SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO

Intenzione: il potere dei pensieri

Intenzione: il potere dei pensieri

Scopri come Lynne Mc Taggart ha maturato l'idea di condurre gli esperimenti di gruppo sull’intenzione leggendo l'anteprima del suo libro The Intention Experiment.

L'energia quantica

Questo libro fa parte di un progetto ancora in corso iniziato nel 2001, quando pubblicai Il campo quantico. Nel tentativo di trovare una spiegazione scientifica per l’omeopatia e il risanamento spirituale, avevo inavvertitamente scoperto le basi di una nuova scienza.

Durante la ricerca mi ero imbattuta in un gruppo di studiosi di frontiera, al confine tra scienza e spiritualità, che per anni avevano riesaminato la fìsica quantistica e le sue straordinarie implicazioni; alcuni avevano persino riesumato equazioni considerate superflue nella meccanica quantistica standard. Tali equazioni, che indicavano il Campo del Punto Zero, riguardavano lo straordinario campo quantico generato dal perenne passaggio di energia tra le particelle subatomiche. Il fatto che il Campo esista implica che, a livello subatomico, l’intera materia dell’universo sia connessa tramite un movimento costante di energia quantica.

Ulteriori prove dimostravano che, al livello più basilare, anche ciascuno di noi è costituito da una massa di energia pulsante che interagisce costantemente con questo vasto mare di energia.

La dimostrazione più sconvolgente di tutte riguardava però il ruolo della coscienza. Gli esperimenti, ben congegnati, condotti da quegli scienziati, indicavano la coscienza come una sostanza che si estende oltre i confini del corpo, un’energia altamente ordinata con la capacità di cambiare la materia fisica. I pensieri diretti a un obiettivo specifico sembravano in grado di alterare dispositivi, cellule, perfino interi organismi multicellulari come gli esseri umani. Il potere della mente sulla materia sembrava riuscire ad attraversare il tempo e lo spazio.

Con Il campo quantico volevo dare un senso logico alle idee scaturite da esperimenti disparati e sintetizzarle in un’unica teoria generale. Il libro, che parlava di un universo interconnesso, proponeva una spiegazione scientifica di molti dei misteri umani più profondi, dalla medicina alternativa al risanamento spirituale, dalla percezione extra-sensoriale fino all’inconscio collettivo.

Evidentemente Il campo quantico colpì nel segno. Ricevetti centinaia di lettere da parte di lettori a cui il mio libro aveva cambiato la vita. Una scrittrice voleva addirittura fare di me un personaggio in un suo romanzo. Due musicisti composero alcuni brani ispirandosi a Il campo quantico, uno dei quali fu eseguito in tutto il mondo. Io comparvi nel documentario sulla coscienza e sulla fìsica quantistica Bleep - Ma che bip sappiamo veramente? e nel libro omonimo, pubblicato dai produttori del film. Circolò persino un biglietto natalizio con citazioni tratte da Il campo quantico.

Per quanto mi sentissi gratificata da tali reazioni, sentivo che il mio viaggio era appena all’inizio. Le prove scientifiche che avevo accumulato per Il campo quantico. suggerivano qualcosa di straordinario ma allo stesso tempo inquietante: il pensiero mirato aveva un ruolo fondamentale nella creazione della realtà.

Sembrava che l’atto di rivolgere i propri pensieri a un determinato obiettivo - processo che gli scienziati definiscono pomposamente “intenzionalità” - producesse un’energia abbastanza forte da modificare la realtà fìsica. Un semplice pensiero pareva essere dotato del potere di cambiare il nostro mondo.

Dopo avere scritto Il campo quantico, m’interrogai a lungo sulla portata di questo potere e sulle svariate domande che suscitava. Per esempio, come potevo trasferire le scoperte confermate in laboratorio nel mondo reale? Potevo piazzarmi in mezzo ai binari e, a mo’ di Superman, fermare il treno delle 9:45 con la sola forza del pensiero? Potevo alzarmi in volo per riparare il tetto sempre e solo con il pensiero? Visto che forse ero in grado di stare bene con il pensiero, potevo cancellare dalla rubrica i nomi e i numeri di medici e terapeuti? Potevo aiutare i miei figli a superare le verifiche di matematica con la sola concentrazione? Se il tempo lineare e lo spazio tridimensionale non esistevano realmente, potevo tornare indietro e cancellare tutte le esperienze della vita di cui mi ero pentita? E il mio minuscolo contributo mentale poteva avere un effetto sulle infinite sofferenze del nostro Pianeta?

