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Sapevi che l'Illuminazione è uno Stato che Porta Benefici ed Effetti Collaterali?

Anteprima del libro "I Quattro Stadi del Risveglio" di Francesco Giacovazzo

Illuminazione: effetti collaterali

Per adesso sto utilizzando i termini Risveglio e Illuminazione come sinonimi ma tra qualche paragrafo la distinzione sarà chiara e definitiva.

Il risveglio spirituale è per la maggior parte delle persone un processo graduale. Raramente accade tutto in una volta. Quando questo succede di solito è spinto da un’intensa sofferenza proprio come è successo a Tolle.

Inoltre i risvolti non sono propriamente piacevoli. L’illuminazione non è un processo connaturato dell’organismo fisico come la crescita o la vecchiaia; è solo una possibilità e raggiungerla ha le stesse probabilità di mancarla. Per il corpo ed il cervello è un vero proprio shock quando giunge improvvisa e non hanno avuto modo di adattarsi al fenomeno.

Krishnamurti ha sofferto per quasi quarant’anni di fortissime emicranie, Mahavira soffriva continuamente di disturbi allo stomaco e alla fine morì a causa di questi problemi. Buddha era spesso malato, tanto che portava sempre con sé un medico personale che viaggiava con un grande carro carico di medicinali.

Eppure a rigor di logica essendo illuminate queste persone dovevano avere un corpo sano, puro, perfetto... ma l’illuminazione va oltre le naturali capacità del nostro organismo di gestire un qualcosa per il quale non siamo pronti. E come introdurre in un circuito elettrico un enorme quantitativo di energia per cui non è tarato: questo comporta enormi disagi. Ad esempio il sonno viene alterato, perché l’illuminazione porta con sé una consapevolezza così grande che non si esaurisce durante la giornata e continua anche di notte quando il corpo si addormenta.

C’è una leggenda che vuole che il Buddha non cambiasse mai posizione durante il sonno, tant’è che il suo discepolo prediletto Ananda andava a controllare più volte nel corso della notte se il suo maestro fosse ancora vivo.

Un giorno Ananda ebbe il coraggio di chiedere al Buddha come facesse a rimanere fermo nella stessa posizione per tutta la notte senza stancarsi e il maestro gli rispose che lui non dormiva mai, solo il suo corpo si riposava.

Osho ha affermato diverse volte che la maggior parte delle persone che si illuminano muoiono all’istante, solo in pochi riescono a sopravvivere grazie al fatto che i loro corpi erano in un certo senso preparati e allenati a sopportare uno shock di così vasta portata. Il cervello può subire anche dei danni permanenti e questo è il motivo per cui si dice che alcuni maestri illuminati non parlassero mai: il meccanismo del loro cervello si è fermato tutto in un colpo; le sinapsi dove erano codificate le loro personalità si sono spente (o sarebbe più giusto dire fulminate) tutte in una volta e non sono poi state più in grado di funzionare normalmente.

Lo so, può sembrare assurdo e delirante ma se ti prendi la briga di leggere attentamente qualche biografia, compresa quella dello stesso Osho o di Krishnamurti (sia Uppaluri che Jiddu) o di Tolle, noterai che davanti a quel senso di pace sublime si trovava una biomacchina in uno stato disfunzionale, almeno all’inizio.

Forse la più bella testimonianza di questo processo è descritta dalla neuroanatomista Jill Taylor Bolte che nel suo bellissimo libro I giardini della mente descrive da scienziata la sua esperienza mistica di un ictus all’emisfero sinistro del cervello. Non riusciva più parlare, comprendere il linguaggio, muoversi o ricordare chi fosse. Il graduale deperimento dell’emisfero sinistro produsse anche la perdita della percezione dei confini fisici del corpo e degli oggetti circostanti. Jill quindi sperimentò la sensazione di essere tutt’uno con lo spazio, le cose e persone intorno a sé:

La mente divenne silenziosa e quieta. Quel sotterraneo chiacchiericcio mentale che ci ricorda continuamente chi siamo e che ci suggerisce ogni momento che significato dare a ciò che ci accade, era scomparso. E mentre i centri del linguaggio dell’emisfero sinistro si facevano sempre più taciturni e i ricordi della mia vita si allontanavano, venni confortata da un crescente senso di beatitudine.

