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Leggere la Natura

Come Trasformare il Deserto in Paradiso - Anteprima del libro di Sepp Holzer

La peggiore catastrofe è l'allontanamento dalla natura

Nel mondo, la più grande catastrofe è l’essere umano, che si è allontanato dalla natura e ha la pretesa di fare di meglio rispetto al suo modello.
Sono convinto che tutte le cosiddette catastrofi naturali e le relative conseguenze devastanti siano provocate dagli uomini.
Un essere umano il cui cervello abbia ancora un po’ di spazio libero e non sia già pieno zeppo di tutte le possibili assurdità che gli vengono inculcate, non può tardare a capirlo. Chi sin dall’infanzia ha avuto modo di cogliere la perfezione della natura ammira il suo modo di procedere e non penserà mai di poterlo migliorare. Ogni tentativo in questa direzione è pura e semplice illusione, e la sua riuscita è solo apparente ed effimera.

La cosa più importante è saper leggere la natura, osservarla e cercare di capire: mi sto comportando bene nel ciclo naturale o sono proprio io l’elemento che ne turba l’equilibrio? Ho smarrito la strada?

Ogni singolo individuo, non importa se essere umano, animale o pianta, ha un compito cui deve rendere giustizia. Ognuno deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni, in ogni momento, in ogni occasione: solo in questo modo condurrai un’esistenza responsabile. Se non lo fai, ti rendi colpevole nei confronti della natura. Sono questi la mia profonda convinzione e il mio atteggiamento interiore: di tutto ciò che faccio la responsabilità è mia. Non nei confronti di una comunità, di una chiesa o di un partito, ma nei confronti della natura, così come la incontro in un albero, in un maiale, in un ruscello o in una cavalletta. Se adotterai questo atteggiamento, anche tu riceverai dalla natura l’energia di cui hai I Come Trasformare il Deserto in Paradiso
bisogno per agire nel modo giusto. Riceverai la forza, la convinzione e la gioia di vivere. Poi comprenderai il motivo per cui sei al mondo e abbandonerai la paura che a lungo ti è stata instillata.

La paura è la causa principale delle catastrofi. A causa della paura si commettono quasi tutti gli errori e nascono le opinioni più assurde, e tutto questo conduce al disastro che tutti noi stiamo vivendo. Per paura l’essere umano non si assume le responsabilità che gli spettano. Per paura vive nella stupidità, nell’avidità, nell’avarizia e nell’odio, nell’invidia e nella gelosia, uno contro l’altro invece che uno con l’altro. Poiché l’essere umano si è disconnesso a tal punto dalla natura, è diventato il più grande parassita del nostro pianeta. In questo modo però danneggia soprattutto se stesso: a causa della sua vita e del suo comportamento estraneo alla natura non prova più gioia di vivere perché non riesce più a percepire i processi naturali. Non riesce più a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Diventa il nemico di se stesso.

L’irresponsabilità dell’essere umano rispetto ai rischi trova esempio in Giappone. Qui i reattori nucleari erano stati messi in sicurezza contro i terremoti di magnitudo massima pari a 8,25 della scala Richter, ma nel marzo del 2011 si è verificato un terremoto di magnitudo 9. Diversi reattori sono esplosi rilasciando radioattività nell’ambiente. Questo ci dimostra che gli uomini fanno ciò che dettano i loro pensieri e le loro teorie, ma nella natura rimangono tante cose che nessuno riesce a immaginare, perché la natura non conosce confini. Qualunque controllo si pensi di avere su di essa è un’illusione. Un rischio di questo tipo è irresponsabile: in tutto il mondo non c’è un solo deposito di stoccaggio definitivo per le scorie atomiche. L’energia nucleare va totalmente eliminata e sostituita a livello mondiale dall’energia solare ed eolica. Dovrà succedere un’altra catastrofe perché si desista da questi rischiosi comportamenti criminali?

Osservare i processi della natura non è difficile. Se ti liberi dal comportamento negativo, il tuo sguardo si apre, e la natura ti suggerisce tutto ciò di cui hai bisogno: allora saranno tutti i tuoi sensi a dirti ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Impari a comunicare con l’ambiente in cui vivi e con gli esseri viventi che ti circondano. Lo impari nel piccolo - nel tuo giardino o con i tuoi animali o nella tua fattoria - e poi lo vedi nel grande: nella tua comunità, nella tua zona, oppure dall’aeroplano quando sorvoli l’intero Paese. A quel punto la natura sarà come un libro aperto, e appena te ne renderai conto avrai il compito di impegnarti a favore di ciò che hai riconosciuto come giusto, e dovrai segnalare gli errori, impedire che se ne commettano o far sì che vi si ponga rimedio.

Dovrai e potrai integrarti nella perfezione della natura. A questo scopo dovrai essere disposto a liberarti di tutti i comportamenti scorretti e ormai fossilizzati e di tutti i pensieri negativi. Dovrai smaltire i rifiuti che hai nella testa per creare nuovo spazio per l’osservazione e la percezione della natura. E allora capirai: le alluvioni, la siccità, le carestie, le epidemie, la desertificazione e gli incendi devastanti non sono catastrofi naturali, ma logiche conseguenze di comportamenti umani sbagliati nel corso di generazioni.

