SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 7 min

Ildegarda di Bingen: che cos'è l'energia vitale?

Ildegarda di Bingen è la monaca tedesca che nell'alto Medioevo ha posto le basi dell'odierna medicina olistica.

Lo stato di coesione e armonia della Viriditas, o energia vitale, determina secondo Ildegarda lo stato di salute; il suo venir meno genera la malattia. Scopri di più leggendo l'anteprima del libro di Marie Noelle Urech.

 

Viriditas est Amor

Il concetto di Viriditas è la pietra miliare degli insegnamenti di Ildegarda, che costella la sua intera opera e segna la via sia del corpo che dell'anima; è come un respiro che pervade tutta la sua visione dell'uomo e della vita, un movimento che unisce il cielo alla Terra.

Dal latino medievale Viriditas si traduce con Viridità, energia verde della Natura, o energia vitale. In realtà, leggendo le sue opere, ci accorgiamo che Ildegarda attribuisce al concetto un si­gnificato più esteso e sottile della definizione naturalistica, specie quando lo ricollega alle risorse dell'anima: «L'anima è il principio vitale (Viriditas) della carne, perché il corpo umano ad opera sua cresce e progredisce» (Libro delle Opere Divine).

Viriditas è principio vitale, umidità, energia verde della Na­tura, forza dell'anima: è la vita! È quella cosa immateriale che mantiene la coesione tra anima e corpo, che crea la coerenza nelle cellule del corpo e che, unendo tutte le parti, riconduce all'inte­rezza: «Al cerchio dell'universo, con le mie ali, cioè volandogli intorno con la mia sapienza ho dato il giusto ordine. E di nuovo io, infiammata vita del divino essere originario, scintillo sulla bellezza dei campi, brillo nelle acque, ardo nel sole, nella luna e nelle stelle. Con un soffio di vento, invisibile vita che dona pie­nezza, tutto trasformo in vita» (op. cit.).

L'essere in buona salute è proprio l’espressione massima della Viriditas. Carichi di energia vitale e attivi, ci relazioniamo e co­munichiamo in maniera armoniosa con gli altri, siamo creativi e affrontiamo le difficoltà dell’esistenza con atteggiamento positivo.

In Natura come nell’uomo, l’assenza della Viriditas si manifesta come inaridimento, secchezza, rigidità, sclerosi dell’ener­gia vitale, stagnazione. La Viriditas risulta dallo stato di equili­brio tra i quattro elementi che compongono la vita fisica: terra, aria, acqua e fuoco.

Ritroviamo gli stessi concetti nella MTC dove la salute di un individuo dipende da una buona relazione ed equilibrio tra questi elementi.

Ildegarda concepisce che sin dalla sua nascita l'uomo è colmo di Viriditas: sono gli incidenti d’animo, i pensieri oscuri e le emo­zioni negative a fargli perdere l’armonia vitale. Ritengo questo aspetto fondamentale, soprattutto per quanto riguarda la nostra vita quotidiana. Oltre a essere energia vitale, Viriditas rappresenta anche essere in relazione, essere connessi.

Noi siamo fondamentalmente esseri di relazione perché è la prima esperienza che ci fa accorgere di esistere. Dal momento che lo sguardo di nostra madre si è posato per la prima volta su di noi, abbiamo percepito il suo odore e calore, la sua benevolenza, abbiamo sentito di esistere. È proprio la relazione con l’altro e con gli altri che ci fa percepire di esistere, di essere al mondo, e questa percezione si attiva sia attraverso le emozioni dell’amore sia at­traverso quelle generate dal dolore.

Quando viviamo una relazione felice, positiva, piena di fiducia, è difficile ammalarsi. Sappiamo che il sistema immunitario degli innamorati è sempre alle stelle! Se viviamo una relazione compli­cata e frustrante, in cui c’è molta critica e giudizio, e soprattutto una carenza di comunicazione profonda e autentica, si generano dolore e pensieri negativi, sull'altro ma soprattutto su se stessi! Una perdita - che sia la fine di una relazione o un lutto - sono eventi che scuotono e aprono “buchi” nel campo vitale. Ci spin­gono spesso a operare scelte, perlopiù inconsce, verso la vita o verso la morte. Quando ci sentiamo visti e amati sappiamo di esi­stere, di essere vivi. Se nessuno ci guarda o ci ama non esistiamo, è come essere nulli, ovvero morti!

