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Introduzione alla Strategia: Alessandro Magno

Strategia di Business - Anteprima del libro di Brian Tracy

Una promozione inaspettata

Lascia che ti presenti il più grande stratega mai vissuto. In un certo senso, è come se avesse iniziato a lavorare da junior manager in una grande organizzazione per poi fare una brillantissima carriera. Il suo nome era Alessandro (Alex). Il padre era il capo dell’organizzazione e aveva fatto carriera anche lui partendo dall’ultimo gradino.

Alex ammirava moltissimo suo padre, imparò tanto da lui e ne divenne il primo e più fedele allievo. Aveva grandi sogni e aspirava a costruire un’organizzazione gigantesca - molto più grande di quella che dirigeva il padre.

Naturalmente mi riferisco ad Alessandro il macedone, che passò alla storia come Alessandro Magno. Fu uno dei primi e dei pochissimi uomini che si poterono fregiare di questo prestigioso appellativo.

Quando Alessandro aveva vent’anni, suo padre fu ucciso, e lui divenne immediatamente il re di Macedonia.

I macedoni erano una tribù della Grecia settentrionale e occupavano la regione che prende ancora oggi il nome da loro. Erano un popolo duro, coraggioso e bellicoso. Sotto Filippo, padre di Alessandro, avevano conquistato e sottomesso l’intera Grecia.

Nella famiglia di Alessandro, nel suo esercito e in quello di suo padre, e nelle altre tribù della Grecia, c’era un grandissimo numero di nemici, “concorrenti”, che aspiravano tutti quanti alla posizione del giovane re. Quando salì al trono, Alessandro scoprì che erano stati orditi complotti e macchinazioni per ucciderlo e liberare le città-stato della Grecia dalla dominazione macedone.

I leader assumono il comando

Alessandro assunse immediatamente il comando, come deve fare un leader. Prima di tutto eliminò gli elementi sleali del suo esercito. Poi lo riorganizzò velocemente, li sostituì con i suoi generali e con i suoi ufficiali, e annientò gli eserciti che avevano tentato di opporsi al suo progetto. Per effetto di quelle vittorie immediate e sorprendenti, divenne il padrone incontrastato di tutta la Grecia, a soli 21 anni.

Come tutti i pianificatori strategici, anche Alessandro aveva una mission. La sua era particolarmente ambiziosa: voleva esportare la cultura greca in tutto il mondo conosciuto. Il suo piano strategico di lungo termine era conquistare tutti quegli stati e metterli sotto il dominio della Grecia.

Strategia di fusioni e acquisizioni

Alessandro era intelligentissimo. Non disgregava i regni che conquistava. Impiegava la prima versione mai conosciuta di una “strategia di fusioni e acquisizioni”. Se quei sovrani si arrendevano senza combattere, li lasciava al loro posto. L’unica cosa che chiedeva loro era di versare ogni anno un tributo alla Grecia, una sorta di imposta ante litteram sul reddito delle imprese, dopodiché potevano continuare a regnare in pace. Solo che a quel punto erano sotto la protezione dell’impero e dei macedoni.

Alessandro non si limitava a supervisionare gli stati tributari. Invitava i loro soldati a entrare nel suo esercito e a partecipare alla conquista di altre terre, con il relativo bottino di guerra.

Man mano che avanzava verso sud e conquistava il Medio Oriente, sempre più regni e sempre più tribù si schieravano dalla sua parte. Si arrendevano senza combattere e si univano ai suoi eserciti. Ma c’era ancora un problema.

Il concorrente principale

Il concorrente principale di Alessandro per la dominazione del mondo era l’impero di Persia, allora il più grande della storia, guidato da re Dario. Era un impero enorme. Copriva tutto il Medio Oriente, incluso il Mediterraneo, e si estendeva fino al Pakistan e all’India di oggi. Quando venne a sapere che un esercito greco comandato da un ventiduenne aveva invaso il suo impero, Dario non la prese bene.

Era molto intelligente anche lui. Si rendeva conto che Alessandro costituiva la prima vera minaccia al suo potere. Ordinò immediatamente a un esercito di 50.000 uomini di attaccare e distruggere le forze di Alessandro, numericamente inferiori con “soli” 22.000 uomini.

Prevedendo l’attacco di Dario, Alessandro pianificò una brillante strategia e aggirò l’esercito che gli era stato mandato contro.

Quando fu informato della sua manovra, Dario disse: “È un problema molto serio. Questa è la più grave minaccia che sia mai stata posta al mio potere e va affrontata, oppure il dominio persiano sarà a rischio in tutto l’impero”.

Risposta competitiva

Anche Dario era un abile stratega. Inviò dei messaggeri alle decine di tribù che popolavano il suo impero e ordinò loro di radunare i migliori soldati in un luogo denominato Gaugamela. Aveva messo insieme il più grande esercito mai esistito al mondo - quasi un milione di uomini. In tutta la storia, fino alla Seconda guerra mondiale, non era mai stata riunita in un solo posto una forza così numerosa.

Quando seppe che Dario aveva radunato il suo esercito imponente a Gaugamela, Alessandro levò immediatamente le tende e marciò su di esso. Con i suoi 50.000 uomini (ai 22.000 di prima si erano aggiunti i soldati di altri regni conquistati), si presentò sul campo di battaglia così rapidamente da cogliere di sorpresa le forze persiane, quantomeno nelPimmediato. Sapevano tutti che il giorno dopo si sarebbe combattuta una delle più grandi battaglie della storia.

L’importanza di un piano

Alessandro era un grande comunicatore. Quella sera, radunò tutti i suoi comandanti intorno al fuoco per spiegare loro esattamente cosa intendeva fare il giorno dopo. Disse loro che in realtà l'esercito di Dario non era una forza compatta e omogenea. Era una miscela di piccoli e grandi eserciti, provenienti da trenta tribù e da leve militari di tutto l’impero, che parlavano lingue diverse, avevano culture diverse, impiegavano tattiche diverse e usavano strutture di comando diverse. L’unica cosa che avevano in comune era la fedeltà a Dario.

Alessandro era convinto che se il giorno dopo fosse capitato qualcosa a Dario, le sue armate non avrebbero continuato a combattere con la stessa determinazione e con lo stesso spirito di corpo; anzi, avrebbero cominciato a dividersi, a ritirarsi e a fuggire in tutte le direzioni. Il suo piano era attaccare al centro dello schieramento difensivo persiano e uccidere Dario.

Questo testo è estratto dal libro "Strategia di Business".

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