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Nascita di un Microbioma

I Batteri Intestinali - La Chiave per Guarire e Vivere in Salute

Un nuovo organo

Ed eccolo qui, il nostro nuovo organo appena scoperto: è invisibile ma pesa circa 2 kg. Non lo sentiamo ma senza di lui non avremmo sentimenti. Si muove continuamente eppure non ce ne accorgiamo. Ad ogni modo non sappiamo esattamente in che modo dovremmo accorgercene. Se esso è sano ci sentiamo bene. Se non ci sentiamo bene, può dipendere dalle sue condizioni. Che tuttavia, però, non riusciamo ancora a riconoscere.

Il microbioma per noi è ancora un mistero. E una terra sconosciuta nella quale il nostro sapere precedente assume lentamente un’immagine diversa.

Fino a pochi anni fa si era fermamente convinti che il bambino vivesse nell’utero in un ambiente sterile e che ricevesse la colonizzazione batterica al momento della nascita. Ed effettivamente, durante il parto, riceviamo dei batteri, tuttavia non sono i primi. Questi li riceviamo infatti nell’utero: dal sangue materno. Nel 2005 un gruppo di ricercatori dell’Università di Madrid ha analizzato il sangue del cordone ombelicale di bambini nati sani con taglio cesareo, trovandovi batteri. Dovevano venire dalla madre.

Quindi i ricercatori hanno studiato il meconio, cioè le feci che il neonato ha nell’intestino al momento della nascita. Anche in questo caso sono stati trovati dei batteri, e per lo più comuni batteri intestinali e della pelle. Questo contraddiceva completamente l’opinione fino ad allora imperante secondo la quale il bambino avesse nell’utero uno spazio privo di batteri. Per verificare la provenienza di questi batteri, i ricercatori hanno dato da mangiare a dei topi femmine incinte dei microbi marcati. Ed effettivamente hanno ritrovato esattamente i microbi del cibo materno nel meconio dei topolini appena nati. Per essere sicuri che a questi non si mischiassero dei batteri dell’ambiente circostante furono fatti nascere con il taglio cesareo. Nei topolini del gruppo di controllo non si poterono riscontrare gli stessi batteri.

In questi esperimenti gli scienziati si sono avvalsi delle nuove tecniche di genetica molecolare grazie alle quali, dalla presenza dei geni, potevano dedurre l’esistenza dei batteri.

Si può comprendere come sia i ricercatori, che nel 1900 scrissero nei libri che i bambini nell’utero materno vivevano in un ambiente sterile, che anche il famoso pediatra Theodor Escherich, che riuscì a individuarli nelle feci dei neonati solo tra le tre e le ventiquattro ore dopo la nascita, si siano sbagliati. Fino ad allora si erano coltivati i batteri su piastre con sostanze nutritive per poterne verificare la presenza e lì, come adesso si sa, proliferavano solo alcuni tipi. In batteriologia la conoscenza della verità è in prima linea possibile nella misura in cui noi esseri umani riusciamo ad avvicinarci al microcosmo con sensi “allungati”. Invece di dire «non ci sono», all’epoca sarebbe stato più onesto dire: «Con i nostri metodi non riusciamo a trovarne nessuno».

Adesso sappiamo dunque che la nostra eredità non deriva solo dai geni che riceviamo con gli spermatozoi e gli ovuli dei nostri genitori, quanto anche, e in dimensioni finora sconosciute, dai geni degli organismi unicellulari, che prima vivevano nei nostri genitori. Naturalmente ce ne sono anche alcuni da parte del padre. Baciandosi ci si scambiano non solo tenerezze ma anche batteri: questi vengono ingeriti e accolti nell’intestino, da qui proseguono nel sangue e con questo possono anche arrivare al bambino che riceverà quindi anche i batteri paterni.

Madre, bambino e batteri

Ad ogni modo la madre passa al bambino una parte dei suoi batteri e lo stato in cui si trova il microbioma della madre incinta può in seguito decidere notevolmente sulla condizione del bambino nell’utero.

In realtà non dovrebbe affatto stupire che attraverso l’alimentazione materna i batteri arrivino nel sangue del feto e fino alle cellule del suo corpo: già da tempo è noto infatti che ciò accade con i listeria. Questi batteri sono presenti sul terreno, nella polvere e nell’intestino. Vengono considerati come una comune miscela di batteri che assumiamo con l’alimentazione, presenti su alcuni tipi di frutta e verdura, mentre su altri, come ad esempio carote, mele e pomodori non ci sono. Normalmente li si ingerisce senza che ciò abbia alcun tipo di conseguenze per noi. Tuttavia le cose possono essere diverse se si tratta di alimenti che sono stati preparati e confezionati industrialmente, come ad esempio in pacchetti di plastica, tipo la carne, i salumi, il pesce sotto vuoto o le insalate già pronte. Può capitare che in questo ambiente i listeria si moltiplichino a dismisura. Ciò avviene anche quando i prodotti di origine animale sono lavorati in condizioni non igieniche, come la carne cruda o i latticini, e ciò indipendentemente dal fatto che siano ottenuti da latte crudo o no. In molte epidemie di intossicazione con listeria si tratta di prodotti alimentari di massa, che vengono venduti nei discount a buon mercato. Se questi listeria prosperano negli alimenti e vengono poi ingeriti da una persona che ha un microbioma debole, allora si distrugge l’equilibrio nel suo intestino. Troppi batteri si trovano di fronte a un’insufficiente stabilità e questo può portare ad attacchi di febbre simili all’influenza, nausea, vomito, dissenteria e molto altro. La colonizzazione batterica che vive nelle mucose del nostro intestino protegge in maniera sana il nostro corpo dagli intrusi. Solo nel caso in cui questa manchi o non vada bene i listeria possono passare indisturbati nelle cellule epiteliali del tratto gastro-intestinale. A questo punto rimangono lì avvolti in una piccola bolla di acqua intracellulare, un cosiddetto vacuolo, e in determinate circostanze, che sempre si accompagnano a periodi di debolezza dell’uomo, i listeria lasciano i loro vacuoli e si moltiplicano nella cellula, si insinuano negli altri organi e in seguito a una grave malattia generale possono portare alla morte. Una tale malattia, detta listeriosi, è difficile da diagnosticare, perché i primi sintomi, come malessere o dissenteria, sono aspecifici. Poiché fino al 10% degli esseri umani ha listeria nell’intestino, la loro presenza non significa necessariamente che siamo in presenza di una malattia. Non si ammalano neanche tutte le persone che hanno mangiato alimenti contenenti troppi listeria, solo alcune. Finora ciò si spiegava sostenendo che evidentemente si era ingerita con un pezzo di cibo un’intera colonia batterica, mentre con altri casualmente no. E chiaramente una sciocchezza.

