SELF-HELP E PSICOLOGIA   |   Tempo di Lettura: 8 min

La Ricchezza di Essere Umano!

La Ricchezza di Essere Umano

Scopri come non sia necessario essere santi per essere efficaci leggendo l'anteprima del libro di Giovanna Garbuio.

La Ricchezza di Essere Umano!

L’umanità è quella che è... almeno da migliaia di anni! E noi siamo venuti qui a sperimentarla... così com’è! Accettarla, senza sentirci migliori e continuando ad agire nel modo migliore possibile, a prescindere da ciò che fanno o dicono gli altri. È una strada per cambiare le cose o per accorgerci entusiasticamente della loro presente bellezza!

Tutto è Uno, l’Uno è Amore, perciò tutto è Amore che evolve verso l’espansione di se stesso.

L’Uno si manifesta in infinite forme, rimanendo tuttavia in ogni singola parte, integro in se stesso (universo olografico), in quella scintilla divina che è presente in ogni cosa. Ed è proprio quella scintilla divina che è la nostra essenza e che si riflette nelle diecimila creature, come ci insegna la Bhagavad Gita, in cui le infinite manifestazioni di Dio si ripresentano alla nostra percezione e ci mostrano, per riflesso appunto, chi Siamo davvero. Dio non “sa” di esistere, ma prende consapevolezza di sé attraverso la nostra esperienza. E questo è l’obiettivo di nascita di ognuno di noi: ri-conoscerci.

Perciò se tutto è Uno e Io “Sono”, Io Sono l’Uno! Io Sono il riflesso e sono la Coscienza che genera il proprio riflesso.

Qualunque riflesso sono sempre io che funziono da strumento per me stesso. Io sono il nemico e io sono l’amico e l’amico e il nemico contemporaneamente sono me! Perciò non c’è differenza tra l’amico e il nemico. Non c’è dubbio... Tutto è Uno e se io sono, Io Sono l’Uno!

Quindi “Ama il tuo nemico” o “Ama il tuo amico”, a rigor di logica, sono la stessa esortazione. O meglio dovrebbe essere possibile mettere in pratica entrambe le esortazioni allo stesso modo. Ma se non ce la faccio, se non lo capisco, se non ci riesco... non ci riesco e amen! E va bene così! Non siamo venuti qui per essere santi, siamo venuti qui per essere umani “difettosi”! È bene che questo sia estremamente chiaro.

Naturalmente le indicazioni delle sacre scritture (“Ama il tuo nemico”) sono indicazioni energetiche per la via della Gioia. Ci indicano la strada più semplice, la strada più immediata per raggiungere il nostro obiettivo, senza sofferenza. Quindi certo, è un’ottima cosa comprendere le indicazioni e fare del nostro meglio per metterle in pratica, ma se non ci riusciamo, pazienza! Ci riusciremo più in là, forse, quando sarà il momento più giusto. Se adesso non ci riusciamo è inutile colpevolizzarci (peraltro, atteggiamento che genera una quantità di vibrazioni deleterie).

Noi siamo scesi su questo pianeta, attraverso questa incarnazione, per fare esperienza di umanità, non di divinità. Quella la stavamo già facendo e l’abbiamo volontariamente limitata. Siamo esseri divini, questa dovrebbe ormai essere una consapevolezza acquisita (Tutto è Uno perciò tutto è divino)! Siamo esseri divini dunque, che hanno scelto di fare un’esperienza da umani, con tutti i limiti che questa condizione comporta. Se li abbiamo scelti, questi limiti, è perché sono funzionali all’ottenimento dello scopo.

Non è certo demonizzandoli o non riconoscendone la preziosità che saremo efficaci nel raggiungere il nostro obiettivo. Perciò pretendere di fare i santi (quando essere santi ci costringe a sforzi sovrumani, con relativi malesseri e frustrazioni) dall’interno della condizione limitata del normale umano bipede, è quanto meno poco efficace e disfunzionale per centrare lo scopo per il quale ci siamo appunto calati in questa esperienza.

La strada è l'amore

La strada pratica dunque è l’Amore, ma l’Amore semplice, l’Amore immediato, quello che non richiede programmazione o sforzo. Certo, i grandi saggi ci hanno sempre suggerito “Ama i tuoi nemici”, ma questa spesso è una capacità da santi. E non è necessario essere santi per essere efficaci. Essere santi è certamente utile, ma non è necessario. E il puntare esclusivamente alla santità rischia di immiserire la ricchezza di ciò che effettivamente siamo: esseri umani, con tutte le limitatezze e le imperfezioni che ci caratterizzano e che ci rendono così belli e immensi!

Quindi, se essere santi ci viene facile, in modo naturale e senza sforzo, tanto meglio, ma se non ci riusciamo, è evidente che va benissimo così, perché noi qui siamo venuti a fare gli umani, non i santi, non gli dèi, per quanto questo non ci precluda di essere gli dèi che continuiamo a essere.

