Le Origini della Medicina - Ty Bollinger

Le Origini della Medicina

La VeritÓ sul Cancro - Anteprima del libro di Ty Bollinger

Ippocrate, Jenner e Pasteur

Il corpo dell’uomo contiene del sangue, del flegma, della bile gialla I e della bile nera. Ecco cosa costituisce la natura del corpo; ecco la causa della malattia o della salute».

Questo sintetico principio di Ippocrate di Kos (460-370 ca. a.C.), il famoso medico greco generalmente considerato il “padre della medicina”, ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione di quella che oggi conosciamo come medicina moderna. È un sistema di credenze che considera la salute umana dal punto di vista di un intero unitario invece di un insieme di parti isolate, ed è anche il sistema da cui abbiamo ereditato il concetto di guarigione olistica, che è essenziale per la prevenzione e la guarigione del cancro.

Molte persone lo ignorano, ma prima di Ippocrate la medicina era perlopiù un miscuglio di tradizione, superstizione e magia, non esattamente il tipo di cosa cui avreste voluto sottoporre i vostri figli in una situazione di emergenza. Molti popoli nutrivano la convinzione erronea che la malattia fosse una sorta di punizione da parte degli dèi e che l’unico rimedio consistesse sostanzialmente nel pregare e sperare che tutto andasse per il meglio. Non si immaginava neanche lontanamente che fattori come la dieta, l’esercizio fisico, l’igiene e le abitudini di vita potessero avere un legame con la salute, e quasi nessuno si specializzava nel cercare di curare le malattie con la vera e propria medicina.

Nell’ambito della salute aveva regnato il Far West fino a quando non era arrivato Ippocrate, che aveva cambiato tutto. Grazie al suo profondo influsso, oggi abbiamo dottori che prestano servizio come professionisti che hanno ricevuto una formazione medica e si basano su solidi principi scientifici fondati su test clinici e osservazioni razionali piuttosto che sulla semplice tradizione popolare. In altre parole, il modo in cui curiamo le malattie oggi presuppone un ordine, e Ippocrate è considerato il pioniere che per primo ha inaugurato questa strada.

Questi e altri contributi di Ippocrate alla medicina moderna sono stati estremamente positivi, nel senso che hanno introdotto struttura e standardizzazione nella pratica medica. Ma come vedremo fra poco, la storia non ha il classico lieto fine delle fiabe. Influssi esterni hanno finito per corrompere le intenzioni di Ippocrate, trasformando la medicina in una macchina lucrativa, più concentrata sulla gestione della malattia che sulla guarigione.

Mentre intraprendiamo insieme questo viaggio in esplorazione della storia della medicina e dei suoi enormi cambiamenti a partire dall’antichità classica, prestate attenzione a come i concetti di malattia e salute hanno continuato a essere modificati per cercare di imporre questo nuovo programma. E importante per capire come siamo giunti fin qui e perché è fondamentale invertire rapidamente la rotta.

Geometria, natura e medicina clinica: l'approccio ippocratico

Prima di prendere in esame la situazione attuale, osserviamo più attentamente il punto da cui tutto ha avuto inizio. La filosofia alla base della medicina ippocratica è imperniata su un concetto geometrico noto come il teorema di Pitagora: il quadrato dell’ipotenusa di un triangolo rettangolo è uguale alla somma dei quadrati dei due cateti. In natura, questo concetto viene applicato ai quattro elementi che costituiscono il mondo fisico così come lo percepiamo: terra, acqua, aria e fuoco.

Ippocrate aveva fatto il proprio ingresso nel mondo della medicina con un concetto analogo all’applicazione alla natura del teorema di Pitagora, da lui usato come base per il suo approccio alla guarigione. Il padre della medicina ipotizzava che il corpo umano fosse costituito da quattro fluidi particolari, o “umori”, che devono essere in un adeguato rapporto di equilibrio fra loro per garantire la salute: sangue, flegma, bile gialla e bile nera. Ippocrate credeva inoltre all’esistenza di quattro condizioni basilari per la salute umana: calore, freddo, secchezza e umidità.

Come asseriva Ippocrate, nel complesso la salute umana dipende da un equilibrio armonico di questi componenti distinti ma intrinsecamente collegati, nessuno dei quali può funzionare nel modo giusto senza gli altri. Oggi definiremmo questo approccio “medicina olistica”, una filosofia che cura la persona malata nel suo insieme invece che i suoi sintomi isolati. I metodi di cui si serviva Ippocrate possono essere sembrati folli a quei tempi, ma molti sono gli stessi che vengono usati ancor oggi in ambito medico.

