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Una Illuminazione e Postura Corretta

Prenditi Cura della Vista del Tuo Bambino - Anteprima del libro di Dott. Vittorio Roncagli

Quantità e qualità dell'illuminazione

Affermare oggi che la quantità e il tipo di luce che utilizziamo durante le nostre attività, siano esse scolastiche che lavorative, sia adeguata è tanto banale e scontato quanto inutile.

In un’epoca che sbandiera in continuazione concetti di design, ergonomia, efficienza, produttività, comfort, salute, benessere, utilizzare un’illuminazione adeguata dovrebbe essere scontato.

E invece il tipo di illuminazione utilizzato nelle scuole (ma anche nelle case e nei luoghi di lavoro) ha sempre seguito regole di risparmio energetico o di estetica ma ben poco di qualità cromatica, e quindi di benessere visivo.

Le classiche lampadine a incandescenza che offrivano una qualità visiva decente presentavano il problema del consumo energetico e nei luoghi pubblici e nei locali di grandi dimensioni sono state sostituite dalle lampade a fluorescenza, molto più economiche ma anche molto meno confortevoli. Questo a causa della luce troppo “fredda” con dominante cromatica spostata verso il blu che causa fastidi per via del “flickerio”, o sfarfallio, percepito nella periferia del campo visivo da molte persone.

Sono poi arrivate le lampade alogene, inizialmente nate per essere utilizzate a riflessione, ovvero proiettate a soffitto: producevano una luce molto più calda dei neon, ma il consumo energetico le rendeva inutilizzabili nelle scuole.

Inoltre, ricche di radiazioni UV, sono controindicate nell’utilizzo a illuminazione diretta, dove invece hanno preso molto piede, usate ad esempio come spot luminosi nei controsoffitti e in tante lampade da tavolo.

In tempi recenti si stanno diffondendo le lampade LED, grazie al loro basso costo e bassissimo consumo. Esse sono un po’ “violente” nel fascio luminoso che producono e con molte variabili sia di prezzo che di qualità, ma sono tuttavia la strada che verrà seguita nel prossimo futuro.

Le indicazioni di base per una illuminazione corretta

L’illuminazione ideale per un buon comfort visivo dev’essere tale che sul piano di lettura sia circa tre volte maggiore che nell’ambiente circostante. La fonte di illuminazione dedicata al piano di lettura dev’essere indiretta o filtrata, ovvero evitare che la lampadina scoperta proietti direttamente sul materiale dove si intende leggere o scrivere. Questo permette di evitare principalmente due problemi:

  • che la luce diretta si rifletta sulle pagine dei libri o dei quaderni producendo il caratteristico abbagliamento;
  • che la luce sia troppo concentrata in certi punti del piano di lettura piuttosto che in altri.

L’illuminazione deve poi possedere una dominante cromatica vicina a quella fisiologicamente preferita dal sistema visivo, ovvero circa 550 nm, simile alla luce solare, una luce cosiddetta luce “calda”.

Bisogna inoltre fare attenzione all’eccesso di luce, eventualmente proveniente dalle finestre, che si può facilmente controllare mediante tende.

Anche in questo caso la cosa da evitare è che un eccesso di luce si rifletta sul piano di lettura provocando abbagliamento e riduzione del comfort.

Ricordiamo che esiste un’interessante letteratura che ha cercato di evidenziare correlazioni fra la dominante cromatica dell’illuminazione e l’efficienza durante la lettura. Principalmente è noto da molto tempo che la dominante cromatica influisce sia sulla fissazione oculare sia sull’efficienza dei movimenti oculari.

L'importanza dell'impugnatura

La scrittura è il prodotto della coordinazione visuo-motoria fine, cioè del rapporto e della coordinazione occhio-mano, che si forma già nei primi anni di vita e che prosegue durante l’età scolare.

