SELF-HELP E PSICOLOGIA

Il valore del denaro e il concetto di ricchezza

Il valore del denaro e il concetto di ricchezza

Scopri cosa c’è dietro il sistema denaro, quali sono i meccanismi che lo tengono in piedi leggendo l'anteprima del libro di Fabrizio Elviretti.

Il sistema denaro

Cos’è il denaro? Pensiamo di risolvere questa domanda dandoci la risposta più immediata (o più scontata): «è ciò che ci rende ricchi».

Risulterebbe necessario, però, capire cosa si intende per «essere ricchi».

E ancora: il denaro è un mezzo o un fine? Retorica? Tutti dichiarano con assoluta fermezza che il denaro è un mezzo, ma i comportamenti molto spesso dimostrano il contrario. C’è una incongruenza di fatto.

Il denaro dovrebbe essere semplicemente uno strumento per semplificare la vita.

Quindi:

  • una semplificazione del baratto;
  • un mezzo per creare una riserva.

Attenzione: riserva non accumulo! La differenza è sostanziale.

Una riserva è qualcosa che mi permette di far fronte in qualsiasi momento a un’esigenza sopravvenuta, a un imprevisto. L’accumulo è connesso al concetto di possesso del denaro a prescindere da qualunque esigenza esterna, quindi all’avidità.

Accumulare denaro vuol dire anche toglierlo dal suo naturale flusso, svuotarlo di energia.

Il denaro nasce quindi come commercio (baratto) e risparmio (riserva).

Scusate ma allora qualcosa non mi convince. Ciò che non mi convince è il perché se compro una mela in Italia mi costa x e in Norvegia mi costa y? Il valore di una mela dovrebbe essere... il valore di una mela! Quello che fa differire questi rapporti è un’infinità di manipolazioni e tecnicismi creati per gestire i mercati (o almeno questo è quello che ci viene detto!).

Perché un kilo di pane oggi a Roma costa x e dieci anni fa nello stesso luogo costava y?

Ribadisco che di mezzo, fra i due esempi, c’è un qualcosa che si chiama mercato, ovvero, scusate la semplificazione, manipolazione e speculazione.

Tutte queste distorsioni mi creano difficoltà a interpretare il concetto denaro come commercio-risparmio. E non voglio andare oltre parlando dei tassi di cambio, della perdita del potere di acquisto e, in questo preciso momento storico, di spread. Io che non sono proprio adolescente, fino a una decina di anni fa, non avevo mai sentito parlare di spread. Eppure i telegiornali e i media erano gli stessi!

Evidentemente non sono in grado di capire questi «delicati meccanismi».

Ecco, questo è esattamente quello che non dovremmo pensare.

Se accettiamo questo, automaticamente lasciamo che siano altri a occuparsene.

Non sto dicendo che è necessario diventare esperti in alta finanza o in sistemi di mercato. Non è necessario!

Sto solo dicendo che accedere alle informazioni basilari per capire come stiamo vivendo e, se non ci piace, come eventualmente poter cambiare qualcosa, non solo è possibile, ma è necessario.

Quanto sarebbe tutto più semplice se il denaro fosse solo il mezzo per superare il baratto e avere dei risparmi per metterci al riparo da imprevisti? È banale pensare che se fosse valido tutto ciò, tutte le vicissitudini di questo momento, crisi, spread, inflazione, incertezze sul futuro nostro e delle popolazioni del pianeta forse non esisterebbero? Perché tutte queste guerre diffuse?

La sovrappopolazione non è la causa, questo è quello che cercano di farci credere. È la guerra per l’accaparramento delle risorse la vera causa! È quel famoso 5% che continua imperterrito a rastrellare sempre di più! Sono aspetti basilari che tutti dovrebbero conoscere perché sono alla portata di tutti. È facile comprendere come il meccanismo sia distorto e dobbiamo riconoscere che la responsabilità di gestire i flussi di informazioni solo a un ristretto numero di persone è solo nostra. Lo stesso ristretto numero di persone che, avendo accesso a queste informazioni, può sfruttare la situazione come strumento di potere e di controllo.

Se ognuno di noi riuscisse a ragionare in maniera autonoma, con il proprio cervello, sottraendosi alle manipolazioni esterne, il gioco sarebbe fatto... in parte. Dico in parte, perché probabilmente sarebbe necessario anche altro.

Ma sarebbe già un buon inizio!

Metterci in connessione con il nostro inconscio

Ragionare significa utilizzare la razio ovvero la mente conscia.

Le nostre menti però sono piene di condizionamenti e inquinate da bombardamenti esterni accumulatisi nel corso della nostra vita.

La cosa migliore che potremmo fare è quella di metterci in connessione con il nostro inconscio. Per fare questo dobbiamo prima di tutto conoscere il nostro inconscio e le modalità per poterci comunicare.

È importante, ai fini di tutto ciò, riappropriarci anche dell’intuito.

Ognuno di noi nasce con una grande capacità di usare l’intuito, ma durante la nostra crescita siamo spinti a non utilizzarla, per cui con il passare del tempo arriviamo a dimenticarla.

