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La Teoria del Presente nel nuovo libro di Igor Sibaldi

Nuovo libro di Igor Sibaldi "La Teoria del Tutto"

Scopri la teoria del presente - dove si toglie fondamento al tempo su cui tutto si regge - contenuta nel nuovo libro di Igor Sibaldi "La Teoria del Tutto Raccontata da Te"..

Ricordi

Il tempo è l’aspetto fondamentale del tuo tutto, perché in principio c’è sempre stato, per te, soltanto il ricordo.

Tutto ciò che esiste ed è esistito per te è un insieme di ricordi. Ricordi di trent’anni fa, di ieri, o di un istante fa. Sono ricordi anche le tue previsioni per il futuro: da quando le hai formulate le tieni, infatti, in un angolo della memoria.

Ma se tutto è ricordo, la parola ‘memoria’ acquista un significato diverso da quello a cui siamo abituati: ‘memoria’ non è una facoltà che ci permette di conservare ciò che non c’è più, ma è il primo e il più vasto dei nostri sensi, che ci permette di sapere - cioè di ricordare - ciò che gli altri cinque sensi hanno scoperto fino a un istante prima, con in più ciò che ha percepito nella nostra psiche un altro senso, chiamato coscienza. ‘Memoria’, dunque, è addirittura un sinonimo di ‘tutto’, se tutto è ciò che esiste nei tuoi ricordi.

Ma se tutto è memoria, cioè passato, tu quando sei (presente indicativo del verbo ‘essere’)? Dato che anche di te stesso hai, o meglio avevi, soltanto ricordi.

Quanto durerebbe il presente

Anche il presente è un ricordo.

Avrai certamente sentito dire che è bene vivere nel presente, nel qui e ora, e spero tu ti sia accorto che chi lo diceva mentiva. Per vivere in un posto bisogna starci almeno un po’, e nel presente tu non ci puoi stare in nessun modo, perché dura troppo poco.

Quanto dura? Charles Richet, cent’anni fa, era convinto che durasse dieci centesimi di secondo. La fisica ha fatto progressi da allora, scoprendo che la durata di un battito di palpebra è di un millisecondo: quello potrebbe essere il tuo presente, dato che a volte ti accorgi di un battito di palpebra - e perciò il tuo passato irreversibile incomincia un millisecondo fa, per la tua mente.

Mentre nei laboratori di fisica la minima unità di tempo misurabile, il cosiddetto ‘tempo di Planck’ è 10-43 secondi: il passato della materia incomincia 10-43 secondi fa, e tu sei materia. Risultato: il presente è inabitabile per la tua mente e ancor più inabitabile per la materia di cui sei costituito, cioè per il tuo corpo. Ne viene che per te il presente non esiste, non è alla tua portata, e ogni volta che dici o pensi «Ecco il presente! Adesso io sono!» stai mentendo.

Il sentimento del presente

Mi dirai che tu il presente lo senti. E che se lo senti c’è, è adesso, è qualcosa. Ma puoi dirlo solo perché in certe lingue, tra cui l’italiano, il verbo ‘sentire’ si applica tanto al sentimento che alle sensazioni - e in tal modo genera equivoci, perché sensazioni e sentimento sono, come sappiamo, due cose molto diverse.

Puoi avere non la sensazione, ma solo il sentimento del presente: perché hai deciso che il presente deve pur esserci, dal momento che tutti ne parlano (sentimento di appartenenza a una collettività, bisogno d’approvazione ecc.).

E una volta presa questa decisione, non è difficile convincersi che il presente ci sia: è sufficiente ragionare grosso modo, dirsi che adesso è suppergiù adesso, un po’ dopo il prima e un po’ prima del dopo. È barare un po’. Ma non conviene barare sul tempo.

Come non conviene

In una teoria del tutto il tempo conta più dello spazio, perché solo alcune cose avvengono nello spazio, mentre non c’è cosa che non avvenga nel tempo. I tuoi pensieri, per esempio, si sviluppano nel tempo, ma non hanno un’estensione spaziale.

Essendo un’area più ristretta nella nostra esperienza, lo spazio pone meno problemi del tempo. Infatti, con lo spazio siamo piuttosto bravi: possiamo spostarci da un luogo all’altro, andare avanti, tornare indietro.

Invece non abbiamo idea di come tornare indietro anche solo di una frazione di secondo. Crediamo perciò che andare indietro nel tempo sia impossibile, ovvero, abbiamo capito che così è, ma nulla esclude che sia impossibile solo perché non lo sappiamo ancora fare (anche volare sembrava impossibile, prima degli aeroplani): cioè, stiamo capendo il tempo meno di quanto abbiamo capito lo spazio.

Il che è strano e imbarazzante, come non conoscere qualcuno che ci sta sempre accanto. Deve esserci un motivo per cui non lo stiamo capendo, e deve trattarsi un motivo molto serio.

Senza il presente

Dicevamo che il presente non è una condizione conoscibile attraverso le sensazioni. Cioè, è meno reale di tante altre cose. Se fosse reale come il vento, la temperatura, la luce o il pavimento, il presente sarebbe la sede di ogni nostro atto conoscitivo, il cardine della realtà, il centro del mondo - come, prima di Copernico, si credeva che lo fosse la Terra.

Invece il presente è solo un modo di dire. «Io sono qui» è solo una perifrasi del l’imperfetto, di «io ero qui un istante fa».

Ma se il presente non c’è, non c’è nemmeno il passato. Né il futuro. Costruiamo il passato come una negazione del presente (se «io sono stato là» è perché io non sono là adesso), perché costruiamo il presente come una negazione del passato; ed esattamente lo stesso facciamo con il futuro (mi dico che sarò felice per dirmi che non lo sono adesso).

È umiliante rassegnarsi a operazioni mentali tanto circolari quando si sta parlando della nostra vita. Dunque la nostalgia e l’impazienza, ovvero la nostra insofferenza del presente, non sono tendenze fastidiose da tenere sotto controllo, ma segnali che qualcosa non va.

Data di Pubblicazione: 10 ottobre 2019

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