SELF-HELP E PSICOLOGIA

Inizia la grande trasformazione: attiva il potenziale che porti in te

La grande trasformazione e il risveglio dei tuoi talenti

Scopri come risvegliare le tue doti e i tuoi talenti e comprendi la visione immaginale leggendo l'estratto del libro di Selene Calloni Williams.

Il ciclo delle ere

“È giunta l’ultima epoca dell’oracolo di Cuma, [...] già una nuova stirpe scende dall’alto del cielo”.
Virgilio, Bucoliche, IV ecloga

Una profezia scritta nei Purana, antichi testi indù, parla dell’avvento di una nuova era, una nuova umanità, guidata da Kalki, discendente della dinastia della Luna. Il momento del grande cambiamento è indicato come il periodo in cui il cosiddetto “Kali Yuga” volge alla fine, e questo periodo è fatto coincidere da molti studiosi con l’epoca attuale. Gli yuga sono le ere nelle quali è divisa l’evoluzione della vita sul pianeta, secondo la visione dell’Induismo.

Esse sono: Satya Yuga, l’età dell’oro; Treta Yuga, l’età dell’argento; Dvapara Yuga, l’età del bronzo; Kali Yuga, l’attuale età del ferro.

Nel Unga Purana si leggono frasi come queste: “Verso la fine dello Yuga di Kali i ladri deruberanno i ladri”. “Gli uomini perbene si ritireranno dalla politica”. “Si venderà cibo già cotto sulle piazze”. “Nessuno vivrà la durata normale della vita che è di cento anni”. “I riti decadranno nelle mani di uomini senza virtù”. “Gli uomini si uccideranno l’un l’altro e uccideranno anche i bambini, le donne e le vacche”. “Tuttavia alcuni raggiungeranno la perfezione in pochissimo tempo”. “I meriti ottenuti in un anno nel Treta Yuga possono essere ottenuti in un mese nel Dvapara, in un giorno nel Kali Yuga” (Unga Purana, II, cap. 39).

Il caos e l’oscurità del Kali Yuga sono terreno fertile per sbocciare di un risveglio.

Per il filosofo Nietzsche, il caos che l’uomo porta in sé è l’inizio del tramonto che lo conduce alla nascita dell’Oltre-uomo: “Io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.

La perfezione di cui parla il Purana, raggiungibile in pochissimo tempo nel Kali Yuga, coincide con l’avvento di una nuova età dell’oro e il ritorno di una umanità di esseri risvegliati.

Se non vuoi perdere l’occasione di essere nato sul finire del Kali Yuga, se vuoi fare del caos della tua epoca un motivo di forza anziché di penalizzazione, devi innanzitutto figurarti quella perfezione di cui parla il Purana poiché nessuno può realizzare qualcosa che non riesce a immaginare.

Puoi vedere questa perfezione innanzitutto come completezza: attivazione totale del potenziale che porti in te; pieno risveglio delle tue doti e dei tuoi talenti.

I Purana hanno una visione ciclica del tempo: le ere si susseguono in un cerchio che non ha mai fine. L’avvento dell’Oltre-uomo, della stirpe dei beati che abita l’età dell’oro, come la chiamava il poeta greco Esiodo - il quale, allo stesso modo degli autori dei Purana, credeva nella ciclicità delle ere - è il risveglio di un uomo antichissimo, una creatura che esisteva prima dell’avvento della civiltà attuale. Questa civiltà si connota come un atto di prepotenza da parte dell’uomo sulla natura o, per dirla con Ungaretti, come “un atto contro natura” (si ascolti l’intervista di Pasolini a Ungaretti dal titolo “Che cosa è la normalità”). L’uomo primitivo che esisteva prima di questa civiltà, tutt’altro che essere semplicemente una creatura vicina allo stadio animale, portava in sé, come un marchio di fabbrica, il segno della beatitudine dei primordi.

Incomincia a produrre la visione di un nuovo te stesso in cui la mente raziocinante non sia la sola voce preposta a discemere il reale, a filtrare ed elaborare le percezioni. Metti accanto alla mente un istinto potente capace di percepire il ritmo della natura e le armonie celesti che ti permettono di relazionarti con le stelle e i pianeti lontani annusando l’aria o osservando il volo delle lucciole, anziché l’occhio freddo e, per quanto potente, pur sempre limitato di un telescopio astronomico, poi unisci una volontà impeccabile e lascia che tutte queste facoltà vengano guidate dal cuore: ecco che hai l’uomo in una grande espressione del suo potenziale.

