SELF-HELP E PSICOLOGIA

La creazione di una vita consapevole

La creazione di una vita consapevole

Impara a vedere le emozioni come strumenti di profonda consapevolezza leggendo l'anteprima del libro di Karla McLaren.

La creazione di una vita consapevole

Come ti sentiresti se potessi stabilire confini personali saldi e allo stesso tempo coltivare rapporti sani e intimi con gli altri? Oppure se potessi avere, ventiquattr’ore su ventiquattro, una conoscenza intuitiva di te stesso e di ciò che hai intorno? Cosa potresti realizzare se avessi una bussola interna che ti riconduca infallibilmente sul tuo cammino più autentico e al tuo io più profondo? E se avessi libero accesso a una sorgente continua di energia, rinnovamento e sicurezza?

Ciascuna di queste capacità vive ora in te, vive nelle tue emozioni. Grazie all’aiuto delle emozioni puoi diventare una persona consapevole e godere di immense risorse relazionali. Se impari a mettere a fuoco le emozioni e a collaborare in modo rispettoso con le sorprendenti informazioni contenute in ciascuno dei tuoi stati d’animo, puoi essere in stretto contatto con la fonte della tua intelligenza, puoi ascoltare la parte più profonda di te e puoi curare le tue ferite più gravi. Se impari a vedere le emozioni come strumenti di profonda consapevolezza, riuscirai a procedere nella vita come una persona completa ed efficiente. Queste sarebbero notizie meravigliose, se l’atteggiamento profondamente conflittuale della nostra cultura nei confronti delle emozioni non rendesse tali novità piuttosto difficili da accettare.

L’attuale conoscenza delle emozioni è molto arretrata rispetto alla conoscenza di quasi tutti gli altri aspetti della vita. Possiamo mappare l’universo e scindere l’atomo ma a quanto pare non siamo in grado di capire e gestire le nostre naturali reazioni emotive in presenza di fattori scatenanti. Ci serviamo dell’alimentazione e dell’esercizio fisico per aumentare la nostra forza ma ignoriamo la fonte più ricca d’energia che abbiamo: le nostre emozioni. Siamo brillanti dal punto di vista intellettuale, abbiamo risorse fisiche, una spiritualità creativa, ma siamo sottosviluppati dal punto di vista emotivo. Si tratta di un vero spreco perché le emozioni contengono una vitalità indispensabile che può essere convogliata a vantaggio della conoscenza di sé, della consapevolezza nei rapporti e di una guarigione profonda. Sfortunatamente non le usiamo così. Al contrario le emozioni sono categorizzate, celebrate, denigrate, represse, manipolate, inascoltate, adorate e ignorate; solo raramente, per non dire mai, sono rispettate; solo raramente, per non dire mai, sono viste come vere e proprie forze guaritrici.

Sono una persona empatica, ciò significa che posso riconoscere e capire le emozioni. Anche tu sei una persona empatica, tutti lo siamo, ma io sono consapevole di questa condizione e fin dalla prima infanzia ho iniziato a sentire le emozioni come entità distinte, ciascuna con la propria voce, carattere, scopo e uso. Le emozioni per me sono reali e inconfondibili come le forme e le sfumature di colore per un pittore.

Le abilità empatiche non sono inusuali

Le abilità empatiche sono presenti in ciascuna persona come normale caratteristica umana, costituiscono la nostra capacità di comunicazione non verbale. Attraverso l’empatia possiamo sentire il significato dietro le parole, decifrare la postura che le persone scelgono inconsapevolmente e capire lo stato emotivo degli altri. Oggi si ritiene che la capacità di empatizzare risieda in speciali cellule cerebrali dette “specchio”. I neuroni specchio furono inizialmente identificati nella corteccia premotoria dei macachi negli anni Novanta, ma furono presto scoperti anche negli umani; successivamente sono diventati un argomento di ricerca accattivante perché hanno aiutato gli scienziati a capire come le informazioni di socializzazione siano comuni nei primati.