L’intuito deriva dal nostro essere più profondo, dalla nostra essenza, mentre la nostra mente è il risultato di condizionamenti. Fin da bambini ci sentiamo raccomandare di «ragionare sulle cose», «di stare con i piedi per terra», «usare la testa» e così via. Tutto ciò ci influenza enormemente, diventando così, il prodotto dei nostri «condizionamenti», spesso «limitanti»!

Va detto che, a volte, questi condizionamenti ci vengono installati anche in buona fede da parte di altre persone. Ma il risultato che producono è comunque limitante. Non ascoltiamo più l’inconscio, non seguiamo più l’istinto o l’intuito... ci hanno detto che non si fa!

Ignorando il nostro istinto, non riusciamo più a connetterci con la parte più profonda, nascondendo a noi stessi i nostri bisogni emotivi, i nostri talenti, la nostra essenza.

Cerchiamo di capire qualcosa di più sul denaro.

Prendiamo in considerazione un lingotto d’oro. Sapete quanto è grande e quanto pesa?

Oggi ovviamente ce ne sono di diverso peso e valore, ma non è questo che ci interessa. Nel suo taglio standard pesa 12 kg e vale circa 500 mila euro (più o meno a seconda delle fluttuazioni di mercato).

Ma 12 kg d’oro sono sempre 12 kg d’oro!

Diciamo che come «oggetto», dovendolo portare con sé, risulterebbe piuttosto ingombrante.

Vi racconto una storia

Siamo intorno all’anno milleseicento.

Protagonisti:

- Mario, possessore di un lingotto d’oro;

- Francesco, costruttore di case;

- Carmela, proprietaria di terreni ma senza alcun lingotto;

- Il sig. Bank proprietario del banco metalli (antesignano dell’attuale banchiere).

Il banco metalli era appunto nato per tenere in deposito i metalli preziosi (oro e argento).

Proprio per questo Mario decide di lasciare il lingotto al banco metalli. E, oltre che poco sicuro, andare in giro con un lingotto da 12 kg in tasca era anche un po’ scomodo! Di contro riceve una «nota di banco» che ne certifica la proprietà. Da notare che la «nota di banco» oggi è l’attuale banconota!

Successivamente Mario decide di acquistare una casa e si rivolge a Francesco che ne aveva appena costruite due. Ognuna del valore, guarda caso, di un lingotto. Deve scegliere a quel punto se tornare in banca a prendere il lingotto per pagare Francesco o, scelta più comoda, consegnare a Francesco la sua nota di banco. Ovviamente opta per la seconda soluzione.

Carmela, vista la soddisfazione di Mario per il suo acquisto, decide anch’essa di acquistare la sua casa. L’unico problema è che non ha il lingotto per pagarla. A questo punto interviene il sig. Bank, che dall’alto della sua magnanimità, decide di aiutarla, non prima di aver trattenuto in garanzia i suoi terreni. Verrebbe normale pensare che il sig. Bank potrebbe consegnare a Carmela il lingotto (l’unico in suo possesso nella cassaforte) ma, ovviamente solo per praticità, consegna a Carmela un’altra nota di banco. Carmela felicissima può consegnare la sua nota di banco a Francesco e avere la sua casa. A questo punto la situazione è la seguente:

Mario e Carmela sono felici perché hanno acquistato le rispettive case; Francesco è felice perché ha venduto tutte e due le case ed è in possesso di due note di banco; il più felice di tutti è il sig. Bank!

Evidentemente la sua felicità dura fino a quando Francesco decide di andarlo a trovare per ritirare i suoi due lingotti in cambio delle sue due note di banco. Il problema è che il sig. Bank di lingotti ne ha solo uno! Visto che Francesco non era propriamente un tipo tranquillo, lascio a voi immaginare l’epilogo della storia (forse proprio da qui nasce il termine «bancarotta»!).

Al di là della simpatica storiella, dobbiamo renderci conto che il sistema funziona così anche oggi. In recenti cronache ricorderete che in occasione del default della Grecia, quando tutti corsero a riprendersi i soldi, le banche chiusero. Non potrebbe essere diversamente, visto che il denaro è solo un valore convenzionale, il valore reale è costituito solo dai beni che noi portiamo in banca (garanzie o altro). Nella dinamica inversa, quando è la banca a dover erogare denaro, magicamente diventa «simbolico»!

Qualcuno di voi ha mai ricevuto, a fronte di un prestito o finanziamento richiesto, un sacchetto pieno di monete o metalli preziosi? Non credo, ma neppure una valigetta piena di banconote. Nella maggior parte dei casi, numeri virtuali su un estratto conto o «assegni del monopoli»!

Oggi la cosiddetta «riserva frazionaria» permette al sistema bancario, legalmente, di poter rilasciare sul mercato prestiti fino a 10 volte il valore dei beni in deposito. Quante persone secondo voi conoscono questo aspetto? Capitemi bene, il mio non è un attacco al sistema bancario, non è questo il mio obiettivo, voglio soltanto spiegare cosa c’è dietro il sistema denaro, quali sono i meccanismi che lo tengono in piedi, con l’unico scopo di poter prendere da esso il giusto distacco.