La strada è aperta

Arrivare a esprimere in te stesso l’uomo integrale è naturale e rapido in questa epoca perché tutte le condizioni sono favorevoli: la strada è aperta. Lo dicono i Purana antichi, ma anche i principali filosofi e psicologi moderni esperti di evoluzionismo, come l’indiano Sri Aurobindo, che ha parlato della possibilità per l’uomo della nostra epoca di una “accelerazione evolutiva” e l’americano Ken Wilber, il quale ha sottolineato che proprio il senso di frustrazione che l’uomo moderno prova è il principale sintomo della spinta evolutiva che lo accompagna.

Il fatto è che non bisogna cambiare il mondo, piuttosto bisogna cambiare mondo.

Il mondo è negli occhi di chi lo guarda. Cambiare mondo significa mutare la prospettiva dello sguardo.

La grande trasformazione che porta alla nascita dell’Oltre-uomo è un cambio dello sguardo, una trasformazione della prospettiva.

Io chiamo homo imaginalis questa creatura che nascerà in te dall’attivazione di tutte le tue doti e talenti, perché la visione dell’uomo nuovo è la visione immaginale. Con la parola immaginale il filosofo e iranianista Henry Corbin e i grandi padri della visione immaginale - come James Hillman, Giulio Maria Chiodi, per citare due esempi a me molto vicini - intendono indicare la zona di confine, la soglia liminale tra conscio e inconscio, tra vita e morte, tra sonno e veglia, cioè tra due stati che incessantemente svaniscono l’uno nell’altro e si generano l’un con l’altro al punto che nessuno dei due esiste nella sua realtà individuale, separata. In verità esiste unicamente la loro relazione e, poiché questa relazione comporta il darsi incessantemente, essa è definibile come condizione sacra e stato d’amore. L’immaginale è il prodotto diretto della relazione, del sacro, dell’amore. Ed è proprio qui, in questa terra ai confini tra lo spazio e il nulla, nel punto esatto dell’incontro tra visibile e invisibile, tra umano e divino, che si generano tutte le immagini che noi viviamo e la nostra stessa immagine.

L’homo imaginalis è l’uomo capace di essere consapevole di questa terra di mezzo. L'homo materialis non vede che la parte: o il sonno o la veglia, o è cosciente o è incosciente, o è vivo o è morto. L’homo imaginalis è un atto di consapevolezza espansa, capace di abbracciare le due dimensioni: il visibile e l’invisibile, insieme.

Questa espansione della coscienza è realizzabile oggi, la strada è aperta; chi sente la necessità del cambiamento perché prova frustrazione, non deve rimandare.

Il tema della possibilità concreta di questo cambiamento mi ha sempre affascinata. A soli vent’anni ho pubblicato il saggio Il mito del Superuomo da Nietzsche ad Aurobindo, trent’anni più tardi ho pubblicato il romanzo Discorso alla Luna in cui descrivo il cambiamento della prospettiva, la nascita dell’homo imaginalis dal punto di vista degli sciamani siberiani. Il libro, sebbene sia un’opera di narrativa, è anche un testo di formazione interiore poiché contiene delle chiavi di attualizzazione di doti e talenti dimenticati dall’uomo occidentale, che gli sciamani delle steppe hanno conservato.

Certamente, a tal proposito, la visione di filosofi come Nietzsche e Aurobindo è importante, ed è altresì utile il punto di vista di esperti di psicologia evoluzionistica, ma anche la visione degli sciamani non è certo da sottovalutare.

La visione dello sciamano

Lo sciamanismo in senso stretto nasce nelle steppe della Siberia dove oggi è ancora vivo e profondamente sentito. Lo sciamanismo è fondamentalmente tecnica o stato dell’estasi. Lo sciamano è colui il quale è capace di accedere simultaneamente a diversi stati di coscienza. Egli è a tutti gli effetti un homo imaginalis o un immaginalista - un homo imaginalis in formazione - se con questo termine intendiamo un uomo capace di estendere tutte le proprie facoltà ai vari livelli della coscienza e di esistere in modo multidimensionale.