Termini come sintomi, e perfino diagnosi, risalgono alla medicina ippocratica, che in realtà non è altro che la medicina clinica nella sua forma più primitiva e più grezza. Per Ippocrate la medicina era un’arte e la natura era l’artista. Dal suo punto di vista, il compito del medico consisteva semplicemente nell’agevolare il lavoro di riparazione e guarigione del corpo ad opera della natura, agendo in collaborazione con il paziente per fornire alla natura gli strumenti necessari per questa guarigione.

Lo stesso Ippocrate ha espresso con mirabile semplicità questo concetto affermando: «L’arte ha tre momenti, la malattia, il malato e il medico. Il medico è ministro dell’arte: si opponga al male il malato insieme con il medico».

L’incredibile lascito del padre della medicina è anche inscritto nel suo intramontabile codice etico, tuttora tenuto in grande considerazione nell’ambiente medico, dove è conosciuto come giuramento di Ippocrate. Questo giuramento dichiara che il compito di un medico consiste nel curare i malati al meglio delle sue capacità, nel difendere la privacy dei propri pazienti, nel trasmettere le conoscenze mediche alla generazione successiva e, cosa più importante, nel non arrecare danno a nessuna delle persone affidate alle sue cure.

La profondità delle prime scoperte mediche di Ippocrate si sarebbe protratta a lungo dopo la sua morte e avrebbe incontrato l’approvazione di molti altri venuti dopo di lui, fra cui Asclepiade di Bitinia (ca. 124-40 a.C.), medico greco meno famoso che è considerato il precursore di quella che oggi definiamo medicina molecolare, approccio da lui attuato all’interno del più vasto sistema clinico fondato da Ippocrate.

Compassione, Gentilezza e molecole: il metodo di metodo di asclepiade

Nonostante Asclepiade abbia rifiutato molte dottrine di Ippocrate come quella dei quattro elementi, quella dei quattro umori e l’idea che la natura sia benevola nel processo di guarigione, le basi filosofiche del suo approccio alla medicina sono ippocratiche al 100%. Dal giuramento di Ippocrate, Asclepiade ha anche mutuato il principio di non arrecare danno, portandolo a un livello superiore grazie al suo approccio gentile e naturalistico alla medicina.

Secondo le testimonianze storiche, Asclepiade fu uno dei primi medici a proporre l’uso di erbe officinali, della fototerapia, del massaggio e dell’attività fisica all’interno di un sistema clinico. Tornerò a parlare più diffusamente di questi approcci in una successiva parte del libro. Asclepia-de è stato anche il primo a distinguere fra malattia cronica e acuta, che lui curava a partire da un atteggiamento di “empatia, premure e gentilezza”, come riporta un libro sulla sua vita dal titolo Precetti, incluso nel corpus ippocratico come una sua parte.

La scuola di pensiero epicurea ha fortemente influenzato la vita di Asclepiade, e questo spiega la grande importanza da lui attribuita al far sentire i pazienti amati e felici nel corso del processo di guarigione, e chiarisce anche il motivo per cui questo medico rifiutava l’ipotesi di Ippocrate di una natura benevola a favore di un approccio più pratico alla medicina. Per riprendere l’analogia con l’arte usata da Ippocrate, dal punto di vista di Asclepiade l’artista sarebbe il medico piuttosto che la natura.

Nonostante il suo nome fosse ampiamente caduto nell’oblio dopo la sua scomparsa, il lascito di Asclepiade ha continuato a esistere nelle varie opere dei suoi discepoli, fra cui il De re medica. Redatto da Tito Aufidio di Sicilia, questo importante testo medico ha goduto di grande considerazione dal momento della sua pubblicazione fino al XIX secolo, nonostante il persistere di ondate di rifiuto da parte delle varie convinzioni filosofiche e religiose dell’epoca.

Molte teorie di Asclepiade, compresa la sua ipotesi atomica della malattia, sono tuttora importanti per la comprensione delle patologie da parte della medicina moderna. E anche se probabilmente lui non l’avrebbe mai ammesso, l’approccio di Asclepiade era sorprendentemente simile a quello di Ippocrate, nel senso che entrambi riconoscevano la natura intrinsecamente olistica della salute e della guarigione umana.

Il dottor Christos Yapijakis, genetista, biologo e ricercatore della facoltà di medicina dell’Università di Atene, l’ha sintetizzato bene in un documento del 2009 pubblicato sull’«International Journal of Experimental and Clinical Pathophysiology and Drug Research»:

«Il grande Ippocrate di Kos ha posto le fondamenta della pratica e dell’etica medica. Il brillante Asclepiade di Bitinia ha offerto un perfezionamento più realistico e umano dell’arte medica, con modalità che solo di recente sono state comprese a fondo. È ora che, in virtù dei suoi contributi, Asclepiade venga riconosciuto come padre della medicina molecolare e prenda il posto che gli compete in qualità di medico innovativo accanto a Ippocrate, giustamente riconosciuto come padre della medicina clinica».

Questo testo è estratto dal libro "La Verità sul Cancro".

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