Noi Siamo ciò che Mangiamo - Estratto

Noi Siamo ciò che Mangiamo

Food Relovution - Anteprima del DVD di Thomas Torelli

Trattamento

Noi siamo ciò che mangiamo, diceva il filosofo Feuerbach già nel 1850. Il corpo e la psiche sono interconnessi e dunque l’alimentazione agisce sul pensiero. Quindi sull’essere. Ogni cosa che si mangia ha una conseguenza sul nostro corpo, ma anche sull’ambiente in cui viviamo. E il cibo di origine animale, chiaramente, anche sulle altre specie viventi. Considerando che tutti siamo interconnessi, e alla stessa maniera lo siamo con tutto ciò che ci circonda, ogni cibo che finisce nel nostro piatto è il risultato di una serie di eventi, fattori, effetti derivanti da una nostra scelta. Essere al corrente di alcune dinamiche che regolano l’alimentazione ci mette in condizione di essere responsabili delle nostre azioni, e quindi delle nostre valutazioni.

La “cultura della carne” è la principale sorgente di cause dannose, un’attività economica che ha completamente smarrito la sua iniziale connotazione rurale e familiare per divenire uno spietato congegno che provoca sofferenza e violenza tra quelli che in altri ambiti chiamiamo i nostri amici animali, deforestazione, inquinamento, sconvolgimenti climatici, fame nel mondo, danni alla salute dell’uomo e conseguente aumento delle malattie.

+Senza demonizzare chi si nutre di carne, il film analizzerà anche le trasformazioni che sono avvenute nel processo alimentare nell’ultimo secolo, specialmente negli ultimi quarant’anni.

L’uomo ha trasformato l’industria alimentare, che ha lo scopo di sostentamento del genere umano, in un processo utilitaristico volto solo al guadagno. Il fine non è più nutrire, ma generare il massimo profitto.

La maggior parte del cibo che passa per l’industria è dannoso per l’uomo. Dannoso nel tempo. Alcuni esponenti della comunità scientifica sono arrivati alla conclusione che coloro i quali comandano la Terra, vogliono che la gente si ammali per usare i farmaci, per far sì che le grandi case farmaceutiche possano vendere i loro prodotti. È difficile ormai morire serenamente di vecchiaia; la malattia arriva in una fetta sempre più ampia della popolazione mondiale. E parliamo solo di coloro che hanno accesso alle risorse alimentari. Gli altri sono destinati a morire di fame. Sempre in nome del business.

La fame e la carestia sono evitabili. Secondo la FAO, allo stato attuale l’agricoltura mondiale potrebbe nutrire senza problemi 12 miliardi di essere umani (quasi il doppio della popolazione mondiale), ma 800 milioni ancora soffrono o muoiono di fame e malnutrizione. In media muore di fame un bambino ogni cinque secondi. In un mondo che “è più ricco che mai”, è scandaloso e inaccettabile.

L’industria delle proteine animali è ormai fuori controllo, la creazione degli allevamenti intensivi è stato il crack che ha dato il via alla discesa verso il baratro.

L’approccio è basato su dati scientifici reali e comprovati, su opinioni di rilevanti personaggi rappresentanti del mondo della medicina, dell’ambiente, dell’economia e su rilevazioni dirette, che aiuteranno a comprendere quanto c’è di sbagliato in questa catena di montaggio che causa la morte di trecento animali al secondo solo negli Stati Uniti, e sulle gravi ricadute che comporta in termini di costi ambientali, economici, sanitari ed etici.

Ogni cosa che mangiamo ha una conseguenza.

Essere consapevoli di questo ci aiuta a riflettere e ad agire con coscienza, a comprendere l’impatto delle nostre scelte quotidiane. Come consumatori possiamo evitare certi cibi dannosi a più livelli, in questo modo i produttori saranno costretti a cambiare il loro modo di fare cibo. La scelta è la nostra arma più potente. Impariamo a usarla e solo allora potremo contribuire a cambiare il mondo.


