Gli Occhi e il Corpo - Paola La Rosa

Gli Occhi e il Corpo

Prenditi Cura della Tua Vista in Modo Naturale - Anteprima del libro di Paola La Rosa

I corpi sottili

Per “corpo sottile” intendo ogni struttura energetica che va oltre la struttura fisica e che costituisce quella che viene definita “aura”. Da un punto di vista antroposofico vengono considerati 7 corpi sottili, ma qui per semplicità parleremo di dimensione: fisica, emozionale, mentale, energetica e spirituale.

Tutto l’insieme dei corpi sottili viene anche detto “corpo di luce”. In linea di massima possiamo dire che a partire dal corpo fisico ogni dimensione è caratterizzata da una frequenza sempre più elevata quindi se vogliamo considerare il corpo relativo sarà un corpo sempre più sottile.

La Natura ha previsto che in ogni istante della nostra vita vi siano manifestazioni sul piano fisico e contemporaneamente nella dimensione emozionale, mentale, energetica e spirituale: tutto ciò che accade sui piani più sottili costituisce e determina la manifestazione fisica. Allo stesso modo ciò che accade sul piano fisico è collegato a fenomeni che interessano tutti gli altri piani.

Torniamo alla vista: il mio modo di vedere è collegato alla dimensione fisica, ai miei pensieri, alle mie emozioni, alla mia energia vitale, alle mie caratteristiche spirituali o animiche. Da optometrista potrei dire che ciò che risulta dall’esame optometrico, cioè quella che siamo abituati a chiamare “prescrizione”, sulla cui base verranno costruiti gli occhiali, rappresenta un codice che ci dice molto di quell’individuo, parla delle sue tematiche profonde, delle sue emozioni, dei suoi pensieri, ci consente di “vedere il mondo con i suoi occhi”.

Questo vedere oltre il piano fisico ci permette di accompagnare quella persona, considerandola nella sua unicità e meravigliosa complessità, a scegliere consapevolmente la soluzione perfetta per lei in quel momento.

L'energia vitale

Fino a qualche tempo fa parlare di energia era quasi un tabù e probabilmente suscitava sensazioni negative collegate allo sconosciuto; ma qui stiamo parlando di energia vitale, quella che differenzia, per esempio, un uomo vivo da un uomo morto, quella a cui tutti ci riferiamo quando ci lamentiamo dicendo: «Mi sento privo di energia».

Sebbene non me ne abbiano mai parlato, se non in questi termini (e nemmeno se ne parlava in università quando ho studiato biologia, se non in fisica e chimica, e senza creare collegamenti “pericolosi”...), quando ho riempito questo vuoto culturale qualcosa dentro di me ha detto: «Lo sapevo!».

Abbiamo una circolazione sanguigna, una circolazione linfatica e anche, non ultima e non meno importante, una circolazione energetica, che già 5000 anni fa veniva descritta dalla Medicina Tradizionale Cinese nella Mappa dei Meridiani Energetici.

Oggi l’esistenza e la funzione di questa circolazione energetica, su cui lavorano da decenni gli agopuntori e molti altri, sono state comprovate dalla scienza ufficiale.

Tra le varie descrizioni della circolazione energetica, ho trovato molto interessante quella di David Milbradt (I canali di Bonghan in Agopuntura) che potete trovare in rete.

«. ..I canali di Bonghan vengono anche paragonati ai canali in fibra ottica. Questi canali possono essere in grado di portare un’elevatissima densità di informazioni, che va ben oltre i limitati segnali unidirezionali del sistema nervoso o le informazioni diffusive portate da ormoni nel flusso sanguigno.

Un documento del 2004 descrive come i biofotoni, prodotti da tessuti animali, possono essere emessi da molecole di DNA per produrre una luce coerente con la luce di tipo laser, in grado di trasportare un volume enorme di informazioni tramite i canali di Bonghan... ».

Un’altra struttura energetica è costituita dal sistema dei chakra. I chakra sono vortici circolari di energia, cioè canali energetici che, come delle valvole, regolano il flusso di energia nel nostro sistema energetico e collegano il nostro corpo fisico agli altri corpi sottili: vere e proprie porte tra la dimensione fisica e le altre dimensioni.

