SALUTE E BENESSERE   |   Tempo di Lettura: 8 min

La malattia come messaggero per attuare un cambiamento

La malattia come messaggero per attuare un cambiamento

Scopri come vedere la malattia sotto tutt’altro punto di vista di considerarla persino una splendida opportunità leggendo l'anteprima del libro di Elsa Roberta Veniani.

Disidentificazione dalla malattia: io non sono la fibromialgia

Può sembrare banale, ma il primissimo passo del mio percorso è stato disidentificarmi dalla fibromialgia. Ricordo che quando incontrai per la prima volta la dottoressa Poli a Cernobbio, in occasione della presentazione di un suo libro, mi rivolsi a lei con queste testuali parole: «Buongiorno Dottoressa, sono fibromialgica. Potrebbe per cortesia aiutarmi?».

Io nemmeno me ne resi conto, ma la risposta che mi diede, chiedendomi come mi chiamassi, mi permise di accorgermi di quanto fossi talmente identificata in questa patologia, al punto da non essermi nemmeno presentata comunicando il mio nome! Io ero la fibromialgia, il che, per me, equivaleva a essere una malata cronica, affetta da un male incurabile!

In effetti quella che io definisco come una sentenza, comunicatami dal reumatologo pochi mesi prima di quell’incontro con la dottoressa Poli che mi avrebbe cambiato la vita, aveva già innescato nella mia mente tutta una serie di pensieri e di immagini in cui mi vedevo proiettata nel futuro come una donna priva di forze, depressa, costretta a vivere dentro un letto, imbottita di farmaci, divorata dal dolore e dalla rabbia.

Una trama di un film che, seppur inconsapevolmente, stavo permettendo divenisse la mia realtà! E lo compresi proprio dalla lettura di Anatomia della guarigione (scritto da Erica Francesca Poli, edito da Anima Edizioni), non un semplice libro per me, bensì un amico fidato che mi ha condotto passo passo dentro un mondo di cui, fino ad allora, avevo ignorato completamente l’esistenza.

Comprendere che l’essere umano è in realtà un sistema energetico e che il mio corpo fisico è la parte più densa dell’energia di cui è costituita l’unità infinitesimale di ogni singola cellula e dare in pasto alla mia mente estremamente razionale questa informazione, suffragata dalla scienza quantistica, ha permesso l’inizio di un processo di trasmutazione in me.

Ho cominciato a realizzare la differenza incredibile che produceva presentarmi come «sono Elsa e ho la fibromialgia», piuttosto che «sono fibromialgica»! Questo ha significato prendere le distanze non solo dalla malattia, bensì persino dal dolore che produceva. Non mi rivolgevo nemmeno più a me stessa dicendomi «sto male», preferivo dirmi «Elsa, oggi hai dolore»! Provate a pensare quanto sia facile identificarsi con il dolore quando lo avverti nel tuo corpo per ben 24 ore al giorno, senza sosta, per mesi e mesi! Incominci a odiarlo quel corpo, come se fosse colpevole della tua sofferenza! Arrivi persino a desiderare di volerlo eliminare!

L'ascolto del corpo

Il lavoro sull’ascolto del corpo è stato fondamentale per cambiare prospettiva: evidenziarne la sua perfezione, i meccanismi incredibili che lo governano e che mi mantengono perfettamente in vita, le migliaia di funzioni che svolge ogni sacrosanto giorno in totale autonomia senza che io debba ricordarmi di nulla, mi ha permesso di provare un immenso senso di gratitudine per quel corpo che consideravo essere responsabile della mia sofferenza.

Ho così modificato la mia visione della fibromialgia considerandola non più come il segnale di un corpo malato, bensì di un corpo sano che ha subito un blocco energetico! E il dolore è l’allarme che indica il blocco! Per questo è importante imparare ad ascoltarlo, capire quando insorge, in che modo si manifesta, con quale intensità, in quale parte del fisico, con che modalità, con che frequenza, in quali ore del giorno o della notte, in corrispondenza di quali emozioni e di quali pensieri.

Questo cambio di paradigma è fondamentale: è come avere una Ferrari in garage che non riesci ad accendere. Non per questo la consideri un’auto da quattro soldi che non funziona più e l’avvii alla rottamazione. Rimane sempre una splendida Ferrari alla quale dedicare la tua attenzione per capire quale sia il filo che ha impedito all’energia di scorrere liberamente fino a permetterne l’accensione.

