ALIMENTAZIONE

Micro-Digiuno: gli effetti benefici

Micro-Digiuno: gli effetti benefici

Meno cibo significa più vita. Il micro-digiuno, può davvero fare la differenza, scopri come leggendo l'anteprima del libro di Rüdiger Dahlke.

Sul mangiare e non mangiare

Consumare cibo, azione oggi spesso portata a livelli esasperati, è il polo opposto di digiunare, azione che ancora apprezziamo e utilizziamo troppo poco. Infatti, mangiamo sempre di più e sempre peggio. Ad esempio, al termine della seconda guerra mondiale, in Germania si spendeva il 50% del reddito in cibo, mentre oggi non si arriva all’11%, il che implica una riduzione crescente del prezzo dei prodotti alimentari, una cosa che non necessariamente va di pari passo con un aumento della qualità, anzi, direi tutt’altro. Tuttavia, accusare l’industria alimentare, che risponde a esigenze ben chiare, lascia il tempo che trova: gran parte di chi compra vuole sempre di più pagando sempre meno, un paradigma che vale non solo per questo, ma anche per altri settori. In una breve fase di esperienza professionale come albergatore, sono rimasto stupito di quante persone chiedevano di pagare cifre da ostello della gioventù per alloggi di alta qualità.

È facile spiegare chi o cosa è responsabile di tutto questo. Bisogna tornare ai tempi della preistoria, quando il cibo scarseggiava e si tentava con mezzi del tutto naturali di procacciarsi il più possibile con lo sforzo minore. Queste condizioni che riguardavano la maggioranza degli esseri umani, secondo l’epigenetica, hanno plasmato non i nostri geni, bensì le nostre vite. La minoranza di nobili (anche ecclesiastici) e notabili, in via di estinzione, non riuscì ad affermarsi (epi)geneticamente a causa del loro numero ristretto, per quanto “eroi” patriarcali come Augusto II di Polonia, detto il Forte, abbiano fatto del loro meglio. L’industria alimentare si è adattata a questa esigenza e ha quindi ottenuto un enorme successo, anche finanziario, ma non in termini di salute. Uno dei temi principali della storia dell’umanità è stato l’accumulo: da una parte la scarsità era imperante, dall’altra i più hanno avuto troppo poco.

Ora abbiamo superato i tempi delle vacche magre, anzi, siamo arrivati a raggiungere l’altro polo, quello dell’abbondanza materiale, e pur avendo la possibilità di scegliere di tornare alla qualità, è passato ancora troppo poco tempo perché questo possa riflettersi sul piano epigenetico. Anche tralasciando ogni considerazione sul genoma, dobbiamo ammettere che siamo ancora molto lontani dal raggiungere un cambiamento in quella direzione. Pur impegnandoci ad accrescere la nostra consapevolezza sul tipo di alimentazione da scegliere tra un periodo di digiuno e l’altro, questa fase storica dello sviluppo umano è troppo recente per affermarsi: ha ancora bisogno in futuro di ulteriori idee e impulsi.

Italia: obesità in aumento

Dai risultati dell’Indagine Multiscopo dell’Istat “Aspetti della Vita Quotidiana” emerge che, in Italia, nel 2016, più di un terzo della popolazione adulta (35,5%) è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su 10 è obesa (10,4%); complessivamente, il 45,9% dei soggetti di età superiore ai 18 anni è in eccesso ponderale.

Questa dolorosa e triste situazione attuale affonda le sue radici nella storia, seppur breve, del nostro sviluppo, ed è probabilmente riconducibile al grande miracolo economico. Fortunatamente, è ancora possibile fare qualcosa per invertire questa tendenza, data la sua comparsa in tempi relativamente recenti.

Se alla base dell’industria alimentare ci sono le esigenze delle persone che l’hanno creata, da tempo questa situazione si è capovolta, e ora è l’industria stessa a dar vita a bisogni per guadagnare sempre di più, senza minimamente curarsi della salute del consumatore finale.

È arrivato il momento di aprire gli occhi e prendere atto delle nuove esigenze, per poter realizzare un’inversione di tendenza partendo dalla sostenibilità. Da un comportamento alimentare caratterizzato dall’eccesso, oggi si potrebbero creare condizioni di vita migliori che integrino la pratica del digiuno e diano al cibo un valore diverso. Da un lato, si deve intervenire sulla produzione alimentare, che dovrebbe convertirsi all’agricoltura biologica, e, dall’altro, sulla distribuzione, che dovrebbe concentrarsi sui prodotti regionali e stagionali al fine di garantire la freschezza. L’importanza fondamentale di questi due elementi viene descritta in un mio libro intitolato Das Geheimnis der Lebensenergie in unserer Nahrung (Il segreto dell’energia vitale nella nostra alimentazione). Inoltre, abbiamo bisogno di seguire un comportamento alimentare (valido anche per il digiuno), in modo da assumerci la responsabilità nei confronti della creazione e di tutti gli esseri viventi. Ovviamente, più facile dirlo - e scriverlo - che farlo.

