SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 10 min

Il vero volto dello Scrittore Mago

Identikit dello scrittore mago

Scopri la tua vera voce creativa attraverso la guida pratica al processo alchemico di Loretta Sebastianelli.

Identikit dello scrittore mago

Abraq ad habra in aramaico significa “creo quello che dico”. Lo scrittore, in questo, è più di ogni altro un mago. La principale capacità di chi scrive è proprio quella di saper creare, inventare storie. La parola “storia” (historìa) indica principalmente la disciplina che si occupa di studiare e ricostruire gli avvenimenti passati, tramite la narrazione. Di fatto però, l’accezione che più ci piace usare, in riferimento alla parola “storia”, è relativa a una costruzione di fatti o avvenimenti non necessariamente passati e non necessariamente reali o accaduti. Con la storia, con la fabula, accediamo a un immaginario che ci permette di andare fuori dagli schemi. In questo lo scrittore è - appunto - un mago, un profeta, uno sciamano. Colui che è in grado di viaggiare nei mondi, di proporre un viaggio in altre dimensioni, in altri tempi... Colui che è capace di accompagnarci fin dove siamo in grado di seguirlo. Non è forse questo, uno scrittore?

Il saper inventare, invece, prescinde dal saper ricostruire fatti, accadimenti e in questo, il nostro concetto di storia diverge. Uno dei principali motivi per cui lo scrittore crea o inventa è per la sua capacità di essere un po’ visionario: vedere quei particolari o quei punti di vista che riportati sul foglio bianco rappresentano molti dei concetti rimasti incastrati sulla bocca di chi non scrive, di chi non sa o non vuole lasciare libera la propria creatività, la propria necessità intrinseca di creare storie, di viaggiare in quell’universo parallelo che la nostra immaginazione è in grado di fornire.

la sete di conoscenza

Il bisogno di leggere quelle storie inventate o ricostruite, come anche altri testi, spesso nasce da una delle più grandi esigenze dell’umanità: la sete di conoscenza. Questa sete abbraccia di solito il bisogno di sapere, di conoscere, di evolvere ma non è l’unica sete. Ce n’è una più forte... il profondo bisogno di evasione. Nei libri si cercano risposte, sì, ma nei libri cerchiamo anche di vivere in una realtà parallela che liberi le nostre catene culturali, personali. Il mago, come lo scrittore, in questo processo diventa “colui che può”: colui che può creare, colui che può portarci altrove, colui che può mostrare, colui che può aprirci la mente.

Sono stati forniti molti decaloghi dello scrittore esemplare, di fatto ciò che viene chiesto a questa figura è principalmente la capacità di saper portare altrove. In questo lo scrittore è un perfetto Caronte (un illusionista anche?) capace di traghettare non le anime dei morti, né di confondere la realtà, bensì di veicolare, o incarnare, i sogni e i più reconditi desideri di chi - ancora in vita - ama spesso connettersi con le ambizioni o le realtà parallele. Il bisogno di evasione, in una società che corre così veloce e ci inchioda in una interminabile crociata per risparmiare quel tempo che inesorabile scivola via, diventa martellante.

E allora, il libro e le parole di uno scrittore sono quella porta alla quale nessuno rinuncia. Una porta per andare altrove, una porta che permetta di vivere un tempo che non vorremmo finisse mai o - molto più spesso - una porta con attaccato un grande specchio, capace di farci viaggiare dentro di noi. Il processo di identificazione (ciò che accade quando entriamo in un film o in un libro, in una storia...) è una delle forme più antiche di evasione. Ne è un esempio la festa del Carnevale, durante la quale l’uso della maschera permetteva l’identificazione archetipica nonché il permesso di fare ciò che di solito era proibito, come ad esempio corteggiare una persona diversa dallo sposo o dalla sposa, celando la propria identità sotto gli occhi di tutti.

Inoltre, le parole che troviamo in un libro spesso ci aprono la mente perché sono capaci di accompagnarci in luoghi diversi, con stimolazioni diverse, che prescindono dalla nostra realtà quotidiana ma anche che divergono dalla routine e dall’abitudine di cui ci circondiamo. Lo scrittore in questo processo resta un mago capace di creare ciò che ancora non ha nome per chi si appresta a leggere. Ecco, una della potenzialità più importanti dello scrittore mago è proprio questa: creare qualcosa che ancora non c’è, che è diffìcile da immaginare proprio perché non c’è (è diffìcile per molti, non per tutti). Ma quest identikit di scrittore ci parla anche di una figura molto vicina al mago: il profeta.

La parola profeta viene tradotta spesso con “colui che parla per... al posto di”. I messaggi che portano i profeti non sono però solo o semplici “divinazioni”, molto più spesso rappresentano le visioni di chi sa guardare e vedere dove altri occhi si chiudono, non registrano e passano oltre. Essere visionari è, infatti, un’altra delle principali caratteristiche richieste allo scrittore.

Il messaggio del libro

Parlando di messaggi, posso dire che ogni libro racchiude, e possiede, un messaggio preciso e chi scrive decide di portare quel messaggio creando un aggancio emotivo in chi legge. È in questo modo che si scelgono i libri, ci hai mai fatto caso? Lo dico meglio... i libri possono essere ben scritti, impeccabili a livello di marketing (cura della copertina, perfetto lancio editoriale, limatura, editing, ecc), possono essere ben pubblicizzati, stare in prima fila sullo scaffale della libreria ma... il passaparola di chi viene toccato dal messaggio di un libro è ciò che farà di quel libro, un libro destinato a essere ricordato.