I chakra principali sono 7 e ognuno e collegato a organi specifici sia sul piano fìsico che su quello sottile. Qui mi limiterò a parlare del sesto chakra (del terzo occhio) perché particolarmente interessante per noi.

Il chakra del terzo occhio è situato poco sopra la radice del naso in un punto centrale della fronte, all’altezza del bordo superiore delle sopracciglia. Il terzo occhio (anche noto come l'occhio interiore) e ritenuto capace di percepire realta invisibili situate oltre la visione ordinaria. La parola sanscrita che si riferisce a questo chakra è Ajna, che significa “conoscere”, percepire , ma anche comandare”, nel senso di avere il controllo sulla nostra mente. Non il potere di creare una realtà mentale ma la consapevolezza di porsi al di sopra, di osservare qualsiasi rappresentazione mentale.

Ajna, sede del terzo occhio, governa la ghiandola pineale e può vedere oltre la forma e l'apparenza, grazie a qualità come intuizione, immaginazione, saggezza e conoscenza.

Quando il chakra del terzo occhio e aperto e in equilibrio, l'intuizione e la lungimiranza si risvegliano, e tu puoi attingere informazioni preziose direttamente dal tuo inconscio, dove tutto è presente e disponibile, e puoi utilizzare meglio quel navigatore interiore che ti accompagna nella direzione perfetta per te.

Questo chakra emette una frequenza che è percepita dal nostro organo sensoriale della vista come colore indaco: il colore della saggezza, della conoscenza e del misticismo.

Il funzionamento disarmonico del sesto chakra può portare disagi a livello fisico come frequenti mal di testa, problemi alla vista, all’udito e sinusite.

I disagi che si manifestano a livello emotivo e psicologico sono frequenti paure e fobie, difficoltà di concentrazione, sentimento di insensatezza e di inutilità, impazienza, egoismo, autoesaltazione, ambizione di potere e mancanza di responsabilità.

Potremmo dire che così come i chakra mettono in comunicazione la nostra dimensione fisica con le altre dimensioni sottili, i nostri occhi mettono in comunicazione il nostro dentro con il nostro fuori”, e più questa comunicazione è fluida ed efficace più influisce positivamente sulla nostra vita.

Lo stress

I nostri occhi sono i recettori della luce, ci sono stati dati perché potessimo vedere e lo sanno fare benissimo, così come il cuore sa fare benissimo il suo lavoro, altrettanto lo stomaco e tutti gli altri organi. Se gli occhi, e in generale il sistema visivo, manifestano una disfunzione possiamo chiederci che cosa e accaduto che possa aver determinato la disorganizzazione di un sistema cosi meravigliosamente organizzato. A questa domanda, molti probabilmente oggi risponderebbero che causa del dissesto è lo stress.

Hans Selye, nel 1974, ha definito lo stress come «la risposta non specifica del corpo a qualsiasi richiesta gli venga posta» (Elliot Forrest, Visione e Stress). Questo vuol dire che il nostro corpo vive per una serie di fattori organizzati in perfetto equilibrio, cioè capaci di mantenere lo stesso stato e di continuare nello stesso modo (omeostasi). La vita ci fa continue richieste che ci spostano dalla condizione di equilibrio e inducono cambiamenti ai quali dobbiamo rispondere per ripristinarla. Secondo Selye lo stress è il risultato dell’interazione dell’individuo con la vita e libertà dallo stress significa morte.

Per ripristinare la condizione di equilibrio la risposta allo stress è un adattamento, che quando è di lieve entità potrebbe passare inosservato (fase asintomatica). Se lo stress è di grande entità e prolungato nel tempo produce una manifestazione fisica che siamo abituati a considerare come disfunzione e malattia (fasi sintomatica e strutturale).

Le nostre capacità di adattamento sono continuamente messe alla prova. La vita infatti ci chiede di respirare aria inquinata, nutrirci con alimenti non adatti o tossici, vivere in luce artificiale per troppe ore, dormire troppo poco, assumere farmaci con effetti tossici, bere poco e acqua impura o addizionata. In questo caso potremmo dire che si accumulano nel corpo tossine esogene, cioè che arrivano da fuori.

Le tossine endogene invece provengono da dentro: energia bloccata, emozioni pesanti, pensieri negativi, il capufficio che ci fa sentire incapaci tutti i condizionamenti e i traumi del passato che sono rappresentati, nella chimica del corpo, dalle tossine dello stress.