L’empatia ci rende sensibili e intuitivi ma è un’arma a doppio taglio. Le persone empatiche possono arrivare dritto al cuore di ogni questione (possono spesso sentire quello che gli altri si rifiutano di riconoscere) ma in una cultura che non riesce a capire cosa siano le emozioni, e tanto meno come viverle, essere molto empatici è un’abilità diffìcile da utilizzare. Le persone empatiche certamente sentono tutte le emozioni che ci circondano, ma è raro che siano consapevoli del potere di guarigione che vi risiede. È un peccato che sia così, perché sono la nostra sensibilità e flessibilità emotiva a permetterci di andare avanti, conoscere profondamente, connetterci a noi stessi, agli altri, alla nostra visione del futuro e al nostro scopo nella vita. A questo proposito, la ricerca condotta da Antonio Damasio (si veda il libro L'Errore di Cartesio) ha dimostrato che quando i centri emotivi cerebrali sono disconnessi dai centri del pensiero razionale (per cause chirurgiche o per danni cerebrali), i pazienti sono incapaci di prendere decisioni e, in alcuni casi, di capire le persone. Le capacità verbali e la pura razionalità sono forse la ragione della nostra intelligenza ma sono le nostre emozioni e la nostra empatia a renderci esseri umani eccezionali, risoluti e capaci di compassione.

Benché l’empatia sia una normale abilità umana, la maggior parte di noi impara a soffocarla o frenarla quando apprende il linguaggio verbale. Quasi tutti all’età di quattro o cinque anni hanno già imparato a nascondere, a reprimere o a mascherare le emozioni in presenza di altri. Capiamo molto velocemente che la maggioranza delle persone non è autentica con gli altri, mente circa i propri sentimenti, non dà voce a parole importanti e trascura con indifferenza chiari segnali emotivi. Imparare ad esprimersi a parole spesso significa apprendere a non dire verità e costruire la maggior parte dei rapporti sulla finzione piuttosto che su emozioni autentiche. Ogni cultura e sottocultura ha le sue proprie regole non dette circa le emozioni, ma tutte richiedono che alcune di esse siano mascherate, usate eccessivamente o ignorate. La maggior parte dei bambini (tutti empatici) alla fine impara a disattivare le proprie abilità empatiche in modo da farsi strada in società.

La mia esperienza

All’età di tre anni ho vissuto un trauma grave che ha interferito con la capacità di bloccare le abilità empatiche; a quell’età fui oggetto di molestie ripetute e, insieme a una miriade di altri insulti perpetrati alla psiche, persi la transizione alla parola come principale mezzo di comunicazione. Mi separai dalla cultura umana per quanto mi fu possibile, di conseguenza non partecipai alla stessa formazione emotiva dei miei coetanei. Quelli di noi che non disattivano le proprie capacità empatiche rimangono sensibili (spesso dolorosamente) al sottofondo di emozioni in cui ci troviamo: questa è stata la mia esperienza.

Il mio tentativo di comprensione delle emozioni è stato guidato e spronato da questa attitudine empatica. Durante il corso della vita ho cercato informazioni circa le emozioni come entità distinte e messaggeri precisi del mio istinto ma quello che ho scoperto è stato che le emozioni vengono ben poco rispettate. Molte delle nozioni che abbiamo ci spingono a bloccare il flusso naturale delle emozioni e classificarle in modo semplicistico (queste emozioni sono buone e quelle cattive), così da rispecchiare quella prima formazione infantile secondo cui le emozioni sono giuste, sbagliate, accettabili o inaccettabili. Cercai scrupolosamente ma non mi parve di trovare un approccio alle emozioni che le spiegasse con saggezza o in modo utile.

Quando ero adolescente questa ricerca mi condusse verso la spiritualità, la metafisica e le terapie energetiche. In questi ambiti ho trovato alcuni strumenti utili per gestire la mia empatia ma ancora nessuna spiegazione funzionale delle emozioni. In molte credenze spirituali o metafisiche il corpo e le sue malattie, il mondo e le sue rivoluzioni, la mente e le sue opinioni, le emozioni e i loro acuti bisogni sono trattati come ostacoli da superare o come blocchi da trascendere. A prevalere è un triste rigetto della ricchezza insita in tutte le nostre facoltà e in tutti gli aspetti di noi stessi; inoltre, ho notato frammentazione anche nella maggior parte degli insegnamenti metafisici. Ho accettato tutto l’aiuto che questi insegnamenti mi potevano dare ma, in termini di emozioni, c’era poco che avrei potuto mettere in pratica.

