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Ognuno Ha una Missione

La Vera Cura Sei Tu - Anteprima del libro di Raffaele Morelli

L'unicità della persona

Intendo la psicoterapia come il luogo dove ci si deve occupare esclusivamente dell'unicità della persona.

Il mio lavoro mi ha insegnato che in ogni paziente c'è un sapere nascosto che sta tracciando il suo destino, anche se quasi sempre viene ignorato. Così la psicoterapia va considerata come una potatura, che ci libera dall'idea che ci siamo fatti di noi stessi, dei nostri disagi, in base alle opinioni comuni. Se i rami secchi ingombrano il nostro mondo interiore ci ammaliamo di ansia, insonnia, depressione. Nessun sapere convenzionale ci può aiutare quando stiamo male. Proprio perché siamo unici, c'è qualcosa dentro di noi che sa come curarci: sì, siamo abitati dal nostro psicoterapeuta nascosto e non lo sappiamo.

Da dove comincia la psicoterapia? Dal pensiero della tradizione, dai taoisti, dai Greci, dal loro modo di vedere il mondo. L'energia perenne che ci abita si può intravedere solo se abbiamo occhi antichi, e se ci sono psicoterapeuti che cercano l'eterno che c'è in ognuno di noi. Stiamo bene solo se sappiamo prendere le distanze dal pensiero moderno, se possiamo sdraiarci sull'energia senza tempo del sogno, delle Immagini uniche che abitano ciascuno di noi. Ognuno nella vita ha ima missione: se la perde di vista, si ammala. Perdere la missione significa perdere il senso. Richard Wilhelm traduce il concetto di Tao come "il Senso". Il pensiero di Lao Tse, contemporaneo di Platone, sul modo giusto di stare con se stessi lascia tracce indelebili.

Con gli altri si può recitare, si può fingere, ma con te stesso tieni in vita l'unica relazione che conta.

Il mio lavoro mi ha insegnato che chi soffre di nevrosi, di ansia, di panico, di depressione, di insonnia, dei disturbi più comuni di questo secolo, ha perduto il Senso... cioè il Tao.

Ragionare a partire dal nocciolo nascosto e non restando in superficie, alla buccia, porta al Senso. Imparare a vedere in ogni cosa l'infinito, l'eterno: su questo si basa la cura. Vedere nell'ansia e nel panico l'onda dell'oceano della dea Afrodite e non un fatto personale cambia tutta la partita e tutta la cura. Questo libro si basa su un modo di guardare se stessi diverso da quello del senso comune.

Se trascuriamo l'Unicità e il Senza Tempo siamo foglie nel vento. Si sta bene solo se si esce dalla mentalità comune. Oggi tutti vanno dallo psicoterapeuta per parlare di mamma e papà, della sfortuna che hanno avuto. L'altro ieri ero in aeroporto e, nella sala d'attesa, tra una telefonata e l'altra sentivo quasi solo lamenti.

"Sono stravolta, sono stata tre ore in attesa", oppure: "Stasera puoi restare tu con i bambini, con tutti i sacrifici che faccio..o ancora: "Se non era per lui, che mi ha rovinato la vita, adesso non sarei così...".

Qualcuno ci avverte che i lamenti ripetuti uccidono l'energia dell'anima? Qualcuno ci spiega che parlare del passato intossica i neuroni? È difficile che succeda. Piuttosto, la mente superficiale, che sempre più invade il nostro essere, non si interessa del nostro "psicoterapeuta nascosto" e ci porta a perdere la rotta, abbandonandoci come una barca in mezzo al mare, senza timone, persa nella nebbia, quella nebbia nella quale dovrà apparire il "re nascosto", e nella quale

nessuno sa cosa vuole.

Nessuno sa quale anima possiede,

né cosa siano male o bene.

Gli errori che facciamo sono conseguenza di uno sguardo oscurato dalla nebbia, dalle convenzioni, dal conformismo. Ma l'essenza vive altrove... C'è un "re nascosto" trascurato che si trasforma in disturbi. Questo libro è dedicato a chi vuole curarsi per davvero o, meglio, a chi è disposto a lasciarsi curare daU'anima, dallo "psicoterapeuta interno" che dimora in ciascuno, dal timoniere che conduce la nostra vita e che non vediamo.