Se costringo i miei occhi a un’applicazione prolungata sul vicino e ciò che vedo non mi piace, come accade a certi studenti, e tra l’altro vengo giudicato nella mia performance, o decido di fuggire (e quindi rifiuto quel tipo di attività) o mi adatto. Questo adattamento sarà chiamato miopia . Quando inizierò ad avere i primi sintomi i miei genitori preoccupati mi porteranno dall’oculista che mi esaminerà e, dalla sua posizione di figura di riferimento, dirà che ho qualcosa che non va. Affermerà anche che questo “difetto” non potrà che aumentare nel periodo della crescita. Mi prescriverà gli occhiali e dirà che dovrò portarli sempre mentre già mi vedrò deriso dai compagni e ricorderò quando la mamma mi diceva: «Speriamo tu non debba portare mai gli occhiali!». È o non è questa una spirale negativa che aggiunge stress allo stress?

La soluzione? Semplice ma non facile: diminuire lo stress.

Le emozioni

Il termine "emozioni" deriva dal latino ex movere (muovere da...) e quindi implica un movimento. Le emozioni ci sono state date per la sopravvivenza: immagina il nostro antenato, quello con la clava... quante volte in pm sarebbe stato sbranato dalle belve se non avesse avuto la paura a proteggerlo! La paura non soltanto lo ha reso prudente e guardingo, ha anche preparato il suo corpo ad agire velocemente, in modo istintivo e automatico, nelle situazioni di pericolo. Lo ha preparato a reagire al pericolo con un attacco o con la fòga, in modo immediato, senza aspettare che la mente razionale, perdendo tempo prezioso, analizzasse tutte le possibilità per poi finalmente fare la sua scelta. La rabbia, per esempio, gli ha dato la forza per rimuovere gli ostacoli dal proprio cammino. E cosi tutte le altre emozioni hanno il loro significato e il loro valore per la nostra vita. L’ascolto delle nostre sensazioni, e quindi anche delle emozioni, contribuisce a creare quel “navigatore interiore” che ci suggerisce la direzione del nostro prossimo passo.

Non ci sono emozioni “positive” o negative . Possiamo parlare piuttosto di emozioni “sane” o “insane . Le emozioni sane sono quelle che viviamo nel presente con tutte le nostre parti: se mi accorgo che sto per essere investita da un’auto una sanissima paura mi fa scattare e agire immediatamente per salvarmi. Se ho paura di salire sull aereo e di volare si tratta di una paura insana perché non riguarda il qui e ora, il momento che sto vivendo, ma è collegata a qualcosa che coinvolge il mio passato e che conservo nel mio “archivio . Questa e una paura che mi toglie energia, che mi blocca, che mi rallenta nel flusso della vita, alla quale non posso dare seguito perché nel mio presente non accade nulla che io possa attaccare o da cui fuggire: posso solo rimanere bloccato.

Nella chimica del corpo le emozioni si traducono in sostanze chiamate neuropeptidi, di natura proteica e azione neurologica, che devono portare velocissimamente l’informazione là dove è necessario perché possano essere prodotte e indirizzate le sostanze metaboliche necessarie alla risposta fisiologica. Potremmo dire in generale che vengono prodotte sostanze collegate allo stress che successivamente, una volta passata l'emergenza, vengono eliminate naturalmente: passata la paura, per esempio, potranno essere smaltite con il pianto, il tremore, il mal di pancia ecc.

Se la paura è insana, collegata al passato, e non può risolversi con un movimento nel presente, le sostanze dello stress rimangono nel corpo e diventano tossine endogene, che inducono nel tempo disfunzioni e malattie. Molte cosiddette “malattie dovrebbero quindi essere considerate benattie”, come suggerisce il dottor Francesco Oliviero, perché rappresentano i meccanismi naturali del corpo per eliminare le tossine accumulate.

Per liberare ed eliminare le tossine endogena che costituiscono vere e proprie memorie cellulari, si può utilizzare il test kinesiologico dei mudra e le tecniche di psicologia energetica (vedi il Capitolo 5).

Questo testo è estratto dal libro "Prenditi Cura della Tua Vista in Modo Naturale".

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