Il Modello del Duplice Controllo - Emily Nagoski

Il Modello del Duplice Controllo

Come as You Are - Anteprima del libro di Emily Nagoski

La tua personalità sessuale

Laurie non provava vero e proprio desiderio per suo marito Johnny — intendo un desiderio bramoso — da poco prima che nascesse il loro figlio Trev. All’inizio pensava che fosse la gravidanza. Poi ha pensato a un effetto post partum.

Dopo ha pensato di essere semplicemente stanca.

  • o depressa.
  • o forse non amava davvero suo marito.
  • o forse in lei c’era qualcosa che non andava.
  • o forse era solo che gli esseri umani non sono in grado di mantenere l’intesa erotica dopo mesi passati a pulirsi reciprocamente di dosso il vomito di un neonato.

Prima andavano alla grande. Finché lei non era rimasta incinta, la loro vita sessuale sembrava uscita dalle pagine di un romanzo rosa: bollente, fervida, appassionata, dolce, amorevole, e stuzzicante quanto bastava perché avessero qualcosa di malizioso cui pensare mentre incrociavano gli sguardi, a tavola, durante la cena del Ringraziamento a casa dei suoceri.

Dunque forse era finita lì. Forse avrebbero trascorso il resto della loro vita senza sesso.

Eppure avevano fatto dei tentativi. Avevano comprato giocattoli erotici e oli da massaggio. Avevano provato a legare lei, a legare lui, a usare lubrificanti aromatizzati, filmarsi, praticare giochivi... e di tanto in tanto funzionava, tutta questa esplorazione.

Ma il più delle volte no. Il più delle volte Laurie finiva col sentirsi sola e triste perché amava Johnny, lo amava da impazzire, eppure non riusciva a fare in modo di desiderarlo, nemmeno con tutte le novità e le avventure disponibili nel mondo tecnologico, fantasioso e permissivo del ventunesimo secolo.

Un beneficio collaterale di questa situazione è stato che Laurie ha scoperto di poter avere un orgasmo in circa cinque minuti col vibratore, il che le rendeva più facile addormentarsi. Così aveva preso l’abitudine di andare a letto presto e aiutarsi elettronicamente a scivolare nel sonno. Ma lo teneva nascosto a Johnny, perché era certa che non gli avrebbe fatto piacere scoprire che raggiungeva l’orgasmo da sola, ma non con lui. Era turbata dal proprio interesse per l’orgasmo solitario, quando praticamente nulla riusciva a suscitarle desiderio sessuale per il marito.

Perciò si sentiva impantanata, confusa e fuori di testa quando si è seduta a parlarne con me.

Il suo modo di percepire la situazione — e il suo senso di sconforto — è cambiato radicalmente quando ha appreso ciò di cui parla questo capitolo: il tuo cervello sessuale possiede un "acceleratore” che risponde agli stimoli, ma anche dei "freni” che rispondono a tutte le ottime motivazioni per non essere eccitata in un determinato momento

Immagina di essere nel 1964

Immagina di essere nel 1964 e di lavorare nel laboratorio dei pionieri della ricerca sul sesso, William Masters e Virginia Johnson, presso la Washington University a St. Louis. Sei all’avanguardia della scienza, al lavoro per comprendere ciò che non è mai stato studiato prima d’ora, e dedichi molto tempo a pubblicare annunci sul giornale locale. Stai cercando persone, persone comuni, che siano non solo disposte ma anche idonee ad avere orgasmi in un laboratorio ("centro di ricerca”), collegate a macchinari che misurano la frequenza cardiaca, la pressione, il flusso sanguigno e la risposta genitale, mentre tu e l’équipe di scienziati state lì nella stanza a osservare.

Quando una donna risponde all’annuncio tu la inviti al laboratorio, dove raccogli informazioni dettagliate sulla sua storia clinica e sessuale, conduci una visita medica per controllare eventuali problemi di salute e le fai conoscere il centro di ricerca e le sue strumentazioni. La volta successiva lei si eserciterà ad avere orgasmi nel laboratorio, prima da sola, poi con il gruppo di ricercatori presente nella stanza.

Ora verrà osservata, misurata e valutata mentre si eccita con le attrezzature del centro di ricerca fino a raggiungere l’orgasmo. Per la scienza.

