SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 9 min

Il significato profondo della preghiera

Il significato profondo della preghiera

Scopri come la realtà del tuo legame con Dio dipenda dal tuo livello di coscienza leggendo l'anteprima del libro di Omraam Michaël Aïvanhov.

Dio e la nozione di ordine gerarchico

«O Dio», «Mio Dio»... «Signore Iddio» sono le parole che pronunciano istintivamente i credenti, e talvolta perfino i non credenti. A partire da quando gli esseri umani hanno preso l’abitudine di fare spontaneamente appello a una Divinità nel momento in cui hanno bisogno di esprimere un desiderio o chiedere aiuto?... Non lo sapremo mai.

Nel Discorso della Montagna, Gesù, insegnando ai suoi discepoli e alla folla come pregare, incomincia quella preghiera con le parole: «Padre nostro, che sei nei Cieli...». Dunque, noi possiamo rivolgerci a Dio come a un padre, ma non in uno stato interiore qualsiasi o in qualunque condizione. E troppo facile attenersi a un’interpretazione superficiale delle parole “Padre nostro”. Gli esseri umani si comportano spesso come bambini esigenti, capricciosi e incoerenti; sono convinti che Dio sia lì per rispondere ai loro desideri, venire in loro soccorso, perdonare i loro errori e prenderli tra le sue braccia. Eh, no. Ecco perché accade che il Signore li congedi dicendo loro: «Se volete che vi abbracci, andate prima a lavarvi!».

Per quanto i suoi genitori lo amino, se un bambino arriva per abbracciarli con il viso imbrattato di confettura o di cioccolato, loro lo mandano prima a lavarsi. E Dio fa la stessa cosa. Nonostante tutto il suo amore, Egli non può abbracciare chi non si è sbarazzato di qualche impurità. Cosa significa? Che non può esserci un incontro fra due sostanze che non siano della stessa natura. E poiché Dio è luce, noi possiamo avvicinarci a Lui e farci sentire da Lui solo se a nostra volta cerchiamo di diventare luce. Chi è ricoperto di polvere rimarrà sempre lontano da Dio e non potrà essere udito da Lui.

Troppi credenti immaginano ingenuamente che basterà loro rivolgersi al Signore per accedere direttamente a Lui. Significa che davvero ignorano chi Egli sia. Anche se nei Vangeli Gesù non smette mai di rivolgersi a Lui e di presentarlo come nostro Padre, nella Sua essenza Egli rimarrà sempre al di là di ciò che noi possiamo conoscere o comprendere.

Un’immagine può darci approssimativamente un’idea di Dio: l’elettricità. Un gran numero di apparecchi che utilizziamo ogni giorno funziona grazie all’elettricità. Tuttavia, il più delle volte, un contatto diretto con essa è mortale, poiché si tratta di un’energia dalla potenza prodigiosa. Per utilizzarla senza pericolo, si è dovuto ricorrere a trasformatori che ne attenuassero la potenza. Lo stesso vale per Dio. Dio è paragonabile a elettricità pura con la quale possiamo entrare in contatto solo attraverso certi intermediari: quegli intermediari sono le innumerevoli entità luminose che popolano i cieli e che la tradizione ha chiamato “gerarchie angeliche”. E attraverso di esse che noi riceviamo la luce divina, ed è attraverso di esse che riusciamo a entrare in relazione con Dio, che rappresenta la sommità della gerarchia.

Voi potete senz’altro pregare rivolgendovi a Dio, ma sappiate che le vostre preghiere non Lo raggiungono mai direttamente: sono altre entità a trasportare le vostre richieste, e se quelle richieste non sono pure e disinteressate, non vengono trasmesse e voi non riceverete mai una risposta. E preferibile conoscere questa realtà per non farsi illusioni. In un certo senso noi siamo sempre in relazione con Dio, poiché Egli è presente a tutti i livelli della creazione, ma dobbiamo fare lo sforzo di elevarci sempre più in alto per poter veramente entrare in relazione con Lui.

I fondamenti della preghiera: una conoscenza della struttura dell’universo

Pregare Dio non è, come alcuni immaginano, una reazione di persone ingenue e credulone che, nel momento in cui si trovano nelle difficoltà o nella tristezza, si rivolgono a Lui immaginando che risponderà al loro appello. Ciò che la Scienza iniziatica chiama “pregare” è fondato su una conoscenza della struttura dell’universo. Al di là dei quattro elementi - terra, acqua, aria e fuoco - che costituiscono la materia del nostro universo, nello spazio esistono regioni sempre più sottili, popolate da entità spirituali. E così come noi prendiamo dai quattro elementi tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra vita fisica, allo stesso modo, per mezzo del pensiero, possiamo attingere nelle regioni sottili tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra vita psichica, e riceviamo l’aiuto delle entità che le abitano.

