Scopri un'integrazione significativa alla tecnica del transurfing leggendo l'anteprima del libro di Vadim Zeland

Gli schermi

“Quando si visualizzano le diapositive, da quale punto di vista bisogna vedere la realtà desiderata: dai propri occhi? O bisogna vedere SE STESSI DALL’ESTERNO?”

Ecco un esercizio semplicissimo da fare. Quando è in camera sua, chiuda gli occhi e s’immagini di trovarsi in cucina. Lei conosce bene la sua casa, quindi non le sarà difficile immaginarsela. Però faccia attenzione a come immagina: nei pensieri lei dovrebbe creare una copia della realtà virtuale dove lei si trova in cucina, dentro la cucina, all’interno di quella realtà. La stessa cosa dovrà fare con l’illuminazione del fotogramma. Lei non deve guardare il fotogramma dall’esterno, ma trovarsi in esso.

“Ho una gran confusione in testa. Se io osservo me stessa, come posso essere al 100% nella diapositiva se sono io stessa a proiettare/vivere la diapositiva? Una certa parte di me dovrà infatti osservare, giusto? Oppure bisogna prima alienarsi totalmente nella diapositiva, percependo sensazioni, odori etc. cioè immergendosi al 100% e immediatamente dopo la proiezione della diapositiva ritornare indietro?”

Agisca secondo l’algoritmo seguente: prima entri in uno stato di presenza “vedo me stessa e vedo la realtà”, poi, permanendo in questo stato, attivi la treccina e quindi s’immerga completamente nello schermo anteriore, nella diapositiva, senza però distogliere il contatto con la treccina. Il suo osservatore interno (Testimone) seguirà da solo tutto il processo.

“Ho una domanda da porle. Nel Transurfing è scritto che, immaginando la diapositiva del fine, bisogna trovarsi al suo centro e non osservare dall’esterno. Faccio un esempio: immagino di trovarmi dentro la mia nuova macchina, sono seduto nel salone, sento il contatto con il sedile di pelle, tengo il volante in mano, etc. Non sarebbe giusto se osservassi me stesso, seduto in macchina, dall’esterno? Però nelle tecniche di Tafti relative al lavoro con la treccina è scritto che bisogna immaginarsi il desiderato su uno schermo posto davanti e quindi dall’esterno. Come fare in questo caso?”

Tafti non dice nulla di tutto questo, non dice che bisogna osservarsi dall’esterno. Piuttosto sottolinea il contrario, e cioè che bisogna trovarsi all’interno del fotogramma. Lo schermo anteriore, secondo Tafti, è quello stesso schermo interiore in cui si disegnano le diapositive. È chiamato “anteriore” convenzionalmente, in opposizione alla treccina che si trova alle spalle. Componendo il fotogramma sul suo schermo anteriore (interiore), lei dovrà trovarsene all’interno.

“Se passo su un altro film, con un’altra sceneggiatura, di fatto dovrei trovare lì altre persone, non le stesse di prima (o che si comportano in modo diverso) Questo significa che su un’altra pellicola dovrei avere un’altra moglie? Sarà animata o sarà semplicemente un manichino programmato? Non ci capisco niente, viene fuori uno scenario folle.”

No, su un altro (suo) film lei avrà un’ altra (sua) sceneggiatura. Le persone rimarranno le stesse, diversamente si produrrebbe un caos. A cambiare è solo il suo copione, non sono le persone. È una cosa complessa da capire perché il modello delle pellicole cinematografiche, dei film, è solo una rappresentazione semplificata di ciò che succede di fatto. E cosa succeda di fatto, è un processo incomprensibile alla nostra ragione.

“Se non mi sbaglio, nel libro Vzlom technogennoj sistemy (Scardinare il sistema tecnogeno) si riporta l’esempio di un uomo che, risvegliatosi, scopre di avere la stessa moglie ma diversa, e che l’azienda militare segreta in cui lavorava non esiste più (vuol dire che era passato su un’altra pellicola, su un altro film. Infatti, a ben pensarci, la moglie è un’altra e l’azienda è sparita!). Ciò è una prova del fatto che, cambiando pellicola, si cambia pienamente se stessi e cambia l’ambiente circostante.”