L’attenzione degli sciamani siberiani per la grande trasformazione di coscienza in atto sul pianeta, capace di condurre all’Oltre-uomo, non è affatto da sottovalutare. Questa trasformazione è un cambiamento di prospettiva tale da mutare i confini della mappa del reale, capace di ingenerare un cambiamento del sistema percettivo e del metodo di pensiero. Il primo passo, dunque, per rendere possibile questo cambiamento è rendersi conto che esiste qualcosa di là della mappa del reale comune, sentire che quello che c’è “là fuori” è un infinito territorio di possibilità e potenzialità.

Per realizzare ciò è necessario avere degli esempi. Se non hai esempi di qualcuno o qualcosa che sta al di fuori della tua mappa del reale, essa ti imprigiona; il tuo modo di percepire la realtà, il tuo metodo di pensiero sono la tua gabbia fino a che li vivi come gli unici possibili: hai bisogno di esempi “altri”.

Al di fuori della mappa comune del reale, la mappa dell’homo materialis, ci sono numerosi artisti, filosofi, maestri, mistici, monaci, eremiti, anacoreti, sufi, yogin, agori e sciamani che puoi incontrare di persona, nei libri, persino nei sogni. Non necessariamente essi rappresentano l’homo imaginalis, ma sono in grado comunque, con il loro esempio, di chiamarti al di fuori dei sentieri che meccanicamente percorri quotidianamente, oltre la gabbia.

Certi incontri li fai perché lo vuoi, a un livello più o meno inconscio lo desideri molto. Provare un senso di frustrazione aiuta a desiderare in modo più audace.

Io ero giovane e già provata dalla vita quando, a soli diciannove anni, dopo la morte improvvisa di mio padre, sono partita per l’isola di Sri Lanka.

Ho accettato un’offerta di lavoro di una compagnia italo-cingalese che voleva edificare nel sud dell’isola un villaggio turistico.

Purtroppo per gli italiani che avevano investito molto in quel progetto, la crisi politica dello Sri Lanka aveva scatenato in quegli anni le azioni del gruppo terroristico denominato Tigri Tamil. Dopo aver fatto i primi scavi, costruiti i primi due bungalow, il capannone per i lavoratori e le mura del ristorante, gli italiani responsabili del progetto decisero di fermare i lavori. I continui coprifuoco e la situazione di terrore generale rendeva impossibile per loro pensare di poter continuare a investire in un paese in piena guerra civile. Essi però temevano che, lasciando l’area abbandonata, il governo locale potesse decidere di nazionalizzarla espropriandola. Decisero, dunque, di mantenere una presenza straniera in loco. Io feci la “presenza straniera”. Accettai l’incarico solo perché, nel frattempo, avevo conosciuto un uomo molto più anziano di me: un tamil alto, magro, molto scuro di pelle e con i lunghi baffi. Aveva un nome inglese: era infatti stato adottato da una coppia di inglesi proprietari di una piantagione di tè nella zona montuosa all’interno dell’isola. Si chiamava Michael Williams.

Michael fu il mio primo grande maestro. Era un esperto di yoga e di sciamanismo, mi permise di divenire parte di un lignaggio iniziatico di yoga sciamanico molto antico alle cui pratiche esoteriche e alle cui conoscenze mi introdusse nel corso di oltre sette anni. Oggi io porto il nome di Michael proprio per una questione di lignaggio. Ho assunto questo nome diversi anni dopo la sua morte attraverso un rituale celebrato con altri membri del lignaggio yogico-sciamanico a Guwahati, in Assam, nel 2006, a simboleggiare che l’insegnamento del maestro è in me: “nomen omeri”, il “nome è destino”; portare il nome del maestro è continuarne la missione.

Ho trascorso la gran parte dei miei anni in Sri Lanka in un eremitaggio della foresta, un jungle temple, come lo chiamano i monaci buddhisti eremiti. Michael, infatti, un giorno mi accompagnò in questo eremitaggio nella foresta nei dintorni della città di Habarana affinché io potessi ricevere insegnamenti sulla meditazione da parte del Venerabile Gata Thera, un anziano monaco theravada molto rispettato dai buddhisti del posto. In quell’eremo io ci sono rimasta sei anni, apprendendo la meditazione sotto la guida di Gata Thera e, quando Michael era presente, lo yoga sciamanico, sotto la sua guida.

