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Un Mantra con Ahbay Rinpoche

Love Compassion - Incontro con i Lama Tibetani - Anteprima del libro di Capitanata

Il mantra di So Nam

Siamo sul fuoristrada con So Nam e l’autista diretti ad un monastero, arroccato su di un colle di pietra, tanto per essere diverso! La strada che da Leh conduce al monastero è comunque asfaltata ed agevole e osserviamo tranquilli il panorama circostante. So Nam si gira verso di noi dal sedile anteriore e ci dice: “Yes, he is really a Rinpoche”.

Scusa So Nam che cosa stai dicendo?

Insomma So Nam aveva verificato, si era voluto togliere il dubbio. Aveva interrogato le sue conoscenze, che avevano confermato che il Lama Ahbay era effettivamente un Geshe Rinpoche. Era proprio così, e So Nam era molto eccitato mentre ci dava questa notizia.

“Grazie - ci dice- attraverso di voi, per la prima volta nella mia vita, sono a diretto contatto con un Geshe Rinpoche in maniera informale, sono anche stato a pranzo con lui, ho potuto parlargli! Quando noi incontriamo un Geshe Rinpoche abbiamo una grande reverenza, non osiamo guardarlo negli occhi!”
Il giorno successivo il Lama Ahbay Rinpoche ci accompagna alla visita di un altro monastero magnificamente ricco di sale affrescate. Siamo eccitati, siamo consapevoli che è un premio per noi che un Geshe Rinpoche si mostri così disponibile.

Durante la visita al monastero So Nam fa in modo di trovarsi, sempre con educazione e discrezione, vicino ad Ahbay Rinpoche, con occhi e capo bassi in segno di grande rispetto e riceve le sue benedizioni. In una sala dedicata alle Tare, Lama Ahbay Rinpoche con Sonia sempre vicino, intona il mantra Om Tare Tuttare Ture Swaha al quale Sonia aggiunge subito un timbro femminile, dolce, lirico seguita dagli altri visitatori presenti.

Come attirati da un magnete, nonostante tutti i monaci portino lo stesso abito, compreso il Dalai Lama, i presenti riconoscono in Lama Ahbay Rinpoche una figura carismatica e in fila gli si avvicinano per ricevere le sue benedizioni.

Uscendo chiedo a Sonia: “Puoi spiegarmi la particolarità di questo Mantra?”

Sonia:“OM TARE TUTTARE TURE SWAHA è il mantra di Tara, della Tara verde, è un mantra che mi è molto caro, io sono molto legata alla figura di Tara e lo stesso Lama Ahbay Rinpoche lo ha percepito quando ci siamo incontrati. Tara è la protettrice, Tara è un bodhisattva femminile. Non poteva mancare la figura femminile, peraltro molto amata, nel mondo buddista”.

“Ma c’è una storia, una leggenda sulla figura di Tara?”

“La parola Tara deriva dalla radice Tri, “attraversare”, è può essere tradotto come “colei che permette a tutti gli esseri viventi di attraversare l’oceano della sofferenza”.

Il mantra della Tara Verde

Dopo il noto e più recitato Om Mani Pad Me Hum, il mantra della Tara Verde è quello che si sente recitare più di frequente.
Come succede spesso, le religioni e le filosofie attraversano le culture e i popoli, si fondono, pongono le radici per un successivo sviluppo che poi acquistano una propria autonomia e identità.

Prima di essere adottata dal Buddismo, Tara (che in sanscrito significa ‘stella’) era considerata e venerata nell’Induismo come una manifestazione della dea Parvati.
Il buddismo, nella sua evoluzione nel corso dei secoli, si è dovuto confrontare con religioni esistenti e non ne ha mai osteggiato credenze popolari e protettori, fortemente radicati soprattutto tra le classi più povere, ma ha piuttosto integrato al suo interno queste figure creando loro storiche radici innestate negli albori del buddismo e perciò anch’esse leggenda, itinerario peraltro percorso anche da altre religioni.

Secondo la leggenda, Avalokiteshvara, guardando la terra dall’alto, pianse nel vedere gli esseri che vivevano nella sofferenza.

Le sue lacrime formarono un lago e su quell’acqua sbocciò un fiore di loto da cui nacque Tara.

Tara è quindi originata dal bodhisattva della compassione, Avalokitesvara, e pertanto essa stessa esprime la sua grande compassione nei confronti degli esseri viventi per salvarli dalla sofferenza. È anche considerata la protettrice della longevità, dei viaggi e del cammino spirituale verso l’illuminazione. Ci sono 21 manifestazioni della Tara ma Tara Bianca e Tara Verde sono le due più rappresentate nell’iconografia buddista.

Tara Verde è raffigurata seduta, con la gamba destra distesa e pronta ad entrare in azione per soccorrere i bisognosi, e la gamba sinistra piegata in posizione meditativa sul piedistallo a forma di loto, che simboleggia l’unione di arte e saggezza.

La sua mano sinistra, atteggiata nel gesto del concedere rifugio, tiene lo stelo di un loto blu, simbolo di purezza e di potere. La mano destra è atteggiata nel gesto della protezione e della benedizione.

Le sillabe del Mantra

OM è la sillaba iniziale di molti mantra, indica l’infinitezza e santità del corpo, parola e mente di tutti i buddha, cioè i 3 aspetti della buddhità : Nirmanakaya, Sambhogakaya e Dharmakaya che in questo caso sono riferiti a Tara. A, U, M sono i suoni che compongono la Om.
Om è la meta a cui tendiamo : purificando il nostro corpo, parola e mente, li trasformiamo nel santo corpo, parola e mente di Tara.
TARE è la ‘salvatrice, colei che libera’, colei che protegge dai pericoli esteriori di questa vita e delle esistenze future. Tara mette al riparo dalla povertà, dalle malattie e dalle sofferenze.

TUTTARE è un rafforzativo di “Tare” e significa “completa liberatrice”. Tara ci protegge dal ciclo delle esistenze e dalle sue cause che sono all’interno di noi stessi: la collera, l’attaccamento, l’orgoglio, la gelosia, l’ignoranza, le opinioni errate, l’avarizia, i dubbi negativi.
TURE significa “rapida”, cioè, la sua azione salvatrice è veloce nel liberarci.
SVAHA molti mantra si chiudono con swaha (Soha) che significa “ben detto”, ha il senso dell’impegno, un così sia, esprime cioè l’augurio di ricevere le benedizioni di Tara.

Pregando Tara e recitando il suo mantra, si ricevono le sue benedizioni nel nostro cuore per percorrere il Sentiero dell’Illuminazione e così il nostro corpo, parola e mente vengono purificati e trasformati nel santo corpo, parola e mente di Tara.

Questo testo è estratto dal libro "Love Compassion - Incontro con i Lama Tibetani".

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