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L'esperienza UFO: com'è percepita dai testimoni?

I testimoni di esperienze UFO le descrivono come eventi molto reali

Qual è la percezione che hanno i testimoni di esperienze UFO? C'è un tratto comune nei loro racconti? Scoprilo leggendo l'anteprima del libro di J. Allen Hynek.

 

Gli UFO come esperienza

L’esperienza di quella mattina dell’8 giugno 1966 non la dimenticherò mai.
Nulla dopo di allora ha potuto convincermi di avere solo immaginato di vedere quello che ho visto. Sono rimasto turbato per settimane.
Mi ha spaventato a morte. Sono stato uno dei piloti che durante la Seconda guerra mondiale hanno avvistato i primi caccia a reazione tedeschi.
Anche quella volta l'Air Force cercò di convincerci che avevamo avuto delle allucinazioni.

da una lettera personale all’autore

 

Nella mia pluriennale esperienza nell’interrogare i testimoni di av­vistamenti UFO, spicca un fatto: invariabilmente ho avuto la sen­sazione di parlare con qualcuno che stava descrivendo un evento molto reale. Per lui o per lei rappresentava un’esperienza eccezionale, vivida e per nulla onirica, un evento per il quale l’osservatore era di solito totalmente impreparato, qualcosa che è stato subito rico­nosciuto come al di là della comprensione.

Per il testimone e per i compagni che hanno condiviso l’esperienza, l’evento è rimasto inspiegato e il fenomeno non identificato, anche dopo ogni tentativo di trovare una spiegazione logica. L’esperienza ha avuto la “realtà” di un evento fisico tangibile, alla pari, per esempio, della percezio­ne di un incidente automobilistico o di un elefante che si esibisce in un circo, tranne che per una cosa: mentre i testimoni hanno un vocabolario adeguato per descrivere automobili ed elefanti, sono quasi sempre in imbarazzo di fronte alla mancanza di parole idonee a raccontare dettagliatamente la loro esperienza UFO.

Una frase è ripetuta più e più volte: “Non avevo mai visto nulla di simile in vita mia.” Ma ho anche scoperto che i testimoni di UFO fanno del loro meglio per descrivere e spiegare la loro esperienza in termini con­venzionali. Cercano quasi sempre di trovare una spiegazione naturale, persino provando a “riempire” la carenza di fatti, se necessario. In diretta contraddizione con ciò che ci viene spesso detto, ovvero che le persone “vedono quello che desiderano vedere”, il mio lavoro con testimoni UFO di grande serietà e cultura indica che vorrebbero poter spiegare le loro osservazioni in termini familiari.

Una tipica affermazione è: “All’inizio ho pensato che potesse essere un inciden­te stradale, più avanti: le luci assomigliavano ai lampeggianti delle auto di pattuglia. Poi ho notato che erano troppo in alto, così ho pensato che forse era un aereo in difficoltà che rientrava per un at­terraggio imprevisto causato dallo spegnimento dei motori, poiché non sentivo alcun suono. Poi ho capito che non era un aereo.”

Molto spesso ho visto questo passaggio da una descrizione e spiegazione semplice e immediata, per arrivare un po’ per volta alla consapevolezza che nessuna descrizione convenzionale poteva essere sufficiente (un’escalation di ipotesi, in sostanza). Un processo che esclude l’idea che il testimone UFO, per ragioni psicologiche inte­riori, abbia usato la percezione di qualcosa di semplice e normale come veicolo per esprimere un proprio disagio profondo. L’espe­rienza è per il testimone qualcosa di unico e intensamente sconcer­tante, e c’è una lacuna incolmabile con la sua capacità di adattarla a una descrizione e spiegazione razionale.

È davvero difficile liquidare a priori esperienze che portano per­sone di comprovata serietà a dire, del tutto sinceramente, cose come queste:

So soltanto che non avevo mai visto nulla di simile in cielo, né un aereo che si muovesse a una velocità così elevata.

Era come guardare da sotto un aeroplano, proprio come se un aeroplano fosse lì fermo. Perfettamente immobile e senza alcun rumore. L’ho guardato per circa cinque minuti, poi quella cosa ha preso di colpo velocità ed è schizzata via. Sempre senza il minimo suono.

La polizia canadese mi ha chiesto se pensavo ci fosse un elicottero nascosto sopra le nuvole, con quell’oggetto che penzolava da una corda. Era la spiegazione più stupida che abbia mai sentito10.

Queste citazioni non sono assolutamente eccezionali. Decine di altre simili, tratte dai miei archivi e da quelli del Progetto Blue Book, potreb­bero riempire questo capitolo e molti altri ancora. E molte sono condi­vise da più di una persona. Tuttavia le parole non bastano a trasmettere l’esperienza umana descritta dall’osservatore.

