un ponte praticabile tra i due mondi, il reale e l’occulto?

Questo ponte, in verità, esiste e non bisogna cercarlo neppure troppo lontano. I buddhisti dicevano che l’Assoluto è nascosto sotto forma di gioiello in un loto dai mille petali che, sapendo guardare, ognuno potrà scorgere poggiato sul proprio ombelico. Occorre dunque solo chinare la testa sul petto e cercare di vederlo. Insomma, basta scrutare all’interno di noi stessi: il Gioiello è nel Loto. Nelle pagine che seguono, cercheremo di farne balenare qualche riflesso.

Il pendolo e il leone

Che rapporto può esservi fra un pendolo, che lentamente percorre le sue isocrone evoluzioni guidato dalle leggi della meccanica, e un leone impegnato in una lotta mortale con un serpe gigantesco, simile a un drago?

Se lo chiede il protagonista del Pendolo di Foucault, il romanzo di Umberto Eco fondato appunto sulla sostanziale evanescenza dei confini fra reale e immaginario. Eco utilizza queste due figure simboliche per presentare al lettore il tema fondamentale dell’ambiguità del Tutto. Il pendolo cui allude è lo strumento utilizzato a metà dell’Ottocento dal fisico francese J.B.L. Foucault per dimostrare sperimentalmente la rotazione della Terra.2 Un modello dell’apparecchio è conservato a Parigi in una sala del Conservatone des Arts et Métiers, dove lo vede il protagonista del libro. In una sala dello stesso istituto, è conservato anche un bassorilievo di origine gnostica, che rappresenta il leone della volontà attiva in lotta col drago dell’istintualità passiva. Il primo oggetto - il pendolo - è simbolo del mondo reale, dove tutto obbedisce a leggi ben precise, suscettibili di interpretazione da parte della ragione umana: il bassorilievo invece è una raffigurazione fantastica delle forze che agitano il mondo dell’occulto, le cui leggi non sono più interpretabili con la ragione, ma possono essere soltanto intuite, o conosciute attraverso processi di illuminazione, rivelazione soprannaturale, evocazione interiore.

Confrontarsi con un simbolo può essere talvolta un’esperienza sconvolgente. I simboli sommuovono il fondo della coscienza e la loro azione è simile a quella che veniva attribuita alla Pietra dei Saggi: trasformano (anzi, transustanziano) tutto ciò che cade sotto il loro influsso.

Nell’universo mutevole e illusorio della magia, i sensi ci ingannano, la ragione fallisce: i simboli sono dunque l’unica guida sicura, le uniche luci di riferimento cui affidarsi, come fari lontanissimi che fra le nebbie indichino ai naviganti, su mari ignoti, l’approssimarsi di coste mai disegnate da alcun cartografo.

Per cominciare un viaggio d’esplorazione nei territori dell’occulto, il pendolo e il leone sono simboli buoni quanto qualsiasi altro. Dunque - possiamo chiederci (come il protagonista del romanzo di Eco) - che rapporto c’è fra loro?

Nel mondo reale, una domanda del genere susciterebbe risposte stravaganti. Nell’universo simbolico, nascono invece subito simmetrie e associazioni. Per la precisione, nasce un’antitesi, o meglio una polarità, quella che vede sul lato positivo (prima faccia della moneta del mondo) l’eterna e perfetta regola che origina e muove tutte le cose, raffigurata dal moto ordinato del pendolo, e sul lato negativo (seconda faccia) il cieco e ferino agitarsi di chi è prigioniero del mondo dei sensi e non scorge nulla al di fuori della propria animalità, come il leone e il serpe in lotta fra loro.

Fra le due fiere da un lato e il pendolo dall’altro si individua così un iter iniziatico che, come tutti i cammini, può essere percorso nei due sensi: in quello dell’elevazione e in quello della caduta.

L'asse del mondo

Elevazione e caduta sono concetti base - fra l’altro - della Kabbalah, una delle dottrine che gli occultisti hanno preso a modello per rappresentare il loro edificio ideale. I saggi ebrei che idearono questa complessa e rigorosa architettura dell’universo (un’architettura nella quale non c’è distinzione fra reale e immaginario, perché tutto ciò che è concepibile è anche vero in quanto essendo concepibile, è esprimibile in parole creatrici) indicarono con il termine Kether l’idea di centro come Uno, Primo Mobile, Causa Prima del Tutto. Kether è il punto fermo al quale è incernierato il mondo come immagine concepita dall’Ente Divino, ed espressa col Verbo Creatore.

La corda del pendolo, che oscilla con moto isocrono attorno a questo punto, mantenendo sempre lo stesso piano mentre la Terra le gira al di sotto, è simbolicamente l'Axis Mundi, asse del mondo; lungo di essa dal Centro immobile ed eterno (il fulcro del pendolo), si scende verso il peso oscillante che percorre il suo arco, corrispondente a Malkuth: cioè, sempre nella terminologia kabbalistica, il mondo reale, quello nel quale viviamo l’esistenza di tutti i giorni. L’asse del pendolo, che collega il peso al fulcro, segna così il tragitto che da quod est inferius conduce a quod est superius, ovvero che porta dalla terra al cielo.

