SPIRITUALITÀ ED ESOTERISMO   |   Tempo di Lettura: 7 min

La spiritualità pratica

La spiritualità pratica

Scopri come mantenerti equilibrato, sano, sereno e a vivere senza limitarti a sopravvivere leggendo l'anteprima del libro si Lucia Giovannini.

La spiritualità è tutto ciò che ci eleva

Se la vita è come un mare agitato, la spiritualità equivale a saper nuotare.

Ultimamente stanno accadendo tanti fatti sconvolgenti nel mondo, e tutti noi stiamo trovando la nostra strada attraverso il caos. Sembra che il mondo stesso sia in crisi.

Come si naviga in una tempesta storica di natura cosi globale? Qual è il suo significato ultimo? Come partecipare alle ovvie trasformazioni che ora devono avvenire? E come mantenerci equilibrati, sani, sereni in tutto ciò? Come continuare a vivere senza limitarsi a sopravvivere?

Quando, in un’intervista televisiva, fu chiesto all’antropologo Mei Konner come mai ogni popolo avesse una forma di spiritualità, perché ogni cultura cercasse Dio, egli rispose: “Non è Dio che l’essere umano da sempre cerca; attraverso la spiritualità la gente cerca l’entusiasmo della vita, cerca di capire cosa significhi veramente vivere.”

Anche Carl Gustav Jung più volte scrisse che tra tutte le persone con cui aveva lavorato non ve nera stata neppure una il cui problema alla fine non fosse quello di trovare una visione spirituale della vita. Il cammino spirituale è un percorso basilare nella ricerca della felicità, quella vera e duratura.

La spiritualità ci aiuta a ridare un senso alla nostra esistenza, a ritrovare il nostro equilibrio. Ho sentito più volte Mata Amritanandamayi, meglio conosciuta come Amma, la santa indiana degli abbracci, affermare: “Se la vita è come un mare agitato, la spiritualità equivale a saper nuotare.”

Guarire le radici

Ma l’esperienza spirituale è molto soggettiva. Ed è proprio per questo che sul termine “spiritualità” c’è ancora parecchia confusione. Purtroppo questo fa sì che da una parte qualcuno confonda spiritualità con religione, e per reazione insieme alle rigide regole della religione magari imposta dai genitori rigetti anche la spiritualità e si rifugi nel puro materialismo, negando uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano. Ed è un po’ come buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.

Dall’altra parte invece, vediamo tante persone che, sentendo il bisogno di trovare risposte ai quesiti della loro anima, vengono attratte da qualunque metodo che si presenti pubblicizzando questo termine, anche se in modo improprio. E ciò porta a un’immagine completamente distorta del cammino spirituale, come se tutto si riducesse ad antiche formule esoteriche o strane figure magiche. Intendiamoci, non ho nulla contro questo tipo di spiritualità, ma purtroppo rischia di essere un palliativo o addirittura di non sortire alcun effetto se non viene combinata con un profondo lavoro di autoconsapevolezza.

La meditazione stessa, se non viene associata a un percorso di autoconoscenza, rischia di sortire poco effetto.

E non lo dico io, ma gli antichi testi dell’induismo, una delle religioni più antiche del mondo, dove anche la via meditativa o devozionale è sempre associata sia a un percorso di studio e conoscenza sia a una messa in pratica attraverso l’azione.

Limitare allora il concetto di spiritualità alla ricerca di particolari stati di coscienza sarebbe come usare un cerotto per chiudere una ferita che invece va disinfettata, o ancora risanare un albero occupandosi solo delle foglie anziché andare a guarire le radici. Persino il famoso psicoanalista Carl Gustav Jung insegnava che non si diventa illuminati immaginando figure di luce, bensì portando luce alla nostra ombra.

Ecco perché nel mio lavoro ho sentito il bisogno di portare un nuovo approccio, quello della spiritualità pratica, che considera la spiritualità come un approccio interiore alla vita che ci aiuta a vedere risultati e benefici concreti nella nostra quotidianità.

La spiritualità pratica, su cui si basa Il permesso di essere felice, infatti, ci guida a portare sacralità ai nostri pensieri e alle nostre azioni quotidiane; di conseguenza, la nostra vita normale è piena di gioia, passione e gratitudine.

