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Ora! Non Rimandare Fare! - Anteprima del libro di Neil Fiore

Perchè rimandiamo?

Perchè rimandiamo?

"L'Individuo sono ho uno gran voglio di attivilo fruttuose e di alto qualità di vita"
GEORGE BERNARD SHAW

IL VOSTRO PROGRAMMA STRATEGICO INIZIA con la chiara identificazione dei vostri schemi di procrastinazione allo scopo di poter applicare le tecniche appropriate per poterli sostituire con schemi di lavoro efficaci, tipici di chi è estremamente produttivo.

I 6 segnali di allarme della procrastinazione

Questi sei segnali di allarme vi aiuteranno a stabilire in modo rapido se:

  • ??? avete problemi con la procrastinazione,
  • ??? avete problemi con il raggiungimento degli obiettivi,
  • *** o avete abitudini di lavoro improduttive.

1 - Avete la sensazione che la vita sia una lunga serie di obblighi che non possono essere soddisfatti?

  • Avete una lista incredibilmente lunga di “cose da fare”?
  • Parlate a voi stessi in termini di “devo” e “dovrei”?
  • Vi sentite impotenti, senza possibilità di scelta?
  • Vi sentite agitati, sotto pressione, con la paura continua di essere sorpresi a rimandare?
  • Soffrite d’insonnia o avete problemi a rilassarvi di notte, nei weekend o in vacanza (sempre che ci andiate)?

2 - Siete poco realistici riguardo al tempo?

  • Parlate di iniziare un progetto in termini vaghi come “un giorno della prossima settimana” o “in autunno”?
  • Non vi rendete conto di come usate il vostro tempo?
  • Avete un programma vuoto senza un chiaro senso degli impegni, dei piani, degli obiettivi e delle scadenze?
  • Siete ritardatari cronici alle riunioni o alle cene?
  • Avete difficoltà a quantificare precisamente quanto ci mettete per andare in auto in città nell’ora di punta?

3 - Siete vaghi riguardo a obiettivi e valori?

  • Trovate difficile impegnarvi verso una persona oppure un progetto?
  • Avete difficoltà a sapere che cosa volete davvero per voi stessi, ma avete le idee chiare su ciò che dovreste volere?
  • Quando siete alle prese con un progetto, tendete facilmente a lasciarvi distrarre da altre attività che non implicano problemi o sono prive di ostacoli?
  • Non riuscite a capire quale sia il miglior uso che potete fare del vostro tempo?

4 - Siete insoddisfatti, frustrati, depressi?

  • Avete degli obiettivi di vita che non avete mai raggiunto o nemmeno perseguito?
  • Vivete sempre col timore di essere una persona che rimanda, dunque un procrastinatore?
  • Non siete mai soddisfatti di ciò che portate a termine?
  • Vi sentite privati di tutto, cioè sempre al lavoro o in colpa perché non ci siete mai?
  • Vi chiedete in continuazione “Perché l’ho fatto?” o “Che cosa ho di sbagliato?”

5 - Siete indecisi e avete paura di essere criticati se fate un errore?

  • Rinviate la conclusione dei progetti, perché cercate di renderli perfetti?
  • Non volete assumervi la responsabilità delle decisioni 3 per paura di essere biasimati se qualcosa va male?
  • Esigete la perfezione pure per il lavoro non prioritario?
  • Vi preoccupate in continuazione chiedendovi: “E se qualcosa va storto?”

6 - Permettete alla scarsa autostima e alla mancanza di assertività di rendervi poco produttivi?

  • Date la colpa a eventi esterni per i vostri fallimenti perché avete paura di ammettere una qualsiasi mancanza da parte vostra?
  • Credete nel “sono quello che faccio” o nel “sono il mio valore netto’”?
  • Sentite di non riuscire a controllare la vostra vita?
  • Temete di essere giudicati e di essere ritenuti inadeguati?

Se vi riconoscete nella maggior parte di queste situazioni, è molto probabile che sappiate già di avere seri problemi di procrastinazione, gestione del tempo o dipendenza lavorativa. Se vedete in voi solo alcuni di questi “segnali d’allarme” può darsi che procrastiniate in alcune aree della vostra vita, mentre riuscite a controllarne bene la maggioranza.

Se vi siete mai ritrovati intrappolati in un circolo vizioso di procrastinazione, un loop, ne conoscete bene il costo personale: scadenze mancate per domande di lavoro o scolastiche, perdita di potenziali clienti per non aver eseguito il follow-up telefonico, relazioni interrotte per continui ritardi e/o progetti cancellati. Ma anche se riuscite a evitare questi estremi e a rispettare responsabilmente le scadenze e gli impegni, è possibile che abbiate dei problemi di procrastinazione. In realtà, la maggior parte dei procrastinatori rispetta le scadenze per evitare conseguenze più serie. Tuttavia, sentono di dover fare le cose così di fretta, sono talmente sotto pressione e insoddisfatti dei risultati da dover ammettere di avere grosse difficoltà con qualsiasi compito poco piacevole o angosciante. L’angoscia, in realtà, proviene dall’ansia continua di essere in ritardo, dal senso di' colpa per progetti di scarsa qualità portati a termine all’ultimo momento e dal profondo rimpianto verso le opportunità della vita perse.

