Lezioni di Una figlia di un Minatore di Carbone - Goleman

Lezioni di Una figlia di un Minatore di Carbone

Coltivare l'Intelligenza Emotiva - Anteprima del libro di Daniel Goleman

I diversi background degli individui

Questa storia ci mostra come un gruppo di cittadini qualsiasi - Impegnati a proteggere la salute della loro comunità e l’ecosistema dei monti appalachi - trovi forza, influenza e amicizia nello sposare la sostenibilità come una pratica comunitaria: uno dei cinque esercizi dell’eco-istruzione.

Socialmente ed emotivamente impegnata. Leggendo noterete i diversi background degli individui e i modi in cui l’attività estrattiva mineraria sulle cime delle montagne ha toccato le loro vite.

Nel 2011, alle 9.45 di una fredda mattina di febbraio, una dozzina di residenti del Kentucky — inclusi educatori, scrittori, minatori di carbone in pensione, e la figlia di un minatore particolarmente determinata — si sono riuniti nel parcheggio dello State Capitol, la sede del governo locale. Ognuno di loro aveva un sacchetto rosso per il pranzo con panini, patatine e mele, e la patente di guida in tasca per essere identificati. Il più popolare tra loro, il celebrato autore e agricoltore settantaseienne Wendell Berry, aveva uno spazzolino da denti infilato nella tasca della sua giacca elegante. Dopo decenni di opposizione all’attività mineraria sulle cime degli Appalachi, una delle regioni biologicamente più importanti degli Stati Uniti, il gruppo era arrivato al Capitol per confrontarsi con il governatore. E siccome consideravano l’attività mineraria sulle cime delle montagne come un problema sia umanitario che ambientale, erano pronti a essere arrestati.

Mentre un uomo non identificato usciva dall’edificio, la cinquantaquattrenne Teri Blanton corse per tenere la porta aperta. Poi il gruppo è entrato nell'edificio, prima attraverso un tunnel pedonale e poi su per le scale, fermandosi a pochi metri dall'ufficio del Governatore Steve Beshear.

«Pronti?», ha chiesto Blanton.

«Pronti», hanno risposto gli altri.

Dentro l’ufficio del governatore qualcuno ha informato la segretaria che avevano mandato una lettera annunciando la loro intenzione di venire lì, ma che non avevano ricevuto risposta. La segretaria è scomparsa dietro una porta chiusa e poi è tornata per dire che il governatore era impegnato ma che poteva vedere se c’era qualcun altro con cui avrebbero potuto parlare.

«Va bene?», ha chiesto.

«Penso che resteremo qui ad aspettare il governatore», ha risposto Blanton, mentre gli altri si sistemavano sulle sedie e sui divani.

Qualche minuto dopo la segretaria ha chiesto se si potevano spostare in fondo al corridoio, in una sala conferenze.

«Penso che resteremo qui ad aspettare il governatore», ha risposto Blanton.

Dieci minuti dopo il capo dello staff Mike Haydon si è reso disponibile per parlare con loro.

«Penso che aspetteremo il governatore», ha detto Blanton per la terza volta.

Blanton

Blanton, che nel 2010 aveva ricevuto il premio Rainforest Action Network per l’eccezionale leadership nella protezione ambientale, ha perso un fratello in un incidente minerario e un amico per un cancro che pensavano fosse legato al carbone. Nella sua cittadina di provenienza, Dayhoit in Kentucky, vedeva i suoi figli calpestare la fanghiglia creata dal carbone quando ogni mattina correvano verso il pulmino della scuola.

«Ma», insiste lei, «non sono una cavolo di vittima». Anzi, Blanton ha iniziato a lottare contro le compagnie carbonifere, ha parlato di fronte a centinaia di persone nelle manifestazioni, ha sfidato un senatore degli Stati Uniti sul canale televisivo MSNBC, e ha aiutato a ispirare l’investigazione che ha portato alla designazione di un epa Superfund site.

Chiamata la “Erin Brockovich delle azioni minerarie sulle cime delle montagne”, Blanton ha spiegato quali erano i problemi a livello locale, statale e nazionale, mostrando un tipo d’intelligenza ecologica emotivamente e socialmente impegnata che aveva coltivato da sola. In particolare cerca di aiutare chi non vive vicino al Kentucky o in altri Stati dove avviene l’estrazione del carbone, per mostrare la personale connessione di ognuno con la regione Appalachia. Ci ricorda che ogni volta che accendiamo le luci in casa nostra, in ufficio, o a scuola, l’elettricità che usiamo viene spesso generata dal carbone.

«Penso che aspetteremo il governatore», ha detto Blanton per la terza volta.

Blanton, che nel 2010 aveva ricevuto il premio Rainforest Action Network per l’eccezionale leadership nella protezione ambientale, ha perso un fratello in un incidente minerario e un amico per un cancro che pensavano fosse legato al carbone. Nella sua cittadina di provenienza, Dayhoit in Kentucky, vedeva i suoi figli calpestare la fanghiglia creata dal carbone quando ogni mattina correvano verso il pulmino della scuola.

«Ma», insiste lei, «non sono una cavolo di vittima». Anzi, Blanton ha iniziato a lottare contro le compagnie carbonifere, ha parlato di fronte a centinaia di persone nelle manifestazioni, ha sfidato un senatore degli Stati Uniti sul canale televisivo MSNBC, e ha aiutato a ispirare l’investigazione che ha portato alla designazione di un epa Superfund site.

