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Paola Crema e la sua Arte

Come Farsi un Guardaroba con Meno di 10 Euro - Anteprima del libro di Paola Crema

Paola Crema

Ho conosciuto Paola Crema nella sua elegante casa-museo romana in occasione di un happening organizzato in onore della comune amica June di Schino, la Coquette ispiratrice di queste estrose e scorrevoli pagine. La prima impressione che ho avuto di lei è stata quella della donna raffinata, sobria, affabile ma anche padrona di sé, come può esserlo chi sa di vivere nel “bello ” con i numeri dell’estro creativo e non della vanità narcisistica. La sua misura di artista risaltava con evidenza fuori e dentro la sua figura di persona: nelle sculture che impreziosivano gli spazi della casa, nel mobilio, nelle riviste sparse sui divani, nella voce, nelle parole e nell ’abbigliamento: ricercato, minimalista e, Qa va sans dire, dai toni predominanti neri. Un abbigliamento di quelli che si addicono all’artista “a tutto tondo” e di cui ci si prefigura l'esclusività economica, l’eccezionalità di manifattura e la rarità di reperimento.

Grandissimo stupore ha dunque destato in me lo scoprire che quanto la mia ospite indossava disinvoltamente quella sera, e quanto più tardi mi avrebbe fatto vedere all ’interno del suo extraordinario armadio a parete, era il frutto di spese da pochi spiccioli fatte per lo più tra i banchi e i ripiani dei mercati di strada. Pellicce, gilet, scialli, gonne, bluse, mantelle, spolverini, camicie, soprabiti, ma anche foulard, cinture, borse, collane, occhiali: tutti capi, accessori e oggetti d’uso ornamentale il cui prezzo d’acquisto - “irrisorio ” oltre il pensabile - mi induceva a formulare supposizioni che ne giustificassero la loro presenza in quel luogo e il loro possesso da parte di chi disponeva evidentemente di tutt ’altro genere di spending capacity.

Tornato a casa

Tornato a casa, non potendo sottrarmi alla prospettiva antropologica con la quale per formazione/deformazioneprofessionale mi sforzo di leggere e di capire gli eventi che mi succedono attorno, la più spontanea idea esplicativa balenatami sul guardaroba che mi era stato disvelato è stata quella che mi ha evocato il concetto di “sottoconsumo ostentativo”. Si tratta di uno dei concetti capisaldi della sociologia classica e che il suo fautore, David Riesman, così spiega: in un sistema dominato dallo style symbol, il sottoconsumo ostentativo costituisce una strategia di distinzione sociale messa in atto dalle élites con lo scopo di contraddistinguersi dalla massa mediante l’acquisto “ben ponderato” di prodotti a basso costo.

In pratica, secondo questo modo di riflettere sul guardaroba di Paola Crema, la sua propensione a dotarsi dì abiti dal prezzo irrisorio rappresenterebbe una forma di distinzione sociale in grado di segnalare e comunicare doti di raffinatezza e di gusto mediante un comportamento d’acquisto che contraddice quello della collettività e del pensiero convenzionale. Una forma di distinzione che, se da una parte si basa sul nascondimento deliberato del benessere posseduto, dall ’altra esalta la modestia come un lusso esibito, ponendola come un surplus di ostentazione che si esprime nel suo contrario da parte di chi, evidentemente, se lo può permettere.

Ma confesso che questo pensiero “ingeneroso ” e “inveritiero ” sul guardaroba di Paola Crema - del tutto inevitabile e prevedibile quando si lavora con le teorie - così come mi è balenato d emblée nella mente altrettanto immediatamente è stato rimosso. Come infatti ho avuto modo di constatare conoscendola più da vicino, documentandomi sulla sua biografia e successivamente leggendo le bozze di questo originale libro, il rapporto effettivo che la scrivente ha con il suo specialissimo guardaroba non è mediato né dai clichés che le assegnano la sua figura di artista, né tantomeno dal suo milieu sociale e culturale di appartenenza.

Il guardaroba

Il guardaroba di cui le presenti pagine forniscono descrizione sagace e frizzante è infatti il prodotto di una cherche collezionistica di chi ama il bello, lavora con il bello, sa riconoscere ciò che è bello. Esattamente quanto l’autrice è incline a fare per le sue doti di scultrice, di “archeologa dell’immaginazione” e di antiquaria. Proprio quest’ultima prerogativa, che ha accompagnato momenti del tutto importanti del suo rapporto con l’arte, ci consente di ritenere che la sua preferenza verso gli abiti da 10, 5, 1 euro - ma anche da soli 50 centesimi - non sia il vezzo di chi ama rivestirsi d’eccentrico o ama praticare forme di conspicuous underconsumption ispirate a ideologie e mode radicai chic. Al contrario è l’attitudine di chi per estro ed esperienza è capace di distinguere la patina dalla polvere, l’antico dal vecchio, il cimelio dall’oggetto, il significato dal significante. È in pratica l’attitudine a saper riconoscere il valore sotto e oltre le apparenze, sotto e oltre il marchio, sotto e oltre il prezzo. E laddove si dispone di tale attitudine ecco allora che anche le bancarelle di un mercato popolare come quello romano di Porta Portese possono trasformarsi nell ’Eldorado insperato dove fare incetta di cose belle, originali e fantasiose, quant ’anche occultate dalla tara di essere impilate addozzinate, o difettate. Inoltre possono diventare la meta domenicale di uno shopping emozionale capace di coniugare gli affari con la curiosità, la scoperta con il risparmio, il gusto con l’utilità, lo sfìzio con l’etica.

Sì, perché, come il buon senso ci informa e come il racconto antiretorico di Paola Crema ci suggerisce con spontaneità e verecondia di parole, adottare la pratica del recupero è un comportamento intelligente e virtuoso che ci permette di risparmiare, di coltivare l’eleganza e, perché no, di fare qualcosa di utile per il destino del nostro pianeta.

Ernesto Di Renzo

Questo testo è estratto dal libro "Come Farsi un Guardaroba con Meno di 10 Euro".

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