Immaginare un Paradiso - Scott Cunningham
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Immaginare un Paradiso

La Terra e il Popolo - Anteprima del libro di Scott Cunningham

La terra e il popolo

Provate a immaginare questo: avete lasciato la vostra casa; per settimane vi siete ritrovati in mare aperto con la vostra famiglia e una dozzina di persone, sopravvivendo con poco cibo e senz'acqua. L'enorme canoa a doppio bilanciere che è la vostra casa ondeggia, si muove incessantemente sull'oceano Pacifico.

Il vostro capitano, seguendo le consuete indicazioni fornite dalle stelle, dall'aumento del livello dell'oceano, dalle nuvole, dagli uccelli e altri segni, ha pazientemente guidato la vostra canoa, ma sembra che il mare abbia inghiottito tutta la terra. Poi, finalmente, un cumulo di nubi rivelatore sorge all'orizzonte. Remate più velocemente verso quell'allettante macchiolina bianca. Continua a crescere. Ed ecco che, infine, attraverso le nubi appaiono montagne verdeggianti.

Nell'aria riecheggia il suono delle onde che si infrangono contro la barriera corallina. Il profumo della terra umida giunge fino a voi. La canoa scivola sull'acqua.

Il capitano trova un'apertura nella barriera corallina che circonda l'isola. Un'onda agguanta la canoa, trascinandovi sempre più in là, portandovi verso quell'isola seducente.

È più vasta di quante ne abbiate mai viste finora: è imponente, cinta da scogliere mozzafiato e cascate zampillanti. È questo il motivo per cui vi siete spinti fin qui: questo granello di terra in mezzo al più vasto oceano sulla Terra.

Il vostro capitano ha trovato l'isola grazie a una scienza esatta; ma la sua esistenza è un dono divino: ogni scogliera, ogni albero, ogni spiaggia e ogni pietra emana energia spirituale.

Così, rendete grazie agli dei che vi hanno condotto lì e vi incamminate alla scoperta delle nuove divinità che vi risiedono. Poiché tutte le isole - e tutte le terre - sono state create dagli dei e dalle dee.

Il vostro gruppo di migranti decide di stanziarsi sull'isola. Presto, altri vi raggiungeranno, attirati dalle fertili vallate e dai mari pescosi. Darete vita a una società, adatterete le vostre capacità al nuovo ambiente, introdurrete nuove piante e animali sull'isola. Ma non dimenticherete mai il primo momento in cui l'isola è apparsa dinnanzi a voi, il miracolo dell'esistenza di quella terra emersa dalle vastità dell'oceano. Sarà questo il fondamento stesso della vostra religione: la terra.

L'arcipelago delle Hawaii

L'arcipelago delle Hawaii è nato dal fuoco in mezzo all'oceano Pacifico. Le isole principali si trovano a più di tremila chilometri dal continente più vicino. Ma originariamente non esistevano. Accadde che un punto caldo sul fondo dell'oceano cominciò a traboccare lava; man mano che ogni strato si raffreddava sul fondo del mare, sempre più roccia lavica si depositava sopra di esso. Alla fine, questa montagna marina fuoriuscì dalla superficie dell'acqua, continuando a crescere mentre sempre più lava veniva espulsa verso l'alto, creando così un'isola di grandi dimensioni.

Secondo la teoria della tettonica a placche, l'isola appena nata si spostò verso nord, lontano dalla precaria area vulcanica, permettendo la formazione di altre isole. Questo processo proseguì sino alla creazione di tutte le isole dell'arcipelago, e continua ancora oggi.

La formazione delle Hawaii è soltanto all'inizio. L'umidità dell'aria, trattenuta dagli enormi vulcani delle isole, si riversava sotto forma di pioggia sulle cime di lava scura solidificata e le scolpì fino a trasformarle in catene montuose. La vita potè così avere inizio: insetti intrappolati nelle correnti d'aria, semi depositati sulle rive delle spiagge che stavano affiorando, uccelli che cambiavano rotta durante le migrazioni. La barriera corallina si innalzò lentamente dalle scogliere sommerse.

Al di là della distesa oceanica

Al di là della distesa oceanica, il verde ammantava le isole. La vita prendeva forma stabile in quei luoghi fertili. Gli insetti, gli uccelli e ogni specie di pianta si evolvevano per adattarsi al nuovo ambiente, creando forme uniche e sconosciute in qualsiasi altra parte del mondo. Le piogge, inoltre, continuavano a erodere le isole, alterandone le forme, mentre più a sud nella catena se ne stavano ancora formando di nuove.