Chiamata la “Erin Brockovich delle azioni minerarie sulle cime delle montagne”, Blanton ha spiegato quali erano i problemi a livello locale, statale e nazionale, mostrando un tipo d’intelligenza ecologica emotivamente e socialmente impegnata che aveva coltivato da sola. In particolare cerca di aiutare chi non vive vicino al Kentucky o in altri Stati dove avviene l’estrazione del carbone, per mostrare la personale connessione di ognuno con la regione Appalachia. Ci ricorda che ogni volta che accendiamo le luci in casa nostra, in ufficio, o a scuola, l’elettricità che usiamo viene spesso generata dal carbone.

Alimenta la produzione del 45% dell’elettricità usata nel Paese e il 40% dell’energia usata nel mondo, con una previsione sull’aumento del consumo di carbone del 53% entro il 2035.

Ma se l’estrazione di carbone evoca l’immagine di uomini che scendono in miniere sotterranee, per far esplodere o scavare roccia sedimentaria, non è questo il modo in cui accade di solito al giorno d’oggi. Il 60% del carbone negli Stati Uniti oggi si ottiene tramite l’estrazione in superficie, dove vengono usate una varietà di tecniche per rimuovere il suolo, la roccia, e l’intero ecosistema per accedere ai minerali sotto la superficie. Questo include lo sbancamento, miniere a cielo aperto, ed estrazione o rimozione dalla cima delle montagne: la forma più controversa e distruttiva di tutte. Però per l’industria del carbone l’estrazione dalle montagne è il metodo più redditizio perché dipende più dai macchinari e dall'esplosivo che non dalle persone.

Come estrarre carbone dalla cima di una montagna

L’estrazione del carbone dalla cima di una montagna - il metodo di estrazione carbonifera più redditizio anche se il più distruttivo - avviene in cinque fasi:

  1. Si Usano bulldozer per togliere gli alberi e livellare la cima.
  2. Si Creano piccoli fori nel terreno e nella roccia e si infilano potenti esplosivi che fanno esplodere fino a 250 metri di montagna per trovare le vene di carbone sotto la superficie.
  3. Si Scava il carbone usando spalatrici elettriche o una grossa estrattrice di 2.000 tonnellate e alta centinaia di metri, uno dei macchinari più grandi al mondo.
  4. Con Le ruspe viene portato via quello che rimane della montagna e il suo ecosistema (quello che l’industria chiama “sovraccarico”) nella valle e nei torrenti lì sotto.
  5. Viene Raccolto il carbone e trasportato in uno stabilimento dove viene lavato prima di essere spedito. Viene buttato lo scarto liquido, una fanghiglia conosciuta come slurry— che contiene arsenico, piombo, mercurio, magnesio e selenio ~ in una diga accanto alla montagna.
  6. Si “rigenera” la zona. Per legge la compagnia

Mineraria è obbligata a creare un “terreno utile” dopo che è stata completata l’azione di estrazione. Questo può ad esempio includere il rimpiazzo del suolo, il ripiantare alberi, e ri-sistemare il profilo del paesaggio che esisteva prima che la montagna venisse fatta esplodere e portata via con le ruspe. Per dirla in un altro modo, sono obbligati a ricreare il progetto naturale: certo non è semplice.

L’estrazione di carbone nelle montagne è principalmente confinato ai Monti Appalachi, una delle regioni degli Stati Uniti più povere economicamente — ma ecologicamente più ricche. («Se le estrazioni sulle montagne occorressero in parti più benestanti del paese», ha detto Robert F. Kennedy Jr., «probabilmente farebbe andare la gente in prigione»). La più vecchia catena montuosa del Nord America è la casa di una straordinaria diversità di flora e fauna, grazie al lascito dell’era glaciale e a un clima piuttosto temperato.

Come risultato dell’estrazione nelle montagne, una stima di 500 cime, un milione di acri di foreste e 2.000 miglia di torrenti sono stati distrutti da metà degli anni ’80 del Novecento. Nel 2010 una squadra di ricercatori ha anche trovato tassi più alti di ospedalizzazioni e morti per via di malattie legate al cuore, ai polmoni e ai reni nelle regioni in cui si pratica estrazione in montagna, rispetto a ogrp altro luogo degli Stati Uniti. E varie comunità minerarie sono diventate città fantasma, dato che i residenti hanno venduto le loro case alle compagnie carbonifere per non vivere lì con il rumore, l’inquinamento e la generale devastazione del paesaggio. Ad esempio a Lyndtown nella West Virginia rimangono solo due case occupate in quella che prima era una piccola città mineraria: una appartiene ad un’anziana signora che soffre d’Alzheimer, la cui famiglia ha pensato che spostarsi l’avrebbe disorientata troppo, e l’altra a suo figlio.

Bruciare il carbone — ottenuto attraverso l’estrazione in montagna o ottenuto in qualsiasi altro modo — minaccia inoltre vari sistemi ecologici necessari alla sopravvivenza. Ad esempio, gli Stati Uniti da soli producono quasi due miliardi di tonnellate di anidride carbonica (co2) all’anno bruciando carbone nelle centrali. E la co2 è un contribuente significativo dei cambiamenti climatici, dell’aumento di acidità degli oceani, e interferisce con il ciclo dell’azoto della Terra, causando zone morte nei mari e nei fiumi. (Le zone morte sono aree dove i livelli di ossigeno sono troppo bassi per permettere la vita marina. Ad esempio il Golfo del Messico contiene diverse zone morte grandi come lo Stato del New Jersey).

Questo testo è estratto dal libro "Coltivare l'Intelligenza Emotiva".

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