SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 8 min

L'esistenza ti lascia libero di scegliere

L'esistenza ti lascia libero di scegliere

Scopri come la grandezza del divino sia senza fine: qualsiasi cosa diciamo di lui è così insignificante da tradire la nostra totale incompetenza.

L'esistenza ti lascia libero di scegliere

Le virtù del divino sono infinite, come anche la loro narrazione.
Le sue opere e i suoi doni sono senza fine, come pure ciò che vede e ascolta.
Nessuno conosce i segreti della sua mente, che non ha inizio né fine.
Molti si sforzano di conoscere le sue profondità, ma nessuno le ha mai raggiunte.
Non c’è uomo che abbia mai conosciuto i suoi confini; più il tuo sguardo si spinge lontano, più lui risiede ancora oltre.
Il Signore è grande, la sua dimora è in alto, e il suo nome è ancor più elevato.
Nanak dice: è possibile conoscere la sua grandezza solo quando si viene trasportati fino alle sue vette, cadendo sotto lo sguardo della sua grazia traboccante di compassione.
La sua compassione trascende qualsiasi descrizione.
I doni del Signore sono così immensi, che non si aspetta nulla in cambio.
Per quanto l'uomo possa essere un grande eroe o un valoroso guerriero, continua a rimanere un mendicante.
È incredibile quante persone non smettono mai di chiedere!
Si abbandonano ai desideri e sprecano le loro vite.
Altri invece negano i doni che hanno ricevuto.
Continuano a soffrire a causa dei loro appetiti, eppure non si decidono a rimembrare.
Oh Signore, anche questi doni provengono da te!
Libertà o schiavitù vengono elargite esclusivamente su tuo ordine: è un fatto ed è indiscutibile.
Chi indulge in inutili chiacchiere realizza la sua follia solo quando viene colpito in pieno volto.
Soltanto il Signore può conoscere se stesso, e solo gli individui più speciali possono descriverlo.

Egli concede la qualità della sua essenza divina a chiunque lui scelga.
Nanak dice: è il re dei re!

La grandezza del divino è senza fine: qualsiasi cosa diciamo di lui è così insignificante da tradire la nostra totale incompetenza...

Rabindranath Tagore stava morendo, quando un vecchio amico seduto al suo capezzale gli disse: «Puoi lasciare questo mondo soddisfatto, perché hai realizzato tutto ciò che desideravi fare. Hai ottenuto immenso rispetto, hai composto innumerevoli canti e sei conosciuto nel mondo intero come bardo divino. Non hai lasciato davvero nulla di incompiuto!».

A quelle parole, Tagore aprì gli occhi, guardò tristemente l’amico e rispose: «Non dire sciocchezze! Stavo giusto dicendo al divino che tutto ciò che davvero volevo cantare ancora non è stato messo in versi. Quello che volevo esprimere è ancora inespresso e ho sprecato tutta la vita semplicemente ad accordare il mio strumento!».

Tagore sentiva di aver appena iniziato a trasporre in versi le lodi del divino e già era arrivato il momento di andarsene. Pur avendo composto seimila canti, tutti in lode a dio, aveva la sensazione di non aver speso una sola parola per descrivere la sua gloria!

Nanak sta dicendo la stessa cosa e sostiene che questa è l’esperienza di tutti i rishi, di tutti i saggi che hanno davvero compreso. Qualunque cosa si possa dire del divino è un semplice accordare lo strumento, ma nessuno può davvero cantare la sua gloria.

Chi potrebbe mai riuscirci? Come può una personalità limitata contenere una realtà che non ha confini? E forse possibile stringere il cielo in un pugno? Tutti i nostri sforzi si rivelano vani, ma siamo in grado di prendere atto della nostra incompetenza solo dopo averci provato senza lasciare nulla di intentato.

Soltanto quando ti rendi conto di quanto sei insignificante, la comprensione della grandezza del divino può penetrare dentro di te. Gli sciocchi pensano sempre di essere grandi, mentre i saggi sono consapevoli della loro piccolezza! Quando la comprensione fa crescere in te la sensazione di essere incredibilmente minuscolo e insignificante, prende forma in parallelo il senso della vastità del divino e della sua presenza che pervade ogni cosa. In questa ricerca, arriva un momento in cui tu sei completamente scomparso e rimane soltanto lui.

Rimane soltanto il divino

Colui che parla sparisce, perché... c’è forse qualcosa da dire ? Rimane soltanto il divino: la sua gloria, la sua grandezza, la sua infinita risonanza... Chi vede svanisce e resta solo la visione. Il tuo ego si spegne, è completamente annientato; a quel punto, non ci sarà più nessuno a parlare di dio!

Le infinite discussioni degli uomini in proposito non hanno mai avuto alcuna speranza. Quando si verifica un evento straordinario, si resta ammutoliti - quando un individuo raggiunge il divino, rimane senza parole. Non perde soltanto la capacità di parlare, ma persino quella di respirare! Nell’istante in cui fai la conoscenza di dio, ti fermi completamente: i pensieri, le parole e il respiro si arrestano e il cuore smette di battere. Anche un singolo battito cardiaco ti priverebbe della sua vista, perché quel leggerissimo tremito produrrebbe una separazione.