Nel libro è riportato un esempio di trasgressione. Si tratta di un caso limite di passaggio, quando il passaggio si realizza su una pellicola molto lontana dal film corrente. Lì veramente tutto può essere diverso, però si tratta di un caso limite, che si verifica di rado. Nella pratica ordinaria il passaggio avviene di norma su una pellicola adiacente, dove i cambiamenti sono poco significativi.

“Mi esprimo in merito al suo nuovo libro Tafti la Sacerdotessa. Le nuove tecniche qui descritte sono interessanti ma per qualche motivo il nuovo libro non coinvolge come i precedenti. Non posso spiegarne concretamente il motivo, forse a causa di un assenza di novità, di scoperta di qualcosa di nuovo o per un motivo del genere, per questo sono ancora in fase di lettura e stento a procedere.”

Di novità e rivelazioni lì ce ne sono a sufficienza. Mi pare di capire che per lei “farsi coinvolgere” significhi immergersi in una sorta di favola. Nel libro di Tafti c’è molto più spazio per la pratica. Il libro non va semplicemente letto, ma messo in pratica e allora sì che coinvolgerà e già in modo diverso, fino in fondo.

“Quando sposto la mia attenzione sul punto tra i due schermi, su quello interno avviene un arresto del processo mentale. Entrando in questo stato non voglio pensare a nulla, perché per me è già una quiete interiore. Nel libro è scritto che posso osservare entrambi gli schermi ma di fatto io posso osservare solo lo stato di quiete su quello interno, quando comincia il processo mentale; poi mi immergo nel sonno e nel mio risveglio susseguente posso solo ricordare i miei pensieri, senza però essere riuscito ad osservarli nel loro processo. È una cosa giusta, o io ho capito male e sto sbagliando?”

Osservare se stessi e la realtà non significa obbligatoriamente trovarsi in un certo schermo intermedio. Lei può semplicemente vedere da cosa sono occupati i suoi pensieri, e vedere la realtà tutt’intorno. Legga il libro La sacerdotessa Itfat, lì è tutto scritto in modo distinto.

In generale, comunque, il risveglio è quell’istante in cui lei si rende conto da cosa sono occupati i suoi pensieri e ciò è necessario per le azioni consapevoli successive, quelle relative agli attivatori e all’illuminazione del fotogramma del fine. Lei non deve obbligatoriamente seguire se stesso e la realtà. Per un istante si è risvegliato, si è reso consapevole di qualcosa, ha impostato qualcosa e poi può continuare a dormire e a muoversi secondo la sceneggiatura. L’importante è impostare i fotogrammi del fine, e allora potrà fare affidamento sulla sceneggiatura.

““Non ho ben capito come funziona lo specchio della realtà. Come si possono trasmettere messaggi “magici”? Ecco un esempio. Trasmetto allo specchio il messaggio: “Io sono ricco”, oppure, “Io sono un milionario”! E lo specchio risponde: “Io sono ricco”, oppure, “Io sono un milionario”! Cioè ricco è lo specchio. Oppure tutto funziona diversamente? Come si può inviare un messaggio allo specchio affinché esso sappia che desidero una cosa per me? Oppure: “Io sono felice”! E lo specchio riflette: “Io sono felice”! Vien fuori che ad essere felice è lo specchio?
Oppure gli invii il messaggio: “Fammi avere una macchina!” E lo specchio risponde: “Fammi avere una macchina!” E alla fine si porta via quello che tu chiedi per te.”

Che significa “gli invii il messaggio”? Lo specchio della realtà non esiste in modo separato da lei, lei si trova all’interno di esso. Se lei vuole diventare qualcuno, viva come se già lo fosse. Se lei vuole ottenere qualcosa, si comporti come se lei già possedesse il desiderato. E tutto ciò contestualmente all’impostazione della realtà per il tramite della treccina.

“Se ho ben capito non c’è la necessità di tenere costantemente l’attenzione nel centro, la cosa più importante è risvegliarsi per tempo. Però, lavorando con me stesso, ho notato che non riesco a svegliarmi quando serve. Quando qualcosa tenta di destabilizzarmi io mi risveglio e mi dico che sta andando tutto bene, ma quando interagisco con le persone scopro di essere immerso in un sonno superprofondo.”