Io Elsa sono un essere vivente magistralmente creato da un Sistema Intelligente per essere perfettamente funzionante; il dolore è il segnale che mi ha indicato un’anomalia. Nel mio caso la «spia» che si è accesa porta il nome di «fibromialgia». Certo sono una struttura molto più complessa di una Ferrari, sono un’unità indissolubile di corpo, mente e spirito. E soprattutto ogni essere umano è unico in ogni suo aspetto e il mio percorso mi ha portato alla convinzione che non possa essere «riparato» da altri se non da sé stesso!

Questo mi ha offerto la possibilità non solo di vedere la malattia sotto tutt’altro punto di vista, ma di considerarla persino una splendida opportunità. Perché in un certo senso mi ha costretta a informarmi, a divenire curiosa, a capire come funzionano pensieri ed emozioni, mi ha obbligata a imparare ad ascoltarmi, a percepire i delicati meccanismi che agiscono in me. E in questa continua ricerca del blocco che ha acceso in me la spia della fibromialgia, incomincio ad appassionarmi talmente tanto alla bellezza che di me pian piano ora riesco a cogliere che la mia priorità diventa scoprire chi sono!

Ricordo che da piccola, nelle giornate ventose, cercavo di tenere fermi i rami delle piante, convinta che fosse il movimento dei rami a generare il vento! E nel caso della fibromialgia ero ricaduta nello stesso errore di valutazione: ero convinta fosse il corpo a darmi dolore e quindi tentavo di tenerlo a bada cercando il farmaco giusto. Ignorando che, come è il vento a smuovere i rami fino a volte a spezzarli, così è il soffio dell’anima inascoltata a generare un blocco energetico fino a scatenare dolore nel corpo. Inutile cercare di trattenere i rami, potrei al limite evitare che si spezzino. Inutile cercare di silenziare il dolore... potrei al limite provare un sollievo temporaneo... ma il vento dell’anima, se inascoltato, continuerà a soffiare sempre più violento finché non sarai costretto a percepirlo e a occupartene.

Accettazione: la malattia come messaggero per attuare un cambiamento

Aver preso le distanze dalla malattia, comprendendo che si tratta di una «spia» che porta con sé un messaggio per quel sistema perfetto e armonico di mente, corpo e spirito che è Elsa, è già un enorme passo avanti rispetto al considerarsi un «malato cronico e incurabile». Leggo, rileggo, mi informo, partecipo a conferenze, seminari, consulto il web perché ormai mi è chiaro che la mente ha un ruolo fondamentale nella gestione delle mie emozioni, delle mie vicissitudini, dei miei sentimenti; mi diviene sempre più tangibile quanto il pensiero influisca sul corpo fisico; e mi appare sempre più pressante il volermi occupare della mia anima, di ciò che sento voler essere.

Quello che mi preme ora è spiegarvi come VOLERE e non DOVERE accettare che la «spia fibromialgia» si sia accesa! Compreso a livello razionale che la malattia è un messaggero che porta con sé una missiva e che, una volta letta, recepita e applicata, sarà lo stesso messaggero ad abbandonarci perché non avrà più motivo di presenziare, non è comunque certo facile convivere con il dolore cronico continuo e costante, con un senso di stanchezza che ti attanaglia fin dal mattino, ancora prima che tu riesca ad alzarti dal letto, con una molteplicità di sintomi che rendono ogni azione, ogni gesto, persino ogni respiro una fatica enorme. Tutto quello che per un essere umano sano rientra nell’assoluta normalità, tutti quei gesti automatici quotidiani che una persona compie senza nemmeno rendersene conto, per un fibromialgico diventano paragonabili a dei lavori forzati. Persino sollevare la tazza del thè per portarla alla bocca diviene un’azione disagevole.

Ciascun essere umano ha un potere enorme: ha il potere di SCEGLIERE!

La missiva che la malattia porta con sé è differente per ogni individuo, ma c’è un elemento che accomuna tutti coloro che la ricevono: questo elemento porta il nome di CAMBIAMENTO!

All’inizio del mio percorso io ancora non sapevo cosa avrei dovuto modificare della mia vita, ma una cosa era certa: non potevo continuare a sperimentare la mia esistenza come avevo fatto fino ad allora! Perché il modo in cui avevo vissuto fino a quel momento mi aveva portata proprio dritta dritta verso questa patologia! Quando sono giunta a questa consapevolezza mi sono trovata di fronte a una scelta, che io ed io soltanto potevo operare: convivere tutta la vita con la fibromialgia continuando ad agire le mie giornate con le stesse modalità con cui le avevo vissute da sempre, o accettare il cambiamento che proprio la malattia è venuta a indicarmi!

Per accettare il cambiamento c’è un ulteriore passo che mi è costato molta fatica affrontare e a cui dedico il prossimo punto.

Data di Pubblicazione: 18 marzo 2020

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