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Misteri e leggende nella Valle dei Segni

Misteri e leggende nella Valle dei Segni

Dalla mitologia celtica, ai nazisti, dalle streghe agli Elohìm alieni. Scopri i segreti della Valcamonica leggendo l'anteprima del libro di Gabriella Vai Taboni.

Misteri e leggende nella Valle dei Segni

Che cos’hanno in comune le incisioni rupestri, l’Inquisizione e gli Elohìm alieni? Che cosa unisce il Monte Sinai alla mitologia celtica, ai nazisti e alle streghe?

La Valcamonica, nota in tutto il mondo come la Valle dei Segni, primo sito italiano inserito nel 1979 nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e, dalla stessa istituzione, dichiarata nel 2018 Riserva della Biosfera, è stata anche teatro di una delle più grandi e intense serie di processi alle streghe in Italia.

Camuna iure sanguinis per discendenza materna, sin da piccola io ho sentito narrare le bòte che parlavano di confinati, di giganti che vivevano nelle grotte, delle streghe del Tonale e dei Sabba a cui prendevano parte, di ritrovamenti di tombe con scheletri enormi, di varchi che si aprivano nella roccia con un ordine vocale, di incisioni rupestri raffiguranti astronauti, sciamani e rituali; ho imparato l’arcaico dialetto camuno ascoltando le conversazioni tra mia madre e mia nonna; ho sentito improbabili nomi di località e modi di dire che, a quei tempi, mi sembravano naturali e che ora acquisiscono nuovi significati.

Un’onnivora curiosità mi ha poi portato a “rovistare negli archivi” culturali, folcloristici, storici, religiosi, classici e moderni di ogni cultura e civiltà raccogliendo, a volte in modo inconsapevole, elementi di un puzzle che solo ultimamente ha cominciato ad assumere i connotati di “intuizione”.

L’incontro con il lavoro di Mauro Biglino ha, senza dubbio, assunto il ruolo di catalizzatore: dopo un quasi doloroso spiazzamento iniziale (durato un paio d’anni), ho cominciato a leggere in un altro modo la realtà intorno a me, anche quella che riguardava le mie origini (o i miei recinti, come direbbe qualcuno).

Non è stato semplice per me accettare la nuova “versione dei fatti”, non tanto per la rivelazione di un dio alieno - che comunque fin dall’adolescenza avevo già riconosciuto come non mio, data la violenza con cui si manifestava e che lo rendeva incompatibile con la mia idea di creatura evoluta - bensì per la destrutturazione del mio scenario celeste: gli angeli e arcangeli, nei quali avevo sempre creduto e sperato, in cui avevo trovato rifugio anche dal “dio degli eserciti”, ai quali mi rivolgevo fiduciosa per le cause più disperate, si trasformavano senza preavviso in agguerriti militari, robot e macchine volanti! La via verso il Verbo, l’angelica guida, il mediatore divino assumevano connotati umani, quando non addirittura tecnologici, lasciandomi inizialmente senza parole e senza punti di riferimento.

1 miei amati cherubini, guardiani della luce e delle stelle nonché custodi della scienza, avrebbero dovuto essere dunque qualcosa tipo motociclette cosmiche?

Pur riconoscendo la verosimiglianza del messaggio, mi sentivo profondamente smarrita e anche piuttosto arrabbiata con il tizio che si era permesso di “smontarmi” i cherubini!

Credevo che non avrei mai potuto perdonarlo.

Analogie tra le streghe e le figure bibliche

Tuttavia, con il passare del tempo, la curiosità prese il posto dello sgomento e, partendo proprio da questa rivelazione, unita ad altri elementi tratti da testi e lavori altrui nonché a personali associazioni d’idee, ho intrapreso una ricerca che mi ha portato a ipotizzare un’insolita quanto evidente (per me) connessione tra le streghe che si radunavano nel Sabba nel loco dicto del Tonale e alcune figure bibliche.

Ecco alcune delle analogie riscontrate:

  • toponomastica di stampo ebraico e biblico sia in Valcamonica che nei territori confinanti;
  • leggendarie figure del folclore in tutto e per tutto simili ai “carri celesti” dell’Antico Testamento; fra decine di esempi: la Dona del Zöck che arriva di notte, con fortissimo rumore, preceduta e accompagnata da vento, al cui passaggio i tetti si scoperchiano e i vetri delle finestre si rompono e quando se ne va lascia i prati devastati;
  • rituali e caratteristiche delle streghe, veri o presunti, riscontrabili anche nella narrazione biblica a riguardo degli Elohìm e nella Qabbalah ebraica;
  • la presenza di oro nelle Alpi Orobie, testimoniata da toponimi, leggende e documenti storici.

A tutto questo si intrecciano la mitologia e le tradizioni dei Celti, presenti in Valle da migliaia di anni, e l’epopea noachita ma ciò non ci allontana dalla teoria espressa, anzi, rende solo più complessa e affascinante la trama della ricerca (la cui trama spero di aver esposto in modo intelligibile).

Perseguitate per centinaia d’anni, insieme ad altri “eretici” personaggi, perché donne-immagine (della Grande Madre), con il pretesto della stregoneria: chi erano veramente le streghe e chi era al corrente della loro vera natura, chi sapeva qual era il vero motivo dell’accanimento letale contro di loro?

Se i cherubini, che i testi “sacri” ci descrivono come shuttle monoposto su cui volavano anche Yahweh e “divini colleghi” ai tempi biblici, non avessero smesso di volare sull’Italia nel 70 d.C. (come riporta Plinio) ma avessero continuato fino a qualche secolo fa, le “streghe” della Valcamonica non potrebbero essere dei cherubini? Negli ultimi due anni ho cercato di rispondere a questa domanda e ora che l’intuizione ha preso forma di ricerca, la propongo al pubblico:

  • per necessità di condividerla, ma anche per stimolare confronti, discussioni e la meravigliosa attività evolutiva del ragionare, del chiedersi “perché”;
  • per dare il mio piccolo contributo alla presa, se non eversione, di coscienza del terzo millennio;
  • per rendere in qualche modo giustizia a ogni donna che, custode di misteri e saggezza, per il solo fatto di aver manifestato i propri talenti è stata offesa, derisa, abusata, uccisa dalle armi della società patriarcale: l’ignoranza, la prevaricazione, la paura.

Data di Pubblicazione: 5 dicembre 2019

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