Naturalmente non si tratta solo di un problema italiano o europeo. Già oggi a livello globale le persone in sovrappeso sono il doppio rispetto a quelle che soffrono la fame: due miliardi rispetto a un miliardo.

Meno cibo significa più vita. Il digiuno, e in particolare il micro-digiuno, può davvero fare la differenza. Durante il digiuno diventiamo più sensibili ai nostri bisogni naturali, i sensi aumentano la loro facoltà di percezione, ci rendiamo meglio conto di ciò che fa stare bene noi e anche gli altri e di cui abbiamo bisogno per vivere meglio, riconquistare la lucidità mentale ed essere felici.

Molteplici soluzioni per i problemi di peso

Al fine di perdere peso in modo duraturo e sostenibile, è stato accertato da tempo che le diverse varianti di micro-digiuno sono perfette e di gran lunga migliori rispetto a digiuni più lunghi della durata di una settimana e oltre. Proprio come il grasso si accumula gradualmente, altrettanto gradualmente lo si può ridurre col micro-digiuno, un approccio che, in alcuni casi, risulta essere anche più sano, oltre a essere più sostenibile.

Per chi ha problemi di obesità il micro-digiuno è il modo più salutare per “restringersi” e alleggerire i tessuti sovraccarichi, prevenendo la formazione di pelle in eccesso e di strati di grasso, come accade a volte nel caso di una riduzione del peso in tempi molto brevi. Il risultato poi è quasi certo se contemporaneamente si seguono programmi adeguati di esercizio fisico.

L’ideale è unire entrambi i tipi di digiuno, laddove la prima settimana di introduzione al digiuno viene seguita dalle varianti di micro-digiuno, come accade ad esempio nel programma Online Challenge del Peso Ideale.

Una perdita consapevole di peso ha il vantaggio di favorire una maggiore consapevolezza anche rispetto al polo opposto. Con il digiuno, si spreca una grande possibilità se ci si focalizza solo sul giro vita e si tralascia l’aspetto della consapevolezza. Dando a quest’ultimo la giusta considerazione risulta molto più facile preparare da mangiare in modo corretto e responsabile, tenendo conto dei vari periodi di digiuno a livello giornaliero, settimanale o annuale. A questo va ad aggiungersi anche la consapevolezza di abbandonare la sensazione di essere i padroni del mondo, lasciare morire chi soffre la fame nei paesi più poveri, far soffrire gli animali e distruggere l’ambiente.

L’aumento delle malattie legate al benessere

La crescente obesità ha generato una ricchezza di patologie “moderne”. Essere snelli non è più solamente una questione estetica, ma riguarda anche la salute. Già nel 1995, in uno studio condotto su oltre 100.000 donne americane, J.E. Manson et al. avevano evidenziato che il peso in eccesso accorcia la vita. È stato dimostrato che uno stile di vita sano porta dei vantaggi alla salute, ed esiste una correlazione tra il peso ideale e la longevità. Possiamo quindi influenzare positivamente la predisposizione alle malattie e la mortalità con il micro-digiuno, che a sua volta favorisce la conseguente regolazione del peso.

L’espressione “malattie del benessere” è già di per sé molto chiara: si è figli di uno stile di vita moderno, laddove la parola “stile” non ha proprio nulla a che vedere con il suo significato originario. La civiltà moderna ci fa soffrire e ammalare. Mangiar troppo e un sempre minore esercizio fisico rappresentano le due principali cause concomitanti di decesso in tutti i paesi industrializzati moderni: cardiopatie e cancro. La buona notizia è che, grazie all’approccio olistico della psicosomatica, come ho descritto nel mio libro Malattia come simbolo, e una dieta a base di alimenti vegetali e integrali, possiamo alleviare sia i problemi cardiaci che il cancro, soprattutto con il sostegno del digiuno. Questo vale sia per il trattamento che per la prevenzione delle malattie.