Nella nostra umanità è racchiusa tutta la nostra potenza divina, anche se quest’affermazione appare enormemente paradossale. Ma ragionando di questi argomenti è meglio se ai paradossi ci facciamo l’abitudine. È molto più divino (funzionale ed efficace) ammettere i nostri limiti e riconoscere che pur dèi in essenza, non siamo in grado di sperimentare la nostra “deità”, piuttosto che voler essere santi a tutti i costi, con l’unico sicuro effetto di sentirci enormemente inadeguati e spesso terribilmente in colpa quando, di fronte ai nostri umanissimi (e sacrosanti) limiti, ci troviamo a fare i conti con l’incapacità di essere santi appunto.

Perciò, se non siamo capaci in questo momento di amare i nostri nemici o di perdonare chi ci ha “rovinato la vita”, va benissimo così! Va benissimo ed è funzionale proprio non esserne capaci. Che non significa smettere di lavorare per arrivarci naturalmente. Ma se smettiamo di colpevolizzarci di non riuscire a essere ciò che di fatto in questa circostanza (umana e terrestre e ancora, almeno in parte, inconsapevole) non ci viene naturale essere, avremo fatto un altro importante passo avanti. Se non ci riesco, è certamente molto più efficace trovare una via alternativa che in questo momento sono capace di percorrere agevolmente.

Quindi ripartiamo da capo e scopriamo come, paradossalmente, se tutto è Uno, anche l’amico e il nemico sono la stessa cosa. Ma guardiamolo dall’altra prospettiva. Se in questo momento amare il mio nemico non mi è proprio possibile, invece di fare ragionamenti astrusi e colpevolizzarmi perché non ci riesco, meglio fare qualcosa di utile (oserei dire altrettanto utile) e fattibile per me, magari anche facilmente, come per esempio amare il mio amico!

Se sposto il focus dal bisogno, dalla necessità di adottare un certo comportamento, alla Gioia, alla facilità di sposarne uno più semplice... è probabile che arriverò anche a comprendere (dove comprendere significa capire e sentire contemporaneamente) che Tutto è Uno e soprattutto sperimentare come Tutto è Uno!

La bellezza di essere piccoli e limitati umani: questo è il gioco, queste sono le regole.

Serge Kahili King fa un esempio illuminante per chiarire il funzionamento del meccanismo “vita incarnata”. Ci dice che la vita è come una partita a dama, dove esistono 16 pedine bianche e 16 pedine nere, e una scacchiera con 64 caselle, metà bianche e metà nere, situate in posizione alternata. Se vogliamo giocare a dama, sappiamo che possiamo muoverci all’interno della scacchiera in base a determinate regole prefissate, che definiscono le possibilità che hanno i pezzi di muoversi, che determinano i reciproci rapporti di forza e che stabiliscono l’obiettivo generale del gioco.

Tuttavia, pur essendo queste regole preordinate e condivise, nessuno davvero mi impedisce di aumentare il numero delle mie pedine, muovermi sulla scacchiera a mio piacimento, “mangiare” le pedine del mio avversario come voglio eccetera... Le uniche cose in grado di impedirmelo sono le regole imposte, che io ho deciso e accettato di seguire per giocare a dama. E se decido di non seguire più quelle regole, posso farlo senza grosse difficoltà, solo che non starò più giocando a dama.

La stessa cosa vale per la vita, che è metaforicamente un gioco di ruolo. Le regole del gioco sono state pensate per giocare. Le regole della vita sono state create per vivere. Il gioco “vita” l’ho inventato Io (Io sono il riflesso e la coscienza che genera il riflesso) e le regole le ho determinate e imposte Io. Perciò è evidente che i limiti sono potenzialmente tutti trascendibili. Ma se li trascendiamo, non ci saranno più regole, non ci sarà più nessun gioco e non potremmo più sperimentare ciò che in origine avevamo deciso di sperimentare.

Naturalmente nemmeno questa sarebbe una tragedia vera. Ma il punto è che, se in altri tempi e in altri luoghi (o altri non tempi e altri non luoghi) abbiamo deciso che volevamo fare un certo tipo di esperienza, cambiando adesso le carte in tavola e mandando tutto all’aria, sovvertendo le regole e ricordandoci di essere Dio, fino a Esserlo attivamente, anche all’interno di questa virtualità, ne conseguirà che certamente non porteremo a termine quell’esperienza che avevamo progettato.

Quindi è probabile che quando saremo nuovamente consapevoli di chi Siamo, decideremo di nuovo di fare quell’esperienza e appronteremo un nuovo piano di gioco, probabilmente con regole più rigide, ferree e inflessibili, in modo che non ci venga di nuovo in mente di far andare tutto a rotoli. E dunque evidente che sarebbe molto più opportuno e utile continuare a giocare questa partita con queste regole, senza barare o dare di matto, ma con la consapevolezza della ricchezza enorme che queste regole rappresentano.

Siamo in ballo? Balliamo! E se lo facciamo in presenza, rendendoci conto di ballare nel momento in cui balliamo, è anche probabile che ci divertiremo (via della Gioia).

Data di Pubblicazione: 12 agosto 2020

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