Alla coordinazione visuo-motoria partecipano molte componenti come:

  • la modicità oculare (che raggiunge un completo sviluppo solo verso il nono anno di vita);
  • la coordinazione manuale;
  • l’accomodazione oculare;
  • la lateralità (percezione della destra e della sinistra);
  • la postura;
  • il feedback propriocettivo delle dita ecc. La corretta impugnatura della penna apparteneva alla routine di insegnamento scolastico e di conseguenza la calligrafia ne era oggetto di valutazione quale diretto risultato.

Purtroppo negli ultimi 20-30 anni la cultura di una corretta impugnatura della penna e di una calligrafia ordinata è scomparsa dall’insegnamento scolastico, sostituita da concetti insensati del tipo che “non si devono costringere i bambini a eseguire faticosi esercizi che portano a una scrittura standardizzata con perdita di individualità”.

Questo genere di concetti è arbitrario e disastroso, e solo con grave ritardo ci accorgiamo dei danni che ha provocato.

Più di recente è stata maturata un’altra opinione insensata, ovvero quella di minimizzare il ruolo e l’utilizzo della scrittura con frasi del tipo: “Scrivere oggi è sempre più inutile per il fatto che esistono i computer”.

Pensare di non insegnare a un bambino una corretta scrittura, perché esiste un surrogato come il computer, dimostra una profonda ignoranza di quelle che sono le tappe di sviluppo psico-motorio del bambino e una inaccettabile superficialità sull’argomento.

Possiamo davvero pensare che i bambini possano evitare di imparare a scrivere correttamente perché esistono i computer?

Sarebbe come dire che è inutile imparare ad andare in bicicletta perché esistono le automobili.

È stato dimenticato che la scrittura, per il suo compito di essere veicolo di comunicazione, deve rispettare delle regole, dei canoni, non è invenzione soggettiva e diventa libera espressione solo dopo che le abilità fondamentali sono state apprese. Se per esempio vogliamo imparare a giocare a tennis, il maestro ci insegnerà prima di tutto una corretta impugnatura della racchetta. Lo stesso vale per qualsiasi attività oculo-manuale dove è richiesto l’utilizzo di un attrezzo o di un accessorio.

La penna è l’attrezzo del bambino che deve imparare a scrivere. Se gli viene insegnato a impugnarlo in modo corretto potrà sviluppare rapidamente un’abilità a utilizzarlo in modo veloce, produttivo, con basso dispendio energetico e con ridotto affaticamento.

Se lo lasciamo solo a se stesso a impugnare la penna come capita, svilupperà una ridotta coordinazione, scriverà in modo più lento, commetterà più errori, si affaticherà maggiormente e svilupperà un’abitudine posturale distorta che in alcuni casi è palesemente anomala e grossolanamente controproducente anche per il collo e la colonna vertebrale. Oltre che, ovviamente, per i suoi occhi.

Per leggere e scrivere occorrono anche adeguate abilità visuo-percettivo-motorie che si sviluppano come conseguenza della coordinazione generale del corpo.

L’apprendimento scolastico è multisensoriale, largamente basato sulla funzione visiva coadiuvata dalla funzione uditiva ed espresso attraverso la coordinazione motoria. Impariamo osservando, ascoltando ed eseguendo: visione, udito, manualità.

Se una di queste funzioni viene sminuita, il risultato è inferiore rispetto alle potenzialità intellettive del bambino.

Per i bambini è relativamente facile scrivere in stampatello, modalità più semplice ma anche più anonima, ma essa deve auspicabilmente evolvere verso una scrittura in corsivo, più espressiva ma anche più complessa. La base per una corretta scrittura in corsivo è la corretta impugnatura della penna che, oltre a produrre un risultato qualitativamente migliore, permette anche un minor affaticamento.

Nel capitolo “Le impugnature sbagliate più frequenti” troverai dei test per capire se il bambino (o tu) tiene la penna in modo corretto. Nel capitolo “Esercizi per apprendere una corretta impugnatura della penna” invece troverai degli esercizi divertenti per imparare i giusti movimenti, la giusta pressione e postura per un’impugnatura perfetta!

Questo testo è estratto dal libro "Prenditi Cura della Vista del Tuo Bambino".

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