 

«Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo»
IPPOCRATE MEDICO GRECO ANTICO (460-377 A.C.)

Ama te stesso

Amare sé stessi dovrebbe essere la base comune dell’esistenza. Purtroppo la società moderna tende a far dimenticare questo concetto. Sapere ed essere consapevoli di alcuni aspetti che spesso si danno per scontati può essere considerato un buon punto di partenza.

Una relazione stilata dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha evidenziato che dei diciassette milioni di persone che muoiono ogni anno per infarto, il 90% sarebbe evitabile grazie a un’alimentazione più attenta che consentirebbe di prevenire malattie quali arteriosclerosi, cancro, ipertensione, diabete, obesità, osteoporosi e che coprirebbe il fabbisogno nutrizionale dei bambini e degli adolescenti coadiuvandone una normale crescita. Queste elencate sono le cosiddette malattie del benessere, che colpiscono coloro i quali adottano una dieta alimentare ricca di grassi e proteine animali.

Illuminanti, in tal senso, sono stati gli incontri con T. Colin Campbell (i cui studi sono stati ripresi dal figlio Thomas M. Campbell), biochimico e nutrizionista statunitense, autore di The China Study, lo studio (durato ventisette anni) più completo su alimentazione, stile di vita e malattia mai effettuato sugli esseri umani nella storia della ricerca biomedica, finanziato dalla Cornell University, dall’Università di Oxford e dall’Accademia cinese di medicina preventiva, oppure Franco Berrino, medico oncologo che ha legato il suo nome a studi tesi a dimostrare una correlazione tra gravi problemi di salute e il tipo di dieta seguita. Entrambi hanno posto l’accento sul perché seguire un certo tipo di alimentazione dia più garanzie per una vita longeva e meno afflitta da determinati tipi di patologie, spesso mortali.

Una dieta a base di vegetali è in grado di evitare molti tumori, lo ha scientificamente dimostrato uno studio finanziato dal World Cancer Research Fund (WCRF) e dall’American Institute for Cancer Research.

Da qui l’inchiesta, oltre che sulla carne, sul latte e i suoi derivati: l’uomo è l’unico mammifero che beve latte anche dopo lo svezzamento e, spesso, per tutto il resto della sua vita. Per di più, assume latte proveniente da un mammifero che non appartiene alla propria specie. Recenti studi hanno evidenziato come un apporto costante di latte vaccino durante la vita, indebolisca le ossa invece di fortificarle, comportando un maggior rilascio di calcio dal corpo, causando malattie come l’osteoporosi, al contrario di come da sempre si è stati abituati a pensare.

Amare sé stessi porta implicito un altro messaggio: amare gli altri. Mangiare carne è un’abitudine atavica alla quale noi abbiamo fatto perdere quella connotazione.

Non è pensabile che l’82% dei bambini denutriti della Terra viva in zone dove si produce il 70% del cibo che foraggia gli animali destinati, a loro volta, a diventare cibo per i paesi ricchi. Mentre un bambino di una società ricca e sviluppata mangia il suo hamburger aumentando i rischi legati all’obesità, ne muoiono tre di fame a poche migliaia di chilometri di distanza.

Non basta più farsi un esame di coscienza, ora bisogna solo agire.

Se la piena consapevolezza di tutti può essere considerata un’utopia, anche un piccolo passo, sommato a tanti altri, può dar luogo a un grande risultato.


 

«...è mia opinione che uno stile di vita vegetariano, per il suo effetto puramente fisico sul temperamento umano, avrebbe la più benefica influenza sulle sorti dell’umanità.»
ALBERT EINSTEIN FISICO (1879-1955)

Ama la terra

Inquinamento, depauperamento delle risorse naturali, desertificazione, buco dell’ozono, riscaldamento globale, perdita di biodiversità. Possibile che una semplice e apparentemente innocua abitudine alimentare possa provocare tali incredibili disastri?

