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Ossitocina: che cos'è e come agisce?

L'ossitocina, detta anche ormone dell'amore, influenza molte funzioni corporee vitali.

Perché l'ossitocina non è soltanto un ormone femminile, e qual è il suo ruolo nel corpo? Scoprilo leggendo l'anteprima del libro di Kerstin Uvnäs Moberg.

Nel 1906 il ricercatore inglese Sir Henry Dale scoprì nell’ipofisi, o ghiandola pituitaria, una sostanza in grado di accelerare il processo del parto. La chiamò ossitocina, dai termini greci che significano “veloce” e “travaglio del parto”. Più tardi scoprì che stimolava anche la fuoriuscita del latte dal seno. Ora sembra che l’ossitocina svolga un ruolo fisiologico ben più ampio di quello che le è stato riconosciuto in passato, dato che in molte circostanze ha la capacità di produrre effetti associati a uno stato di calma e connessione.

Quando ho iniziato lo studio che descrivo in questo libro, avevo già sperimentato di persona il cambiamento sistematico di comportamento e di elaborazione mentale che si osserva durante la gravidanza, il parto e l’allattamento. Spulciando la letteratura scientifica sull’ossitocina ho trovato una spiegazione per questo fenomeno. Nel materiale preso in esame si faceva anche riferimento a esperimenti su animali che dimostravano come l’ossitocina favorisca in molti modi l’interazione tra madre e cucciolo e la creazione di un legame tra loro (il bonding). Mi sono chiesta se l’ossitocina potesse influenzare anche l’essere umano allo stesso modo, così come in altri modi non ancora emersi, da un punto di vista sia fisico che psicologico.

Incuriosita, mi misi a leggere tutto quello che riuscivo a trovare sull’ossitocina. Così venni a sapere che non è solo un ormone, che circola nel flusso sanguigno e influenza determinate funzioni, ma pure un neurotrasmettitore, che si ritrova anche nel cervello e agisce all’interno di un’ampia rete nervosa connessa a svariate aree cerebrali. In tal modo quindi scoprii che l'ossitocina è in grado di influenzare parecchie funzioni corporee vitali. Lo stesso sistema nervoso che genera la risposta di attacco o fuga, a volte innesca un meccanismo diametralmente opposto quando è coinvolta l’ossitocina.

Una coppia di vecchia data

L’ossitocina è stato uno dei primi ormoni di cui è stata determinata la struttura chimica, a metà del ventesimo secolo. È composta da nove amminoacidi ed è strettamente imparentata a un’altra sostanza biochimica, la vasopressina o ormone antidiuretico ADH, che si differenzia soltanto per due amminoacidi.

Da un punto di vista evolutivo, ossitocina e vasopressina sono molecole antiche, comparse già milioni di anni fa nel corso dell’evoluzione del mondo animale. L’ossitocina si ritrova, del tutto identica chimicamente, in tutte le specie di mammiferi. A parte una piccola differenza nella struttura molecolare in qualche specie, lo stesso è vero anche per la vasopressina. Uccelli e rettili producono sostanze simili, la mesotocina e la vasotocina, che corrispondono a questa antica coppia di ormoni. Perfino il lombrico si fa aiutare dall’ossitocina per deporre le uova.

Il fatto che ossitocina e vasopressina esistano nel mondo animale da così tanto tempo indica la loro importanza fondamentale per le funzioni vitali nell’essere umano e negli altri animali.

Non soltanto un ormone femminile

Da molto tempo è noto che la vasopressina sia un fattore importante per il meccanismo di attacco o fuga nei mammiferi, dato che, tra l’altro, mantiene in equilibrio il volume dei liquidi corporei e contribuisce ad aumentare la pressione sanguigna. Assieme ad altre sostanze più note, come l’adrenalina, la vasopressina rientra negli ingredienti del power drink interno che permette il meccanismo di difesa e gli adattamenti fisici e comportamentali necessari alla lotta e alla protezione del territorio. Si tratta di comportamenti spesso considerati tipicamente maschili.