Devo dire che sono stati anni molto importanti per me. Quando sono rientrata in Europa, dopo la morte di Michael e di Gata Thera (i due maestri hanno lasciato il corpo a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro), ho studiato psicologia e sceneggiatura. Non è stato facile per me reinserirmi nel mondo occidentale, ma poco dopo essermi trasferita in Svizzera ho avuto un altro incontro decisivo: ho conosciuto James Hillman, il grande psicoanalista e filosofo, padre della psicologia archetipica, che io ritengo il mio maestro occidentale.

La conoscenza di chi sa vedere al di fuori della mappa del reale comune è di fondamentale importanza per attivare la possibilità evolutiva che ci si prospetta.

L’outsider è la persona che può dare il miglior contributo all’evoluzione umana.

Gli outsider sono coloro che hanno un sogno di cambiamento nel cuore e non si arrendono mai; sono gli artisti, i folli, i mistici che respirano all’unisono con la Terra, non temono la morte, ma amano la vita al punto che non possono rinchiudersi in una quotidianità arida di veri ideali e vogliono vivere per più alti valori; sono coloro che pulsano di vita, non zombi privi di sangue, ma uomini e donne che hanno straordinari momenti di rivelazione, ispirazione e lucidità penetrante.

Gli outsider sono tutti coloro che non stanno dentro ai ruoli e ai comportamenti prestabiliti. Possono essere artisti, persone spirituali, scrittori, avventurieri, sciamani sociali, visionari e veggenti, abituati a mettere alla prova i limiti: sfidano i valori culturali comuni alla ricerca della Verità.

Quando creano, gli outsider perdono la propria identità nella loro opera. Essi sono individui impegnati in una intensa auto esplorazione. Creano il proprio sistema di regole e le vivono, malgrado ciò che sta loro intorno. In una società dove l’uomo medio è un conformista che accetta le miserie e i disastri con lo stoicismo di un robot, gli outsider combattono senza arrendersi.

Le culture che incorporano gli outsider possono beneficiare del loro contributo. Le culture che alienano gli outsider reprimendoli perdono i contributi più visionari, innovativi e rischiano di finire in una situazione malsana.

L’outsider non solo deve farsi accettare, ma deve riuscire ad avere successo, perché in questo modo egli può aiutare la società e la razza umana a evolvere. Il suo cuore ha lo stesso potere delle sue mani, non quello di afferrare il mondo, ma quello di cambiarlo.

Hillman, Gata Thera, Michael sono stati per me tre esempi preziosi di possibilità reali di pensare in altro modo, di percepire l’esistenza e di descriversi mappe e possibilità oltre i limiti comunemente accettati.

Terminati gli studi ho fondato in Svizzera una associazione culturale, Voyages Illumination, che si occupa di creare e realizzare viaggi molto particolari, viaggi nell’anima del mondo. Grazie a Voyages Illumination ho visitato i luoghi più mistici del pianeta e ho incontrato altri grandi maestri spirituali, yogin e sciamani di ogni parte del globo. Nell’ultimo decennio la mia attenzione si è focalizzata principalmente, anche se non in modo assoluto, sulle steppe asiatiche e sullo sciamanismo.

Lo sciamano non è necessariamente l’homo imaginalis verso il quale tendiamo ma, in quanto outsider rispetto alla civiltà dell'homo consumens - l’uomo agente passivo del consumismo globale -, egli può costituire un esempio importante per uscire dalla gabbia della mente del mondo che imprigiona l’uomo che non conosce altra mente, che schiavizza l’individuo che non ha altro metodo di pensiero che quello generale e non ha altro sistema percettivo che quello controllato dalla sua mente.

Un errore comune è riferirsi alla mente come a un fatto individuale e pensare in termini di “la mia mente”, “la tua mente”, “la sua mente”... La mente è una per tutti. Bisogna uscire dalla mente ordinaria e connettersi a una mente più vasta, la mente che è nell’anima.

Data di Pubblicazione: 13 dicembre 2018

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