Come funziona la psicologia del seme, del nocciolo, nascosto dentro la polpa del frutto, sotto la buccia del convenzionale?

Qualcosa di invisibile - il Sé - conduce la mia esistenza. Nasciamo con un destino e dobbiamo seguirlo, se non vogliamo stare male. Per realizzare il proprio destino ci possono essere molte porte da aprire, ma alla fin fine ima ghianda nasce per fare la sua quercia. L'ambiente può interferire, ma ogni seme deve dar vita alla sua pianta. Ognuno ha la sua missione...

Il mio modo di fare psicoterapia si basa sul tentativo di vedere quale fiore si nasconde tra i disturbi che portano il paziente al mio studio. Spesso i disagi sono fioriture che ignoriamo, che preparano il frutto che sta per arrivare, sono vere e proprie rotture delle acque di un parto imminente.

L'occhio omologato vede come "malattie" molte trasformazioni che stanno avvenendo nel silenzio dell'anima. Ma la trasformazione silenziosa non è un perno del Tao?

I codici per aprire la porta al nostro navigatore vengono solo dal pensiero antico, dalla tradizione, dall'eterno che è nell'uomo. Ciascuno ha le sue caratteristiche uniche e tutta la psicoterapia deve basarsi non su che cosa è successo, ma sul destino, sul viaggio che quell'unicità deve percorrere.

Per mostrare come si possono aprire le porte all'Unicità, ho scelto 13 semplici mosse che raccolgono i codici della saggezza antica, di quel sapere con cui l'uomo si è sempre preso cura di sé.

La prima mossa - Cerca il vuoto, non la spiegazione dei tuoi disagi

Rimuginare sulle nostre sofferenze, cercare di spiegarle, collegarle al proprio passato, ai genitori, alla propria storia è una perversione di questi ultimi anni. Cercare il vuoto e l'energia antica dell'anima: da qui si deve partire per il viaggio verso se stessi.

Nessuna epoca ha mai pensato di curare la psiche. Mai e poi mai ha cercato di spiegare la nostra mente in base a ciò che siamo stati.

Forse la psicologia - come mi dice mio figlio Michael -era nata per accompagnare l'anima nell'era moderna, nell'era della scienza. Per portarla a contatto con un mondo che invece avrebbe fatto di tutto per distruggerla... L'anima (psyché) è sottile come il vento e detesta più di tutto la spiegazione: non vuole essere capita. Eppure ai gruppi del giovedì, gli incontri di psicoterapia che tengo abitualmente, non c'è persona che, come prima cosa, non mi dica: "Sono venuta da lei per capire, comprendere chi sono, che cosa causa il mio disagio, la mia insoddisfazione".

La psiche appartiene al regno del soffio, del sottile, a un'energia che la ragione non può avvicinare. Pensare all'anima e rovinarla è tutt'uno. Come può un'energia morta, statica, come quella dei pensieri, contattare l'energia vitale, sottile della psiche?

I Greci e i Romani non si sarebbero mai sognati di indagare il rapporto coi genitori per sapere dove stavano andando... Non ho mai visto qualcuno stare meglio perché voleva comprendere se stesso attraverso la sua relazione con gli scheletri del passato.

Come vedevano la psiche, gli antichi? Come cercavano di conoscerla? Come guardavano il disagio? Come affrontavano l'ansia, la paura, l'insonnia, la depressione?

E noi possiamo avvicinarci alla "cura", se dimentichiamo come facevano dalle origini del mondo?

La scienza, questo "regalo" del mondo moderno, si basa sul nesso di causalità e sul fatto che gli opposti stanno agli antipodi e non vengono mai in contatto. Ma nel sogno non è così: la fata e la strega, il sacerdote e il peccatore coesistono spesso nello stesso personaggio. Solo quando comprendiamo che gli opposti nel centro di noi stessi coesistono, che siamo bianchi e neri, solo allora si apre la strada per realizzare il nostro destino.

I disturbi vanno capiti? Bisogna cercare la loro origine nella storia del paziente? Oppure...

