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Le Parole dell’Autostima

Self Love - Come Imparare a Volersi Bene - CD con Libro - Anteprima del libro di Emanuela Pasin e Capitanata

La capacità di volerci bene

Le parole che usiamo abitualmente per parlare di noi sono e parole che usiamo abitualmente per parlare di noi sono questa: “Non sarò mai in grado di fare qualcosa di buono”, in verità abbiamo già perso l’occasione di vivere appieno la nostra esistenza, abbiamo già bruciato la possibilità di realizzare il nostro destino.

La capacità di volerci bene dipende solo da noi. Molti pazienti in terapia mi dicono “Io non sono capace di amarmi”, annullando cosi, intenzionalmente, ogni possibilità di farlo. Amarsi dipende da noi e cambiare il proprio atteggiamento è possibile, basta volerlo. Non si tratta di cambiare il proprio carattere, che ha una forte componente genetica, e rimane piuttosto stabile nel tempo, si tratta di modificare semplicemente il modo in cui percepiamo noi stessi.

Cominciamo innanzitutto col dire “Io non voglio amarmi”, almeno sono onesto con me stesso, anche se nessuno nella mia vita mi ha amato: “Io posso amarmi, nessuno me lo impedisce, basta che lo voglia”.

Il punto è: “Perché non decido di volermi bene? Perché è cosi difficile apprezzarsi?”

L’autostima è una necessità al giorno d’oggi, sia nella vita affettiva, sia nel lavoro, che nello studio o nello sport: un individuo che non cura la propria autostima, è destinato al fallimento: se non crede in sé stesso, chi altro potrebbe credere in lui?

Inoltre una persona che non si vuole bene, può anche avere accanto persone straordinarie che continuano a stimolarla e a dirle quanto è fantastica e quanto è brava, ma ciò sarà assolutamente inutile, parole cadute nel vento, perché quella persona non ci crede e non sarà sufficiente che gli altri credano in lei, continuerà a smentire la buona fede degli amici che l’apprezzano. Una persona senza autostima è ingrata nei confronti di sé stessa e spesso tende ad isolarsi o ad allontanare le persone care perché soffre di un sentimento di inadeguatezza, alla fine anche gli altri si stancano di apprezzarla invano.

L’autostima non è un lusso, l’autostima è:

  • uno dei bisogni primari di cui necessita qualunque individuo
  • un sereno amore per sé; non è egoismo;
  • la capacità di riconoscere che facciamo del nostro meglio; non è avere successo a tutti costi;
  • la capacità di sentirci persone belle, degne d’amore sempre; anche se non stiamo bene fisicamente o se abbiamo un momento difficile.

Errata convinzione dell'autostima

Molti hanno un’errata convinzione dell’autostima, pensano che sia una qualità del carattere di una persona o che dipenda dal successo, oppure pensano che occorra essere estroversi, arroganti o pieni di sé.

Tutti possiamo far emergere l’autostima, basta solo liberare un po’ di benevolenza verso noi stessi.

Senza autostima la nostra capacità di realizzazione è limitata perché non vediamo ciò che possiamo fare di bello, non vediamo ciò che possiamo essere di grande, d’importante, seppur nel nostro piccolo, nella nostra famiglia, nel nostro lavoro, nello sport, non serve essere super eroi, dei vip dello spettacolo, dei campioni sportivi, dei boss dell’industria, è sufficiente sentirsi bene, fare bene ciò che facciamo, amare e sentirci amati da chi ci apprezza sinceramente, non da chi ci usa o ci tiene in scacco.

La più alta forma di amore per sé si esprime quando una persona sa lavorare con passione e far bene ogni cosa che intraprende, la fa con la massima dedizione, con la massima cura e con amore. Se un essere umano raggiunge questo stato, è felice, e fa star bene gli altri, perché accetta sé stesso con gentilezza ed equilibrio.

A volte invece ci ostiniamo a vedere solo i nostri limiti, i nostri difetti e continuiamo a lamentarci della nostra sfortuna, perdendo tempo prezioso che invece potremmo sfruttare per cercare di essere più felici e soddisfatti di noi.

Concentrandoci solo sui nostri limiti ci impediamo di procedere nel nostro percorso evolutivo. Continuare a rimproverarci per i nostri errori, ci depotenzia, ci toglie coraggio ed energia, è come fare ogni giorno un’autoipnosi negativa, ogni giorno una vocina interiore ci dice insistentemente: “Vedi non sei capace; non vali niente; avresti potuto fare molto meglio; non combinerai mai nulla; quel limite è insuperabile per te; non sei abbastanza; non sei capace; ...ecc...”, un’ipnosi con queste istruzioni renderebbe la persona sempre più fragile indebolendo la sua energia psichica fino a renderla depressa.

Può capitare che queste frasi vengano dette per anni da un marito, da una moglie, da un genitore, da un amico e allo stesso modo esse indeboliscano lentamente la persona a cui sono rivolte. La distruttività delle parole negative è notevole: a volte capita che la persona, pur riconoscendo che queste parole la mortificano, si convince che sono vere solo per il fatto che un altro continui a ripetergliele. Un individuo accetta più facilmente delle mortificazioni all’interno di rapporti affettivi, sopporta, pur di non rompere un rapporto d’amore, pur di non deludere, pur di non rinunciare ad un amico, pur di non rimaner da solo, pur di non parlare, autoconvincendosi di non essere degno d’amore. Nel mio studio ho seguito centinaia di pazienti che si sono fatti annientare psicologicamente da persone che dicevano di amarli e invece li mortificavano continuamente, anche in modo sottile e subdolo.