Ecco ciò che rileverai:

Eccitamento — Con l’inizio della stimolazione aumentano la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e il ritmo respiratorio, mentre le piccole labbra e il clitoride diventano più scuri e si dilatano, separando le grandi labbra. Le pareti della vagina cominciano a lubrificarsi e poi si allungano. Il seno si inturgidisce e i capezzoli si rizzano. Col prolungarsi di questa fase, la donna potrebbe iniziare a sudare.

Plateau — Incomincia la lubrificazione all’imboccatura della vagina, grazie alle ghiandole di Bartolino. Il seno continua a inturgidirsi, tanto che i capezzoli sembrano ritrarsi al suo interno. Potrebbe presentarsi il sex flush, una vampa di rossore sul petto. A questo punto le piccole labbra sono raddoppiate di dimensioni rispetto allo stato di riposo. Le strutture interne del clitoride si sollevano, facendo ritrarre la parte esterna verso l’alto e all’indentro, così che non è più visibile in superfìcie. La vagina stessa si ritrae intorno alla cervice, ampia e ben aperta nelle profondità del corpo. Si verificano le contrazioni muscolari involontarie conosciute come miotonia, inclusi gli spasmi carpopedali (contrazioni dei muscoli nelle mani e nei piedi). La donna potrebbe cominciare ad ansimare oppure trattenere il respiro, per via della contrazione simultanea del diaframma toracico e del diaframma pelvico.

Orgasmo — Tutti gli sfinteri del diaframma pelvico (il muscolo di Kegel) si contraggono all’unisono: uretra, vagina e ano. Il respiro e il battito cardiaco si fanno rapidi, la pressione sanguigna aumenta. Può darsi che il bacino inizi a muoversi e che diversi gruppi muscolari si contraggano involontariamente. La tensione che si è andata accumulando nei muscoli di tutto il corpo viene rilasciata all’improvviso.

Risoluzione — Il seno torna alla normalità, il clitoride e le labbra tornano alla normalità, e così anche la frequenza cardiaca, la respirazione e la pressione sanguigna.

Questo modello di risposta sessuale in quattro fasi si impose subito come fondamento teorico alla base del lavoro di terapeuti, educatori e sessuologi. Fu la prima descrizione scientifica della fisiologia della risposta sessuale umana, e divenne il punto di riferimento per definire la salute sessuale e i relativi problemi.

Ora immagina di essere una terapeuta sessuale negli anni Settanta, che utilizza il modello in quattro fasi per capire e curare i pazienti affetti da disfunzioni sessuali. Per alcuni di loro puoi essere d’aiuto. Chi soffre di anorgasmia (mancanza di orgasmo) può imparare ad avere orgasmi, chi soffre di eiaculazione precoce può imparare a controllare l’orgasmo, chi soffre di vaginismo (spasmi vaginali) può imparare a rilassare quei muscoli. Ma ci sono anche pazienti su cui la terapia basata sul modello in quattro fasi sembra non sortire alcun effetto.

E proprio questo che accadde alla psicoterapeuta Helen Singer Kaplan. Passando in rassegna i casi di insuccesso nel trattamento di pazienti curati da lei o dai suoi colleghi, riscontrò che i risultati meno soddisfacenti si riferivano alle persone che non provavano interesse nei confronti del sesso. Kaplan si rese conto che nel modello in quattro fasi mancava un elemento importante: il desiderio. Il concetto di desiderio sessuale era del tutto assente nella teoria dominante sulla risposta sessuale umana.

In retrospettiva appare come una svista macroscopica, ma era ovvio che questo elemento mancasse: chi si presentava in laboratorio per masturbarsi in nome della scienza non era tenuto a provare desiderio prima di cominciare; doveva semplicemente eccitarsi per gli scopi dell’esperimento.

Così, Kaplan portò il modello in quattro fasi fuori dal laboratorio e lo adattò all’esperienza vissuta dai pazienti. Il suo modello "trifasico” del ciclo di risposta sessuale inizia dal desiderio, che lei concettualizza come "interesse” o "appetito” nei confronti del sesso, molto simile alla fame o alla sete. La seconda fase è l’eccitazione, che riunisce in sé eccitamento e plateau, mentre la terza è l’orgasmo.