Oppure, ognuno di noi è abitato da un processo autonomo, autosufficiente, unico, che possiede saperi che appartengono solo a lui e che non vengono dalla sua storia. Le spiegazioni della psicologia moderna ci stanno attaccate addosso: negli ultimi cent'anni non c'è stato un individuo che non abbia creduto di essere speciale per via di ciò che ha sofferto. È un luogo comune credere che soffrire ci faccia evolvere, anche se certi dolori ci sono serviti a maturare, a diventare ciò che eravamo e che non si era ancora manifestato. Noi crediamo che la nostra identità sia il frutto di ciò che ci è capitato, gli antichi credevano, invece, di avere un destino, una strada da percorrere. Come una ghianda deve fare la sua quercia, ciascuno di noi è inserito in un processo sconosciuto, come il seme nella terra, che lo sta conducendo nel suo viaggio.

La psicologia e la psichiatria

La psicologia e la psichiatria come interpretazione moderna della vita, come ricerca delle cause di ciò che siamo, come studio del passato, ci hanno propinato una serie di luoghi comuni e hanno portato a un uso degli psicofarmaci che li ha resi una vera e propria droga di massa.

E allora da chi dobbiamo imparare? Solo dagli antichi, dalla loro conoscenza psicologica, dalle culture che conoscevano l'anima, la sua profondità, i suoi abissi, i suoi codici.

L'anima infatti è la stessa oggi come allora, visto che non vive nel tempo, come ben sapevano i Greci, i Romani, i Veda, i taoisti.

Se andate da uno psicologo chiedetegli se conosce le leggi del Tao. Se vi dice di no, andate via alla svelta. Per imparare a curare i pazienti, i grandi psicoanalisti non hanno fatto altro che guardare alle religioni antiche, al mondo degli dèi, al pensiero cinese.

Se ti attieni alla Via, che è sazia d'anni, anche le cose presenti puoi reggere. Saper l'inizio: è il filo della Via.

Dalle origini del mondo al giorno d'oggi la legge della creazione psichica è sempre uguale. Oggi come allora, la cura è sempre la stessa.

Ciò che succede adesso ha il sapore dell'eternità, le leggi che governano il Tao sono presenti oggi come allora.

Antichi sapienti

E gli antichi sapienti non erano come gli psicoanalisti moderni, che credono solo all'influenza dell'ambiente esterno. Valutavano sì il terreno per vedere se aveva disturbato la pianta, ma il loro lavoro era riportare ciascuno alla sua natura e alla sua fioritura unica. Tornare alle origini, imparare dall'antico, questo è il taoismo. Che cosa ha in comune ima quercia con un rododendro? Una rosa con una passiflora? Tempi di fioritura diversi, differenti esposizioni alla luce. Che cosa ha in comune un leone con ima gazzella? Un granchio con un delfino? Secondo il pensiero cinese, la nevrosi consiste nell'aver perso di vista le nostre caratteristiche. Indagare il passato e andare a ritroso, farsi e fare domande sulla nostra storia, ci allontana dal nucleo.

È un deserto infinito il por quesiti!

Si deve rivedere totalmente il nostro modo di fare psico-terapia: niente domande sul passato, niente risposte. Non tocca a me guidarmi, dirmi dove andare. Dalla notte dei tempi, qualcosa di interiore conduce spontaneamente ogni essere vivente verso la propria meta. Qui sta l'essenza del Tao: se ci atteniamo alle sue regole, la felicità è a portata di mano. I taoisti ritenevano che siamo abitati da un Signore sconosciuto che silenziosamente conduce la nostra esistenza. Ben nascosto vive il Tao, che è attirato dal vuoto. Qualsiasi cosa accada, il segreto è diventare vuoti...

Ai pazienti racconto dall'inizio, già al nostro prima incontro, che stare con se stessi è evitare ogni commento. Lei mi lascia... e io non ho niente da dirmi. Ho fatto una scenata... non devo commentarla, solo guardarla, come imo spettatore a teatro o al cinema. Dovunque io vada, qualsiasi cosa faccia, qualsiasi problema si presenti... non devo dire nulla. È la legge del "vuoto cosciente", il farmaco dell'anima.

Questo testo è estratto dal libro "La Vera Cura Sei Tu".

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