Mortificare, criticare, svalorizzare, con modalità più o meno dirette, è un tipo di relazione che crea notevoli danni, perché a lungo andare produce profonda sofferenza nell altro, soprattutto se si utilizza questo tipo di comunicazione nella sfera affettiva, in famiglia, in coppia, con gli amici.

A volte invece l’allenatore sportivo utilizza un linguaggio negativo e svalutativo con l’atleta come forma di provocazione per sfidarlo, per attivare emozioni di rabbia e di orgoglio sollecitandolo a fare di più.

Il contesto è ovviamente diverso, nello sport può avere una certa efficacia, basta che l’atteggiamento interiore dell’allenatore, sia benevolo nei confronti dell’atleta, cioè lo faccia con lo scopo di migliorarne le prestazioni atletiche non, ovviamente, di mortificarlo senza motivo. Tuttavia non tutti gli atleti sono uguali e reagiscono allo stesso modo a questo tipo di strategia, occorre usare le proprie sensazioni per modulare la comunicazione, a seconda del tipo di personalità che abbiamo di fronte. Come sosteneva J.G. Holland infatti: “Il segreto del successo di un uomo risiede nella sua capacità di comprendere i tipi di persone con cui ha a che fare e nel saperci trattare”.

Alcune volte anche le frasi provocatorie sono importanti per spronare i ragazzi ad affrontare situazioni che richiedono coraggio e forza, essi devono imparare ad affrontare le paure; sarebbe tuttavia importante che l’atteggiamento di fondo dell’allenatore o del genitore tendesse a far emergere le potenzialità dell’atleta. Ricordiamoci sempre che dobbiamo imparare ad andare avanti con le nostre risorse, le nostre qualità, nonostante tutto ciò che il mondo ci dice di bello o di brutto, non dobbiamo permettere a nessuno di farci demolire, né a parole, né tanto meno con i fatti. Nelle relazioni d’amore invece, non possiamo usare la stessa tecnica dell’allenatore (la provocazione), perché non abbiamo né un ruolo di educatore, né quello di allenatore: l’amore ha regole diverse, ha bisogni diversi, e soprattutto, non contempla una relazione di potere. Se si usano parole pesanti con il partner, si finisce per distruggere la relazione e far del male alla persona che ci sta accanto. In amore, come in tutte le relazioni, ciò che conta veramente sono l’ascolto e il dialogo.

Le persone che mortificano gli altri

Le persone che mortificano gli altri, lo fanno per molti motivi, ma è spesso un atto di subdola aggressività nei confronti di un altro essere umano, non è un incentivo a far meglio, non è una provocazione per suscitare una reazione uguale contraria, se poi dura per anni, non può certo essere amore, è il bisogno di aver potere sull’altro, è un’abitudine malsana, è un disagio espresso in questo modo, è insicurezza, ma non è certamente amore. È importante renderci conto per tempo, quando le persone che ci stanno accanto, adottano tali comportamenti verbali, e parlarne subito con colui che li mette in atto, se questi non comprende è meglio allontanarci quanto prima da tali personaggi negativi, per salvarvi la vita e ritrovare la vostra serenità. Tali persone possono diventare “tossiche” per la nostra vita, soprattutto se non sono consapevoli dei loro comportamenti o se li negano con fermezza. Le parole hanno molto peso nella psiche umana, più di quel che si presume. Lavorando con l’ipnosi regressiva (cioè facendo emergere i ricordi da bambini) con alcuni pazienti, spesso scopro che i loro blocchi psicologici sono originati da una frase detta da un genitore o da un insegnante, che ha lasciato in loro un profondo segno d’inadeguatezza e di disistima. Questo è il motivo per cui dire sovente ad un bambino frasi negative, simili a quelle sopracitate, è la peggior cosa che possiamo fare, perché gli impediamo di costruire la sua autostima in modo realistico, di sviluppare una personalità robusta e un’equilibrata sicurezza di sé. E invece molto più utile dialogare con il proprio figlio sugli errori, sui comportamenti sbagliati che talora compie, magari rimproverarlo se li ripete senza motivo, tuttavia, quando gli parlate riferitevi sempre al comportamento errato, non disprezzatelo come persona, non ditegli mai “Se fai questo sei proprio stupido!”, ditegli invece “Questo è un comportamento, che non va bene, perché...” e spiegate le vostre motivazioni ascoltando anche le sue ragioni. In questo modo aiutate il bambino, o il ragazzo, a ragionare. Ragionare è una facoltà umana, che ci distingue dagli animali. Anche nello sport è essenziale dialogare sugli errori tecnici o sulle difficoltà nelle prestazioni sportive, per cercare insieme delle soluzione migliori, piuttosto che perdere tempo a sfogare la propria frustrazione sull’atleta, che certo non ne beneficerà affatto.

Se gli atleti sentono che l’allenatore crede in loro, soprattutto se sono giovani, ciò li aiuta a migliorarsi, a riflettere, a provare altre strategie più efficaci, se invece l’allenatore li rimprovera con superficialità, per abitudine sterile o per punizione, ciò che passa è altro: cioè una sensazione di svalutazione e disinteresse che può demotivare l’atleta più che aiutarlo a crescere.

Questo testo è estratto dal libro "Self Love - Come Imparare a Volersi Bene - CD con Libro".

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