Le implicazioni delle prove scientifiche erano inquietanti. Dobbiamo prestare attenzione a tutto quello che pensiamo in ogni istante? C'è il rischio che una visione pessimistica del mondo diventi una profezia che si autoavvera? Tutti quei pensieri negativi, quel continuo dialogo interiore intriso di giudizi e critica, hanno un effetto fuori dalle nostre teste?

E in qualche modo possibile migliorare gli effetti dei pensieri? Un pensiero funziona in qualsiasi momento, oppure chi lo formula, il suo obiettivo e l’universo stesso devono essere nelle condizioni giuste? Se tutto influenza tutto in ogni istante, qualsiasi effetto reale non viene forse contrastato e quindi annullato?

Che cosa accade quando un certo numero di persone si concentrano sullo stesso pensiero nello stesso momento? L’effetto prodotto è più forte di quello dei pensieri generati da un singolo individuo? Occorre un numero minimo di individui concentrati sullo stesso pensiero per amplificare l’effetto? L’intenzione dipende forse dalla quantità, per cui più il gruppo è folto e più l’effetto è forte?

“Intenzione”: la nuova parola magica

Sul potere dei pensieri è stata prodotta molta letteratura, a cominciare da Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill, probabilmente il primo guru dell’autorealizzazione. “Intenzione” è diventata la nuova parola magica della New Age. Gli operatori di medicina alternativa sostengono di favorire la guarigione dei pazienti “con l’intenzione”. Persino Jane Fonda consiglia di crescere i figli “con l’intenzione”.

Mi chiedevo che cosa mai si intendesse con “intenzione” e come si facesse concretamente a “inviare un’intenzione” efficace. Il grosso del materiale divulgativo era scritto in maniera superficiale, con un’infarinatura di filosofia orientale e qualche perla di saggezza sullo sviluppo personale qua e là, ma con pochissime prove scientifiche a dimostrare la validità del fenomeno.

Per trovare le risposte a tutte quelle domande mi rivolsi di nuovo alla scienza, passando al setaccio la letteratura scientifica alla ricerca di studi sulla guarigione a distanza, su altre forme di psicocinesi e, in generale, sul potere della mente sulla materia. Gli esperimenti descritti da Il campo quantico erano stati condotti soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso, quindi per trovare ulteriori indizi presi in esame scoperte di fìsica quantistica più recenti.

Mi rivolsi anche a chi era in grado di controllare l’intenzione riuscendo a compiere cose straordinarie - guaritori spirituali, monaci buddisti, maestri di qi gong e sciamani - per capire a quali processi di trasformazione si erano sottoposti per riuscire a sfruttare efficacemente i loro pensieri. Scoprii così che l’intenzione ha una miriade di applicazioni concrete nella vita reale: per esempio, viene impiegata nello sport e in alcune terapie, come il biofeedback. Studiai inoltre il modo in cui le popolazioni indigene integrano i loro riti quotidiani con il pensiero mirato.

Cominciai a trovare prove del fatto che una moltitudine di menti allenate concentrate sullo stesso obiettivo ottiene risultati migliori di un solo individuo. Le prove, raccolte soprattutto dall’organizzazione per la Meditazione Trascendentale, erano estremamente interessanti e indicavano che un gruppo di pensieri affini creava una sorta di ordine nell’altrimenti casuale Campo del Punto Zero.

A quel punto del mio viaggio mi ritrovai a corto di informazioni. Tutto ciò che si estendeva davanti a me, per quanto ne sapevo, era un territorio inesplorato.

Finché una sera mio marito Bryan, per natura molto intraprendente, mi diede un suggerimento apparentemente folle: “Perché non organizzi qualche esperimento di gruppo per conto tuo?”.

Non sono una fisica e nemmeno una scienziata e l’ultima volta che avevo eseguito un esperimento era stato nel laboratorio del liceo.

Gli esperimenti sull’intenzione di gruppo

Disponevo però di una risorsa accessibile a pochi scienziati: una enorme platea di potenziali partecipanti. Gli esperimenti sull’intenzione di gruppo sono difficilissimi da realizzare in un normale laboratorio, i ricercatori dovrebbero reclutare migliaia di persone che non saprebbero dove trovare, dove mettere e in particolare come farle concentrare tutte sulla stessa cosa allo stesso tempo.

I lettori di un libro costituiscono invece un gruppo ideale e già selezionato di persone sulla stessa lunghezza d’onda e potenzialmente disponibili a prendere parte a un esperimento per verificare un’ipotesi. In realtà avevo già un ampio numero di lettori assidui con cui ero in contatto tramite la mia newsletter e altre attività collaterali legate a Il campo quantico.