In quel vuoto di cognizione superiore, la mia coscienza si elevò a una sorta di onniscienza, fino, per così dire, a essere un tutt’uno con l’universo. Era qualcosa di irresistibile, piacevole, come tornare finalmente a casa.

Descrivo tutto questo non per spaventarvi ma perché è necessario comprendere fino in fondo questo fenomeno che non può essere in alcun modo provocato ma che è possibile raggiungere portando il nostro corpo-mente nella condizione idonea a supportare il colpo. Questo è in fondo il significato del lavoro su di sé.

Ho scelto di trascrivere tra le tante esperienze di risveglio quella di Eckhart Tolle perché contiene all’interno un messaggio molto potente che capirai più avanti nel corso del libro.

Per anni la mia vita altalenava tra la depressione e l’ansia acuta. Una notte mi sono svegliato in uno stato di tremenda e intensa paura, che non avevo mai provato prima. La vita mi appariva senza senso, un intralcio, ostile. Divenne così insopportabile da provocarmi ben presto un pensiero: non posso più vivere con me stesso. Il pensiero andava ripetendosi più e più volte.

Di colpo poi sono indietreggiato e ho guardato quel pensiero, così com’era, e mi sono reso conto della sua stranezza: se non posso più vivere con me stesso, vuol dire che siamo in due, uno sono io e l’altro è quello con cui non posso più vivere. Quindi mi domandai: chi è quell’io e chi è quel me con cui non posso vivere? Non mi venne alcuna risposta e la mente smise di funzionare.

Per un momento all’interno ci fu solo silenzio. Subito dopo mi ritrovai in un turbine, in un vortice di energia. Poi un’intensa paura mi catturò e il corpo si mise a tremare. Sentii dentro il petto queste parole: non fare resistenza. E poi mi sono sentito risucchiato nel vuoto. Le paure sono improvvisamente scomparse e mi sono lasciato cadere in quel vuoto. Non ho memoria di quel che accadde dopo.

Mi risvegliai il mattino dopo come se fossi appena venuto al mondo. Tutto mi appariva fresco, immacolato e intensamente vivo.

Una quiete vibrante colmava tutto il mio essere. Mentre passeggiavo per la città quel giorno, il mondo mi appariva come se fossi appena arrivato, il passato era totalmente assente. Mi trovavo in uno stato di meraviglia per la pace interiore provata e per la bellezza che vedevo fuori, anche in mezzo al traffico. Non mettevo più etichette e non interpretavo più le mie percezioni sensoriali, c’era una quasi completa assenza di commento mentale.

Da quel giorno percepisco e interagisco col mondo in questo modo: dalla quiete e non più dal rumore mentale. La pace provata quel giorno, più di venti anni fa, non mi ha più abbandonato, anche se varia di intensità. All’epoca non avevo un riferimento concettuale che mi aiutasse a capire cosa mi era accaduto. Anni dopo mi sono reso conto che l’intensa sofferenza provata quella notte aveva spinto la mia consapevolezza a distaccarsi dall’identificazione con il sé infelice, con il piccolo me sofferente, che non è altro che un’illusione della mente.

Il distacco deve essere stato così completo che quel sé sofferente è scomparso, come quando si toglie il tappo ad un giocattolo gonfiabile. Quel che rimase fu la mia vera natura, il sempre presente Io Sono: consapevolezza allo stato puro antecedente all’identificazione con la forma. Potete anche chiamarlo pura consapevolezza o presenza.