Se qualcosa non va bene subito, serve fare pratica: continuare a tentare e a ripetere fino a che non si instaura l’abitudine e si arriva all’automatismo.

“All’osservatore distaccato è permesso compartecipare?”

Certo, è permesso, perché no. Nessuno ha detto che bisogna trasformarsi in statue di marmo. Ogni tipo di emozione è consentito. Le emozioni vanno lasciate andare e osservate. Se si osserva, non saranno le emozioni a gestire voi ma sarete voi a gestire le emozioni, liberamente.

I successi dei lettori

“Lavoro come infermiera specializzata in un grande reparto di un ospedale di Mosca. Prima di fare la conoscenza di Tafti mi sembrava di vivere in una casa di matti, non di operare in un processo di lavoro. Ora invece imposto la realtà ogni mattina. Mi dico: “oggi avrò un giorno tranquillo, mi riuscirà tutto, avrò il tempo per tutto”. Adesso ho già smesso di stupirmi quando i pazienti si rivelano gentili e carini, mi salutano come se fossi una loro amata familiare o una star televisiva, riesco a scrivere i miei verbali per tempo e tutto va liscio e se qualcosa sembra non andare per il verso giusto mi dico: “sarà sicuramente di beneficio!”. E se anche subito questo beneficio non si vede, nel prosieguo si manifesta sempre, e la realtà concorda.

Imposto la mia realtà dicendo che “sono una specialista di alto livello, che i miei servizi sono apprezzati per quello che valgono” e risulta che ottengo un aumento di stipendio.

Ed ecco alcuni esempi dal mio quotidiano: trovo sempre posto in parcheggio, i commessi dei negozi con me sono la cortesia fatta persona, trovo sempre il prodotto che mi serve al prezzo giusto, in cucina mi vengono fuori dei capolavori culinari, le piante (ho un orto ma non sono una grande coltivatrice) mi crescono alla grande, mi ritrovo a sciare bene con sicurezza e rapidità (senza essere quel che si suol dire “una sciatrice”).

Sul fronte della bellezza femminile vedo che il mio aspetto sta cambiando per il meglio. Ho 42 anni e quando imposto il mio fotogramma: “sono una ragazza giovane e bella…” mi sento chiamare dalla gente solo con gli appellativi di “signorina” e “figliola”. Allo specchio mi vedo davvero bene e mi sembra di avere 18 anni.

Le abilità necessarie si formano alla prima o alla seconda impostazione della realtà secondo la formula “questo mi riesce” (per esempio quando mi occupo di food-design).

Se sono stanca o un po’ giù d’umore, seguo la sceneggiatura in modo consapevole e tutto va a buon fine, tutto si riassesta. Oppure a volte mi dico: “smettila di lagnarti, imposta la tua realtà”. Dopo ogni conseguimento mi godo i marker-pensiero come se fossero delle leccornie, a lungo, con piacere e con la treccina. Se invece qualcosa non riesce in linea di principio mi dico che non è niente di grave, che evidentemente non è una cosa mia, non mi serviva, e cerco di individuare il beneficio anche in questa non riuscita. Di successi “spiccioli” ne potrei elencare molti e in sostanza il MIO scenario, quello che seguo con gioia e gratitudine, è fatto proprio da essi.”

“Pratico il Transurfing già da 10 anni, Mi è riuscito tutto: il lavoro alla IBM, la macchina, la casa. Però ho dovuto percorrere un cammino piuttosto lungo e tortuoso, e mi è stato difficile individuare le dipendenze, nonostante spesso mi siano accaduti degli eventi che non potrebbero essere definiti diversamente che “fortuna sfacciata”. Ebbene, prima, quando visualizzavo il posto libero nel parcheggio, raramente ottenevo un risultato positivo. Invece in quest’ultimo mese, grazie all’attivazione della treccina (e nonostante non la senta distintamente, così come invece sento, per esempio, la sfera energetica tra le mani) il posto in parcheggio lo trovo praticamente sempre e in brevissimo tempo.”

Data di Pubblicazione: 17 marzo 2020

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