L’ossitocina, al contrario, è stata sempre considerata un ormone femminile, dato che è stata scoperta in associazione al parto e all’allattamento. Quando iniziai a interessarmi all'ossitocina, tuttavia, sospettai subito che il suo ruolo fosse ben più significativo di quel che si era in precedenza pensato. Sembrava infatti essere coinvolta non solo nel parto, nell’allattamento e nel comportamento materno, ma anche in altre funzioni, che non erano, né sono ancora, state chiarite. Per questo motivo, assieme ai miei colleghi, ho avviato una serie di esperimenti per esplorare gli effetti dell’ossitocina da una prospettiva più ampia.

In questi esperimenti, per lo più, abbiamo somministrato ossitocina a topi e poi verificato quali comportamenti e funzioni corporee ne venissero influenzati. Nella maggior parte dei casi i topi erano sedati, ma a volte era necessario che fossero svegli. A mio parere questi esperimenti non sono stati dolorosi per gli animali. Successivamente, alcuni risultati degli esperimenti su animali sono stati verificati con l’osservazione e l’esame nell’essere umano, soprattutto nelle donne che allattano.

Maschi e femmine producono ossitocina in svariate situazioni, e i nostri esperimenti indicano che i suoi effetti sono evidenti in entrambi i sessi. Con una serie di studi abbiamo dimostrato che, in risposta a un tocco caldo e ritmico, persone di entrambi i sessi liberano ossitocina facilmente e in quantità paragonabile. Il sistema dell’ossitocina non è dunque affatto prettamente femminile, ma si rivela di importanza cruciale sia per i maschi che per le femmine, nell’essere umano così come negli altri mammiferi.

Esiste tuttavia una correlazione tra ossitocina ed estrogeno, l’ormone sessuale femminile, così come tra vasopressina e testosterone, l’ormone sessuale maschile. Ne riparleremo in seguito. Gli effetti dell’ossitocina rimandano a qualità considerate abitualmente femminili: ricettività, vicinanza, apertura verso le relazioni e disponibilità a nutrire, sia in senso stretto del termine che affettivo. Oggigiorno è diventato meno comune attribuire simili atteggiamenti principalmente al sesso femminile, visto che molti uomini li hanno scoperti e coltivati.

Anche se i risultati dei nostri esperimenti su animali non possono essere trasposti in maniera diretta all’essere umano, la natura ci ha gentilmente offerto un “esperimento spontaneo” per esaminare gli effetti dell’ossitocina nella nostra specie. Studiando le donne che allattano, infatti, possiamo ottenere informazioni dirette sugli effetti dell’ossitocina, dato che ne liberano una grande quantità. Per approfittare dell’opportunità, ho avviato una collaborazione fruttuosa e duratura con le ostetriche del Karolinska Hospital di Stoccolma.

Abbiamo misurato il livello di ossitocina nella donna durante la poppata assieme ad altri indicatori fisiologici, come la pressione sanguigna, e allo stesso tempo abbiamo raccolto le testimonianze delle donne sull’intensità delle loro emozioni, per esempio di ansia. In ogni singolo individuo il livello di ossitocina è naturalmente influenzato da molteplici fattori, come l’eredità familiare e il contesto di vita. Eppure i nostri risultati indicano che il tasso di ossitocina nel sangue durante l’allattamento è correlato a manifestazioni fisiche misurabili nella madre, e a un vissuto soggettivo di calma, assenza di stress e qualità dell’interazione con il bambino.

Successivi esperimenti con le mucche mentre allattavano il vitellino hanno portato a un risultato pressoché identico: l’aumento del livello di ossitocina va di pari passo con maggiore calma e interazione reciproca. Tutto ciò, inoltre, conferma l’ipotesi secondo cui l'ossitocina produce gli stessi effetti in tutti i mammiferi.

Come fa l’ossitocina a fare tutto ciò?