Il rapporto stilato dalla FAO nel 2006, “Livestock’s long shadow”, stima che il 18% di gas serra prodotti ogni anno nel mondo siano da attribuire ai processi coinvolti nell’allevamento di animali, una quota superiore a quella relativa all’intero settore dei trasporti (stradali, aerei, navali e ferroviari), responsabile del 13,5% di gas nocivi.

Così come denunciato da diverse associazioni ambientaliste, il forte consumo di carne che si sta considerevolmente diffondendo quale stile di vita e status symbol nelle società occidentali, ma che comincia a coinvolgere anche quelle asiatiche, ha un costo molto più alto di quanto si possa comunemente pensare.

Un’analisi successiva, “Livestock and Climate Change”, pubblicata dal Worldwatch Institute in cui viene analizzato l’impatto degli allevamenti animali considerando l’intero ciclo di vita, attribuisce al comparto zootecnico il 51% delle emissioni globali di gas-serra.

Il fisico Noam Mohr a tal riguardo ha dichiarato: «Se l’India e la Cina cominciassero a consumare la stessa carne che consumano gli occidentali, il sistema arriverebbe al collasso: una simile domanda non sarebbe più sostenibile. Oggi il 30% della superficie terrestre viene utilizzata per allevare animali destinati a diventare prodotti alimentari, percentuale pari al 70% del terreno agricolo mondiale. Come faremmo con due miliardi di richieste in più?». L’imminente futuro non consentirà consumi di carne, pesce, latte e uova pari a quelli attuali, perché, non ci saranno abbastanza risorse sulla Terra per permetterlo.

Sono ormai sempre di più gli studiosi che, attraverso i loro articoli e interventi, denunciano come l’uomo contribuisca alla distruzione dell’ambiente semplicemente ignorando i danni provocati dal regime alimentare a cui è abituato.

Gli animali d’allevamento consumano molte più calorie, ricavate dai vegetali, di quante ne producano sottoforma di carne, latte e uova. Secondo dati ben rintracciabili e consultabili, per ogni chilogrammo di carne ricavata da un animale, ne occorrono quindici di origine vegetale. L’economista Frances Moore Lappé, autrice di Diet for a small planet, parla degli animali come fabbriche di proteine alla rovescia, in quanto ha calcolato che in un anno, nei soli Stati Uniti, sono stati prodotti 145 milioni di tonnellate di cereali e soia che servono per alimentare gli animali di allevamento, il cui ricavo in carne, latte, uova è stato di 21 milioni di tonnellate. La differenza persa, avrebbe assicurato un pasto completo a sei miliardi di persone per un anno.

L’attivista e ambientalista indiana Vandana Shiva aggiunge in oltre che: «Circa il 70% della soia e del grano prodotti nel mondo sono utilizzati per nutrire gli animali da allevamento, e per irrigare quei campi si usa il 75% di acqua potabile presente sul pianeta».

Da qui l’infernale catena di montaggio: la produzione di un solo hamburger comporta l’abbattimento di ben sei metri quadrati di foresta per la trasformazione a pascolo e la distruzione di circa settantacinque chilogrammi di forme viventi; un chilogrammo di bistecca derivante da bovini d’allevamento intensivo è responsabile dell’erosione di circa trentacinque chilogrammi dello strato superficiale del suolo.

Come può l’uomo tollerare tutto questo?

Possiamo ancora pensare che il consumo della carne sia solo un’innocente norma sociale e un paradigma di riferimento per la popolazione mondiale? Come sostengono i promotori di “lunedì senza carne”, rinunciare un solo giorno a settimana alle proteine animali, equivarrebbe a una salvaguardia del pianeta non indifferente. La produzione di un chilo di carne comporta l’utilizzo di almeno 16.000 litri d’acqua.

In Olanda, per esempio, si è calcolato che se per un anno intero ogni cittadino olandese non mangiasse carne per un solo giorno alla settimana, si otterrebbe un risparmio totale di 3,2 megatonnellate di CO2, equivalente alla non circolazione di un milione di auto sempre per un anno.