Anche malattie sociali come le infezioni, l’enorme quantità di allergie e i reumatismi possono essere controllate con questi tre passi: chi, in un’ottica psicosomatica, si confronta con problemi di (auto)aggressività e passa a una dieta a base di alimenti vegetali e integrali di tipo Peace Food, associata a un periodo di digiuno, ha molte più possibilità di allontanarsi e chiudere le porte a queste patologie in modo sostenibile. È stato scientificamente dimostrato che col digiuno e una dieta a base di alimenti vegetali e integrali si abbassano i marker specifici delle infiammazioni [i valori relativi alla proteina C reattiva (PCR)], favorendo così una controtendenza alla disposizione alle infiammazioni. Questo è quanto ha dimostrato il professor Andreas Michalsen della clinica universitaria della Charité di Berlino nei suoi studi sul digiuno.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede nel futuro due epidemie, che però, essendo legate allo stile di vita moderno, sono già in corso nei paesi industrializzati: l’obesità e il diabete di tipo 2. Come è stato scientificamente provato in molti casi, entrambe queste patologie sono prevenibili con il micro-digiuno, grazie ai suoi effetti terapeutici. Ci sono molte altre malattie che sono riconducibili al nostro stile di vita. Man mano che aumenta la circonferenza del nostro addome, aumenta anche la probabilità di sviluppare il morbo di Alzheimer, ma questo succede anche con ogni ora supplementare di televisione al giorno. Dal punto di vista statistico, ogni pacchetto di sigarette giornaliero fa aumentare il rischio di contrarre questa malattia del 34%. Nel frattempo, si parla sempre più spesso del diabete di tipo 3, anch’esso prevenibile con il micro-digiuno e un’alimentazione sana secondo i principi del Peace Food. La conversione a un’alimentazione basata su cibi integrali e vegetali va a integrare idealmente ogni tipo di digiuno.

Perché falliscono le diete

A livello pratico dietro tutte le diete ci sono delle buone intenzioni, ma, come ben sappiamo, il contrario di bene non è male, ma rimanere fermi alle buone intenzioni. Se il vostro obiettivo è quello di ridurre il peso nel modo più piacevole possibile, non è detto che questo avvenga secondo dei dettami giusti. Alcune diete sono addirittura pericolose come la cosiddetta “dieta del manager”, che favorisce un eccesso proteico a forza di bistecche e insalata. In questo modo i manager, identificati un tempo con la tipica divisa del capitalista con la pancia sporgente e il completo gessato, perdono sì rapidamente peso, al costo però di un aumento dell’arteriosclerosi generata dall’eccesso proteico e lipidico di origine animale.

È invece efficace la dieta dissociata, inventata dal dottor William Howard Hay nel 1911 e nota anche come dieta Hay, perché punta sulla consapevolezza del modo in cui si mangia, ma non certo perché sia possibile separare tra loro proteine, carboidrati e grassi: queste tre componenti alimentari sono indissolubilmente legate e non possono essere separate nemmeno dall’industria chimica.

Il problema principale delle diete, tuttavia, è la loro mancanza di sostenibilità. Ad esempio, in Germania, il 60% degli intervistati ha dichiarato di aver sperimentato dopo una dieta il tipico effetto yo-yo. Sotto questo aspetto il micro-digiuno invece ci permette di stare tranquilli, in quanto il metabolismo basale aumenta nei primi tre giorni di digiuno, come hanno dimostrato scientificamente nel 2000 C. Zauner et al. Poi c’è da tener conto del fatto che il micro-digiuno non prevede di digiunare per più di tre giorni consecutivi.

Solo in seguito si assiste a un abbassamento del metabolismo basale, con un conseguente adeguamento dell’organismo, che impara a bruciare meno, cioè a diventare più frugale, innescando l’effetto yo-yo. Se si consuma meno energia assumendo meno cibo, in un secondo momento si sarà in grado di aumentare di peso ancora più velocemente.

Una grande varietà di diete consente di raggiungere qualsiasi peso, ma non di mantenerlo. Vale il detto di una giornalista che ha scritto: “La dieta va sempre e non funziona mai”. Quello che intendeva dire è che la rivista che pubblica la dieta del momento andrà a ruba perché la dieta precedente non ha funzionato, almeno nel lungo termine.

Il punto centrale delle diete è quasi sempre sul valore della quantità di cibo, il “quanto”, mentre quello del micro-digiuno è posizionato da tutt’altra parte, cioè sul valore temporale, il “quando”, ed è per questo che permette di raggiungere risultati incredibili. Dato che con il micro-digiuno si può mangiare quanto si vuole, solo non sempre, questa dieta risulta molto facile da seguire. Quanto più importante sia il “quando” del “quanto” lo ha mostrato uno studio sui musulmani durante il periodo del Ramadan. Sebbene i musulmani durante il digiuno assumano molte più calorie del solito, non però quando il sole è in alto nel cielo, il livello di colesterolo si normalizza, cioè scende il livello di stress dell’organismo (Lamri-Senhadji et al. 2009).