Fino al 1947 sulle note di banco o banconote veniva riportata una dicitura che affermava che il portatore aveva diritto a convertire il valore del suo pezzo di carta con lo stesso in oro. È comprensibile che la possibilità di emettere 10 banconote per ogni lingotto faceva sì che il metallo non bastasse a coprire quanto emesso. Quindi questo voleva semplicemente dire che sulle banconote c’era scritto il falso.

Con gli accordi di Bretton Woods (1947) si decise che soltanto i dollari potevano essere convertiti in oro. Ma non bastava comunque. Infatti, più recentemente, nel 1971, una legge ha stabilito che nessuna banconota può essere convertita in oro.

Sapevate questo? A meno che non lavoriate nel mondo bancario o della finanza, cominciano a essere davvero tante le cose che non conosciamo. Stai a vedere che Jim Rhon e Harv Eker hanno ragione? Nel 1971 ero grandicello, ma non mi pare di ricordare nessun telegiornale che abbia dato risalto a questa notizia. Eppure non la reputo di poco conto.

Semplicemente questo significa che non esiste alcuna copertura a garanzia del denaro circolante.

Che valore ha, allora, una banconota? Quello della carta e dell’inchiostro con cui è stata stampata (valore reale). Quello invece che tutti noi consideriamo è quello relativo alla cifra stampata (valore nominale), una pura e semplice convenzione.

Menomale che adesso sappiamo questa cosa, così quando ci rechiamo al bancomat per controllare il nostro saldo, non ci preoccuperemo più nel leggere quella serie di numeri rossi con un bel meno davanti!

Beh, le cose non stanno proprio così, ma solo per il fatto che il sistema proposto è ormai consolidato e accettato. O, forse, è più corretto dire che ci hanno portato a consolidarlo e accettarlo.

Il valore del denaro

È chiaro che il valore del denaro è circoscritto al suo valore nominale, regolato di volta in volta dal potere di acquisto, che cambia a seconda delle speculazioni che vengono operate sul mercato.

Tra poco, probabilmente, non avremo più neanche le banconote in circolazione. L’introduzione e lo sviluppo della moneta (denaro) virtuale è storia dei nostri giorni. È altresì comprensibile quali siano le reali motivazioni che spingano o impongano questo meccanismo, al di là delle ragioni etiche o fiscali che ci vengono proposte.

Mi rendo conto che tra le persone che stanno leggendo ci saranno sicuramente professionisti della materia, molto più preparati di me.

Mi scuso con loro per la mia analisi poco tecnica e apparentemente superficiale del contesto. Questo mio lavoro non ha la pretesa di costituire un trattato di tecnica bancaria, né tantomeno di finanza.

La mia volontà è esclusivamente quella di fornire una base di approccio utile, per poter agire un serio cambiamento in termini del rapporto con il denaro.

Ci sono persone che hanno un’attrazione particolare, quasi fisica nei confronti del denaro. Sono le stesse persone che spesso tendono all’accumulo di denaro o beni. Questo inevitabilmente porta a comportamenti di avidità. Mi pare evidente che, in presenza di simili indicatori comportamentali, qualcosa da sistemare in termini di giusta interpretazione del denaro ci sia.

Dobbiamo iniziare a considerare il denaro per quello che realmente è; la consapevolezza di tutto ciò che ruota intorno a esso, speculazioni, manipolazioni o altro ci dovrebbe aiutare a sviluppare un senso critico nei suoi confronti. Voglio spiegare meglio questo aspetto, non vorrei che desse modo di percepire interpretazioni distorte che porterebbero a prendere le distanze dal denaro.

Quello che intendo dire è esattamente il contrario. Si deve ricercare il denaro! Ma solo dopo aver interiorizzato un giusto significato del concetto di ricchezza, che non è certo né speculazione, né tantomeno accumulo.

Oggi la ricerca della ricchezza o della libertà finanziaria, come abbiamo già anticipato, è un argomento molto trattato. Gli aspetti prioritari che dovrebbero essere indagati e analizzati in modo opportuno riguardano il capire quale sia la leva emozionale che ci motiva nella ricerca dell’abbondanza e, ancor prima, se pensiamo di meritarlo.

Se chiedessi ora, a te che stai leggendo, se pensi di meritare la ricchezza che stai perseguendo, sono sicuro che la risposta nella maggior parte dei casi sarebbe: sì, ovvio!

Ma, molto probabilmente, la risposta arriverebbe dalla tua mente conscia e, in quanto tale, viziata da sovrastrutture, condizionamenti e maschere.

D’altra parte, se fosse veramente così, se sentiste davvero di meritare la ricchezza, dal profondo del vostro cuore, in ogni vostra cellula e soprattutto a livello inconscio... probabilmente sareste tutti già ricchi!

Se così non è, la presenza di un conflitto valoriale o una diversità di obiettivi, fra la vostra parte razionale e il vostro inconscio, è probabile!

Data di Pubblicazione: 27 dicembre 2019

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