Un modello di alimentazione più tradizionale, non basato esclusivamente sul consumo di carne e altri alimenti di origine animale è la soluzione da perseguire. Rinunciare una sera al nostro hamburger, è già un piccolo sacrificio che varrebbe la pena affrontare.


 

«Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani.»
LEV TOLSTOJ SCRITTORE E FILOSOFO (1828-1910)

Ama gli animali

Ma allora ci chiediamo: come mai l’essere umano, nonostante tutto ciò, si ostina ancora a mangiare carne e a non modificare l’abituale modello di alimentazione?

Ci sono importanti interessi economici, che abbiamo analizzato, dietro l’industria alimentare e l’uomo è spinto a consumare prodotti di origine animale perché la società moderna è stata indotta a credere che creino benessere e che siano indispensabili in una corretta alimentazione. Noi potremmo provvedere al nostro fabbisogno proteico, vitaminico, energetico semplicemente mangiando legumi, cereali, semi, frutta e verdura. Invece mangiamo gli animali. E a nulla vale l’idea di disgusto, di resistenza, di vergogna e di pentimento correlata all’uccisione di un altro essere vivente al solo scopo di saziare la propria ingordigia.

Nonostante esista ancora un sentimento etico simile, per giustificare moralmente questa pratica mangiamo cibi derivati da animali che altre persone hanno ucciso al nostro posto o che, come spesso accade, sono macellati e smembrati da sistemi meccanizzati, riducendo l’animale a un numero, un’unità all’interno di una macchina tesa sempre e solo alla massimizzazione del profitto.

Il filosofo australiano Peter Singer, a tal proposito, ci ha parlato di specismo, termine usato nelle sue opere per descrivere l’attribuzione di un diverso valore e status morale agli individui a seconda della loro specie di appartenenza. Nel suo libro Liberazione Animale ha messo in discussione una delle certezze della società occidentale: «Chi lo dice che gli animali non soffrano e provino sentimenti come noi umani?». È questo concetto che deve spingere ad abbandonare l’alimentazione carnea, liberare quindi gli animali del dolore e dell’umiliazione che patiscono nella loro breve esistenza, significa affermare una cultura e un sistema di vita basati sulla convivenza pacifica e sul rispetto di tutti gli esseri viventi: l’unico percorso evolutivo che permetterà la sopravvivenza dell’essere umano. Come diceva il filosofo Jeremy Bentham: «[…] In base a che cosa si dovrebbe tracciare la linea insuperabile? In base alla ragione? O alla capacità di parlare? […]

La domanda da porsi non è se sanno ragionare, nè se sanno parlare, bensì se possono soffrire». Secondo i dati FAO ogni anno vengono uccisi nel mondo cinquantasei miliardi di animali destinati a diventare cibo, senza contare pesci e crostacei, i cui dati, inestimabili, possono essere valutati solo in tonnellate. Il nostro progetto si basa su dati, avvenimenti e testimonianze scientifiche.

Il nostro scopo è portare alla luce informazioni alla portata di chiunque ma troppo spesso ignorate, occultate o comunque non di facile reperibilità.

“Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo,” come disse Gandhi. Da dove iniziare? Cominciando da noi stessi, con le piccole azioni quotidiane. Azioni basate sulla coerenza, la consapevolezza e l’amore che nasce dal rispetto per la Vita. La consapevolezza è il primo passo per la rivoluzione, un cambiamento radicale che può rendere migliori le persone. E di conseguenza il mondo che ci è stato donato da abitare. Nessuno può sostituire il nostro impegno personale, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Siamo in grado di cambiare le cose se davvero lo vogliamo. Una persona alla volta, un giorno alla volta, una scelta per volta. Come disse una volta Obama: “Il cambiamento non arriverà se aspettiamo qualche altra persona o un altro momento. Noi siamo quelli che stavamo aspettando. Noi siamo il cambiamento che cerchiamo”.

Questo testo è estratto dal DVD "Food Relovution".

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