Tuttavia, per una buona riuscita, il micro-digiuno richiede anche un po’ di disciplina. Tra un pasto e l’altro non si deve ingerire nulla di calorico. Durante i pasti, però, è permesso mangiare quanto si vuole e in principio tutto quello che si desidera; in ogni caso in base al digiuno a intervallo secondo Bernhard Ludwig. Se ci orientiamo verso un’alimentazione tipo Peace Food, possiamo comunque ottimizzarne alcuni aspetti per acquisire le possibilità di sfruttare delle sinergie sorprendenti.

Che le diete siano così poco efficaci sul lungo termine è dovuto al fatto che il nostro organismo, oltre a essere dotato di un regolatore di temperatura, ha apparentemente anche un regolatore di peso. Il primo garantisce il mantenimento della temperatura corporea, innescando ad esempio la produzione di sudore se ci troviamo in una sauna, o se siamo al freddo provocando il tremore. Nel caso di un’infezione da pneumococchi, gli agenti patogeni della polmonite, il regolatore di temperatura fa sì che avvenga un aumento della temperatura sotto forma di febbre, consentendo così un raddoppio delle difese per ogni grado in più. Una volta eliminati gli pneumococchi, la temperatura corporea scende automaticamente da sola.

In modo simile possiamo immaginare l’esistenza - non ancora dimostrata dalla comunità scientifica, ma la cui presenza è certa - di un regolatore di peso che mantiene il peso corporeo stabile o in equilibrio. Ma, se a causa di forti dispiaceri (inclusi quelli di natura sentimentale) subentra il pericolo di azioni aggressive nei confronti di se stessi o verso l’esterno dettate dalla disperazione, ecco che l’assunzione di cibo serve da consolazione e compensazione. In questo caso il regolatore di peso accetta anche l’assunzione smodata di salumi (!!!) per un tempo indefinito - e in ultima analisi aiuta a salvare una vita. In caso di emergenza, se non si ha la possibilità di proteggersi e difendersi altrimenti, si finisce con l’accettare uno strato di grasso.

Il regolatore di peso accetterà anche un “rotolino da compensazione” se non si materializzano delle aspettative e si corre il pericolo di entrare in una crisi profonda. Per questo motivo è sempre meglio, in caso di problemi di peso, valutare l’approccio corretto. Su questo argomento suggerisco la Online Challenge del Peso Ideale.

Chi non si sente ancora pronto ad affrontare le motivazioni psicologiche alla base dell’aumento di peso, può veleggiare in acque più sane e cambiare il proprio stile di vita leggendo, come hanno fatto molte persone che conosco e che si sono convertite al Peace Food. Questa conversione ha favorito dei cambiamenti graduali e duraturi nella figura del corpo, con risultati decisamente soddisfacenti sia per la salute fisica che dal punto di vista estetico. Anche il micro-digiuno offre simili opportunità e ha già aiutato molte persone in questo senso. La molteplicità dei metodi esistenti aiuta a identificare la propria via al dimagrimento, come ho dimostrato nella mia guida al mondo del digiuno intitolata Jetzt einfach fasten (E ora, digiuno!).

Ovviamente, l’ideale sarebbe generare delle sinergie ad hoc, il che significa a livello psicosomatico dare spazio al nostro lato interiore, l’anima, e proseguire lungo il cammino della consapevolezza del lato fisico, il corpo, attraverso il micro-digiuno e una riorganizzazione delle proprie abitudini alimentari. In questo modo il tutto diventa sempre più la somma delle sue parti, rendendo l’approccio psicosomatico particolarmente chiaro. Chi intraprende questo viaggio con una sana consapevolezza della propria anima e del proprio corpo può nutrire molte aspettative e difficilmente rimarrà deluso. Ogni casalinga sa che le scale si puliscono meglio dall’alto verso il basso invece che il contrario. Non è un caso che nel termine “psicosomatico” l’anima (“psiche”) preceda il corpo (“soma”) nella giostra della vita. Se è indubbia la loro importanza, probabilmente anche all'interno del rapporto medico-paziente crescerà sempre più l’interesse nei confronti della loro interazione.

Data di Pubblicazione: 17 luglio 2019

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