Illuminazione: effetti desiderati

È ovvio che ci sono anche dei bellissimi risvolti positivi correlati al Risveglio. Eccone alcuni:

  1. Senso di serenità, appagamento, gioia e amore senza un motivo particolare.
  2. Incremento delle coincidenze e delle sincronicità.
  3. Desiderio di condividere la propria felicità con gli altri.
  4. Incremento della conoscenza, ossia la capacità di comprendere i misteri velati nelle sacre scritture.
  5. Empatia e aumento di sensibilità verso il prossimo.
  6. Visione trascendentale dell’Unità e dell’interconnessione di tutte le cose.
  7. Distacco dai mezzi di comunicazione e di informazione di massa quali televisione, radio e telefonino, utilizzato solo per comunicare e non per sfogarsi.
  8. Amore per la natura e rispetto per la vita in ogni sua forma.
  9. Predilezione per la solitudine.
  10. Cura amorevole del proprio corpo e alimentazione più naturale e sana.
  11. Capacità di percepire energie, emozioni, pensieri, vibrazioni di luoghi e persone.
  12. Desiderio intenso di libertà e rifiuto di ogni dogma o credo separativo.
  13. Fine della paura.
  14. Consapevolezza che non esiste la morte.
  15. Consapevolezza di essere anima.
  16. Ispirazione e creatività.
  17. Pace al di là di ogni comprensione.
  18. Queste sono solo alcune indicazioni di una possibilità, di un altro modo di vivere che non è prerogativa di pochi eletti ma è il destino di chi vuole accettare la grandezza della propria vita.

Che cosa cercavano veramente gli alchimisti

L’Alchimia è un’antica conoscenza che percorre trasversalmente l’esoterismo delle diverse culture. Esiste un’alchimia cristiana trasmessa dai Rosacroce, un’alchimia indiana, islamica e cinese.

L’Alchimia è conosciuta anche come “La Via Regia” proprio perché custodisce in sé i codici attraverso i quali le varie tradizioni iniziatiche del mondo portavano i loro apprendisti al Risveglio.

Ma cosa intende un alchimista per Risveglio?

Il Risveglio è il passaggio di consapevolezza dalla mente al cuore, attraverso la costruzione del cosiddetto Corpo di Gloria.

Quindi: cosa cercavano gli alchimisti? Cos’è questa benedetta Pietra Filosofale che dona salute, immortalità e ricchezza?

E l’Anima, la nostra vera essenza che ci contraddistingue e che si manifesta nella nostra vita in tre aspetti fondamentali:

  • Consapevolezza
  • Amore puro e incondizionato
  • Intenzione.

Quando siamo presenti a noi stessi, consapevoli di ogni nostro pensiero ed emozione; quando amiamo per davvero senza aspettarci nulla in cambio e senza nessun motivo; quando siamo intenzionati (capiremo dopo cosa significa avere un’intenzione) a essere la massima espressione della verità e della vita, ebbene noi siamo anima.

Bada bene, noi non abbiamo un’anima come molti comunemente dicono. Noi siamo anima, siamo la vita che si incarna in una macchina biologica composta da corpo e mente per fare un’esperienza di apprendimento.

Quando diciamo di avere un’anima stiamo in realtà affermando che siamo ancora identificati con la nostra mente e che ancora non siamo consapevoli di chi realmente siamo.

Ecco perché gli alchimisti sostengono che noi non abbiamo un’anima e che dovremmo costruircela.

«Beato chi ha un’Anima, beato chi non ce l’ha, ma pena e dolore a chi ne ha solo l’embrione» diceva Gurdjieff ricordando anche quello che insegnava Gesù quando affermava:

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande. (Mt 7,24-29)

Gli alchimisti cercavano questa dimora stabile, questo centro di gravità permanente, la loro anima, attraverso la quale è possibile vivere la vita con responsabilità e scopo, dove la paura non esiste e il dolore è uno strumento di evoluzione.

Aprire il cuore significa chiudere la mente o meglio aprirla talmente tanto da farla diventare illimitata, uno specchio dell’infinito; significa osservare la vita con gli occhi dello Spirito che vede in ogni cosa una manifestazione di se stesso. Significa amare il prossimo tuo come te stesso perché a livello profondo siamo tutti la stessa cosa: un’unica vita che si manifesta in miriadi di gocce di luce danzante.

Aprire il cuore significa permettere alla vita di danzare attraverso di noi e farci suoi testimoni. Aprire il cuore significa risvegliarci, ricordarci di noi, essere Anima.

Ecco cosa cercavano gli alchimisti.

Questo testo è estratto dal libro "I Quattro Stadi del Risveglio".

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