Una versione positiva dello spirito umano

Ma perché rimandi? La risposta più frequente a questa domanda è “Perché sono pigro”. Tuttavia, anche il peggiore dei procrastinatori ha abbastanza motivazione ed energia in alcune aree della sua vita, quali sport, hobby, lettura, amici, discoteca, musica, tv, cinema, bar, internet, giardinaggio ecc. I cosiddetti procrastinatori, quindi, sono situazionali: sono delle persone estremamente produttive nelle attività a cui decidono di dedicarsi con impegno e dedizione, ma totalmente inconcludenti nelle altre.

Il metodo Ora! Non rimandare... Fare! (chiamiamolo solo Ora!, da qui in avanti) non accetta che la disorganizzazione o la pigrizia o qualsivoglia difetto caratteriale siano una buona ragione per rimandare; né accetta il presupposto che le persone siano pigre per natura e abbiano perciò bisogno di essere messe sotto pressione per essere motivate.

Questo metodo si basa sulla Psicologia Positiva del dr. Martin Seligman, cioè su quelli che la dr.ssa Suzanne Kobasa, della University of Chicago, chiama “quegli orientamenti che mettono in evidenza lo spirito d’iniziativa e la determinazione umani”. La sua ricerca sulla “personalità Hardy” rivela come gli studiosi che elaborano teorie sul modo in cui gli individui affrontano le difficoltà tendono spesso a escludere le interpretazioni più ottimistiche del comportamento umano. Alla stessa maniera, in Anatomy of an Ilness (La volontà di guarire. Anatomia di una malattia, Armando Editore), e in The Healing Heart (Come convivere con l'infarto. Antidoti contro il panico e l'impotenza, Armando Editore), il compianto Norman Cousins ci informa che la medicina moderna ha praticamente ignorato gli aspetti positivi del meccanismo di auto-guarigione del corpo e ha preferito concentrarsi sulla malattia. Cousins sostiene che umorismo, pensieri e azioni positivi hanno un potenziale curativo. Per affrontare il problema della procrastinazione, il metodo Ora ! adotta un simile atteggiamento positivo nei confronti dello spirito umano.

Vi chiederete: ma se la natura umana ha questa capacità di essere positiva e proattiva, allora perché mai procrastiniamo? Una spiegazione ci viene fornita da Denis Waitley, autore di The Psychology of Winning e The Joy of Working, che definisce la procrastinazione “una forma nevrotica di comportamento autodifensivo” finalizzata a proteggere il proprio valore personale. Ciò significa che rimandiamo quando temiamo che il nostro valore e la nostra indipendenza siano a rischio oppure messi in discussione. Siamo pigri solo nel momento in cui la nostra spinta naturale verso attività fruttuose è minacciata o repressa. “Nessuno lo fa per sentirsi male”, dice Waitley, “ma per alleviare temporaneamente delle profonde paure interiori”.

Quali sono queste profonde paure interiori che ci fanno cercare forme di sollievo così sterili? Il dr. Theodore Rubin, nel suo libro Compassion and Self-Hate, suggerisce che sono la paura di fallire, di essere imperfetti (perfezionismo), e di nutrire aspettative impossibili (senso di sopraffazione) a impedirci di perseguire e di ottenere obiettivi e relazioni umanamente gestibili. Avere paura di fallire significa credere che anche il più piccolo errore possa essere la prova che si è orribili e privi di valore. Avere paura di essere imperfetti significa incontrare difficoltà ad accettarsi per quello che si è — imperfetti, e quindi, perfettamente umani — per cui si tende a interpretare qualsiasi critica, rifiuto o giudizio da parte degli altri come una conferma della propria imperfezione. Avere paura di nutrire aspettative impossibili significa temere che, anche dopo aver lavorato duramente e aver raggiunto gli obiettivi prefissati, l’unica ricompensa sarà rappresentata da obiettivi di portata ancora maggiore, senza che venga concessa una pausa e il tempo per gustarsi i risultati ottenuti.

Queste paure, dice il dr. Rubin, ci impediscono di raggiungere un livello di vita in cui proviamo compassione e rispetto per noi stessi nel momento presente, cioè per il tipo di persona che siamo adesso e per quello che abbiamo realizzato finora. Questa compassione di sé è essenziale per superare le cause di fondo della procrastinazione. Vuol dire comprendere che la procrastinazione non è un difetto di carattere, ma è piuttosto il tentativo — sebbene insufficiente — di affrontare la paura, spesso invalidante, di vedersi giudicati e di perdere il proprio valore personale.

La paura del giudizio è la paura chiave che deriva dall’identificare eccessivamente se stessi, cioè il proprio valore come persona, con il lavoro. Da questa paura derivano la tendenza controproducente al perfezionismo, a una severa autocritica, e il timore che sia necessario privarsi del tempo libero in modo da poter soddisfare un qualche giudice invisibile.

Questo testo è estratto dal libro "Ora! Non Rimandare Fare!".

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