Possiamo guardare alla spiritualità pratica come a ciò che ci rende persone migliori, che ci aiuta a vivere più in pace con noi stessi e con gli altri, con maggior serenità e leggerezza, che eleva la nostra coscienza e ci fa trovare un senso di profonda connessione con il mondo attorno a noi.

“E... come riconoscerla? Come capire se la sto praticando correttamente, se ha davvero effetto su di me?” chiede Giorgia incuriosita.

Una rivoluzione o un'evoluzione?

Se metterai in pratica i concetti che apprenderai, man mano vedrai il tuo stato d’animo cambiare, le tue azioni cambiare. Spesso non è un cambiamento immediato ma graduale, non una rivoluzione ma piuttosto un’evoluzione, passo dopo passo.

Questo avviene perché ciò che pratichiamo è ciò che trasforma la nostra vita. E ciò che pratichiamo, ovvero le nostre piccole azioni quotidiane, che costituisce la nostra spiritualità personale, non solo le nostre parole, ciò in cui crediamo o che professiamo. Quando mettiamo in pratica un principio spirituale, in ultima analisi, facciamo sì che lo spirito si incarni, aprendo la strada a scoperte, intuizioni, nuove realizzazioni e all’evoluzione della coscienza.

Alcuni aspetti che potrai notare man mano che prosegui in questo percorso sono una maggiore capacità di trascendere la classica dicotomia tra l’intelligenza della mente e la saggezza del cuore, la razionalità e l’intuito, l’emozione e la logica, l’astratto e il concreto.

Ti sentirai più in grado di affrontare i momenti difficili, tenderai a rialzarti più velocemente quando cadrai, a essere un genitore migliore, un figlio migliore, un partner migliore, un collega migliore, un leader migliore, un umano migliore, più sereno, realizzato, felice.

Questo percorso fondato sulla spiritualità pratica parte dalla definizione di felicità, tema su cui purtroppo c’è molta confusione. Se non vogliamo cadere nelle classiche trappole della società e rischiare di essere infelici tutta la vita, è basilare comprendere a fondo la composizione a livello biochimico della felicità e il funzionamento dei quattro principali ormoni a essa collegati, la differenza tra i due diversi tipi di felicità e i relativi rischi e caratteristiche.

Piantare i semi

Vedremo poi in che modo ci stiamo autolimitando e come invece possiamo sbloccare questo meccanismo, ci tufferemo nell’esplorazione dei nostri autosabotaggi, ovvero quando l’inconscio lavora contro di noi, per muoverci verso il mondo dell’energia congelata, dei vecchi giuramenti del passato, della sensazione di non meritare, delle ferite emozionali, per poi esplorare come sciogliere rabbia, paura e sensi di colpa.

Da qui, dopo che abbiamo arato il terreno e fatto pulizia, siamo pronti per passare all’azione e andare alla scoperta di come alzare le nostre vibrazioni e riprogrammare la nostra realtà per trasformare la nostra vita nella nostra espressione più autentica.

Il risultato? Per qualcuno potrebbe significare piantare i semi per creare dei cambiamenti esteriori, nel lavoro, nelle relazioni, nel proprio corpo, che portano a un maggior livello di gioia e soddisfazione.

Per altri potrebbe invece semplicemente voler dire creare una trasformazione interiore, dove l’esterno rimane più o meno simile, ma noi siamo molto più felici perché sono cambiate le lenti attraverso cui lo osserviamo.

In breve, Il permesso di essere felice ci guida mano nella mano a uscire dalla sofferenza emotiva, dalla stanchezza, dalla paura, dal nervosismo e dalla confusione per ritrovare equilibrio e gioia, dare un significato più profondo alla nostra vita e attivarci per creare un mondo di empatia e di compassione per ogni essere vivente, come insegna da tempo immemore l’induismo, di cui una delle preghiere più famose recita: “Om lokah samastah sukhino bhavantu" ovvero “Possano tutti gli esseri senzienti essere felici”.

Data di Pubblicazione: 19 novembre 2020

Lascia un commento su questo articolo

Caricamento in Corso...