Nuovo modello trifasico

Questo nuovo modello trifasico di risposta sessuale è stato per decenni il riferimento di base per i criteri diagnostici elaborati nel Manuale diagnostico e statistico dell’Associazione Psichiatrica Americana. Si poteva avere una condizione normale o problematica nel desiderio, normale o problematica nell’eccitazione, normale o problematica nell’orgasmo. Per molte di queste diagnosi esistono al giorno d’oggi trattamenti efficaci, tra cui terapia cognitivo-comportamentale, mindfulness, terapie sensomotorie e prodotti medicinali.

Spostiamoci con un balzo al 1998. Ecco il Viagra: una pillola che procura erezioni.

Immagina ora di essere una ricercatrice presso una casa farmaceutica. I farmaci per le disfunzioni erettili hanno spopolato, e si cerca accanitamente la formula per un "Viagra rosa”, un farmaco che provochi nelle donne ciò che il Viagra provoca negli uomini. Provi a somministrare il Viagra alle donne: non funziona. Provi con il testosterone e gli estrogeni: funziona solo per una piccola minoranza di donne. Provi gli antidepressivi: niente da fare.

E oggi, dopo quasi vent’anni, le case farmaceutiche sono ancora alla ricerca di questo "Viagra rosa”. Se si trovasse un farmaco che funziona sulle donne, sarebbe commercialmente una gallina dalle uova d’oro: pensa se bastasse prendere una pillola per accendere il desiderio sessuale, così, senza fatica, senza grattacapi. E una prospettiva talmente allettante che l’azienda farmaceutica Pfizer, nonostante la mancata approvazione della Food and Drug Administration (fda) , ha speso una valanga di soldi per promuovere l'uso off-label (cioè in circostanze non previste e non testate) del Viagra per le donne; l’idea ha preso piede, conquistando esperti sul sito Oprah e ispirando un intero episodio di Sex and the City (sospettosamente simile a una pubblicità indiretta...), tanto per dirne una.

Tuttavia, come ho già detto, questi farmaci non funzionano sulle donne.

Proprio come Kaplan osservò gli insuccessi delle terapie sessuali e scoprì che nel modello di Masters e Johnson c’era un pezzo mancante — il desiderio — noi possiamo osservare i tentativi falliti dell’industria farmaceutica di trovare un farmaco per la sessualità femminile e scoprire che anche nel modello di Kaplan c’è un pezzo mancante.

Ed è proprio del pezzo mancante che parleremo in questo capitolo.

Nella prima sezione esporrò la fondamentale teoria del "modello del duplice controllo”, secondo cui la risposta sessuale comprende un "acceleratore” e un "freno”. Il freno è il pezzo mancante, il motivo per cui i farmaci non funzionano sulle donne. Come per il desiderio, anche questa, una volta fatta notare, appare un’ovvietà... e cambia radicalmente il tuo modo di concepire il sesso.

Nella seconda sezione del capitolo parleremo delle differenze individuali riguardanti la sensibilità dei freni e dell’acceleratore. Questa variabilità influisce sulle reazioni di ciascuno di noi agli stimoli sessuali. Scopriremo che sì, da un lato — come ci si aspetta — spesso negli uomini è più sensibile l’acceleratore e nelle donne sono più sensibili i freni, ma anche che, al tempo stesso, la variazione è di gran lunga maggiore all’interno dei due gruppi che tra un gruppo e l’altro. Ancora più interessante di quanto siano sensibili questi meccanismi, però, è capire che rapporto abbiano con il tuo stato d’animo e con l’ambiente in cui vivi.

E la terza sezione parla appunto di questo: a cosa rispondono i freni e l’acceleratore. Cosa sarà mai uno "stimolo sessualmente rilevante”? Che tipo di "potenziale minaccia” induce il cervello a tirare i freni? Come fa il cervello a sapere a cosa reagire e a cosa no? E noi possiamo cambiare la situazione?

Scommetto che prima di prendere in mano questo libro sapevi già che i genitali femminili comprendono la vagina e il clitoride, e sapevi anche che eccitazione, desiderio e orgasmo fanno parte della comune esperienza di risposta sessuale. Dopo che avrai letto questo capitolo, voglio che tu veda il tuo acceleratore e i tuoi freni come parti integranti ed essenziali della tua sessualità, proprio come il clitoride e il desiderio. Se nelle prossime pagine raggiungerò il mio scopo, andrai a dire a tutte le persone che conosci: "Oddio, guardate qua, un freno".

Questo testo è estratto dal libro "Come as You Are".

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