Un aggancio emotivo è pertanto un messaggio insito all’interno del testo che va ad appoggiarsi a quelle emozioni universali che riguardano tutti: il dolore, l’amore, la solitudine, la realizzazione. Parliamo di argomenti universali che vengono raccontati con libri, film e canzoni, da tutti gli artisti, con particolare enfasi. Molti testi si somiglieranno o racconteranno le “stesse” storie universali ma ognuno di loro sarà diverso.

La cosa che più di ogni altra renderà diverso un libro, sarà la capacità dello scrittore di sapersi - per primo - emozionare davanti al messaggio che decide di raccontare. Quell’emozione, o quell’urgenza della parola, sarà la spinta che manca o l’ingrediente segreto di questa formula magica che tentiamo di descrivere con questo incipit descrittivo dello “Scrittore Mago”.

Una volta stabiliti gli ingredienti di questa nostra pozione, possiamo affermare con altrettanta certezza che, per mescolare con cura il calderone e terminare il magico esperimento, necessitano ancora un paio di ingredienti: il coinvolgimento e la capacità di prendere per mano chi legge.

Coinvolgere significa non lasciare scelta al lettore. Vuole stare lì, con te, con la tua storia, dentro la storia, essere quella storia. Per coinvolgere, come dicono in molti, la cosa principale è mostrare e non raccontare. Dico sempre nelle mie aule: non fornire aggettivi o giudizi, né tantomeno racconti di azioni fatte da un personaggio X, cioè non scrivere che era forte, lascia che io lo pensi leggendo delle sue eroiche imprese. Non scrivere che era passionale o amorevole, lascia che io lo pensi emozionandomi e - magari - innamorandomi di quel personaggio. Ecco, prendere per mano chi legge significa semplicemente lanciare un filo di Arianna, lasciare che la storia si srotoli davanti agli occhi del lettore, come fosse per sua stessa mano. In fondo, i libri sono di tutti e l’arte è di tutti. Chi scrive un libro deve avere ben chiaro perché si siede a scrivere, qual è il messaggio che vuole portare e, soprattutto, non deve mai dimenticare che spesso si cerca nei libri quello che ci manca nella vita e questo spazia dal coraggio al conforto.

Molte volte capita di sentire qualcuno che ha appena chiuso una relazione d’amore e cosa fa? Legge o guarda un film che parla proprio di questo. La prima cosa che ci viene da pensare è che questo qualcuno possa essere masochista. La verità è un’altra: spesso abbiamo bisogno di sentirci meno soli. Non lo intendo come un “combattere la solitudine”, piuttosto come un dire a se stessi “non è capitato soltanto a me”. Questo per qualche strano motivo, consola.

Spesso mi capita di dire: “Scrivete per voi, create un bolo di emozioni sulla pagina bianca, ma successivamente trasformate quel bolo, trasformate quell’emozione, così che possiate scrivere per loro, per chi legge, che a sua volta potrà trovare conforto, coraggio, gioia, perfino speranza, o qualunque altra cosa sia in grado di trasmettere il vostro testo”.

Scrittore, mago, profeta, sciamano, visionario, artista...

Fino a circa un secolo e mezzo fa, creare era un’attività, un verbo riferibile solo a Dio e per questo dilagava una sorta di disprezzo verso tutti gli artisti che venivano definiti, nella migliore delle ipotesi, dei pazzi o dei disgraziati. Per fortuna l’epoca rinascimentale ha portato un cambiamento di pensiero rispetto all’artista e al suo fare arte e, di colpo, con quel suo “creare”, l’artista arriva a essere considerato un semidio. Questa piccola scintilla divina - che abbiamo ereditato - in verità ci frustra. Quando, a opera ultimata, ci confrontiamo con la delusione di ciò che non siamo riusciti a fare, sentiamo la frustrazione. Intendo dire che a volte la nostra mente e la nostra immaginazione, possono vedere lontano ma la nostra mano “umana” ci incatena al giudizio. Senza la sospensione del giudizio (epoche) sarà difficile riuscire a incarnare la nostra più grande opera d’arte. In fondo il nostro compito è tirarla fuori, partorirla. Sembrerebbe una vera impresa e di fatto lo è. Possiamo solo essere consapevoli che non importa da dove partiamo ma importa dove vogliamo andare. Importa riuscire a vedere dove vogliamo arrivare.

Per concludere direi che “Abraq ad habra” è una delle responsabilità più grandi dello scrittore mago. Se davvero creiamo quello che diciamo, allora facciamolo con intenzione e tanta, tanta cura. Se siamo messaggeri, se l’arte ci ha scelti e benedetti, le nostre parole sono di tutti perché il mondo ha bisogno di leader, sì, ma anche di profeti e di cantori, ovvero di coloro che si occupano di quei messaggi indispensabili all’evoluzione. Perciò scriviamo e, ancora, scriviamo ma non per riempire pagine, piuttosto per riempire cuori e anime, per ispirare il maggior numero possibile di persone e anche, e sempre, per ispirare noi stessi. Il profeta, il mago e quindi lo scrittore, l’artista in genere, è capace di costruire diverse realtà “non ordinarie”, usando occhi diversi per poter mostrare/insegnare agli altri la via che conduce a quelle alte - o altre - morali che da sempre spingono l’essere umano a evolvere.

Data di Pubblicazione: 17 settembre 2018

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