Se i batteri ingeriti arrivano a un microbioma?

Se i batteri ingeriti arrivano a un microbioma intatto, questi vengono semplicemente integrati e di nuovo eliminati con l’evacuazione. Se invece i listeria giungono in una comunità di microbi e mucose indebolita o disturbata arrivano alle cellule. Ciò spiega anche perché il 20-30% delle persone che si ammalano gravemente di listeriosi muore nonostante la somministrazione di antibiotici. Da una parte questi medicinali non sono in grado di raggiungere i listeria nei vacuoli, dall’altra portano, come vedremo più avanti nel corso del libro, a un ulteriore indebolimento del microbioma.

Se durante la gravidanza si verifica una colonizzazione eccessiva di listeria nell’intestino, i batteri passano attraverso la placenta nel sangue del bambino e da lì possono provocare danni. Si può avere un aborto o il bambino può nascere morto, nelle gravidanze avanzate si può arrivare a una nascita prematura oppure, dopo il parto, a un avvelenamento del sangue, spesso mortale. Vale la pena dunque proteggersi da tali pericoli iniziando per tempo a prendersi cura del microbioma intestinale in maniera consapevole.

Il fatto che le donne in gravidanza abbiano un rischio più elevato di ammalarsi di listeriosi in seguito al consumo di cibo dipende dai cambiamenti che si verificano nell’intestino durante questo periodo. Tra l’altro l’utero viene messo a riposo attraverso l'ormone progesterone, in modo tale che l’embrione vi possa crescere protetto e in pace. In questo modo viene ridotta anche la motilità dell’intestino, della cistifellea, dell’intestino tenue e di quello crasso. Contemporaneamente, in gravidanza le mucose presentano un’elevata permeabilità. La motilità intestinale è ridotta, si manifesta una leggera stitichezza e per questo motivo i batteri ingeriti rimangono per troppo tempo nello stesso posto dell’intestino e possono facilmente agire. Perciò è particolarmente importante in questo periodo fare attenzione a mantenere sana la colonizzazione batterica e bisogna prestare anche una maggiore attenzione al cibo. Tutto ciò che la madre sperimenta a livello batterico lo passa al bambino e tutta la sua vita futura viene forgiata da questa prima dotazione. Fumo e alcolici, stress e assunzione di medicinali hanno un influsso negativo sul microbioma intestinale. Non per niente andrebbero evitati in gravidanza. Basandosi sul confronto di un’analisi microbiologica della placca dentaria di donne incinte e non, si è potuto constatare che i cambiamenti ormonali forgiavano il microbioma. I batteri nella placca dentale mutavano con il cambiamento ormonale e gli ormoni steroidei hanno evidentemente un influsso diretto sul microbioma del cavo orale, come anche sull’intestino. E da qui nascono interessanti domande: determinati organismi si riproducono particolarmente in gravidanza? La mancanza di determinati batteri in gravidanza può avere conseguenze sulla salute? Esiste uno specifico microbioma della gravidanza? Si possono forse eliminare in gravidanza le nausee e la sensazione di gonfiore grazie a un influsso sul microbioma? Davanti a noi abbiamo ancora dei vasti campi aperti di ricerca.

Ad ogni modo, l’alimentazione ha in questo caso un ruolo particolarmente importante. È evidente che i cibi moderni, che costano poco, poveri di vita, preparati industrialmente e con pesticidi, coloranti e conservanti, non sono adeguati per creare una prima dotazione di base del neonato. Portano a un microbioma insignificante e a volte, come nel caso dei listeria, arrecano un numero pericolosamente grande degli stessi batteri. Tutto ciò si trasmette quindi al bambino e ha conseguenze anche dopo la nascita. Chissà quante notti insonni si sarebbero potute risparmiare i genitori di un neonato tormentato da mal di pancia causati da disturbi batterici se fin dall’inizio della gravidanza avessero fatto attenzione a un’alimentanzione sana e adeguata per il microbioma?

E non serve neanche che l’industria, che, fintanto che le persone li acquistano, non riesce a rinunciare alla produzione di alimenti scadenti, utilizzi per combattere i listeria dei batterio-fagi i cui geni sono stati predisposti specialmente per uccidere i listeria. I batteriofagi sono dei virus che penetrano nei batteri, lì si moltiplicano facendoli scoppiare, penetrano in nuovi batteri e fanno scoppiare anche questi e così via.

Queste impregnazioni contro i listeria sono già in uso e non vengono dichiarate né negli Stati Uniti né in Europa. Invece dei listeria si mangiano dunque virus costruiti geneticamente, dei quali non sappiamo cosa ci possano fare. Si presume niente.

Questo testo è estratto dal libro "I Batteri Intestinali - La Chiave per Guarire e Vivere in Salute".

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