Sul piano propriamente viscerale, sia che viviamo uno stato di separazione sia che lo provochiamo, accade una specie di collasso generale. Il collasso non è la fine del mondo e può comportare aspetti positivi, come abbandonare finzioni e illusioni; ci consente di cambiare pelle e di trovarne una più consona al nostro essere profondo. Il collasso diventa drammatico soltanto se non viene ac­cettato o quando c’è una forte dipendenza emotiva.

Uno dei casi più emblematici al riguardo è il cancro: questa malattia nasconde sempre un problema relazionale non risolto, una sensazione di essere separati da se stessi. Anche la separazione da persone riconduce sempre a uno stato di separazione interna. Ca­larsi nel ruolo di vittima, colpevolizzare qualcuno, cristallizzarsi nei propri ruoli (fare la mamma, la moglie, il salvatore, il risolu­tore): questi sono alcuni atteggiamenti problematici che concor­rono a creare un terreno favorevole alla malattia.

Alla stregua delle cellule cancerose che hanno perso la comu­nicazione tra di esse, che hanno perso il “segnale”, i canali di co­municazione interpersonali si sono chiusi, si verifica un ripiego su se stessi, una involuzione, uno stato di separazione che si evince dal classico “ho ragione io, tu hai torto”. L’energia vitale diminui­sce, perché nello stato di separazione non sentiamo più di esistere. Il pensiero informa la materia. Ciò che pensiamo influenza il no­stro corpo e le nostre cellule.

In caso di malattia c’è spesso una perdita di identità. La persona non sa più chi è, ha tradito la sua vera natura per compiacere gli altri, per sentirsi accettata e amata. Persino il nostro contesto cul­turale contribuisce a questa perdita di individualità: con la globa­lizzazione, ad esempio, che tende a fonderci e omologarci. Quello che succede nel nostro contesto sociale riflette in maniera analo­gica la condizione delle cellule tumorali, che hanno perso la loro identità e individualità. Cito le parole di un grande ricercatore ita­liano in epigenetica, il prof. Pier Mario Biava: «Più viviamo nelle mode, seguendo gli standard, la normalità di tutti gli altri, più ci allontaniamo dalla nostra funzione cosmica che è quella di creare... Non creiamo più con la fantasia, col gioco, con le parole e allora diventiamo amorfi, senza individualità, come il cancro. E quando perdiamo le caratteristiche della nostra individualità che ci rendono unici, diventiamo solo cellule che non evolvono più, ma che si moltiplicano all'infinito».

Le malattie del sistema immunitario, degenerative e autoim­muni, sono il risultato di uno stato di separazione e di non-amore, che sia nei confronti di una persona, di se stessi, di una comunità o della vita stessa, ed evidenziano una crisi di identità.

Per Ildegarda la salute è una condizione naturale e l'uomo si ammala quando odia, si adira, si vergogna, quando perde la con­nessione con il Bene e con la Verità. L’odio, la rabbia e l’orgoglio sono quelle passioni che deprivano l’uomo della forza verde delle virtù, lo indeboliscono fino a ucciderlo. La sua visione rimane, tuttavia, sempre ottimistica: se abbiamo il potere di ammalarci, altrettanto lo abbiamo di guarire e di rimanere in salute: «Tramite il sapere del suo intelletto e con spirito di contrizione, (l’anima) incalza il corpo, perché riconosce che la sua condotta non è buona. Così essa torna a fare verdeggiare il corpo inaridito at­traverso l’umidità della grazia divina» (Causae et Curae). Così ci descrive il processo della guarigione mediante il recupero dell’energia verde della Viriditas, alla quale Ildegarda attribuisce un’origine prettamente spirituale. Per attivare questo processo, l’uomo non solo deve cercare nella Natura gli elementi di cui è carente, ma deve anche coltivare, sul piano psicologico e spiri­tuale, la forza verdeggiante del suo cuore, cioè l’Amore, l’energia che unisce e che riunisce.

Data di Pubblicazione: 18 luglio 2019

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