Molte volte ho riflettuto: “Com’è possibile che una persona apparentemente sana, equilibrata e responsabile stia lì a raccontarmi una storia del genere con tanta evi­dente sincerità? Sta recitando? Ma è davvero un attore così bravo? E se sì, a quale fine? Dovrebbe capire che questa incredibile storia potrebbe ritorcersi contro di lui facendolo diventare oggetto di ridicolo.” Ecco altre due reazioni:

Ho sentito il cane abbaiare fuori. Non era un normale latrato, così, un po’ arrabbiato con lui, sono uscito a vedere. Ho subito notato che i cavalli erano imbizzarriti e correvano intorno al pascolo, così ho cercato di vedere perché fossero nervosi. Fu allora che ho scorto quell'oggetto fermo in aria, a 100 o 150 metri da terra. Così ho chiesto al mio amico di uscire a dare un’occhia­ta per capire se anche lui lo vedeva o se stavo andando fuori di testa. Lui è uscito, ha guardato in alto, si è messo a gridare ed è corso a rifugiarsi dentro casa...

Davo per scontato che quella cosa fosse una nuova invenzione di qualche genere, e speravo ardentemente che gli inventori fossero nostri connazionali, perché tutto questo è successo ancora prima del VJ-Day11. Decisi di non dire a nessuno del mio avvistamento, fino a quando la notizia non fosse diven­tata pubblica.

A volte i resoconti o le interviste contengono commenti schietti e inge­nui, che tuttavia attestano la “realtà” dell’evento per il testimone. Que­sto commento viene da quattro ragazzi della Woodberry Forest School in occasione di un avvistamento del 15 febbraio 1967: “Questa è la ve­rità, e non vi è alcuno scherzo implicito poiché in questa scuola sarebbe una seria violazione della disciplina.”

Da tre Boy Scout di Richardson, nel Texas: “Mike, Craig e io siamo Boy Scout del Reparto 73... e ti diamo la nostra parola di Scout che non si tratta di uno scherzo o di un’illusione ottica.”

Sarebbe difficile battere la seguente osservazione per ingenuità: “Quello che sto cercando di dire è che non ho usato alcun trucco foto­grafico perché non so ancora come farli...”, si legge nel rapporto di un avvistamento nel New Jersey del 26 dicembre 1967.

Infine, abbiamo questo toccante appello (da una lettera al Blue Book che descrive l’avvistamento di un oggetto a forma di sigaro il 19 gennaio 1967): “Sebbene io sia solo un bambino, per favore, credetemi.”

Spesso sono i commenti dettagliati, maturi e seri che enfatizzano la vividezza dell’esperienza del testimone. Questo commento è stato fatto da un pilota della Trans-Australia Airlines con circa 11.500 ore di volo: “Mi ero sempre fatto beffe di questi racconti, ma poi ho visto quella cosa. L’abbiamo vista tutti. Era sotto controllo intelligente, e non era certo un aereo.”12

Quanto segue è una dichiarazione di un uomo che ha compiuto 50 missioni di combattimento in volo nella Seconda guerra mondiale. Ha ottenuto 5 medaglie dell’aeronautica e 12 stelle da combattimento in bronzo per comportamento di particolare eroismo, e non pare quindi un tipo che si allarma con facilità: “Non emetteva suoni ed era lungo come un aereo di linea commerciale ma non aveva segni... il mio corpo reagì come se fossi uscito per un pelo da una situazione di grave peri­colo. Per tutto il resto di quel giorno rimasi emotivamente turbato.” Gli oggetti, o apparizioni, descritti saranno discussi nel dettaglio in seguito. Qui desidero semplicemente far comprendere al lettore, meglio che posso, l’idea che l’esperienza UFO è per il testimone un even­to estremamente reale.

Molte volte, ascoltando un resoconto, mi ero chiesto: “Ma perché mi stanno dicendo cose del genere?” Poi ho capito che i testimoni mi raccontavano quelle cose perché volevano che io gli spiegassi la loro esperienza. Erano stati colpiti profondamente, e spera­vano in una spiegazione che si adattasse alla loro immagine del mondo in modo da liberarsi della paura dell’ignoto.

La loro delusione era genuina, quando dovevo ammettere di saper­ne poco più di quanto ne sapessero loro stessi. L’unica cosa che sapevo per certo, infatti, era che la loro esperienza non era unica, ma era stata raccontata in molte parti del mondo.

Anche se non può essere spiegata — almeno per ora — l’esperienza UFO per i testimoni ha tutti i connotati di un evento reale. Questo è il nostro punto di partenza.

 

10 Da un'intervista ad una donna di Kenora, Canada, su ciò che visto il 30 maggio 1969. Questo caso non è incluso nell'Appendice I perché aveva un solo testimone.
11 Il 2 settembre 1943, il giorno in cui il presidente Truman dichiarò la vittoria americana sul Giappone, N.d.T.
12 Avvistamento del 24 maggio 1965. Il rapporto non è incluso nell’Appendice I perché l’autore non ha avuto contatti personali con il testimone o l’investigatore.
13 L’avvistamento ebbe luogo l’8 giugno 1966, in Kansas e Ohio.

Data di Pubblicazione: 10 luglio 2019

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