Infine, in un tempo ancora ignoto (forse attorno al VI see. d.C), su queste spiagge incontaminate approdarono uomini provenienti dal Pacifico meridionale. Attraccando con le loro canoe a bilanciere, questi esploratori polinesiani trovarono isole fertili, adatte a divenire la loro nuova casa. Qui condussero uno stile di vita piuttosto semplice. Fino a quando non ebbe inizio, intorno all'anno Mille, una nuova ondata migratoria proveniente dalla Polinesia (probabilmente da Tahiti). I nuovi arrivati giunsero ben equipaggiati, con piante da frutto, maialini, polli, cani e altri beni necessari alla sopravvivenza. Le loro barche erano canoe a bilanciere in grado di trasportare provviste e fino a sessanta persone. Avendo una cultura e una tecnologia superiori, questi nuovi arrivati sbaragliarono i primi abitanti, che in poco tempo scomparirono.

Per circa due secoli furono molti i viaggi intercorsi tra le Hawaii e Tahiti. In questo periodo la cultura hawaiana fu profondamente influenzata da quella della sua antica patria.

In seguito, però, questo periodo di intensi rapporti cessò e gli hawaiani vissero in totale isolamento. Svilupparono una cultura incredibilmente ricca dal punto di vista spirituale e assai radicata alla terra. Il loro sistema sociale era rigido e strutturato; per centinaia d'anni vissero in un clima di relativa armonia. Certo, i capi detentori del potere si attaccavano a vicenda e le guerre erano frequenti, ma perfino le battaglie erano regolate da imposizioni religiose. I periodi di eccidi e carestie erano intervallati da giorni di pace e prosperità.

Chiunque sia un minimo sensibile al luogo, arrivando alle Hawaii percepisce un'insolita atmosfera emanata dalle isole. Può essere difficile da descrivere, ma questo senso di pace e di brulicante energia è ciò che convince la maggior parte dei visitatori a tornare. Un'energia che sembra derivare per prima cosa dalla terra stessa, poi dall'oceano circostante e dall'acqua dolce, e infine dall'aria. Anche gli abitanti, in particolare quelli di cultura hawaiana, emanano la stessa energia. La si può percepire durante un'escursione in una valle ricoperta di felci, nel corso di una passeggiata lungo una spiaggia solitaria, oppure la si può assorbire mangiando il cibo prodotto in quei luoghi. A questa energia è stato dato un nome: maria, ovvero potere spirituale.

Perché il maria delle Hawaii è così differente da quello che si può avvertire in altri luoghi della Terra? Come mai queste isole sono così spiritualmente sacre, vitali e piene di energia?

La risposta sembra risiedere nel fatto che la formazione delle isole risale a un'epoca relativamente recente - geologicamente parlando -, nella loro collocazione in mezzo al mare e nelle molte piante e uccelli unici al mondo che le popolano. Gli stessi hawaiani potrebbero dire che le divinità furono molto generose nel donare tutta questa ricchezza alle loro isole.

Il mana dei vulcani, l'isolamento, le specie indigene, tutto si armonizza nel creare una forma di potere spirituale particolarmente forte. Il mana è presente in ogni cosa sull'isola: negli esseri umani, nelle rocce, nei fiori, nelle sorgenti, nella terra. È questa l'energia vitale di cui le persone sentono la mancanza quando lasciano le Hawaii, e che spesso le induce a farvi ritorno. Ci sono tante isole tropicali al mondo, in tutti gli oceani maggiori, ma nessuna possiede l'esclusivo mana delle Hawaii. Se perfino noi, cresciuti in un mondo fondato sulla scienza, riusciamo a sentirne il potere, c'è forse da stupirsi se i nativi giudicavano sacre le isole?

E lo erano, infatti. La terra di ciascuna di esse apparteneva interamente agli akna, ovvero agli dei e alle dee. La proprietà privata della terra era proibita. I capi erano i suoi custodi e il popolo la lavorava per sfamare tutti. Le cose stavano così: le isole appartenevano alle divinità.

Questo testo è estratto dal libro "La Terra e il Popolo".

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