Nanak sussurra questi versi proprio in quell’istante di silenzio privo di parole: non intende insegnare qualcosa agli altri, bensì esprimere la propria impotenza.

Le virtù del divino sono infinite, come anche la loro narrazione.
Le sue opere e i suoi doni sono senza fine, come pure ciò che vede e ascolta.
Nessuno conosce i segreti della sua mente, che non ha inizio né fine.
Molti si sforzano di conoscere le sue profondità, ma nessuno le ha mai raggiunte.

Finché pensi di conoscere dio, sei vittima di un’illusione. Sei in errore, perché ciò che hai conosciuto non può essere il divino; qualunque cosa tu abbia trovato o immaginato non può aver nulla a che vedere con lui. Probabilmente ti sei tuffato in un lago, ma non ti sei neppure minimamente avvicinato all’oceano! Ti sei addentrato in una valle insignificante, ma non conosci la profondità dell’abisso in cui si precipita all’infinito. Puoi aver scalato un’anonima collina alla periferia del tuo villaggio, ma non conosci affatto le vette assolutamente inaccessibili del divino. Gli esseri umani sono a malapena riusciti - con non poche difficoltà - a scalare l'Everest, la cima più alta dell'Himalaya, ma arrampicarsi su quella vetta, sull’Everest dell’Assoluto, è impensabile!

Ti domandi perché è impossibile? Cerca di comprendere quanto sia inconcepibile l’idea di misurare o di capire dio...

Noi ne siamo una parte, e una parte non riesce mai a conoscere il Tutto! Posso tenere in mano qualsiasi oggetto di questo mondo, tranne me stesso: come potrei stringere in pugno la mia stessa persona? I miei occhi sono in grado di vedere tutto ciò che si estende sotto il sole, ma non possono guardare me stesso! Non riescono a vedere la mia figura nella sua interezza per la semplice ragione che sono parte di me, e la parte non può mai conoscere la totalità dell’esistenza: al massimo potrà coglierne qualche scorcio, ma non vedrà mai il quadro completo.

La difficoltà risiede nel fatto che facciamo parte di questa immensità infinita. Se non fossimo parte del divino, lo avremmo conosciuto; se fossimo stati distinti e separati da lui, avremmo potuto girargli intorno e indagare la sua natura. Ma siamo parte di lui, siamo il suo cuore pulsante, il suo respiro! Come possiamo osservarlo dall’esterno? Come potremmo mai afferrarlo? L’uomo è un semplice granello di sabbia di questo deserto senza fine, una goccia nell’oceano - come può questa singola goccia contenere quella totalità sconfinata? Come può conoscere l’insieme di quell’infinità distesa d’acqua?

Questo aspetto è molto interessante: la goccia si trova nell'oceano e al tempo stesso è l’oceano. A un livello molto profondo, dunque, la goccia conosce l’oceano, perché non è diverso da lei. Eppure, da un altro punto di vista, non può conoscerlo proprio perché l’oceano non è qualcosa di distinto dalla sua essenza. Il più grande paradosso della religione è precisamente questo: conosciamo dio e tuttavia non lo conosciamo affatto.

Come possiamo non conoscere il divino, quando lui palpita dentro di noi e noi dentro di lui? Non siamo lontani da dio; in realtà fra noi e lui non esiste la minima distanza, perciò, in un certo senso lo conosciamo bene. Eppure non

lo conosciamo affatto, perché ne siamo parte, ed è impossibile che una parte conosca il tutto!

Siamo immersi nel divino, fluttuiamo e viviamo al suo interno; ogni tanto lo dimentichiamo e altre volte ce ne ricordiamo. Ci sono momenti in cui ci sentiamo incredibilmente vicini a lui e altri in cui siamo lontani. Negli istanti di chiarezza, abbiamo la sensazione di averlo compreso; quando il nostro cuore trabocca d’amore, sappiamo di aver fatto la sua conoscenza, perché l’abbiamo percepito. In quei momenti veniamo toccati dalla saggezza, ma poi la perdiamo di nuovo; ci ritroviamo immersi in un’oscurità profonda e riprendiamo a vacillare. Tuttavia, proprio questo stato, in bilico fra il conoscere e il non conoscere, rappresenta la condizione di fondo di una persona religiosa.

Quando qualcuno faceva domande su dio al Buddha, lui taceva. Cosa poteva mai dire? Non si può parlare di ciò che è contraddittorio! Se avesse risposto di conoscerlo, avrebbe mentito, perché nessuno può dire di conoscere il divino; se invece avesse risposto di non conoscerlo, avrebbe affermato il falso, perché non c’è nessuno che lo conosca meglio del Buddha!

Data di Pubblicazione: 4 settembre 2019

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