All’inizio valutai l’idea di condurre il mio esperimento con Robert Jahn, preside emerito della facoltà di ingegneria di Princeton, e Brenda Dunne, che dirigeva il laboratorio PEAR (Princeton Engineering Anomalies Research) di Princeton, entrambi conosciuti nel corso delle ricerche per Il campo quantico. Per oltre trent’anni Jahn e Dunne hanno raccolto minuziosamente alcune delle prove più convincenti sul potere del pensiero mirato di influenzare le macchine. I due si attengono scrupolosamente al metodo scientifico, non si perdono in sciocchezze e vanno dritti al sodo. Robert Jahn è una delle pochissime persone che conosco a esprimersi sempre in maniera impeccabile. Brenda Dunne è altrettanto perfezionista sia negli esperimenti sia nel linguaggio. Se avessero accettato di partecipare ai miei esperimenti, avrei avuto la certezza che il protocollo sarebbe stato rigoroso.

Entrambi, inoltre, potevano contare su un ampio gruppo di ricercatori, sono infatti a capo dell’International Consciousness Research Laboratory (laboratorio internazionale per la ricerca sulla coscienza), che vanta tra i suoi membri alcuni degli scienziati più prestigiosi del mondo in quest’ambito. Dunne è anche alla guida del PEARTree, un gruppo di giovani scienziati interessati alla ricerca sulla coscienza.

Jahn e Dunne si entusiasmarono subito all’idea, per cui c’incontrammo svariate volte prendendo in considerazione varie possibilità. Alla fine, per condurre i primi esperimenti sull’intenzione, proposero Fritz-Albert Popp, vicedirettore dell’Istituto internazionale di biofisica di Neuss, in Germania. Conoscevo già Fritz Popp dai miei studi per Il campo quantico: è stato lui il primo a scoprire che tutti gli esseri viventi emettono una debolissima corrente di luce. Importante fisico tedesco, riconosciuto a livello internazionale per le sue scoperte, anche Popp avrebbe rispettato rigorosamente il metodo scientifico.

Poi si offrirono di parteciparvi altri scienziati, come Gary Schwartz, psicologo del Biofield Center dall’Università dell’Arizona, Marilyn Schlitz, responsabile della ricerca e della formazione presso l’Institute of Noetic Sciences, un ente di ricerca sulla coscienza, Dean Radin, ricercatore senior presso lo stesso istituto, e Roger Nelson, psicologo del Global Consciousness Project, per lo studio della coscienza collettiva.

Questo progetto non ha sponsor occulti. Il sito e tutti i nostri esperimenti, ora e in futuro, saranno sovvenzionati solo dal ricavato di questo libro e da donazioni.

Gli scienziati che conducono ricerche sperimentali spesso non possono spingersi oltre i dati concreti per analizzare i risvolti di quanto hanno scoperto; di conseguenza, mettendo insieme gli studi già esistenti sull’intenzione, ho cercato di considerare le implicazioni più ampie di tutti quei lavori per sintetizzare le singole scoperte in una teoria coerente. Per spiegare a parole concetti generalmente espressi attraverso equazioni matematiche, sono dovuta ricorrere ad approssimazioni metaforiche della verità. A volte, con l’aiuto dei numerosi scienziati coinvolti, ho dovuto anche avanzare alcune ipotesi. E importante riconoscere che le conclusioni a cui sono giunta in questo libro rappresentano il frutto di una scienza di confine, nel senso che supera i limiti delle discipline accademiche convenzionalmente riconosciute. Le idee qui espresse sono un lavoro in continua evoluzione, per cui emergeranno sicuramente nuove prove che amplieranno e definiranno meglio le conclusioni iniziali.

Analizzare il lavoro di chi rappresenta l’avanguardia stessa della ricerca scientifica mi ha messo in soggezione. Confinate in anonimi laboratori, persone perlopiù sconosciute si dedicano ad attività a dir poco eroiche, rischiando di perdere fondi, posizioni accademiche e persino di rovinarsi la carriera brancolando nel buio da sole. La maggior parte raccoglie qua e là qualche sovvenzione che le consente di andare avanti.

Tutte le importanti scoperte scientifiche sono in qualche modo eretiche, in quanto ciascuna di esse nega in parte, se non completamente, le teorie più accreditate della propria epoca. Essere un vero esploratore in campo scientifico, seguire senza pregiudizi la strada della pura ricerca scientifica, significa non aver paura di proporre l’impensabile e di dimostrare che amici e colleghi hanno torto e che i modelli scientifici sono sbagliati. Nel linguaggio cauto e neutro dei dati sperimentali e delle equazioni matematiche si celano nientemeno che le basi di un nuovo mondo che, a forza di esperimenti meticolosi, assume lentamente forma per tutti noi.

Data di Pubblicazione: 12 marzo 2019


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