Per esempio, la rabbia salutare agisce come nobile sentinella o guardiano dei confini della psiche, ma per lo più le informazioni sulla rabbia si concentrano sull’espressione malata dell’ira e della furia o su quelle forme represse di rabbia che sono il risentimento, l’apatia e la depressione. La tristezza offre fluidità vivificante e rinnovamento, ma sono assai poche le persone che la accolgono, la maggior parte la tollera appena. Analogamente, la depressione non è una singola emozione ma una costellazione curiosamente ingegnosa di fattori che generano un segnale di stop nella psiche. Una paura salutare e adeguatamente orientata ci offre quella intuizione senza cui saremmo continuamente in pericolo, eppure questo è in piena contraddizione con le opinioni comuni che riguardano tale emozione.

Vedo inoltre abbastanza chiaramente che la felicità e la gioia diventano pericolose quando pubblicizzate come emozioni da scegliere, come le uniche emozioni che dovremmo provare. Ho visto la vita di così tante persone collassare dopo che avevano rifiutato la protezione della rabbia, l’intuizione della paura, il rinnovamento della tristezza e la genialità della depressione per sentire solo gioia. In breve, nel corso della mia vita ho scoperto che quello che ci viene insegnato sulle emozioni non è solo impreciso ma spesso completamente sbagliato.

Poiché non ho vissuto quel precoce e importante passaggio di disattivazione delle abilità empatiche preverbali per servirmi di abilità verbali come stratagemma per nascondere le emozioni, non ho potuto permettermi di ascoltare queste idee pericolose. Ero continuamente circondata da correnti di emozioni, pertanto sapevo che le credenze condivise sui sentimenti non avevano senso. Ho usato la rabbia per separarmi dai condizionamenti culturali che tutti riceviamo circa le emozioni, perché sapevo che non potevo sopravvivere o prosperare entro quei limiti. Sapevo che avrei dovuto trovare la mia strada; sapevo anche che, per indagare un argomento così fisico come quello delle emozioni, non sarebbe bastato studiarle semplicemente dal punto di vista intellettuale, storico o psicologico, sarebbe stata necessaria una ricerca corporea, che coinvolgesse cuore, mente, corpo e spirito. Sapevo che, se volevo sopravvivere come persona empatica nella nostra società quasi priva di empatia, sarei dovuta diventare un genio, ma non della matematica, della fisica o di qualsiasi altra disciplina solitamente associata alla parola genio, bensì un genio delle emozioni.

Conoscere le emozioni

Questo libro è il risultato di una vita di ricerche per trovare una conoscenza profonda e funzionale delle emozioni. Il suo contenuto informativo e le competenze offerte non provengono da una cultura o insegnamento specifici, ma derivano dal campo delle emozioni stesse. Ho certamente studiato qualsiasi cosa trovassi ma ho fatto anche una cosa inusuale: invece di forzare il mio linguaggio sulle emozioni, le ho ascoltate attentamente e ho intrapreso con loro un dialogo empatico.

Questa forma di dialogo non è difficile, solo inusuale. Le abilità empatiche permettono di vedere il mondo intorno a noi animarsi di informazioni e di acquistare un senso; ci aiutano ad ascoltare il significato dietro le parole, a capire gli esseri viventi e la natura e a connetterci emotivamente alla realtà. Ascoltare un brano musicale e lasciare che ti racconti una storia è un dialogo empatico, sappiamo tutti come farlo; io lo faccio con cose inusuali come le emozioni.

Dialogare con le emozioni non è un processo in cui si dia loro un nome come se fossero segnali stradali o le si tratti come fossero sintomo di malattia. Questo dialogo permette di tuffarsi nelle emozioni per capirle, primordiali come sono, nella loro profondità; aiuta a liberarsi dalla percezione di disabilità che è legata al provare emozioni e allo stesso tempo offre modi nuovi e significativi di vederle. In breve, se riesci a comunicare empaticamente con le tue emozioni come quegli eccezionali e precisi messaggeri che sono, avrai tutta l’energia e le informazioni di cui hai bisogno per creare una vita consapevole e piena di significato.

Malgrado siamo stati tutti condizionati a categorizzare e negare le nostre emozioni e ignorare la nostra empatia, queste non scompaiono mai, sono sempre a nostra disposizione. Ho scoperto che, riuscendo a prestare attenzione, ognuno di noi può avere accesso alle proprie abilità empatiche e alle informazioni eccezionali contenute dentro ogni emozione.

Data di Pubblicazione: 17 marzo 2021

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