Il nostro legame con Dio: uno stato di coscienza

Dio ci ha creati, e noi viviamo della Sua vita: non possiamo esistere indipendentemente da Lui, e nessuna creatura è realmente indipendente da Lui. Il sentimento di indipendenza che alcuni provano esiste solo nella loro coscienza. Per un essere umano, in effetti, è possibile ignorare o spezzare volontariamente il legame che lo unisce al Creatore, ma così, a poco a poco, egli va verso la morte spirituale. Voi direte: «Dio è nei cieli e noi, sulla terra, siamo così lontani da Lui!». Questo argomento non ha senso: Dio non abita da qualche parte nello spazio, e la distanza che ci separa da Lui non si misura in chilometri. La realtà del nostro legame con Dio dipende dal nostro livello di coscienza. Anche supponendo che Dio sia nei cieli, noi, pur vivendo qui sulla terra, possiamo essere allo stesso tempo nei cieli con Lui. In quanto creature di Dio, dobbiamo elevarci fino a quel livello di coscienza, poiché è a quel livello che scopriremo la nostra reale identità.

La cattura di un elemento divino

Pregare non consiste nell’invocare una vaga entità - che la si chiami Dio o con qualche altro nome - per chiedere la salute, il successo, un buon matrimonio, bei figli e la vittoria su nemici reali o immaginari. Pregare Dio vuol dire cercare di stabilire nella propria coscienza un legame con un Essere che è l’eternità, che è l’infinito, per attirare in se stessi gli elementi dei mondi superiori. E a quel punto ciò che verrà cambiato non saranno solo alcune condizioni della nostra vita fisica e materiale, ma il nostro sé profondo.

La vera preghiera è un contatto con le regioni sublimi. Siete riusciti a catturare un solo elemento di quelle regioni, e improvvisamente tutto è diverso: sentite che quell’elemento vibra in voi, vi purifica, vi illumina, ristabilisce l’armonia in tutto il vostro essere, e questo stato benefico agisce anche su tutti quelli che vi circondano; essi vengono influenzati perché avvertono la presenza di quell’elemento prezioso che vibra in voi.

Una vetta da raggiungere in noi

L’essere umano non può raggiungere Dio, lo Spirito cosmico, se non sforzandosi di raggiungere lo spirito dentro di sé: il suo Sé superiore. Ciò che dà un senso alla sua preghiera è lo sforzo che egli fa per raggiungere la vetta. La sincerità e il fervore della sua richiesta lo proiettano su un piano più elevato. Voi pensate che attraverso la preghiera vi rivolgete a Dio... Sì, senza dubbio, ma Dio, che esiste ovunque al di fuori di voi, esiste anche in voi, ed è dunque a quella potenza in voi che vi rivolgete: il vostro Sé superiore. Poiché quella potenza è in voi, inseparabile da voi, essa risponde, e la sua risposta consiste in correnti di vita intensa e pura che, attraversandovi, illuminano e armonizzano tutto al loro passaggio. E anche se per questa volta non otterrete ciò che avete chiesto, perlomeno guadagnerete certi elementi molto preziosi. Nella preghiera si ritrova il moto della respirazione: rivolgendo la vostra richiesta voi vi elevate, e ciò corrisponde all’inspirazione; ricevete una risposta, su di voi scendono benedizioni, e questo corrisponde all’espirazione.

Gli ingranaggi dei nostri apparecchi psichici

La nostra psiche può essere paragonata a un insieme di apparecchi estremamente sottili e complessi che funzionano in modo coordinato. Il Creatore li ha concepiti in modo così perfetto che noi possiamo ottenere tutto ciò di cui abbiamo bisogno senza ricorrere a un aiuto esterno: dobbiamo solo imparare come metterli in funzione. Allora, invece di reclamare senza sosta l’intervento divino affinché vi soccorra nelle prove, sforzatevi di mettere in funzione da soli certi ingranaggi in voi stessi.

Direte: «Ma allora è inutile pregare Dio?». Niente affatto, ma sappiate che non è Dio a venire dall’esterno per rispondere al vostro appello, per soccorrervi e consolarvi. Quella consolazione viene da voi. Certo, potete continuare a credere che sia Dio a esaudire le vostre preghiere - fa lo stesso, i risultati sono identici - ma in realtà siete voi, è il vostro Sé superiore ad avervi esaudito, perché avete saputo azionare gli ingranaggi degli apparecchi che il Creatore ha posto in voi.

Quando pregare ci darà più gioia che essere esauditi

Quando pregate Dio, è per ottenere qualcosa da Lui. Ma adesso cercate di capire che è nella preghiera in sé che dovete trovare la vostra gioia. Sì, solo nell’atto del pregare, sapendo che il giorno in cui sarete esauditi, non avrete più la felicità di chiedere. Quando un desiderio si realizza, passato il primo momento di soddisfazione, si prova immediatamente una mancanza e si rimpiangono i bei giorni in cui si attendeva, immaginandola, una felicità a venire. D’ora in avanti, sforzatevi dunque di trovare tutta la vostra gioia nel legame che la vostra preghiera stabilisce fra il Creatore e voi. La sensazione di quel legame dovrebbe esservi sufficiente.

Quando avrete compreso il vero significato della preghiera, anche se doveste soffrire di privazioni, sarete felici perché niente e nessuno potrà impedirvi di creare qualcosa di bello, di luminoso e di potente nel mondo sottile del pensiero. Direte: «Ma allora quelle creazioni così magnifiche non si realizzeranno mai veramente!». Ebbene, proprio perché sono quasi inaccessibili, irrealizzabili, esse rimarranno presenti in voi, e voi vivrete nella gioia!

Data di Pubblicazione: 29 marzo 2019


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