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La Vostra Stessa Assenza

La Meraviglia dell'Essere - Anteprima del libro di Jeff Foster

Lo svanire di tutto

Ne abbiamo avuto tutti almeno un assaggio: lo svanire di tutto. Può accadere in qualunque luogo, in qualunque momento: durante una passeggiata nel parco, o mentre ascoltate il vostro brano musicale preferito, o magari mentre guardate negli occhi un essere amato. Ogni passato ed ogni futuro svaniscono, ogni idea di conquista futura, futura felicità, futura “illuminazione” semplicemente si dissolve nel vasto spazio aperto che abbraccia tutto. In quello svanire ce una semplicità, una profondità, una libertà senza nome. È completamente al di là delle parole, eppure è evidente quanto respirare. È un barlume di ciò che siete in realtà, al di là di ogni storia che parli di cosa siete.

L’abbiamo sperimentato tutti. Lo chiamiamo amore, ma è tanto di più dei nostri concetti sullamore. Oppure lo chiamiamo pace, ma in realtà è una pace che va al di là di ogni idea che abbiamo della pace. È anche bellezza, ma è bellezza senza un oggetto. È libertà, anche, ma è una libertà senza che ci sia nessuno lì a possedere libertà.

Per la mente, questi momenti (anche se non possiamo chiamarli davvero momenti, perché sono del tutto al di là del tempo) sono privi di valore terreno. Per la mente in un certo senso ciò di cui stiamo parlando qui è niente. Per la mente, che valore ha la propria assenza? Nessun valore.

Perché? Perché non c’è nessuno lì che possa rivendicare un valore!

Certo, ciò che la mente non riuscirebbe mai a vedere è che nulla è tutto. La vostra assenza è identica alla presenza del mondo: ecco cosa indica davvero la parola “non-dualità”. Di nuovo: dobbiamo lasciarci alle spalle le parole.

È perché non vi è al centro della vita nessuna persona concreta, separata, che la vita può apparire nel modo in cui lo fa.

Questo libro è un viaggio in quell’assenza, un’assenza che infine si rivela essere la vita nella sua pienezza, una presenza perfetta. Il vuoto è forma, come ci ricorda il Sutra del cuore buddhista.

A questo punto la mente alla ricerca dice: “È tutto molto bello, ma per me cosa c’è?”.

Vedete, la mente vuole sempre qualcosa in più - qualche contenuto nuovo, qualche nuova idea o sistema di credenze, qualcosa di nuovo da addentare. Va a caccia per il mondo, cibandosi, ingerendo concetto di seconda mano dopo concetto di seconda mano da libri, insegnanti, percepite autorità. La mente è cacciatrice: ha sempre fame di qualcosa in più. Che sia la ricerca del successo mondano o della felicità, o del piacere perenne, o della pace eterna, o dell’illuminazione spirituale, essenzialmente si tratta dello stesso movimento di pensiero. Una ricerca implica sempre che qualcosa sia andato perduto, che ci sia qualche cosa che non va, che nell’universo manchi qualcosa. È per questo che la ricerca dell’iHuminazione non è in sostanza diversa dalla ricerca del successo mondano. Questa per il cercatore spirituale è un’amarissima pillola da mandar giù!

La mancanza sembra infinita. Per quanto si riempia il vuoto, ce ne sempre più da riempire! Nessuno stupore che rimaniamo sempre insoddisfatti, scontenti, incompleti.

Questo libro non è per esacerbare il problema e dare nutrimento ad un ego già smisurato. Come un koan zen, non aggiungerà contenuto, non fornirà nuovi concetti o convinzioni con cui lego possa sostenersi. Questo rifiuto di dare alla mente qualcosa di concreto da addentare può essere molto frustrante per il cercatore alla ricerca di qualcosa.

Sì, questo è davvero un libro su niente, eppure a volte un libro su niente può essere la cosa più utile del mondo - soprattutto quando la ricerca del qualcosa ha portato solo frustrazione e delusione amara, e ci ha spinti lontano da ciò che realmente conta: e cioè l’apparire presente della vita, e la meraviglia dell’Essere.

Storia di un nessuno

Non voglio dilungarmi sul mio passato, perché non ha davvero niente a che fare con questo messaggio, e molto poco a che fare con questa vita attuale. Ad ogni modo, un po’ di storia (“la sua storia”) potrebbe essere d’aiuto a contestualizzare questo libro.

Ricordate però, questa è soltanto una storia, né più né meno importante di qualunque altra storia.

Diversi anni fa mi imbarcai in una ricerca spirituale avanzata, alimentata dal desiderio di fuggire la sofferenza ed il tormento di un’intera esistenza. La mia vita era diventata intollerabile, e cercavo disperatamente una via d’uscita. La psicologia moderna nel mio caso non era stata efficace - sembrava trattare solamente i problemi superficiali. Io non volevo “inserirmi” o “adattarmi alla società”, io volevo svegliarmi. Non volevo essere a mio agio, volevo essere libero. E così mi volsi agli insegnamenti dell’illuminazione.