Il centro fisso è sempre uguale a se stesso; il peso invece, oscillando, muta situazione a seconda del variato comporsi delle forze che agiscono sulla sua massa. Il primo è dunque simbolo dell’Essere, il secondo del Divenire. Fra l’uno e l’altro si svolge l’iter di chi cerca di risalire dal mutevole al fisso, vale a dire dall’umano al divino. Una delle più note raffigurazioni allegoriche di questa ascesa è la visione avuta in sogno da Giacobbe, dormiente sotto la rupe (Genesi 28): una scala che sale dalla terra al cielo e lungo la quale si muovono gli angeli, cioè gli agenti mediatori tra l’uomo e Dio. Significativamente, la visione è raffigurata nel frontespizio del Mutus Liber, uno dei più famosi libri di alchimia, un’opera priva di testo scritto, che parla soltanto attraverso immagini simboliche. L’ascesa lungo la scala di Giacobbe rappresenta il cammino dell’iniziato, che tenta di scorgere le verità superiori partendo dalla propria imperfetta (“dormiente”) natura umana. Ma è un cammino incerto, che non può giovarsi di mappe della cui affidabilità si possa esser sicuri in partenza. Questo cammino è quello che, spesso inconsapevolmente e senza volerlo, percorre chi si inoltra nei territori dell’occulto, aprendo gli occhi su panorami la cui estensione non conosce e la cui stessa origine appare, alla sua ragione, incerta e indefinibile: frutto a un tempo di una sua fantasia personale e di riscontri oggettivi imprevisti e inattesi.

Questa consistenza ambigua è in effetti propria di tutte le verità diffuse dalle scuole cosiddette “iniziatiche”: nella sapienza occulta il soggettivo si stempera nell’oggettivo e i confini fra l’elaborazione personale e le realtà esteriori si sovrappongono e si confondono.

Quattro Mondi

I kabbalisti (che, come si vedrà, sistematizzarono e ridussero a una visione unica una serie di concetti espressi dagli gnostici, i nei-platonici e i pitagorici, eredi a loro volta, secondo gli occultisti, di una tradizione ancestrale detta “iperborea”) figuravano la realtà come organizzata in quattro Mondi:

  1. Atziluth, il Mondo Divino, sede degli archetipi, corrispondente in un certo modo al “mondo delle idee” platonico;
  2. Briah, il Mondo Creativo, sfera degli Arcangeli e di altre entità spirituali, che realizzano la volontà divina trasformandola in atti dei mondi inferiori;
  3. Yetzirah, il Mondo della Formazione, disteso subito al di sopra del piano della materia e composto da una sostanza super-sottile (la “Quintessenza” degli alchimisti), che impone forma e qualità agli enti materiali e può essere plasmata con il pensiero guidato dalla volontà disciplinata;
  4. Assiah, il Mondo della Materia, quello in cui si dipana la nostra esistenza comune.

Dal punto di vista dell’occultismo pratico, il Mondo della Formazione (che gli occultisti dell’Ottocento chiamavano “Piano Astrale”) è il più importante di tutti perché è grazie all’intervento sulla sua sostanza formante, la Quintessenza (chiamata anche con nomi diversi a seconda delle varie dottrine iniziatiche: Akasha, Luce Astrale, Mediatore Plastico, e così via) che i maghi pensano di poter esercitare un influsso anche sulla materia densa, nonché di produrre mutamenti sulla propria consapevolezza e su quella altrui.

I quattro piani dell’Essere non sono sovrapposti l’uno all’altro come strati geologici in una roccia, né sono sfere concentriche come le sfoglie di una cipolla. Piuttosto, si compenetrano l’uno nell’altro, ma differiscono per la qualità della sostanza di cui sono fatti, per le leggi che li governano e per le entità che li popolano.

Fra di essi esiste una gerarchia di rapporti, e agendo sull’uno si possono provocare effetti sugli altri. Come il piano della materia è abitato da creature peculiari (l’uomo e le varie specie animali), così anche negli altri piani dell’Essere vi sono particolari abitanti più o meno “evoluti”, che vanno da semplici espressioni di forze telluriche inferiori (talvolta chiamate “dementali”), a supreme intelligenze angeliche, incaricate di governare più mondi.

La convinzione dell’esistenza di diversi piani di realtà implica, come importantissimo corollario, il concetto dell’esistenza di più “corpi” dell’uomo abilitati ad agire su ciascuno dei piani in questione. Insieme al corpo fisico (che, pur essendo quello più greve e lontano da Dio, è tuttavia il più importante, perché costituisce il punto di partenza per la scalata ai mondi superiori), esiste una serie di altri corpi “sottili”, il cui numero varia a seconda dei piani dell’Essere individuati dalle diverse scuole iniziatiche.

Secondo la tradizione più diffusa nell’occultismo moderno, accanto al corpo materiale abbiamo un corpo detto eterico, a esso associato e agente sullo stesso piano, che rappresenta l’intrico di forze impalpabili che assegnano la forma alle strutture biologiche.3 Successivamente, sono presenti un “corpo astrale”, che agisce sul piano omonimo e può essere fatto distaccare dal corpo fisico per compiere peregrinazioni sul piano simbolico della Quintessenza; poi un “corpo mentale”, cui è accessibile il piano angelico; e infine un “corpo spirituale” che costituisce la scintilla divina racchiusa nella complessa struttura psico-fisica dell’uomo e che, se liberata grazie alla coscienza illuminante, tende in modo spontaneo verso il più alto dei Mondi.

Queste intricate concezioni dipendono direttamente dall’idea dell’universo sulla quale si basa la sapienza occulta.

Data di Pubblicazione: 25 luglio 2018


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