Contro l’idea di un sistema di calma e connessione, di cui l’ossitocina sarebbe il fattore chiave, è stata spesso mossa l’obiezione secondo cui sarebbe oltremodo improbabile che un’unica sostanza possa avere così tanti effetti diversi. Uno scetticismo comprensibile, dato che sappiamo che un particolare tipo di topo da laboratorio, detto “knock out", a cui manca del tutto il gene per la produzione di ossitocina, è in grado di sopravvivere. Tuttavia, recenti ricerche hanno dimostrato che questi animali hanno grandi difficoltà ad adattarsi ad ambienti nuovi: se vengono messi in una gabbia differente da quella in cui sono cresciuti, perdono alcune competenze fondamentali così come la capacità di acquisirne di nuove. Questi topi reagiscono anche in modo anomalo allo stress.

È importante comprendere che raramente l'ossitocina è l’anello finale dei molteplici effetti che è in grado di innescare. L’ossitocina, infatti, alimenta un sistema di reazioni a catena coordinate e modulate tra loro, che agisce attraverso il circolo sanguigno e attraverso ramificazioni neuronali connesse a importanti aree cerebrali di controllo. L’ossitocina, a sua volta, influenza e viene influenzata da altri neurotrasmettitori più noti, come la serotonina, la dopamina e la noradrenalina.

Il meccanismo a feedback del sistema dell’ossitocina permette alle cellule che la producono di restare in comunicazione con l’ambiente esterno, ricevendo e inviando messaggi tramite le connessioni nervose. Dato che le informazioni arrivano a queste cellule dall'esterno e dall’interno del corpo e dagli organi di senso, è facile attivare il rilascio di ossitocina. È interessante notare che perfino i pensieri, le associazioni e i ricordi possono avviare il sistema, come verrà illustrato nel capitolo 17.

Una visione d’insieme e una visione in dettaglio

Nelle nostre ricerche abbiamo preso in esame le interazioni tra numerosi sistemi. Con questa premessa, non è risultato utile selezionare a priori uno specifico effetto dell’ossitocina e poi studiare come esso si origina, per esempio, a livello cellulare. Se si procede in tal modo, infatti, sicuramente si perde di vista il fatto che i diversi effetti dell’ossitocina danno vita a un circuito, o meglio a una rete di connessioni reciproche. Bisogna ampliare di continuo la prospettiva per comprendere i dettagli. Nelle ricerche sull’intero sistema di calma e connessione, quindi, il mio approccio non è stato quello di mettere a fuoco singoli aspetti in modo dettagliato, come avrei fatto se avessi per esempio studiato una funzione cellulare o il materiale genetico. Ciò non rende affatto queste ricerche meno obiettive.

Quando si studia una formica tra l’erba, come prima cosa la si osserva da vicino, si riconoscono le zampe e le antenne, e si guarda come trasporta un filo d’erba sul dorso. Spostando la lente d’ingrandimento, si vede il prato che è tutto il suo mondo, ma si perde di vista la formica stessa. Se si osserva via via da più lontano, anche se si perde di vista la formica, ci si accorge di come il prato faccia parte del paesaggio, e questo parte del territorio, a sua volta parte di un continente, e a poco a poco si comincia a distinguere l’intero pianeta. Tutte queste osservazioni richiedono chiarezza nell'obiettivo, che si tratti della struttura del filo d’erba o della qualità del prato: ogni diverso oggetto di ricerca richiede metodi e concetti diversi. Possiamo paragonare il ricercatore a un fotografo, che deve usare un potente teleobiettivo per la formica e un ampio grandangolo per il prato.

È importante comprendere che il sistema di calma e connessione è composto da un circuito ingegnoso di nervi e ormoni che assieme inducono molteplici effetti. È questo circuito che va studiato. Per esaminare una funzione vitale non basta considerare le sue parti separatamente, come le cellule e le molecole, perché in tal modo si perde la visione d’insieme. Di tanto in tanto dobbiamo allontanarci un po' per osservare il circuito per intero, prima di tornare a esaminare i dettagli più da vicino.

Data di Pubblicazione: 9 luglio 2019

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