Per più di un anno mi chiusi completamente fuori dalla vita ordinaria. Il mio unico obiettivo era risvegliarmi una volta per tutte, liberarmi dalla sensazione di essere un individuo separato e vivere in quanto Unità. Nient’altro aveva per me alcun significato. Divenne un’ossessione.

Allora non mi rendevo conto che il desiderio di fuggire la sofferenza ed il tormento era precisamente ciò che dava loro vita. Poiché mi opponevo all’apparire presente di quello che percepivo come dolore, quell’esatto dolore veniva sostenuto e rafforzato. Combattendo la mancanza, io stavo creando mancanza.

Ciò a cui si resiste riceve potere. Questa sembra sia una legge universale.

Alla fine, dopo mesi e mesi di intensa meditazione e indagini interiori, dopo aver messo in discussione i miei pensieri e cercato di guardare oltre lego, aver avuto esperienze spirituali strabilianti e stati di profonda beatitudine, finii per pensare che mi trovavo nello stato che i maestri spirituali chiamano “illuminazione”. Credevo che l’illuminazione fosse uno stato raggiunto solo da pochi fortunati attraverso i secoli, ed io, con i miei sforzi, alla fine ce l’avevo fatta.

Ma ciò di cui non mi rendevo conto allora era che la convinzione di essere illuminato in fin dei conti era solo questo: l’ennesima convinzione. Una persona veramente illuminata (e mi rendo conto adesso che una cosa siffatta non esiste) non sosterrebbe mai per un solo istante di essere illuminata, dato che la convinzione “io sono illuminato, altri no” è solo un nuovo modo per separare gli esseri umani uno dall’altro, un nuovo atto di violenza, l’ennesimo modo per sostenere quell’ego che si suppone abbia fine con l’illuminazione.

La convinzione dell’illuminazione personale

La convinzione dell’illuminazione personale non è che un nuovo modo per mantenere un senso forte del sé: quante non-illuminata!

Giunsi a capire che l’illuminazione non è uno stato riservato a pochi eletti, raggiunto solo da chi è stato sul percorso spirituale per anni, e che ha compiuto tutte le pratiche e i rituali relativi. È invece la nostra condizione naturale, aperta a tutti noi, sempre, e di conseguenza non è richiesto alcuno sforzo (né il suo contrario). Di fatto, è proprio lo sforzo o il non-sforzo per raggiungere l’illuminazione ad oscurare l’illuminazione che è sempre già presente. È la nostra ricerca di qualcosa in più che sembra oscurare l'interamente ovvio: il momento presente, e tutto ciò che sorge al suo interno, è tutto quel che ce.

Non ci credete? Controllate: è sempre adesso. Qualunque cosa accada, accade adesso. Ce mai un momento in cui non si possa dire “è adesso”? Può mai succedere qualcosa se non sta succedendo adesso? Persino la memoria - la storia di un passato - non è forse solo un fascio di pensieri che sorgono nel presente? Tutto il cercare non è forse solo un fascio di condizionamenti - il ricordo e le sue proiezioni nel futuro - che appaiono proprio adesso?

È talmente chiaro. Quello che avevo cercato per tutti quegli anni non era qualcosa che si potesse mai trovare, perché quella cosa non si era mai davvero persa. Anzi, non è affatto una cosa, non è un elemento fra altri elementi, ma precisamente la condizione che dà luogo alla possibilità delle cose fin dall’inizio.

L’illuminazione è il luogo in cui già siamo, sempre, e nel cercarlo apparentemente lo perdiamo. Purtroppo quasi tutto quello che facciamo nel corso della vita è parte di questa ricerca, perché quasi tutto quello che facciamo è sostenuto dalla convinzione che la nostra salvezza risieda nel futuro, che la pace e la felicità e la libertà siano cose che si potranno raggiungere un domani.

Quei giorni, la ricerca dell’illuminazione, della felicità al di fuori della felicità presente, di qualsiasi tipo di miglioramento di sé in assoluto, tutto questo è semplicemente svanito. Vedete, proprio alle radici di tutto il mio cercare e della depressione c’era stata la sensazione di essere un individuo separato, uno quaggiù a cui mancava qualcosa, e che stava cercando qualcosa lassù. Era la sensazione di essere un individuo separato che era stata al centro di ogni mia sofferenza terrena. Quando quella sensazione si rivelò un’illusione, una supposizione e nient’altro, quando emerse in totale chiarezza che c’è soltanto vita, e che qui dentro non c’è nessuno che sia separato dalla vita, allora la ricerca si sgretolò in mille pezzi - e qualcosa di straordinario si rivelò, proprio lì dove mi trovavo. Non aveva niente a che fare con il fatto che qualcuno divenisse illuminato; non aveva niente a che fare con persone risvegliate, con trasformazioni della coscienza o salti energetici o speciali esperienze spirituali di qualunque tipo. Di fatto, era qualcosa di così straordinariamente semplice che per tutta la vita non ci avevo fatto caso.

Cosa rimane? È ancora possibile vivere in questo mondo quando si dissolve il desiderio di qualcosa che sia al di là dell’ordinario?

Questo libro cerca di esprimere questo vedere muto, che non appartiene a nessuno, e per questo è completamente libero.

Questo testo è estratto dal libro "La Meraviglia dell'Essere".

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