Clima e vegetazione

Si tratta di un nesso che si può cogliere molto bene nell’interazione fra bosco e clima. La vegetazione ottimale per un clima stabile è il bosco misto, che assorbe calore, luce e acqua per poi restituirli lentamente all’ambiente. Il disboscamento, la moria degli alberi e l’eccessivo sfruttamento dei pascoli danno luogo a terreni caldi e brulli e sono fattori di rischio per il clima. Ciò che è successo negli scorsi decenni in fatto di disboscamento delle foreste vergini in Africa, Asia e America del Sud, si avverte già oggi a livello mondiale in forma di maltempo.

Che cosa accade, infatti, quando sparisce un bosco? Un bosco misto è saturo di umidità, ed è garante di un sano bilancio idrologico. Legno, fogliame, suolo, l’intero organismo del bosco è un serbatoio idrico, che lentamente restituisce l’umidità dopo averla ampiamente utilizzata. Il bosco immagazzina anche l’energia solare, cattura la luce e il calore ad ogni altitudine, e li converte in crescita, varietà e vita. Un bosco misto è un sistema sottilmente calibrato in cui vengono sfruttate tutte le risorse della natura: ogni sua parte prende ciò di cui ha bisogno e restituisce alle altre ciò che ha in eccesso. Il terreno di un bosco misto è ricoperto da piante, foglie o aghi, è ombreggiato e rimane sempre relativamente umido e fresco. Solo il suolo fresco assorbe la pioggia, perché quando la sua superficie è più calda della pioggia, l’acqua forma goccioline che non penetrano nel terreno. Un bosco sano produce intorno a sé una costante emanazione di calore.

Quando una grande superficie che precedentemente era occupata da un bosco viene disboscata lasciando il terreno scoperto ed esposto al calore diretto del sole, il suolo si indurisce: da umido e fresco che era, diventa un luogo caldo come una stufa di ceramica. Dove prima il bosco immagazzinava l’acqua come una spugna, ora si crea una secca calura: non c’è rugiada, né umidità nell’aria e non si formano le nuvole. Il calore irradiato sale direttamente verso l’alto, e a causa della termica modificata, negli strati superiori dell’atmosfera si formano correnti completamente diverse da quelle precedenti.

Se questo accade su superfici vaste - così come in tutta l’area mediterranea o ai tropici - ne possono nascere violenti movimenti atmosferici, tempeste e uragani. Instabilità meteorologica, rovesci di pioggia e grandinate improvvise con pezzi di ghiaccio grossi come una mela sono il risultato dell’inaridimento e della deforestazione di grandi superfici. Piove dove non era mai piovuto e nevica dove non era mai nevicato.
Tempeste e forti venti non vengono più attenuati, se non ci sono più boschi ricchi di fogliame a tutte le altezze in grado di frenarne la furia. Ora i venti di burrasca si caricano dell’umidità residua e la trasportano lontano.
Quando finalmente ce ne rendiamo conto, ovviamente vorremmo riportare i boschi al loro posto, ma se li ripopoliamo solo con alberi in monocoltura, otteniamo l’esatto contrario: un simile deserto arboreo non ha vitalità e cade presto vittima delle tempeste, dei parassiti o delle malattie. Non procura neppure un sano bilancio idrologico, semmai depaupera il terreno: le sue radici, che penetrano ovunque alla stessa profondità, non riescono a trattenere l’umidità nel suolo. L’acqua che ne defluisce rapidamente porta con sé il resto del terriccio fine, e se poi arriva un rovescio di pioggia, più a valle si hanno inondazioni.

L'acqua è la chiave

La chiave per la stabilità climatica è l’acqua. Il suolo allo stato naturale si impregna di acqua e la cede a tutte le creature viventi che ne hanno bisogno: esseri umani, animali e piante. Dove è stata annientata l’umidità naturale del suolo, l’uomo dovrà intervenire per correggere gli errori del passato. Deve farlo prima che la terra si trasformi in deserto, e può riuscirci creando paesaggi acquatici decentrati conformi alla natura. Un’area di ritenzione idrica, e dunque un bacino di conservazione per l’acqua piovana non impermeabilizzato e creato seguendo il modello naturale, ha un effetto stabilizzante sul clima: raccoglie l’acqua piovana e le permette di penetrare di nuovo lentamente nel suolo.

Quando il sole estivo irradia il suo calore su un paesaggio di laghi e stagni, anche se l’acqua si riscalda in superficie, in profondità rimane comunque fresca. Di notte cede lentamente il calore accumulato, e con l’evaporazione e la condensazione della rugiada tutta l’area ne trae refrigerio e umidità diffusa. Un sistema di bacini di ritenzione idrica è la premessa, se non la base stessa, per la creazione di un sano bosco misto che, ricevendo sufficiente umidità dal basso, trasforma acqua e calore in energia e crescita.

Così un paesaggio acquatico e la vegetazione che cresce in questo ambiente sono in grado di compensare anche una forte calura e portano al clima equilibrio e stabilità.

Questo tuttavia non vale se ho un grande specchio d’acqua privo di vegetazione, un lago squadrato o perfettamente rotondo senza zone più o meno profonde, oppure una diga di sbarramento centrale.

Questo bacino d’acqua si riscalderà facilmente per poi raffreddarsi senza esercitare un effetto di compensazione, perché l’acqua non si muove e non dà luogo a un efficace scambio termico.

Questo testo è estratto dal libro "Come Trasformare il Deserto in Paradiso".

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